Il mito della nobile menzogna è presente nel III libro della Repubblica di Platone Precisamente in Platone, La Repubblica, III 414 B - 415 D e rientra nel progetto paideutico dell'autore riguardante la kallipolis, la "la città bella" immaginata da Socrate nel dialogo.

La menzogna artefice dello Stato ideale Il mito della nobile menzogna (in greco γενναῖον ψεῦδος) si differenzia dagli altri perché il narratore (Socrate) pone come esplicita premessa che esso è falso, tant'è vero che, al termine dell'esposizione della menzogna, il suo interlocutore, Glaucone non può che dichiarare:

Ma se Socrate - che il suo allievo Platone ci ha sempre descritto come un campione della verità - mente dichiaratamente, c'è un motivo: nell'ottica dello Stato ideale, bisogna abituare i cittadini dello stesso a coltivare il legame di fratellanza e renderli più sensibili alla stretta connessione che sussiste tra loro e la patria. Non solo, è necessario che gli abitanti accettino la gerarchia dello Stato considerandola legittima non in quanto frutto acritico della tradizione, bensì in quanto direttamente legata alla natura.

È dunque questo il motivo per cui Socrate elabora una vera e propria bugia: rafforzare la coesione statale:

La terra patria degli uomini Il mito-menzogna narrato da Socrate prende le mosse dall'origine degli uomini. Essi hanno solo sognato – argomenta Socrate – di essere allevati ed educati da noi. In verità essi si trovavano nelle viscere della terra, la loro madre, dove furono creati insieme alle loro armi e al loro equipaggiamento. Quando poi furono pronti – continua il filosofo – la terra li portò alla luce e da quel momento il compito degli uomini è difendere la terra, loro vera patria, e di preoccuparsi dei concittadini, che sono come fratelli. «Cercherò di convincere in primo luogo i governanti stessi e i soldati, poi anche il resto della città, che solo in sogno essi pensavano che gli fosse capitato di ricevere da noi tutto quell'allevamento e quell'educazione; ma che in verità durante quel tempo essi si trovavano giù nelle viscere della terra, dove venivano plasmati e allevati, loro e le loro armi, ed era fabbricato ogni altro equipaggiamento. E quando furono perfettamente approntati, la terra come una madre li mandò fuori, ed ora quindi essi devono esser risoluti a proteggere il suolo in cui vivono come se fosse una madre e una nutrice [...] e darsi pensiero degli altri cittadini come fratelli anch'essi nati dalla terra» (Franco Ferrari (a cura di), I miti di Platone, BUR, 2006, trad. di M. Vegetti, pag. 111)

Tuttavia, la gerarchia dello Stato non è immutabile, visto che

Note

Bibliografia

pp. 445-457

Voci correlate Platone Socrate La Repubblica (dialogo) Dialoghi platonici

Categoria:Miti platonici