Tra gli artisti maggiori del XVI secolo, è considerato il massimo esponente della pittura tedesca rinascimentale. A Venezia l'artista entrò in contatto con ambienti neoplatonici. Si presume che tali ambienti abbiano sollevato il suo carattere verso l'aggregazione esoterica. Classico esempio è l'opera dal titolo Melencolia I, realizzata nel 1514, in cui sono presenti evidenti simbologie ermetiche. Dürer, pittore e incisore tedesco (Norimberga), conobbe e ammirò l'arte italiana. Nelle sue opere combinò la prospettiva e le proporzioni rinascimentali con il gusto tipicamente nordico per il realismo dei dettagli. I volti, i corpi e gli abiti dei suoi personaggi sono raffigurati con minuziosi particolari, gli ambienti sono descritti in modo realistico e gli spazi sono chiari e ordinati grazie a una precisa griglia prospettica.
Biografia Origini Albrecht Dürer nacque nell'allora Città libera imperiale di Norimberga, oggi compresa nel land tedesco della Baviera, il 21 maggio del 1471, terzogenito dei diciotto figli dell'incisore ungherese Albrecht Dürer, chiamato appunto "il Vecchio" per poterlo distinguere poi dal figlio, e della sua consorte norimberghese Barbara Holper.. Dei fratelli e sorelle, solo altri due maschi raggiunsero l'età matura: Endres e Hans, che fu pure pittore alla corte di Sigismondo I Jagellone a Cracovia.
Il padre, seppur nato e cresciuto nell'allora Regno d'Ungheria, era però d'etnia e madrelingua tedesca, in quanto la sua stessa famiglia era d'origine sassone e risultava trapiantata in Transilvania da qualche generazione; il nonno di Dürer, Anton, era nato ad Ajtós in una famiglia di contadini e allevatori e s'era poi trasferito in giovane età a Gyula, non troppo distante da Gran Varadino (l'odierna Oradea, in Romania), e fu il primo artigiano della famiglia, seguito da Albrecht il Vecchio e da suo nipote Unger (cugino di Dürer)Le informazioni sulla famiglia di Dürer derivano da una cronaca familiare scritta da Albrecht il Vecchio; Dürer stesso ne scrisse una, della quale è perduto l'originale, ma si conoscono varie trascrizioni del Seicento; citato in ..
Trasferitosi in giovane età in Germania per perseguire la propria carriera artigianale, Albrecht il Vecchio compare in una lista di archibugieri e arcieri della città di Norimberga già dall'età di diciassette anni; dopo alcuni viaggi di perfezionamento nelle Fiandre, si stabilì definitivamente a Norimberga, dove entrò in qualità d'apprendista nella bottega di Hieronymus Holper, del quale, ormai a quarant'anni, finì per sposarne la figlia appena quindicenne, Barbara. Il matrimonio, celebrato l'8 giugno del 1467, gli garantì l'accesso alla cittadinanza norimberghese e, dopo il versamento di una somma di dieci fiorini, la qualifica di "maestro", che di fatto gli apriva le porte nel mondo chiuso e ricco di privilegi delle corporazioni locali.. Stimato e benestante, ma non ricco, Albrecht il Vecchio morì il 20 settembre del 1502: dopo due soli anni la vedova si trovava già in condizioni di totale indigenza e venne presa a carico dal figlio Albrecht.
Esistono due ritratti del padre di Dürer, uno agli Uffizi di Firenze e uno alla National Gallery di Londra, oltre a un disegno a punta d'argento generalmente ritenuto autografo; della madre resta una tavola a Norimberga e un disegno a carboncino eseguito nel 1514, quando la donna aveva 63 anni.
Alla bottega paterna
Il giovane Dürer frequentò per alcuni anni la scuola e, rivelandosi dotato di talento fin da ragazzo, entrò come praticante nella bottega del padre, come in seguito il fratello minore Endres che proseguì la tradizione artigianale familiare nel campo dell'oreficeria. In quel periodo Dürer dovette familiarizzare con le tecniche di incisione su metallo, che più avanti mise a frutto nei suoi celebri lavori a bulino e acquaforte. Inoltre il padre dovette trasmettergli il culto per i grandi maestri fiamminghi, come Jan van Eyck e Rogier van der Weyden..
La prima testimonianza del suo eccezionale talento è l'autoritratto del 1484, un disegno a punta d'argento conservato al museo Albertina di Vienna. Quest'opera, realizzata allo specchio quando Dürer aveva solo tredici anni, non è certo priva di errori, anche perché la tecnica difficile non permetteva ripensamenti. Cionnonostante, è considerata il primo autoritratto dell'arte europea a presentarsi come autonomo, cioè come opera a sé stante.
Alla bottega di Wolgemut All'età di sedici anni, appena concluso il tirocinio, dichiarò al padre che avrebbe preferito diventare pittore. Non essendo possibile fargli fare il praticantato nella lontana Colmar, presso Martin Schongauer conosciuto e stimato in tutta Europa come pittore e incisore su rame, il padre lo mise a bottega a due passi da casa, presso Michael Wolgemut, il maggiore pittore e xilografo attivo in quegli anni a Norimberga. Wolgemut era il continuatore di Hans Peydenwurff (oltre ad ereditarne la bottega, ne aveva sposato anche la vedova), il cui stile, filtrato, lasciò tracce anche nella produzione giovanile di Dürer.. Altri maestri che ebbero influenza sul giovane artista furono Martin Schongauer, il misterioso Maestro del Libro di casa, forse olandese, autore di una famosa serie di puntesecche.
Nella bottega di Wolgemut, attiva per la ricca società locale e di altre città della Germania, si copiavano le stampe di maestri renani, i disegni e le incisioni italiani, si creavano altari scolpiti e dipinti e si praticava su larga scala la xilografia, soprattutto per l'illustrazione di testi a stampa, allora già molto richiesti..
Di quel periodo Dürer serbò un buon ricordo; più di vent'anni dopo, nel 1516, dipinse un ritratto del suo maestro, tre anni prima della sua morte, in cui traspare l'antico rispetto e la simpatia per la sua figura umana.
Primi spostamenti
Nella primavera del 1490, il giovane Dürer iniziò a girare per il mondo per approfondire le sue conoscenze. La prima opera pittorica conservata del giovane artista (forse è addirittura il suo saggio per l'esame finale dell'apprendistato) è costituita dai due dipinti su tavola con i ritratti dei genitori, iniziati forse prima di partire. Il ritratto del padre si trova agli Uffizi; quello della madre venne riscoperto nel 1979 a Norimberga.
«Quando ebbi finito l'apprendistato, mio padre mi fece viaggiare. Rimasi assente quattro anni, finché mio padre mi richiamò. Partii dopo la Pasqua del 1490 e tornai a casa nel 1494, dopo la Pentecoste». Il lungo giro intrapreso dal giovane lo condusse prima verso nord, oltre Colonia, probabilmente fino a Haarlem. Non poté spingersi fino a Gand e a Bruges, i centri più importanti della pittura fiamminga, per il diffondersi di guerre e sommosse ovunque. D'altronde, il soggiorno di Dürer in questa regione si lascia individuare solo nelle opere posteriori, nelle quali a volte si rispecchia la singolarità iconografica della pittura locale, in particolare di Geertgen tot Sint Jans e Dieric Bouts..
Durante il viaggio è scontato che il giovane artista abbia dovuto lavorare per mantenersi, ed è probabile che fosse spinto a visitare quei centri dove era più facile trovare impiego nei campi in cui aveva familiarità. Le prime tappe dovettero dunque essere le città renane, dove esisteva una vivace attività di stampa di libri con illustrazioni xilografiche.
Di lì, dopo circa un anno e mezzo, si spostò verso sud, alla ricerca di Martin Schongauer, da cui avrebbe desiderato apprendere le raffinatezze della tecnica di incisione su rame. Ma quando Dürer giunse a Colmar, nel corso dell'anno 1492, lo stimato maestro era già morto da quasi un anno. I fratelli del defunto, il pittore Ludwig e gli orefici Kaspar e Paul Schongauer, l'accolsero amichevolmente e, su loro consiglio, il giovane pittore si diresse verso Basilea, dove viveva un loro altro fratello, l'orefice Georg Schoungauer.
Al periodo errabondo appartiene probabilmente il piccolo Cristo dolente.
A Basilea
A Basilea lavorò per un periodo come illustratore per eruditi e stampatori come Bergmann von Olpe e Johann Amerbach, introdotto negli ambienti editoriali probabilmente su raccomandazione del suo padrino, Anton Koberger, che gestiva a Norimberga la stamperia e la casa editrice più grandi d'Europa..
Tra le molte xilografie che disegnò in quel periodo, un primo saggio di prova fu il frontespizio per l'edizione delle Lettere di san Girolamo uscito l'8 agosto 1492 per i tipi di Nikolaus Kessler (il blocco originale, firmato dall'artista, si trova ancora a Basilea). L'opera, di grande minuzia, presenta una resa differenziata delle superfici grazie a diversi tipi di tratteggio.
Ottenuta la fiducia degli stampatori locali, lavorò alle illustrazioni di due opere a contenuto moraleggiante, allora molto apprezzate, La nave dei folli, dell'umanista Sebastian Brant, apparso nel 1493, e Il cavaliere di Turn. Seguì un'altra serie di incisioni per illustrare le Commedie di Terenzio (poi non stampata, ma i cui blocchi di legno sono pressoché integri nel Museo di Basilea), in cui l'artista dimostrò già un'originalità, un'accuratezza ed un'efficacia narrativa nelle scene che lo ponevano a un livello decisamente superiore degli altri artisti attivi sulla piazza.
Anche lAutoritratto con fiore d'eringio, conservato a Parigi e datato 1493, fu certo iniziato durante il soggiorno a Basilea. Nell'immagine, originariamente dipinta su pergamena, il giovane artista si mostra in abiti alla moda di colore ardesia, che creano un contrasto stimolante con il bordo rosso chiaro del berretto. Il simbolico fiore di eringio, un tipo di cardo, che regge con la mano destra, insieme con l'iscrizione collocata nella parte superiore del dipinto "My sach die i o tals es oben schtat" ("Le mie cose vanno come è deciso in alto"), indicano la sua fede in Cristo.
A Strasburgo Verso la fine del 1493 l'artista partì per Strasburgo, importante centro commerciale ed editoriale. Qui curò una xilografia per il frontespizio di un'edizione delle opere filosofiche di Jean Gerson, in cui lo scrittore è raffigurato come un pellegrino che, aiutandosi con un bastone e accompagnato da un cagnolino, si accinge ad attraversare un paesaggio accidentato, sullo sfondo di un'ampia vallata. La ricchezza della composizione e l'armonia generale dell'opera, sebbene l'intagliatore che fece la matrice non restituisse appieno il disegno dell'artista, dimostrano la rapida maturazione dello stile dell'artista, ormai avviato verso la realizzazione dei propri capolavori..
Forse a Strasburgo realizzò la Morte di san Domenico, per un convento femminile di Colmar.
Rientro a Norimberga (1494)
Durante la Pasqua del 1494 il padre richiamò Dürer a Norimberga, per fargli sposare la donna che gli aveva destinato, Agnes Frey, figlia di un ramaio imparentato con i potenti della città. Il matrimonio fu celebrato il 7 luglio 1494, durante la festa di Pentecoste, e i giovani sposi andarono a vivere in casa di Albrecht. Le forti differenze culturali e di temperamento non resero il matrimonio felice. La donna sperava forse di condurre una vita agiata nella propria città accanto a un artigiano, mentre Dürer aveva altre aspirazioni, legate a viaggi e prospettive sempre nuove.. A un periodo vicino al matrimonio risale il disegno che l'artista descrisse a margine "mein Agnes", la mia Agnese, in cui si vede la giovane sposa in atteggiamento pensoso, forse un po' caparbio, che nei ritratti futuri si trasformò in un aspetto di borghese soddisfatta, dalla sfumatura "lievemente maligna".. La coppia non ebbe figli, come accadde anche ai due fratelli di Dürer, per cui la famiglia si estinse con la loro generazione. Willibald Pirckheimer, amico dell'artista, arrivò perfino ad imputare alla freddezza della moglie la morte prematura dell'artista. È stato inoltre ipotizzato da molti studiosi che Albrecht fosse bisessuale, se non omosessuale, per la ricorrenza nelle sue opere di temi omoerotici, nonché per l'intima natura della sua corrispondenza con alcuni amici molto stretti.