La rocca Sanvitale è un maniero d'origine medievale situato in piazza Antonio Gramsci 1 a Sala Baganza, in provincia di Parma; l'edificio è sede della biblioteca comunale Vilma Preti, della mostra permanente della scultrice Jucci Ugolotti e del museo del vino.
Storia Le origini Il primo edificio fortificato a difesa del borgo di Sala fu eretto in età medievale; la più antica testimonianza dell'esistenza della torre di San Lorenzo risale al 1141. Non è noto se all'epoca la zona dipendesse già dalla famiglia Franceschi, che ne risultava feudataria sicuramente nel 1196..
I primi Sanvitale
Gherardo, ultimo discendente maschio dei Franceschi, morì intorno al 1245, lasciando i suoi beni all'unica figlia Mabilia, moglie di Bernardino da Cornazzano; quest'ultima nel 1248 nominò sua erede l'unica figlia Adelmota, che sposò Tedisio Sanvitale, capostipite della casata e fratello del vescovo di Parma Obizzo; la restante parte di Sala e Maiatico, appartenente al cugino Bernardino Franceschi, fu acquistata da Tedisio nel 1258....
Alla morte di Tedisio nel 1310, gli succedette il figlio Gianquirico, che negli anni seguenti estese notevolmente le sue proprietà. Nel 1322 suo genero Andreasio de' Rossi assaltò e distrusse la fortificazione salese, per poi devastare e dare alle fiamme anche i borghi di Sala e Maiatico. Gianquirico fu arrestato a Parma e liberato solo nel 1326, a condizione di allontanarsi per sempre dalla città; ottenne la restituzione dei suoi beni nel 1344, dopo che Azzo da Correggio, conquistata Parma, la rivendette a Obizzo III d'Este. Alla sua morte nel 1345, gli succedette il figlio Giberto I Sanvitale, che nel 1355 fu nominato da Bernabò Visconti conte di Belforte... Suo erede fu il figlio Antonio, che nel 1386 fu investito da Gian Galeazzo Visconti del feudo di Fontanellato e di alcune terre nei dintorni.. Nel 1399 gli subentrarono i figli Gian Martino e Giberto II, che nel 1407 furono nominati dal duca di Milano Giovanni Maria Visconti conti di Belforte, Fontanellato, Noceto e Oriano. Ai due fratelli succedettero i rispettivi figli Angelo e Stefano, il primo dei quali nel 1449 fu spogliato da Francesco Sforza di tutti i beni in favore del secondo.. Nel 1461 Stefano fece notevolmente fortificare l'antica torre di San Lorenzo.
La ricostruzione della rocca Dopo la morte di Stefano, i due figli Giberto III e Giacomo Antonio si divisero l'eredità, mantenendo in comune Belforte e assegnando Sala al primo e Fontanellato al secondo... Nel 1477 Giberto fu nominato conte di Sala da Galeazzo Maria Sforza e ottenne dal Duca il consenso alla ricostruzione del fortilizio e alla sua trasformazione in un grande maniero sviluppato attorno a una corte rettangolare e circondato da un fossato; alle quattro estremità furono eretti quattro torrioni, oltre a due torri poste a difesa degli ingressi a nord e sud e al mastio centrale. Alla progettazione del possente maniero concorse forse anche la moglie Donella de' Rossi, sposata nel 1454 nella speranza di riappacificare le due famiglie rivali; la donna era infatti forte dell'esperienza raggiunta dal padre Pier Maria, grande costruttore di castelli nel Parmense... Nel frattempo, le famiglie Sanvitale, Da Correggio e Pallavicino, in passato ostili ai Rossi, si riavvicinarono, allarmando il conte Pier Maria,. che nel 1481 fu inoltre obbligato da Ludovico il Moro a restituire la rocca di Noceto a Gianquirico Sanvitale, figlio di Angelo.. Pier Maria iniziò allora a pianificare una guerra contro le famiglie rivali e Ludovico il Moro; nel 1482 attaccò il castello di Oriano, tenuto dal genero Giberto III, e lo rase al suolo.. Pochi mesi dopo, inviò le truppe guidate dal nipote Amuratte Torelli a Sala, ove si trovava da sola la figlia Donella, in quanto il genero era impegnato in battaglia a fianco del Moro. Il 22 agosto le milizie rossiane riempirono il fossato del castello con fascine, posero delle scale contro le mura e si prepararono all'attacco; Donella da un baluardo scorse il cugino sotto una pianta, impegnato a impartire ordini, e con un archibugio lo colpì a una coscia. Le milizie rossiane, spaventate, si ritirarono frettolosamente nel castello di Felino, ove Amuratte morì dopo tre giorni....
A Giberto III succedette il figlio Niccolò Maria Quirico, la cui moglie Beatrice Da Correggio, grazie anche all'amicizia con Ludovico Ariosto e altri letterati dell'epoca, trasformò per alcuni anni la rocca in una corte umanistica.... Ereditò la contea il figlio Girolamo I, che nel 1545, in seguito alla fondazione del ducato di Parma e Piacenza, giurò fedeltà a Pier Luigi Farnese..
A Girolamo I succedettero i due figli Alfonso e Gian Galeazzo, che allo scoppio nel 1551 della guerra di Parma si schierarono dalla parte del papa Giulio III, alleato dell'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V d'Asburgo contro il duca di Parma Ottavio Farnese, a sua volta appoggiato dal re di Francia Enrico II. Nel 1552, durante l'assedio di Parma, Gian Galeazzo fu giustiziato per tradimento dai francesi per aver tentato di aprire una porta cittadina alle truppe papali e imperiali; non appena la notizia giunse al fratello Alfonso, questi fortificò rapidamente la rocca di Sala, ove infatti si diresse Ottavio Farnese con le sue milizie; l'esercito ducale scagliò vari colpi di bombarda contro il maniero, ma, a causa di alcuni ritardi, fu presto costretto a ritirarsi frettolosamente verso Parma. Il 29 aprile fu firmato l'armistizio che pose fine a ogni scontro..
Gli ultimi Sanvitale
L'improvvisa morte in guerra di Alfonso nel 1555 spinse il terzo fratello Giberto IV a interrompere la carriera ecclesiastica per diventare il sesto conte di Sala. Giberto IV sposò in prime nozze Livia da Barbiano di Belgioioso, che gli diede nel 1558 la figlia Eleonora e nel 1562 lo lasciò vedovo, e due anni dopo la giovanissima Barbara Sanseverino, dalla quale ebbe due figli, tra i quali nel 1567 Girolamo.. Giberto in quegli anni, allo scopo di abbellire la rocca e trasformarla in un elegante palazzo, incaricò vari artisti, tra i quali Cesare Baglione e Orazio Samacchini, di decorare varie sale del piano nobile con affreschi e stucchi.
Dopo la morte di Gianfrancesco e Lavinia Sanseverino, genitori di Barbara, nel 1578 quest'ultima ereditò il feudo di Colorno e vi si trasferì, legandosi sentimentalmente al futuro duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga e chiedendo al papa Gregorio XIII di dichiarare nullo il matrimonio con Giberto per motivi di consanguineità; tuttavia, il marito morì nel 1585, prima della sentenza, lasciando i suoi beni al figlio Girolamo. Quest'ultimo nel 1585 fu investito dal duca Ottavio del marchesato di Colorno e nel 1587 sposò Benedetta Pio di Savoia, dalla quale ebbe il figlio Gianfrancesco nel 1590, anno in cui richiese alla madre l'effettiva cessione di Colorno.. Barbara nel 1596 sposò il conte di Sissa Orazio Simonetta, ma non interruppe il legame con Vincenzo I Gonzaga, insospettendo il duca Ranuccio I Farnese, che nel 1606 dichiarò riserva di caccia ducale un vasto territorio esteso tra l'alta pianura e le prime colline del Parmense, comprendente al centro i boschi di Sala..
Nel 1611 ebbe inizio il processo alla cosiddetta "congiura dei feudatari", sulla cui veridicità gli storici si dividono: secondo alcuni i documenti del procedimento legale dell'epoca dimostrano che le accuse si basavano su fatti reali, mentre secondo altri si trattava di una montatura, inventata appositamente da Ranuccio per impossessarsi dei ricchi territori appartenenti a numerose famiglie nobili del Parmense.. Le vicende presero avvio in modo apparentemente casuale tra il 10 e il 15 giugno, con l'arresto, per il tentato omicidio della moglie e della suocera, del conte di Fontanellato Alfonso II Sanvitale e del suo servitore Onofrio Martani; quest'ultimo, sottoposto a tortura, ammise l'esistenza di una congiura contro il Duca, che il 19 maggio, insieme al fratello Odoardo e ai figli Ottavio e Alessandro, durante il battesimo di quest'ultimo avrebbe dovuto essere ucciso nella chiesa dei Cappuccini di Fontevivo; tuttavia, l'attentato non si sarebbe svolto a causa dell'annullamento della cerimonia, rimandata ad altra data. Nella confessione emerse immediatamente il nome di Gianfrancesco Sanvitale, che, insieme al cugino Alfonso, rivelò sotto tortura la complicità anche di vari famigliari, tra i quali Barbara Sanseverino, Orazio Simonetta, Girolamo Sanvitale e Benedetta Pio, e di numerosi altri nobili, compresi il conte Pio Torelli, il conte Gian Battista Masi e la marchesa Agnese Argotta. I presunti congiurati confessarono sotto tortura le proprie responsabilità e il 4 maggio 1612 fu emessa la sentenza, che sancì la condanna a morte di un centinaio di persone tra nobili e persone comuni e la confisca di tutti i loro beni da parte di Ranuccio...
Il periodo farnesiano
La rocca di Sala fu destinata a residenza ducale di villeggiatura, ma nel 1679 il duca Ranuccio II, preferendo il palazzo Ducale di Colorno, ne cedette un'ampia porzione in uso al collegio dei Nobili per le vacanze estive dei convittori; il sovrano adibì un'ala del maniero ad appartamento privato e fece sostituire il ponte levatoio con una struttura in muratura.... A causa dell'elevato numero di allievi, l'edificio fu ampliato per volere del rettore del collegio, in accordo col Duca.
Nel 1697 Antonio Farnese fu nominato conte di Sala e nel 1703 commissionò a Giuseppe Ruta le prime opere di sistemazione della rocca; grande appassionato di caccia, nel 1710 iniziò a soggiornare nell'edificio, ove nelle ali sud ed est decise di realizzare un ampio appartamento, affidando nel 1719 la direzione dei lavori all'architetto Edelberto dalla Nave.. Negli anni seguenti fece riccamente ornare gli ambienti con stucchi e affreschi rococò, incaricando dell'esecuzione di questi ultimi il pittore Sebastiano Galeotti; inoltre, fece chiudere il loggiato cinquecentesco affacciato sulla corte interna e fece realizzare ai piedi del castello un giardino, cinto da mura; tra il 1723 e il 1726 fece edificare numerosi ambienti di servizio in adiacenza alla rocca. Nel 1727, dopo essere subentrato al fratello Francesco sul trono ducale, designò il maniero come sua residenza di villeggiatura. I lavori di ampliamento e decorazione proseguirono negli anni successivi, prolungandosi anche ben oltre la morte di Antonio nel 1731..
Il periodo borbonico Nel 1733 il nuovo duca Carlo di Borbone destinò a residenza di villeggiatura l'intero maniero di Sala e assegnò al collegio dei Nobili l'abbazia di Fontevivo.. Nel 1738, per effetto del trattato di Vienna Carlo cedette il ducato di Parma e Piacenza agli Asburgo e svuotò le residenze ducali di tutti gli arredi e le opere d'arte, per trasferirli a Napoli..
Dopo il ritorno dei Borbone nel 1748, il duca Filippo, che scelse il palazzo Ducale di Colorno come sede di villeggiatura, destinò la rocca di Sala a residenza per i funzionari statali in pensione. In seguito alla sua morte avvenuta nel 1765, la duchessa Maria Amalia d'Asburgo-Lorena, moglie di suo figlio Ferdinando, sfrattò i pensionati ducali e, grande amante della caccia, per anni utilizzò assiduamente il maniero, fino al completamento del Casino dei Boschi nel 1789. L'architetto ducale Ennemond Alexandre Petitot fu incaricato della trasformazione del giardino farnesiano in un potager, suddiviso da una serie di vialetti ortogonali tra loro affiancati da meli da fiore e peri cotogni. Nel 1793 il Duca fece costruire sul margine nord-occidentale del castello un oratorio dedicato a san Lorenzo, affacciato direttamente sulla piazza; l'edificio fu terminato dopo due anni e consacrato il 23 agosto 1795...
Le demolizioni di Varron