La Colonia Agricola Pontina fu fondata a Sezze, importante comune dell'allora provincia di Roma, alla fine del 1918 in conseguenza dell'epidemia di influenza spagnola, essa fu nel contempo un orfanotrofio e un centro di formazione al lavoro agricolo. Riconosciuta ufficialmente nel febbraio del 1919 dal Comitato Provinciale di Roma per gli Orfani di Guerra, il 27 maggio 1920 fu eretta con Regio decreto a Ente Morale.

L'epidemia di “spagnola”

L'epidemia cosiddetta “spagnola” si diffuse a più ondate nel corso del 1918 in tutto il mondo provocando milioni di morti. A Sezze il morbo raggiunse la fase più acuta tra l'8 e il 10 ottobre e in poche settimane, tra una popolazione di circa 14.000 abitanti, si contarono “921 vittime di cui 349 maschi e 562 femmine”G. Onorati, “Lagrime, dolori e speranze”. La Colonia Agricola Pontina. Gli uomini e le istituzioni italiane e americane che hanno fatto la sua storia, Cori 2011, p. 52. La reazione del Comune, coadiuvato da privati cittadini, fu tempestiva ed energica anche se si scontrò con una serie di ostacoli (scarse disponibilità economiche, effetti psicologici dell'epidemia, polemiche politiche, assenza di medici e infermiere, morfologia del territorio, condizioni della rete viaria etc.).

La Croce Rossa Americana

In un tessuto sociale già sconvolto dalla Grande Guerra assunse un ruolo particolarmente importante l'intervento umanitario della Croce Rossa Americana e di altre organizzazioni d'oltreoceano, già attive in Italia da diversi mesi e che avevano intensificato il loro sforzo nel 1917, dopo la disfatta di Caporetto, per aiutare i militari nelle retrovie, gli sfollati e l'intera popolazione civile della penisola. Una squadra dell'American Red Cross arrivò a Sezze a fine ottobre e fu subito reso operativo un ospedale provvisorio che rimase attivo per un mese. La squadra era composta dal dott. Clyde Leeper, famoso studioso di tubercolosi, dall'infermiera professionale Ida P. Kamerer e dalle “ispettrici” Katherine Taylor Smoot in Tuccimei (moglie dell'Ing. Paolo Tuccimei patrizio setino) e Helen Anderson Smith. La Croce Rossa Americana fornì per mesi la refezione ai bambini in età scolare, latte in polvere, denaro e attrezzature varie. L'organizzazione diede inoltre un contributo notevole per l'istituzione dell'orfanotrofioIvi, pp. 54-62 e 76-85.. Come in tutta la penisola, gli aiuti americani cessarono a metà degli anni venti anche per ragioni politiche poiché in quegli anni Mussolini accelerò il processo di fascistizzazione della società, e ciò non poteva non avere riflessi sulle relazioni internazionali tra Italia e Stati UnitiJ. F. Irwin, Nation Building and Rebuilding: The American Red Cross in Italy During the Great War in «Journal of the Gilded Age and Progressive Era», 8-3 (July 2009), p. 438..

L'orfanotrofio di Sezze

Nei primissimi giorni dell'emergenza pandemica il prof. Raffaele Vita, direttore della Cattedra Ambulante di Agricoltura di Sezze, il prof. Luigi Ficacci, primario dell'Ospedale di Santo Spirito di Roma, e il maestro Giuseppe Ficacci si prodigarono nella raccolta dei bambini e delle bambine rimasti orfani andando strada per strada, casa per casa, mettendo dunque a rischio la propria vita. I maschi furono assistiti in locali di fortuna e in abitazioni private, alcuni furono subito affidati ai frati cappuccini, che già accoglievano alcuni orfani di guerra, dell'omonimo convento destinato a diventare la sede della Colonia Agricola Pontina. Le bambine furono assegnate invece, a spese del Comune, alle suore del R. Conservatorio “Corradini”. In totale furono assistiti 96 bambini. Nel 1919 il prof. Raffaele Vita fu nominato direttore pro-tempore dell'orfanotrofio maschile e dovette affrontare numerose difficoltà sia logistiche (strutture immobiliari, attrezzature etc.) che finanziarie. Nel novembre del 1922 l'agronomo morì improvvisamente e, dopo un periodo estremamente critico, le redini dell'istituto furono prese da Giuseppe Ficacci che dal novembre 1923 al maggio 1926 si impegnò per il suo rilancio. Durante la fase Giuseppe Ficacci furono portati a termine importanti lavori di ristrutturazione degli edifici, iniziati dal prof. Vita grazie a copiosi finanziamenti americani inviati soprattutto dal New York Committee of the Italian Relief Fund of America, fondato nel gennaio del 1918 e presieduto dall'editore Robert Underwood Johnson, e dallItalian Relief Committee (Comitate pro-Italia of Emergency Aid) organizzato a Filadelfia, già dal settembre del 1915, da Mrs. Clara Huston Miller.

Clara Huston Miller

L'interessamento per l'orfanotrofio di Sezze da parte di Mrs. Clara Huston Miller segnò in profondità la storia della Colonia Agricola Pontina. La benefattrice americana era nata a Philadelphia nel 1850 da Charles Huston Miller, presidente della “Lukens Iron & Steel Company” di Coatesville, Pennsylvania, la più antica fabbrica di acciaio su commissione negli Stati Uniti. Nel 1876 Clara Huston Miller sposò Benjamin Miller (1845-1914), di professione avvocato e anch'egli nativo di Coatesville, che prima di entrare nelle aule dei tribunali aveva fatto affari con il carbone in società con il cognato, John D. Perkins, mentre in seguito fu anche ai vertici della “Philadelphia Mortgage & Trust Co.”. Clara Huston Miller ebbe quattro figli Isabela, Anna, scrittrice sposata con Francis Toye, famoso musicologo inglese, Clare e Charles Francis. Allo scoppio della Grande Guerra i coniugi Miller giunsero in Europa, Benjamin però morì in Svizzera nell'ottobre del 1914. L'impegno di Clara si rivolse presto al fronte italiano e la sua abnegazione verso le popolazioni le valse tra l'altro una medaglia d'argento dalla Regina d'Italia«In April, 1919, Mrs. Miller visited Italy and was received in private audience by her Majesty, the Queen. The diploma of merit with silver medal was conferred on Mrs. Clara Huston Miller "for distinguished services in war relief work in Italy”» (Philadephia in the World War (1914-1919), New York 1922, pp. 580-581).. Clara Huston Miller sostenne l'orfanotrofio fino al 1926 assumendo il patronato degli orfani, finanziando i lavori di adattamento e ampliamento dell'ex Convento dei Cappuccini e l'acquisto di un terreno di 16 ettari situato nel campo inferiore. La dama americana ebbe anche un posto onorario nel Consiglio d'Amministrazione della Colonia dove era rappresentata dal rev. Walter Lowrie, rettore della chiesa americana episcopale di San Paolo dentro le mura, e visitò tre volte l'Istituto, l'ultima nel 1925 quando venne scoperta una lapide in suo onore. Clara Huston Miller morì il 2 maggio 1929.

L'ex Convento dei Cappuccini

Come sede del ramo maschile dell'orfanotrofio furono individuati i locali dell'ex Convento dei Cappuccini (XVI secolo) per una serie di ragioni sia di ordine pratico che giuridico. Il complesso era isolato ma non lontanissimo dal paese e dai servizi (scuole, ospedale, Comune etc.), anche se non aveva caratteristiche edilizie adeguate riguardo al numero e alla grandezza dei vani, gli amministratori furono orientati verso di esso soprattutto dalla sua specifica destinazione d'uso. Con l'annessione di Sezze al Regno d'Italia, l'Amministrazione del fondo per il culto aveva concesso difatti al Comune l'edificio al patto espresso di adibirlo a ricovero di orfani per essere indirizzati all'agricoltura, l'amministrazione aveva permesso ai frati minori cappuccini di restare nello storico edificio pagando il canone enfiteutico che gravava su di esso. I frati furono però allontanati dall'amministrazione comunale alla fine del 1918. L'Istituto aveva anche un patrimonio fondiario nel complesso piuttosto modesto se rapportato alle ambizioni dei fondatori. Adiacenti agli edifici dell'ex Convento dei Cappuccini c'erano tre ettari di terreno che, dopo incisivi lavori di bonifica antimalarica e di miglioramento, furono adibiti a “campo scuola” per le esercitazioni degli orfani; ma il vero fiore all'occhiello per i fondatori dell'Istituto fu l'acquisto nel 1923 del terreno nel Campo inferiore dell'estensione di circa 16 ettari.

L'arrivo dei padri della Pia Società di S.Giuseppe e delle suore del Prez.mo Sangue: lo sviluppo della Colonia

A cavallo tra gli anni venti e gli anni trenta, la Colonia intensificò il proprio programma di sviluppo per entrambi i rami dell'orfanotrofio. Nel 1924 la sezione femminile fu spostata in una nuova sede attigua all'Ospedale civico e le orfanelle furono poste sotto la direzione delle suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue, la sezione maschile fu affidata dall'agosto del 1925 ai padri della Pia Società di San Giuseppe che con la loro esperienza nel campo assistenziale, educativo e formativo potevano assicurare i requisiti essenziali per lo sviluppo dell'Istituto. I fondatori dell'orfanotrofio rinunciavano così alla pregiudiziale laica ed esaurito lo slancio iniziale legato agli aiuti americani, trovarono nell'attenzione delle gerarchie fasciste per la formazione integrale della gioventù, oltre che nella politica agraria, e in particolare negli interventi per la bonifica integrale che avrebbe mutato radicalmente il territorio pontino e la sua economia, riferimenti importanti su cui fare leva per accedere alle vitali risorse finanziarie pubbliche. Fino al 1939 la Colonia fu diretta dal prof. Simone Del Bosco agronomo competente che avviò il programma di sviluppo dell'istituto sia come scuola di agraria che come azienda agricola. I suoi sforzi, unitamente a quelli del prof. Luigi Ficacci, ottennero importanti risultati anche se ben presto dovettero fare i conti con la burocrazia e, soprattutto, con una crisi economico-finanziaria dovuta sia a fattori contingenti che strutturali. Durante i primi anni della gestione Giuseppina cominciarono a emergere in maniera più evidente le prime contraddizioni di un sistema che, al di là dei proclami, restava fondamentalmente assistenzialistico e anche se l'Istituto crebbe nel suo patrimonio immobiliare e aumentò gli investimenti per lo sviluppo dell'azienda agricola le entrate diminuirono a tal punto da creare grossi problemi di liquidità. Tra il 1926 e il 1931 insomma cambiò radicalmente la configurazione economico-finanziaria dell'orfanotrofio che legò la propria sopravvivenza esclusivamente al sistema delle rette, che rivelò ben presto le sue criticità, e ai sussidi straordinari dello Stato che con le guerre diventarono meno consistenti. Per altro, fino al 1933, le diverse Commissioni che si succedettero nella gestione amministrativa della Colonia e gli stessi commissari prefettizi, agirono fuori dalla normativa in vigore in materia contabile, prevista per gli Enti morali, che pure era piuttosto rigorosa, omettendo di tenere le scritture contabili e di redigere i bilanci. Tale situazione di profonda irregolarità se trova una giustificazione almeno parziale nei primissimi anni, in cui si operò in regime di “conduzione familiare” dell'Istituto che per altro, fino alla sua erezione in Ente Morale presentava una configurazione giuridica con connotazioni di tipo privatistico, è inspiegabile dopo l'approvazione dello Statuto Organico. La sistemazione della contabilità fu possibile solo dall'estate del 1933 con l'insediamento del Commissario prefettizio rag. Francesco Tocco nell'amministrazione dell'orfanotrofio, egli compilò i bilanci mancanti e li inviò alla competente autorità prefettizia chiedendo una sanatoria per le irregolarità presenti.

La crisi