Biografia Giovanni Antonio Giuliano Porcheddu nacque a Ittiri il 26 giugno 1860 da Giuseppe Porcheddu e Antonia ChighineDall'atto di battesimo registri parrocchiali di Ittiri (SS), primo di tre figli. Rimase orfano di entrambi i genitori in tenera età. Ittiri vantava una solida tradizione di imprese operanti nell'edilizia: dopo essere stato allevato da alcuni stretti parenti, si trasferì a Sassari, ove lavorò come muratore al cantiere del palazzo della provinciaLa città di Ittiri aveva storicamente un nutrito numero di imprese edili familiari che hanno contribuito all'edificazione di numerose costruzioni di Sassari, Alghero e circondario, tra XIX e XX secolo e conseguì la licenza tecnica inferiore studiando di sera. Successivamente, grazie ad un sussidio dell'amministrazione provinciale e il contributo dei parenti, si diplomò all'istituto tecnico superiore di Sassari. Ottenuta, quindi, un'ulteriore borsa di studio, lasciò la Sardegna per frequentare i corsi di Matematica e Fisica all'Università di Pisa per poi continuare gli studi di ingegneria alla Regia Scuola di Applicazione per Ingegneri (dal 1906 Politecnico di Torino), ove si laureò a trent'anni, nel 1890. L'anno successivo frequentò il corso superiore teorico-pratico di ElettrotecnicaAl corso superiore di Elettrotecnica potevano iscriversi i
diplomati in ingegneria civile o industriale (che durava tre anni)
o coloro che avevano superato il primo e il secondo anno tenuto da Galileo Ferraris ottenendo nel 1891 il diploma in Ingegneria elettrotecnica presso il Regio Museo Industriale ItalianoIl Regio Museo Industriale a dispetto del nome era una facoltà universitaria di Ingegneria dove l'insegnamento era più concentrato sulle applicazioni industriali dell'ingegneria, appunto. Esso confluì, insieme alla Regia Scuola di Applicazione per Ingegneri, nel Politecnico di Torino nel 1906.
Rientrato in Sardegna, Porcheddu fu assunto dall'amministrazione delle miniere, ma poiché per l'incarico gli venne richiesta una ulteriore specializzazione, tornò nuovamente a Torino per conseguire, nel 1892, una terza laurea in ingegneria industriale sempre al Regio Museo Industriale. Dopo la terza laurea, però, non tornò più nell'isola in quanto si sposò con Amalia Dainesi, e decise di stabilirsi nel capoluogo subalpino. La coppia ebbe sette figli: Mario (1893-1964) avvocato e poi direttore artistico di diversi casinò, Eugenia (1895-1948), Teresa (1896-1962), Giuseppe (Beppe) (1898- sparito nel 1947) noto illustratore e artista, Ambrogia (1899-1974) che sposerà l'avvocato e uomo politico Giorgio Bardanzellu, Luciano (1901-1963) violoncellista, Amalia (1902-1984).
Carriera professionale Nel 1894 aprì un primo studio tecnico in società con l'ingegner Ferrero. A Porcheddu si deve la felice intuizione di apprezzare sin da subito la validità del «Systéme Hennebique», ovvero il conglomerato cementizio armato internamente con profilati di ferro disposti e rafforzati con apposite staffe. L'utilizzo di questa tecnica, che prese il nome colloquiale di «cemento armato», fu ideato e brevettato (tra gli altri) nel 1892 dall'ingegnere francese François Hennebique di cui Porcheddu diventò nel 1894 concessionario. Il socio Ferrero non era convinto del sistema e poco dopo abbandonò lo studio. La fortuna del nuovo sistema costruttivo fu invece immediata, Porcheddu divenne concessionario prima per l'Italia del Nord e poi, dal 1914 per tutta la nazione (Sicilia esclusa), affiancando l'attività di progettista strutturale a quella di costruttore. Già nel 1900 la società disponeva di una propria ferriera a Genova per produrre in proprio i ferri di armatura per il calcestruzzo armato Nel 1903 lo studio si spostò in corso Valentino 20 (oggi corso Marconi). La nuova sede edificata in un sobrio stile Liberty, oltre agli uffici, disponeva anche di un laboratorio per prove, nel quale si effettuavano rilevazioni sulla portanza di strutture (travi prefabbricate) e sulla resistenza dei materiali da impiegare. Nel 1906 la ditta individuale si trasformò in Società Anonima Porcheddu Ing. G. A..
I risultati della felice intuizione dell'ingegnere furono sensazionali. Nel 1896 gli fu affidato l'incarico della costruzione della parte strutturale della fabbrica di Mattoni Rossi della Fabbrica Olivetti & C ad Ivrea, da parte di Camillo Olivetti progettista, suo compagno di studi. Nel 1901 l'Impresa Porcheddu realizzò i silos granari del porto di Genova; tra il 1903 e il 1912, lavorò al cantiere del campanile di San Marco a Venezia, crollato l'anno precedente; nel 1905 realizzò l'arcone monumentale di Palazzo Orzali in via XX Settembre a Genova, su progetto di Gaetano Orzali; collaborò con molte imprese edili milanesi e torinesi e nel 1906 si dedicò alla realizzazione dello stabilimento della Eternit a Casale Monferrato progettato da Pietro Fenoglio.. Moltissime le realizzazioni, ovviamente, nella città di Torino, che conosceva nei primi anni del novecento un deciso sviluppo industriale: fabbriche, banche, scuole, ponti, edifici residenziali.
Importante il sodalizio con l'esponente del liberty torinese: Pietro Fenoglio fu vicepresidente della società G. A. Porcheddu, direttore della Società Anonima Cementi del Monferrato a Morano sul Po (1906-1912); Fenoglio coinvolgerà Porcheddu nella progettazione ed esecuzione delle strutture in calcestruzzo armato in numerosi progetti di fabbriche industriali in Torino e fuori Torino. Fenoglio sarà anche incaricato del progetto di "riattamento" della villa dell'ingegner Porcheddu costruita in Torino all'angolo di via Berthollet con corso Massimo D'Azeglio, oggi scomparsa.
Nel 1910 a Torino eseguì i lavori per la realizzazione dello Stadium, il più grande stadio d'Italia fino ad allora, realizzato in soli dieci mesi; sempre a Torino dal 1916 fu autore del progetto strutturale dello stabilimento Fiat Lingotto. Fu anche il progettista del viadotto, inaugurato nel 1915, tra le stazioni di Bari Centrale e Bari Scalo sulla ferrovia Bari-Matera.
Il Ponte del Risorgimento sul fiume Tevere a Roma è considerato il capolavoro di Porcheddu. Realizzato nel 1911 in occasione dei festeggiamenti per il cinquantenario dell'Unità d'Italia, consiste in una sola arcata di 100 metri di corda e 10 metri di freccia, di arditissima concezione, e fu completato in soli sedici mesi di lavoro.L'articolo di Loriga citato alla nota precedente riporta che il giorno della sua inaugurazione, gli osservatori presenti erano scettici sulla capacità di tenuta della struttura una volta liberata dalle impalcature di sostegno. Porcheddu, al contrario, avrebbe assistito al disarmo delle centine in legno da una barchetta posizionata proprio sotto l'arcata del ponte, in compagnia dei figli Giuseppe e Ambrogia. Questo aneddoto non risulta probabile in quanto le centine (le impalcature di sostegno) su cui fu gettato il calcestruzzo, normalmente in legno, in questo caso furono eseguite esse stesse in calcestruzzo armato. Al momento del disarmo esse dovettero essere scalpellate e rimosse con probabile produzione di polvere e pezzi di calcestruzzo che si scagliavano in tutte le direzioni: sarebbe stato impossibile e molto pericoloso posizionarsi sotto tali centine. Inoltre nei ritagli di giornale conservati presso l'archivio Porcheddu al Politecnico di Torino non si trova traccia di questa "leggenda" (il ponte ebbe un'eco incredibile all'epoca, e Porcheddu raccolse articoli di giornale riguardanti l'opera). È possibile che la diceria sia circolata ispirandosi a un analogo episodio che sarebbe avvenuto all'inaugurazione del Ponte Mosca su corso Giulio Cesare a Torino, progettato dall'ingegnere Carlo Bernardo Mosca. Quello stesso giorno, re Vittorio Emanuele III donò a Porcheddu l'appellativo di «re del cemento armato».
Nel 1912 Giovanni Antonio Porcheddu ottenne il titolo di Cavaliere del Lavoro, Nel 1914 fu organizzato a Torino un evento ufficiale per tale riconoscimento, alla presenza di importanti personalità dell'epoca e gli fu consegnata una targa in bronzo modellata dall'artista piemontese Leonardo Bistolfi esponente della scultura liberty torinese ed fu pronunciato uno storico discorso dell'allora sindaco di Torino, Teolfilo Rossi di Montelera.
L'impresa ebbe il suo periodo d'oro fino alla prima Guerra Mondiale; dagli anni Venti del Novecento, seppur con commesse ancora importanti, iniziarono i segnali di indebolimento, acuiti dalla concorrenza di altre imprese, e dalla diffusione della tecnologia del calcestruzzo armato non più coperta da brevetto. Essa continuò ad operare fino agli anni '30 del Novecento: nel 1933 la società fu messa in liquidazione. L’ing. Porcheddu morì pochi giorni dopo la conclusione della lunga procedura di liquidazione, nell'ottobre del 1937.Archivio Società Cessate, Camera di Commercio di Torino, faldone 40 numero pratica 140/1906, ora conservati presso l'Archivio di Stato di Torino
Collaborazioni col mondo progettuale Nella quarantennale e prolifica carriera dell'ingegnere Porcheddu, il suo studio collaborò con numerosissimi progettisti, che firmavano i progetti architettonici delle opere. Si può affermare che la sua attività attraverso interamente il mondo progettuale italiano, specificamente quello di Torino e Genova, e che strinse alleanze tecniche con importanti progettisti dell'epoca. Si indicano sinteticamente le principali collaborazioni:
Ingegnere Cristoforo Bozano, di Genova, magnate dell'industria molitoria e granaria.
Ingegnere Dario Carbone, di Genova, responsabile del rinnovamento della zona est di Genova, progettista, titolare di imprese di costruzioni e legato al mondo finanziario dell'epoca.
Ingegnere Giuseppe Celle, di Genova, titolare di una importante impresa di costruzioni.
Ingegnere Carlo Ceppi, di Torino, progettista.
Ingegnere Giovanni Chevalley, di Torino, progettista.
Ingegnere Daniele Donghi di Milano, attivo a Torino, Padova, Venezia, progettista e strutturista.
Ingegnere Pietro Fenoglio, di Torino, esponente del Liberty italiano, progettista e legato al mondo finanziario dell'epoca.
Ingegnere Felice Guidetti Serra, di Torino, dirigente industriale e progettista.
Ingengere Carlo Losio, di Torino, progettista.
Ingegnere Alessandro Martinengo, di Torino ma operante a Savona, esponente locale del Liberty.
Ingegnere Giacomo Mattè Trucco, di Torino, dirigente industriale e progettista legato alla FIAT.
Ingegnere Gaetano Orzali, di Lucca ma operante a Genova, progettista e legato al mondo finanziario dell'epoca.
Ingegnere Giacomo Salvadori di Wiesenhof, di Torino, progettista.
Ingegnere Riccardo Simonetti, di Cagliari, progettista.
Ingegnere Antonio Vandone di Cortemilia, di Torino, progettista.
Opere realizzate dall'ingegnere Porcheddu Grazie alla disponibilità quasi integrale dei progetti della società Porcheddu conservati presso il Politecnico di Torino, è agevole individuare gli edifici o le infrastrutture realizzate dall'ingegnere. In alcuni casi egli fu chiamato a realizzare i soli solai, mentre in altri venne costruita in calcestruzzo armato l'intera struttura portante. Per diverse opere (soprattutto in ambito industriale) ci furono collaborazioni ultradecennali, in cui Porcheddu veniva chiamato per modifiche, ampliamenti, costruzioni collegate ai complessi produttivi. Di seguito si riporta un elenco, seppur non esaustivo, delle sue realizzazioni, sulla base dei progetti presenti in archivio.
Principali edifici costruiti a Torino Nella sola città di Torino si contano oltre 650 progettidati ricavati dall'elenco delle opere conservate nell'Archivio Porcheddu, DISEG Politecnico di Torino, tra cui: Palazzo Bellia, via Pietro Micca 4-8, (1892-1898) progettista ing. Carlo Ceppi; nel 1895 vengono realizzati alcuni solai in calcestruzzo armato Asilo Notturno Umberto I, (1896) progettista ing. A. Gastaldi (ing. Daniele Donghi)Archivio Ing. Daniele Donghi, IUAV Venezia, IUAV UA 467615