Biografia Figlio di Antonina Lentini e Giovanni Masnata, frequentò le elementari e il ginnasio nel Collegio Nazionale Vittorio Emanuele di Voghera.

Si associò quindi al secondo futurismo, un movimento più fluido e meno rigido del futurismo nato nel 1909, dove gli aderenti non erano costretti in un'unica e sola teoria, quella che si identificò con la voce di Filippo Tommaso Marinetti, ma erano lasciati più liberi di sperimentare.

Anche se si definisce un futurista a tutti gli effetti, Masnata non spinge mai la sua contestazione al rifiuto assoluto della tradizione letteraria perché è convinto che l'originalità non vada espressa necessariamente nel contenuto ma soprattutto nella forma e così rimane attaccato a temi quali l'amore, il tradimento, la città e la natura ma anche la gioia per la paternità, la politica e la medicina.

Masnata imprime alle sue opere un'inequivocabile impronta futurista specialmente per quel che riguarda l'aspetto formale. La sua produzione poetica comprende tavole parolibere, parole in libertà, aeropoesia e poesia dei tecnicismi, seguendo quindi quella “poliespressività” tipica del movimento che lo porta ad essere confirmatario con Marinetti del Manifesto della radio, drammaturgo in Anime sceneggiate, poeta parolibero in Poesia dei ferri chirurgici e in Tavole parolibere, teorico e studioso della visualità in Poesia visiva. È sempre stato ardito sostenitore del futurismo specialmente per la configurazione stessa che il movimento offriva, con la possibilità di condurre sempre nuove ricerche specialmente nel campo della visualità che fecero di questo letterato innanzitutto uno sperimentatore di tecniche e strutture nel teatro e nella radio ma anche nel linguaggio e nella sintassi delle sue poesie.

L'incontro con Marinetti Il 1919 è un anno di importanti avvenimenti: si iscrive alla Facoltà di Medicina e Chirurgia nell'Ateneo di Pavia in cui si laureerà a pieni voti il 25 novembre 1925 e conosce Filippo Tommaso Marinetti e Paolo Buzzi in Corso Venezia 61 a Milano, casa del capo del Futurismo. Nel suo diario privato scrive così del suo maestro:

«Marinetti mi esaltava sempre forse troppo perché io avevo accettato in pieno il suo paroliberismo e scritto un volume Poesia dei ferri chirurgici dove il paroliberismo si affermava con una personalità distinta. Ciò inorgogliva Marinetti. Il modo suo non era il suo stile ma un mezzo perché gli altri poeti trovassero un loro particolare stile. Infatti, quando chiesi a lui un giudizio sincero sul volume mi disse: mi spiace non averlo scritto io stesso. se si dovrà fare un'Opera Omnia delle mie opere metterò in appendice il tuo volume a dimostrazione della validità delle parole in libertà». (15 ottobre 1961, Diario di bordo).

L'adesione al futurismo Pino Masnata inizia la sua attività letteraria molto giovane. Risale al febbraio del 1920 la pubblicazione di Tocca a me! Azione visionica futurista, lavoro preceduto da una lettera a Marinetti, Settimelli e Corra (i fondatori del Teatro futurista sintetico) che gli permette di entrare nell'ambiente culturale futurista. In questo breve lavoro spiega le norme della narrazione visionica, codificate a distanza di pochi mesi nel Manifesto del teatro visionico: «creare il personaggio», «creare la scena variabilissima», «non curarsi che il pubblico comprenda il limite tra il reale, l'irreale, il pensiero e l'azione», «deformare e compenetrare, ove occorra, i tempi, la scena, le azioni, i personaggi». Le parti più importanti, ovvero le "visioni" vengono raccontate con la tecnica del verso libero dal “creante” senza rispettare l'ordine cronologico degli eventi ma seguendo il rapido fluire dei ricordi. In questo modo di fare teatro diviene dunque centrale la visualizzazione dei pensieri: il protagonista racconta gli eventi trasfigurati dalla mediazione dell'io e dalle emozioni che la realtà suscita su di esso. Il Manifesto del teatro visionico è l'opera con cui Masnata entra nel futurismo grazie all'interesse mostratogli da Marinetti.

Il periodo prebellico

Nel 1927, durante il servizio militare, scrive La moglie infedele, Colori di laboratorio e Francesca da Rimini, tre opere che seguono i principi del teatro visionico che verranno pubblicate nel volume Anime sceneggiate nel 1930. Nello stesso anno compare tra i “poeti-paroliberi-propagandisti futuristi” del celebre libro bullonato Depero Futurista, pubblicato da Dinamo Azari. Al successo e l'interesse della critica che seguono le sperimentazioni teatrali, in particolare per Colori di laboratorio, si aggiungono anche le conquiste a livello lavorativo. Tornato dal servizio militare, infatti, viene nominato assistente volontario universitario presso la Clinica Chirurgica della R. Università di Milano per l'anno accademico 1927-1928.

Nel 1931 inizia la collaborazione con il musicista Carmine Guarino. I giornali italiani pubblicheranno numerosi articoli riguardanti la prima radiopera italiana Tum-Tum Ninna Nanna (Il cuore di Wanda) che fu rappresentata il 20 dicembre 1931 e di cui il Radiocorriere pubblicherà il libretto. Il lavoro di Guarino e Masnata è la prima espressione artistica creata appositamente per la radio. La critica la accoglie con unanime consenso. È Masnata stesso a spiegare i principi seguiti per la realizzazione di quest'opera, che nulla ha in comune con gli spettacoli radiofonici solitamente trasmessi:

«…La scelta del soggetto fu tutt'altro che facile. Ritenendo per la radio la necessità di un'accurata scelta di elementi interessanti solo se trasmessi per radio, eliminando, cioè, negli ascoltatori la nostalgia della mancanza della visione e ponendo come capisaldi la brevità, la sintesi, la fantasia, e l'originalità, ci siamo orientati nella possibilità di trasmettere paesaggi intimi, sensazioni, stati d'animo, anche per sfuggire al pedestre realismo radiofonico dei cosiddetti radiodrammi imperanti finora nel mondo radiofonico». (N.A. Un'opera lirica per la radio: intervista a Guarino e Masnata, Radiocorriere, Torino, 17 ottobre 1931).

Il 31 agosto viene pubblicato in Oggi e Domani il testo della radiopera La bambina ammalata, trasmessa per la prima volta dalla RAI nel 1931. La radiopera Il ritmo e la gelosia, invece, verrà pubblicata dalla rivista Nicia nel 1932 ma mai trasmessa.

Il 1932 è anche l'anno della pubblicazione delle Tavole Parolibere, iniziate subito dopo il primo incontro con Marinetti e presentate già tra il '20 e il '21 a Roma alla Galleria Bragaglia, a Bologna al Teatro Modernissimo e a Torino al Winter Club. In queste tavole le parole hanno una duplice valenza: quella verbale e quella grafica. La disposizione tipografica delle lettere nel foglio aiutano la percorribilità della lettura. Marinetti, firmatario dell'introduzione dell'opera, le metterà a confronto con le sue (Zang Tumb Tumb e Mots en liberté futuristes) e quelle dei suoi colleghi Paolo Buzzi (Conflagrazione), Corrado Govoni (Rarefazioni e Parole in libertà), Ardengo Soffici (Chimismi lirici) e ne proclamerà l'assoluta creatività in quanto portatrici di almeno due diversi significati, uno dato dal disegno e l'altro dalla parola: il significato plastico e quello alfabetico sono una simultaneità di due concetti diversi. Il capo del futurismo dichiara in una breve intervista per la rivista “Impero” il 9 luglio 1932:

«Bisogna notare come in questi paesaggi disegnati o costruiti tipograficamente, ogni parola suggerisce mediante la sua tipica architettura plastica pensieri, sensazioni che si innalzano, si snodano, con un vigore lirico originalissimo sonoro e plastico […] Oltre il loro intimo dilagare di suggestioni, le parole inondano di inattesi significati il lettore, mediante il vario sviluppo della loro forma esteriore. Queste tavole sinottiche sono di colpo individuate dal lettore, percepite nel loro valore di insieme in un solo sguardo sintetico che può mutarsi tutto in un sol grido del declamatore o anche soffocare questo stesso grido. […] Dunque poesia prevalentemente plastica che organizza e stabilisce i suoi silenzi e le sue pause, cioè i suoi spazi bianchi musicali».

Il volume verrà anche giudicato entusiasticamente da Fortunato Depero in Dinamo futurista (Rovereto, 1933): le tavole parolibere di Masnata sono «sintesi di stati d'animo sconfinanti dalla letteratura nel dominio delle arti plastiche» e sono contemporaneamente «sintesi poetiche e sintesi plastiche».

Nel 1933 il poeta vince il Casco di Alluminio, progettato da Enrico Prampolini, in una gara poetica sul tema "Umberto Boccioni e la modernolatria" alla quale parteciparono più di cento poeti. La giuria lo proclamò “Poeta Campione Nazionale 1933” con le liriche Gli Addii, Quelli che vanno, Quelli che restano «per la mirabile sintesi e simultaneità del suo componimento, perfettamente aderente allo spirito del grande scomparso». (Anonimo, La travolgente galoppata lirica alla Galleria Pesaro, Il Medico Masnata proclamato Poeta-Campione 1933, La sera, Milano, 16 giugno 1933. Anonimo, Il circuito di poesia futurista. Il casco d'alluminio a Masnata, “Gazzettino di Venezia”, 17 giugno 1933. Anonimo, L'adunata dei futuristi a Milano, Piccolo, Trieste, 16 giugno 1933. Anonimo, Il Dottor Masnata si aggiudica il casco di alluminio in 7'12" e 1/5, Nuovo Cittadino, Genova, 17 giugno 1933).

Nello stesso anno viene pubblicato sulla Gazzetta del Popolo il Manifesto futurista della radio, firmato Filippo Tommaso Marinetti e Pino Masnata. Come "pittura", "scultura", "poesia" e "cinematografia" anche il complesso delle espressioni radiofoniche deve terminare linguisticamente in "a". La radia, dunque, identifica il «nome che noi futuristi diamo alle grandi manifestazioni della radio» che viene identificata come luogo per una nuova arte, fatta di rumori e sintesi di azioni simultanee. Preoccupato che la fonte dalla scienza nucleare non sarebbe stata capita dal lettore del manifesto, Masnata scrive scrive un commento al Manifesto, una cinquantina di pagine intitolate “Il nome radia”, che verranno pubblicate postume a cura di Margaret Fisher nel 2012 (Radia. A gloss of the 1933 futurist radio manifest, Second Evening Art) e a cura di Margaret Fisher e Laura Fournier Finocchiaro nel 2021 (Il nome Radia e altri scritti futuristi, Pendragon Ed.).

In ottobre partecipa alla prima "Mostra Nazionale Futurista" in piazza Adriana a Roma che verrà saccheggiata dai ladri i quali ruberanno anche alcuni dei suoi libri.

Il 10 giugno 1934, al Teatro di Palazzo Litta di Milano, la Compagnia Filodrammatica Stabile del Dopolavoro Ferroviario mette in scena Colori di laboratorio. Nello stesso anno vince con il poemetto Fiume il «primo premio del concorso per l'elegia fiumana indetto dalla Confederazione Fascista degli Artisti e Professionisti per incarico del comitato generale per il Decennale dell'annessione di Fiume all'Italia (presidenza Sen. Prof. Balbino Giuliano).

Il 19 dicembre declama alcune parole in libertà al Circolo del "Convegno" di via Borgospesso discutendone la teoria in un audace esperimento di “rivista parlata” ideato da Enzo Ferrieri e con la partecipazione di Marinetti, Buzzi, Munari e Manzoni.

Verso la guerra Nel 1935 viene pubblicato il volume Canti fascisti della metropoli verde, esempio di aeropoesia. La prima parte del volume comprende poemi paroliberi di carattere politico già declamati in varie serate futuriste tra cui Aeroplani, una lunga tavola parolibera esaltante l'aviazione con squadriglie di “T” in formazione (tavola già uscita sul settimanale “Roma futurista” di Roma il 16 aprile 1933). La seconda parte (La metropoli verde) contiene poemi che rispondono tutti al problema della ricerca di un linguaggio moderno.