Biografia Gian Pietro Carafa nacque a Capriglia, un borgo del Principato Ultra, nel Regno di Napoli (attualmente in provincia di Avellino), il 28 giugno del 1476, terzo dei nove figli di Giovanni Antonio dei conti Carafa della Stadera (una delle casate più facoltose del Regno di Napoli) e di Vittoria Camponeschi, figlia di Pietro Lalle Camponeschi, V ed ultimo conte di Montorio al Vomano, e della nobildonna portoghese Maria Pereira de Noronha. La famiglia ne affidò l'educazione e le cure allo zio paterno, il cardinale Oliviero Carafa, raffinato cultore di lettere e mecenate, il quale lo avviò allo studio del greco antico e dell'ebraico.
Notate le sue qualità, lo zio lo introdusse poi alla corte del pontefice Alessandro VI, presso il quale prestò servizio dapprima come cameriere pontificio ed in seguito come protonotario apostolico. Successivamente, quando lo zio Oliviero, vescovo di Chieti, lasciò la cattedra episcopale, fu lo stesso Gian Pietro a subentrargli in carica. Egli fu consacrato il 18 settembre 1505 e, l'anno successivo, prese possesso della diocesi e vi rimase fino al 1513.
Tornò a Roma per partecipare al Concilio Lateranense V, poi fu impegnato in missioni diplomatiche in Inghilterra (dove conobbe Erasmo da Rotterdam), nelle Fiandre e in Spagna. Durante il breve regno di papa Adriano VI (1522-23) partecipò alla riforma della Curia romana avviata dal pontefice olandese.
Nel 1524, Clemente VII permise al Carafa di rinunciare ai suoi benefici e di entrare nell'Oratorio del Divino Amore, a Roma: qui conobbe Gaetano Thiene, con cui decise di fondare l'ordine dei Chierici regolari teatini (dal nome latino della città di Chieti, Teate). Nel 1527 scampò al Sacco dei Lanzichenecchi e si rifugiò a Venezia, dove rimase fino al 1534.
Appoggiò la decisione di papa Paolo III (1534-1549) di convocare un concilio ecumenico.Biografia di Papa Paolo IV nell'Enciclopedia dei papi Treccani Richiamato a Roma da Paolo III, fu creato cardinale (1536) e inserito nella commissione di riforma della Curia romana, che nel 1537 produsse un importante e inattuato documento, il Consilium de Emendanda Ecclesia.
Il 7 gennaio 1538 entrò nella Commissione incaricata di preparare il Concilio ecumenico. La commissione fu ampliata con l'ingresso di nuovi cardinali; anche le tematiche da affrontare furono ampliate, includendo la riforma della Curia romana e dei suoi funzionari (27 agosto 1540).
Tra i due schieramenti in cui si divideva il collegio cardinalizio dell'epoca, gli intransigenti (intenzionati a reprimere qualsiasi forma di eresia) e gli spiritualistiGli spiritualisti auspicavano il raggiungimento di una mediazione con le posizioni dei protestanti sul piano dogmatico e teologico., il Carafa si collocò tra i primi. Rispetto alle due grandi potenze europee dell'epoca, l'impero e il regno di Francia, si schierò col partito francofilo. Nel concistoro del 15 luglio 1541 Paolo III concesse ai cardinali Gian Pietro Carafa e a Girolamo Aleandro i poteri per coordinare l'attività dell'inquisizione. Dopo la morte del cardinal Aleandro, il 4 luglio 1542 affiancò a Carafa una commissione di cardinali, che comprendeva gli intransigenti Pier Paolo Parisio, Bartolomeo Guidiccioni e Dionisio Laurerio e i due concilianti Giovanni Morone e Tommaso Badia.Andrea del Col, Storia dell'inquisizione in Italia, Mondadori, 2021, pp. 291-292 Nel 1542 il Carafa riuscì a ottenere da Paolo III l'istituzione della Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione (bolla Licet ab initio del 21 luglio 1542). La commissione dei sei cardinali fu riequilibrata sostituendo Giovani Morone, che era direttamente coinvolto in quanto vescovo di Modena, città in cui si erano diffuse le idee riformatrici, con Juan Álvarez de Toledo.Andrea del Col, Storia dell'inquisizione in Italia, Mondadori, 2021, p. 292 Fino ad allora l'inquisizione era stata gestita dalle singole diocesi (escluso il Regno di Spagna). Il provvedimento creava un organismo centralizzato incaricato di vigilare sulle questioni della fede e della difesa della Chiesa dalle eresie. Lo stesso Carafa ne fu il primo presidente.
Partecipò al Concilio di Trento (1545-1563) e a tre conclavi.
Cronologia incarichi 1500: entra nella Curia romana come cameriere pontificio; 1503: è nominato protonotario apostolico; 30 luglio 1505: è nominato vescovo di Chieti; 1506: è nunzio in Spagna; 1513-1514: è legato apostolico in Inghilterra; 1515-1519: è nunzio in Spagna e nelle Fiandre; 20 dicembre 1518: è nominato arcivescovo di Brindisi e Oria (conserva la cattedra fino all'elezione papale); Agosto 1524: è superiore dell'Ordine dei Teatini; 22 dicembre 1536: è creato cardinale presbitero; 15 gennaio – 24 settembre 1537: assume il titolo cardinalizio di San Pancrazio fuori le mura; 24 settembre 1537 – 6 luglio 1541: assume il titolo cardinalizio di San Sisto; 6 luglio 1541 – 24 settembre 1543: è cardinale di San Clemente; 21 luglio 1542: è al vertice dell'Inquisizione romana (prefetto della Congregazione del Sant'Uffizio); 24 settembre 1543 – 17 ottobre 1544: è cardinale di Santa Maria in Trastevere; 17 ottobre 1544 - 8 ottobre 1546: è vescovo di Albano; 8 ottobre 1546 - 28 febbraio 1550: è vescovo della Sabina; 22 febbraio 1549 - 23 maggio 1555: è arcivescovo di Napoli (non poté mai assolvere questo incarico per la tenace e feroce opposizione dell'imperatore Carlo V d'Asburgo a cui Napoli apparteneva in quanto possedimento spagnolo); 28 febbraio 1550 - 29 novembre 1553: è vescovo di Frascati; 29 novembre - 11 dicembre 1553: è vescovo di Porto; 1553: è nominato Decano del collegio cardinalizio; 11 dicembre 1553 - 23 maggio 1555: è vescovo di Ostia; 23 maggio 1555: elezione a romano pontefice. Il 26 maggio fu incoronato dal cardinale Francesco Pisani. Assunse il nome pontificale di Paolo probabilmente in riconoscenza al pontefice che lo creò cardinale, Paolo III.
Il conclave del maggio 1555
Il conclave si tenne dal 15 al 23 maggio 1555. Vi parteciparono 56 cardinali (secondo Salvador Miranda), oppure 44-45 cardinali (secondo John Paul Adams ).
Eletto all'età di 78 anni, Paolo IV fu il più anziano pontefice alla data dell'elezione dai tempi di papa Gregorio XII (circa 1335-1417), che fu papa fino all'età di 80 anniNel 1415 rinunciò al Soglio pontificio..
Prima di lui, l'ultimo pontefice proveniente dal Regno di Napoli era stato papa Innocenzo VII (circa 1336-1406), nato a Sulmona.
Il pontificato
L'Inquisizione romana Già nel periodo in cui presiedeva la Congregazione del Sant'Uffizio, il cardinale Carafa aveva promosso e in parte anche condotto processi per eresia che coinvolsero grandi personalità della Chiesa di allora. Particolare attenzione fu rivolta al circolo dei cosiddetti Spirituali, presenti all'interno della Chiesa, che sostenevano tesi vicine a quelle dei protestanti; tra questi erano Giovanni Morone e Vittore Soranzo. Si erano raccolti corposi, per così dire, dossier anche su diversi cardinali (tra cui l'arcivescovo di Canterbury Reginald Pole), ma il processo era stato bloccato da papa Giulio III (1550-1555), contrario a una politica così repressiva nei confronti dei vertici della Chiesa.
Una volta diventato papa, uno dei suoi primi provvedimenti fu volto a innalzare l'Inquisizione a organo di governo della Chiesa a tutti gli effetti. Diventarono di competenza del tribunale del Sant'Uffizio anche la repressione degli abusi ecclesiastici (come ad esempio il cumulo di benefici) e la riforma della Curia romana. Il raggio d'azione del tribunale si allargò quindi, dal solo ambito dottrinale fino a quello politico e amministrativo. Il papa presenziò di persona a molte riunioni della Congregazione. Nominò Grande Inquisitore il cardinale Michele Ghislieri. Il pontefice lo incaricò di riprendere i vecchi “dossier”: furono riaperti processi già conclusi e ne vennero inaugurati di nuovi.
Uno dei vescovi che si trovò a dover affrontare un secondo processo fu Vittore Soranzo pp. 399-400, già condannato una prima volta e che aveva da anni perso ogni potere nella diocesi di Bergamo, sostituito da un vicario nominato dal Sant'Uffizio. Non sono ben chiari i contorni di questo secondo processo del 1556-1557, per via della carenza di fonti, ma sappiamo che Soranzo, richiamato più volte a Roma, non si poté presentare perché gravemente ammalato. Morirà infatti il 13 maggio 1558, pochi giorni dopo la conclusione del processo, che lo aveva condannato alla privazione del vescovado.
Un'altra vittima illustre della campagna di repressione avviata dal pontefice fu il cardinale Giovanni Morone pp. 400-402, nel 1555 avversario del pontefice nel conclave che portò alla sua elezione. Il 31 maggio 1557 Paolo IV lo fece arrestare e imprigionare in Castel Sant'Angelo sotto l'accusa di essere un sostenitore dell'eresia luterana. Sottoposto a processo, Morone riottenne la libertà soltanto dopo la morte di Paolo IV.
Non furono solo queste importanti personalità, protagoniste della corrente "moderata" e "riformata" del cattolicesimo cinquecentesco a essere processate durante il pontificato di Paolo IV: la sua fu infatti un'operazione molto più estesa e capillare. Solo per citare alcuni altri vescovi inquisiti: Alberto Duimio, vescovo di Veglia, Andrea Centanni, vescovo di Limassol, Pietro Antonio Di Capua, arcivescovo di Otranto ed Egidio Foscarari, vescovo di Modena. Sotto il suo pontificato, Pomponio Algieri, studente dell’Università di Padova estradato dalla Repubblica di Venezia, rifiutatosi di abiurare la fede protestante, fu giustiziato a Piazza Navona a Roma, il 19 agosto 1556, per immersione in una caldaia d'olio bollente, pece e trementina.
Il pontefice cercò anche di introdurre l'inquisizione in Francia, scontrandosi però con l'opposizione del Parlamento parigino.
Nel 1557 l'Inquisizione istituì l'elenco delle pubblicazioni a stampa di cui la Santa Sede vietava la diffusione, chiamato Index librorum prohibitorum (Indice dei libri proibiti). Il papa non approvò la prima edizione, uscita quell'anno, concedendo il placet alla seconda stesura, pubblicata il 30 dicembre 1558. Le proibizioni erano divise in tre classi: la prima comprendeva una serie di autori la cui produzione era proibita in toto, la seconda riguardava le singole opere condannate (ma non gli autori); la terza conteneva a sua volta tre tipologie di opere: a) i volumi anonimi, cioè quelli che non recassero indicazioni tipografiche; b) le opere che non avevano ricevuto il permesso ecclesiastico; c) tutti i libri di astrologia e magia. In tutto, considerando anche gli errori dei compilatori, l'Indice comprendeva 904 titoli. Tra i nomi di autori che vengono oggi riconosciuti come figure importanti della cultura europea, vi è anche quello di Erasmo da Rotterdam.
All'indice era allegata una lista di 45 edizioni di Bibbie e Nuovi Testamenti proibiti, nonché di stampatori messi al bando. L'Indice promulgato sotto Paolo IV (detto quindi paolino) è estremamente più severo di quelli dei suoi successori, a cominciare da quello promosso da papa Pio IV (detto tridentino, poiché discusso durante il Concilio di Trento).
Altri documenti del pontificato Costituzione apostolica Ex Clementis (1º luglio 1555): conferma quanto precedentemente approvato dal predecessore Martino V sulla figura del sindaco apostolico e ne estende i poteri; Vengono attuate: la revisione delle procedure per l'assegnazione delle diocesi e la riforma disciplinare dei conventi e dei monasteri (giugno-agosto 1555); Costituzione apostolica "Cum quorundam" (1555): viene espressa la condanna contro coloro i quali credono che Gesù sia stato concepito non già "per opera dello Spirito Santo", "ma dal seme di Giuseppe, come gli altri uomini"; Motu proprio Cum saepius (9 gennaio 1556); Il 22 gennaio 1557 il pontefice creò la Congregazione del terrore degli uffiziali di Roma (organismo oggi soppresso);