Site Rigel è stato il nome di un'installazione militare statunitense-italiana situata nel territorio comunale di Naz-Sciaves nei pressi della città di Bressanone, in Alto Adige.

Il sito fu utilizzato dal 1967 circa fino al luglio 1983 come deposito di "munizioni speciali" (sinonimo per munizioni nucleari) dell'Esercito statunitense destinate in caso di conflitto con il Patto di Varsavia all'impiego da parte di reparti di artiglieria italiani, stanziati a Elvas presso la caserma Giovanni Ruazzi e appartenenti alla 3ª Brigata missili "Aquileia", contro un'invasione nemica attraverso il passo del Brennero o la Val Pusteria tramite il varco di Prato alla Drava-Versciaco.

A questo sito fu dato il nome in codice "Rigel".Eugenio Melandri, Stefano Semenzato: "Bella Italia, armate sponde", edizioni Irene, Roma 1992

Storia

L'area fu istituita nel 1967 circa in base agli accordi segreti stipulati precedentemente tra il governo italiano e quello statunitense riguardanti l'impiego di armamento nucleare. Il sito che si estendeva su 10,6 ettari di terreno era suddiviso in due parti; a ovest si trovava la zona "italiana", mentre a est si trovava quella soggetta all'amministrazione americana, una zona enclave di 10,6 ettari, dove neanche i fanti potevano accedere. I soldati americani erano giorno e notte sempre presenti a turno all'interno della zona "bunker" americana, ed erano logisticamente autosufficienti. Vi accedevano dopo il doppio controllo all'accesso dei fanti. Il corpo di guardia principale controllava e autorizzava l'ingresso avvisando chi era in polveriera dell'imminente arrivo americano. Una volta superato il secondo controllo italiano, alla garrita numero cinque posta al'ingresso dell'enclave, c'era da superare il controllo interno americano all'ultimo cancello di accesso alla zona bunker americana. Qui la sicurezza era affidata al 11th US army field artillery detachment appartenente al 559° US artillery group, mentre la supervisione al sito era affidata al 559th US Army Artillery Detachment.Site Rigel su wikimapia Il complesso sorge a poco meno di due chilometri dalla caserma "Giovanni Ruazzi" di Elvas, dove dal 1º ottobre 1975 era stanziato il 1º Gruppo artiglieria pesante "Adige" (gemello del 9º Gruppo artiglieria pesante "Rovigo"), stanziato a Verona, della 3ª Brigata missili "Aquileia", un'unità dell'esercito italiano a capacità nucleare. Fino al 1983 i fanti della 4ª Compagnia Fucilieri, chiamati anche "I Lupi di Elvas", erano aggregati al 1º Gruppo artiglieria pesante "Adige" con linea di comando direttamente dipendenti dal Comando della 3ª Brigata missili "Aquileia" con sede a Portogruaro, furono la sola forza di guardia dell'intero deposito "Rigel" situato e mimetizzato su un altopiano quotidianamente sorvolato anche dai nostri caccia intercettori.

Il 28 novembre 1977, nel quadro della ristrutturazione dell'Esercito Italiano, la Grande Unità, rinominata 3ª Brigata Missili "Aquileia", assume anche le funzioni di Comando d'Artiglieria del 5º Corpo d'Armata.

Le quattro Compagnie "Fucilieri di Sicurezza", in totale una forza di circa venticinque Ufficiali e meno di ottocento fanti, erano responsabili ed uniche incaricate della sicurezza dei quattro depositi ad armamento nucleare della "Brigata Missili"; il loro addestramento era specialistico anche per azioni da guerra di copertura, avanscoperta e messa in sicurezza dei percorsi di guerra da farsi in simultanea coordinazione con squadre multiple da tre, quattro, cinque componenti che prevedeva conoscenza delle tecniche di pre-esplorazione e messa in sicurezza del territorio per un'efficace azione di copertura e di scorta alle colonne e agli automezzi in movimento. A loro era affidata la sicurezza sia delle autocolonne in movimento, durante le missioni per trasferimento e lancio dei missili, che delle postazioni nelle fasi di prelancio e lancio. I fanti, giovani militari di leva, non erano corpi formati da truppe volontarie (come i paracadutisti, soldati ad altissima specializzazione), però l'esercito li sottoponeva lo stesso a un duro addestramento, ottenendo risultati certamente non inferiori ai corpi formati da volontari.

In realtà i membri di tali unità appartenevano ad una élite delle forze di fanteria, chi vi faceva parte era inquadrato nella specialità d'Arma di "Fanteria per gruppo missili superficie/superficie", formate da quattro compagnie autonome da combattimento d'assalto, attive dal 1962 al 1992.

Dovendo operare sia dietro ma pure sul fronte, i fucilieri dell'"Aquileia", erano assaltatori particolarmente addestrati al controllo del campo di battaglia, al contra attacco, alla controinterdizione, e quindi all'individuazione e annientamento di reparti d'élite quali incursori o acquisitori obiettivi. Il loro addestramento comprendeva molti campi di addestramento in simulazione di ipotetiche situazioni di guerra coordinata con altri reparti della NATO di stanza in Europa della durata anche bisettimanale, meta compagnia rimaneva in all'interno del sito Rigel a tutela della sua sicurezza e l'altra metà era in contemporanea ai campi Nato.

L'addestramento della 4 Compagnia era severo e continuo, se non si rispettavano le consegne si finiva a Gaeta, se la consegna era di sparare non c'era dubbio che l'ordine se legittimo nella scala di comando e nelle circostanze sarebbe stato eseguito dai soldati anche contro l'ufficiale che aveva dato l'ordine, se violava per sfida o per valutare l'efficienza della sicurezza, l'ordine da lui dato; l'ufficiale era certo e cosciente dei rischi alla sua incolumità che correva nelle ispezioni notturne se non seguiva una ben precisa procedura di controllo.

Una procedura base per i tempi di reazione per un pronti al lancio, in caso di allarme anche notturno per potenziale minaccia missilistica, erano negli anni ottanta, ottimizzati e coordinati tra i Comandi e le varie specializzazioni d'artiglieria italiane e americane tra i tredici e diciassette minuti, o si lanciava o si era già stati colpiti; ufficiosamente si parlava di un piano dei paesi del Patto di Varsavia che prevedeva un'invasione dell'Italia con una guerra lampo della durata due settimane con la creazione della prima linea di difesa dopo avere preso Bologna. I soldati e gli ufficiali erano consapevoli che nel caso sia stato necessario il lancio di piccole testate nucleari tattiche a corto raggio per bloccare o rallentare un'invasione attraverso il Passo del Brennero o la Val Pusteria molto probabilmente non sarebbero sopravvissuti all'esplosione in quanto il rapporto tra potenza distruttiva e distanza dall'evento non era sufficiente per proteggerli.

Il controllo esterno del sito era sotto l'esclusiva responsabilità di un nucleo di otto Carabinieri, i quali quotidianamente e ad orari prestabiliti verificavano con l'autovettura in dotazione lo stato di sicurezza perimetrale e controllavano le zone adiacenti. I Carabinieri erano alloggiati in una casermetta logisticamente indipendente all'interno del corpo di guardia principale. Il corpo di guardia principale della polveriera, ospitava le due squadre di guardia smontanti, i fanti di turno responsabili della sicurezza del sito erano più di ottanta, più i graduati di truppa, suddivisi in quattro squadre armate di FAL e MG 42, pronti, in caso di allarme, a posizionarsi anche in postazioni mimetizzate interrate situate tra la recinzione esterna e quella interna, dei depositi USA e quello Nazionale. Il capannone denominato zona di deposito munizioni "Nazionale" conteneva dal centro al soffitto e fino al limite del suo perimetro interno, stivato su file multiple e in piani multipli, un'importante quantitativo di ogive per obici e spolette made in USA. Le postazioni fisse, murate e interrate, coperte da una botola in ferro e distribuite lungo tutto il perimetro del sito Rigel, erano pronte per accogliere in contrattacco difensivo di consolidamento nuclei di pronto intervento dotati di FAL e mitragliatrici MG 42 in dotazione. Queste postazioni fisse erano posizionate in modo da dare completa e continua copertura di fuoco con le mitragliatrici in tutto il perimetro del sito.

Il comando del sito fu affidato fino al 1975 agli "Ufficiali subalterni di Complemento", provenienti dalla "Scuola AUC di Fanteria" di Ascoli Piceno (sciolta poi nell'autunno del 1975 nell'ambito di una ristrutturazione dell'esercito). Con la vecchia normativa si usciva dal Corso AUC come Sergente AUC ed assegnati ad un reggimento per una prima esperienza formativa, dopodiché solo alla nomina a Sottotenente si veniva trasferiti ad altro reparto operativo. Successivamente il comando fu affidato a dei sottotenenti di prima nomina, provenienti dai corsi A.U.C. che si tenevano presso la nuova "Scuola di Fanteria" di Cesano di Roma, dove appunto si formavano i tutti gli ufficiali dei complemento dell'Arma di Fanteria, quali Bersaglieri, Granatieri, Meccanizzati, Lagunari, Fanteria d'Arresto, o quelli della specializzazione "Fanteria d'assalto Motorizzata", dalla quale venivano tratti gli ufficiali che erano assegnati alle Compagnie "Fucilieri di Sicurezza", della Brigata missili Aquileia.

Fino all'estate del 1981 non erano ancora in funzione le nuove altane di cui una con sotto gli alloggi per le squadre di guardia. Gli ufficiali di complemento facevano turni di guardia settimanali, le varie esercitazioni NATO, monte Romano, SETAF ecc. erano complementari anche a due turni di polveriera settimanale per mese senza mai potersi allontanare dal sito. Le consegne per il cambio guardia tra ufficiale montante e smontante era fissato il venerdì mattina al Corpo di Guardia principale e ricevevano il cambio solo la settimana successiva sempre di venerdì mattina. I fanti coordinati anche dai caporal maggiori e dai caporali facevano turni di due settimane consecutive, alternando un giorno di guardia al deposito ed un giorno al corpo di guardia principale, a disposizione per l'addestramento sulle tecniche di difesa del sito a seconda dei tipi di attacco previsti anche NBC, su come le squadre dovevano comportarsi in situazioni di pericolo e nelle fasi di accesso, scorta degli automezzi e uscita dal sito per missioni di addestramento simulativo. I tempi di addestramento per smontare un'MG 42. e rimontarla erano sotto un minuto, e questo erano in grado di farlo anche al buio, nelle esercitazioni per allarmi simulati spesso notturni ogni squadra di tre, quattro fanti era dotata di MG 42, FAL, giubbotti antiproiettile, elmetto, radio ricetrasmittente e kit per situazioni di guerra NBC.

Al corpo di guardia principale, nel locale della guardia che controllava la strada d'ingresso che conduceva alla polveriera, c'era nella cassaforte, riservata all'ufficiale in servizio, una busta sigillata con ceralacca contenente le disposizioni d'emergenza da eseguire per comunicare in codice e in sicurezza anche con la sala Comando Operativa della 3ª Brigata Missili "Aquileia" sede di Portogruaro; solo l'ufficiale era autorizzato alla lettura delle disposizioni da attuare in base ai vari gradi di allarme in atto e solo lui conosceva la combinazione per l'apertura in segretezza della cassaforte, ufficiosamente si parlava di attivazione sistemi di lancio con doppia chiave, in testate missilistiche nucleari già assemblate con il detonatore e pronte per il lancio in 15 minuti, una in mano italiana e una americana, questa procedura era riservata a livelli di comando superiori e non conosciuta da tutti gli ufficiali.

Spesso d'inverno le temperature erano sotto i venti gradi e i fanti di guardia alle garitte, con elmetto, FAL, giubbotti antiproiettile, e dotati di scarponi con ghette in dotazione al corpo degli alpini, per potere meglio resistere al freddo e ad eventuali attacchi spezzavano i loro turni di guardia in cicli di trenta minuti, per poi darsi nuovamente il cambio. Nella caserma "Ruazzi" degli anni ottanta, né tra gli ufficiali, né tra i fanti, risultava esserci stata la presenza di soldati altoatesini a difesa del sito "Rigel".