Patrizio veneziano, trascorse tutta la vita nella marina militare della Repubblica di Venezia.

Biografia Nacque a Corfù da Nicolò, provveditore e capitano dell'isola, e da Lucrezia Diedo..

Entrò a far parte del Maggior Consiglio a vent'anni per avere estratta la balla d'oro il giorno di Santa Barbara del 1768.La balla d'oro risaliva al XIV secolo. Era un registro in cui si potevano iscrivere i giovani patrizi che avevano compiuto i diciotto anni. Ogni anno, alla festa di santa Barbara, il 4 dicembre, (da cui il nome di Barbarella dato alla Balla d'Oro), un fanciullo sorteggiava, prendendo da un cappello in cui erano contenute della palline d'oro e d'argento, trenta patrizi a cui era concesso di entrare nel Maggior Consiglio al compimento dei venti anni. Vedi: e

Nel 1775 divenne Capitano della città di Sebenico

Negli anni 1770 conobbe Isabella Teotochi Albrizzi, allora adolescente. Nacque un intenso amore reciproco. Ma i genitori di Isabella, dopo aver indagato su Domenico, non lo ritennero un buon partito per la loro figlia...

Nel 1783 divenne Provveditore a Corfù, dove sposò Marina Marin, del ramo di S. Moisè,Il Ramo dei S. Moisè era uno dei rami della famiglia Soranzo. che gli portò in dote 5 000 ducati..

Nel 1782 divenne savio alle decime di Rialto.La decima era l'imposta reale a carico degli abitanti di Venezia e del Dogado, ed era pari al dieci per cento sui redditi dei loro beni stabili, ovunque situati, e in seguito anche dei redditi mobiliari. I rilevamenti della base imponibile e la commisurazione dell'imposta furono affidati ad apposite commissioni di savi: i Dieci savi alle decime in Rialto o Dieci savi sopra le decime in Rialto. Nel loro insieme formavano un collegio che ebbe definitivo assetto nel 1477. Vedi: , poi Giudice del Mobile nel 1780 e, nel 1788, giudice al cattaver.Cattaver: accattare, ricercare gli averi del fisco. Avevano compiti di indagine e consultivi rispetto alle entrate e alla spesa pubblica. Vedi:

Le truppe francesi, comandate da Napoleone Bonaparte, dopo avere occupato il Piemonte e la Lombardia, erano entrate nello stato veneto, conquistando Peschiera e Verona. La Repubblica di Venezia aveva cercato di mantenere una neutralità disarmata, ma davanti al precipitare degli eventi, il 2 giugno 1796, prese provvedimenti in difesa della capitale.

Il Provveditore alle lagune ed ai lidi, Giacomo Nani, chiamò in aiuto i nobili per la difesa della città; si presentarono in diciotto.Oltre a Pizzamano i nobili volontari furono: Leonardo Manin, Lunardo Valmarana, Zuane Veronese, Zorzi Donà, Domenico Morosini di Francesco, Bernardino Renier, Domenico Tiepolo, Tomà Soranzo, Lodovico Priuli, Paolo Emilio Canal, Camillo Gritti, G. B. Contarini, Bastian Morosini, Fabio Gritti, Lucio Antonio Balbi di Marchiò, Zuanne Bragadin fu Alessandro, Tomaso Correr. Vedi: Domenico Pizzamano era uno di questi e il 23 giugno fu deputato al comando del Forte di Sant'Andrea, alle bocche del porto del Lido..

Il 18 luglio fu nominato provveditore sopra conti,I savi (o ufficiali, provveditori, provveditori e savi) "sopra i conti" (o "sopra la revision dei conti"), istituiti dal senato il 16 maggio 1474 per rivedere i libri dei governatori delle entrate, estesero gradualmente il controllo contabile all'armamento e approvvigionamento della flotta militare, alla gestione all'occorrenza di qualsiasi ufficio di ministero anche a Venezia e nello Stato da terra, con la stessa autorità degli avogadori di comun e con potere di esazione. Sorsero nel 1474, in numero di tre. sempre però rimanendo destinato al Lido.

Già nell'estate 1796 il Senato avesse deciso di vietare alla navi armate di altre nazioni di entrare nella laguna.L'8 luglio 1796 e poi il 17 aprile 1797: . Di questo era stata data comunicazione al ministro della repubblica francese.Esposizioni Principi 14 sett. 1796, in una filza segnata 1797. .

Pizzamano diramò speciali istruzioni sul comportamento delle imbarcazioni in avvicinamento, vietando l'ingresso a quelle con armamenti a bordo, usando se necessario la forza..

Per la difesa del porto aveva a disposizione due galere: la galera bastarda Palma, comandata dal sopracomito Giovanni Antonio Bragadìn e la Fortuna (detta Bella Chiaretta), comandata dal sopracomito Rinaldo Morosini e due galeotte, l'Annetta Bella, equipaggiata da una compagnia di perastini,I perastini in alcuni testi antichi sono chiamati bocchesi, con riferimento al luogo di provenienza: le Bocche di Cattaro. Vedi ad esempio: diretta dal capitano conte Alvise Viscovich e una galeotta alle dipendenze del capitano Malovich."Quest'ultima e una delle galere si trovavano inabili alla navigazione.":

Al calare della seraIl Da Mosto indica le ore 23:30, precisando che si riferisce all'"antico orologio italiano" che indicava le ore a partire dal tramonto. Quindi mancava mezzora al tramonto. Vedi: e del 20 aprile 1797 la sentinella del Forte di Sant'Andrea scorgeva tre imbarcazioni in avvicinamento. La giornata era piovosa e il vento e le correnti marine erano a favore delle imbarcazioni. La più vicina era il Liberateur d'Italie, un tartanoneAndrea Da Mosto definisce l'imbarcazione: "tartanone anconitano". Vedi ; un'altra fonte parla di tartanone specificando che si trattava di un piccolo bastimento a due alberi a vela latina. Vedi: con 8 cannoni (6 da 4 libbre e 2 da 10 libbre), 38 uomini di equipaggio e 4 passeggeri,. che il governo francese aveva armato mettendolo agli ordini di Jean Baptiste Laugier e aggregandolo alla flottiglia francese dell'Adriatico comandata dal capitano di fregata Sibille.Jean-Baptiste Laurent-Herménegilde Sibille (1760 – 1810). Commandant la marine nommé capitaine de vaisseau: 26 floréal an VI.

Il Laugier aveva obbligato, verso Caorle, il settantenne pescatore chioggiotto Domenico (Ménego) Lombardo a salire a bordo della sua imbarcazione per fare da pilota verso il porto di Venezia. Gli promisero una grossa ricompensa se collaborava, ma lo minacciarono di morte se si rifiutava. Il Lombardo informò il Laugier sul divieto assoluto d'ingresso nel porto di qualsiasi legno armato straniero, ma non fu ascoltato.Il Lombardo dichiarerà poi che: non essendo riuscito a distogliere dal suo intendimento il comandante francese, tentò prima senza successo di portare sopra una secca l'imbarcazione e poi la guidò al porto del Lido, che sapeva più munito e meno accessibile.

All'avvicinarsi l'imbarcazione capofila, il Libérateur d'Italie che batteva bandiera della repubblica francese, sparò nove colpi di cannone, secondo alcuni erano colpi a salve per salutare secondo le consuetudini la bandiera veneta, secondo altri per ingaggiare battaglia.Secondo il Romanin l'imbarcazione voleva provocare un incidente diplomatico: «Il Laugier [...] si avviò verso Venezia a tenore degli ordini di Bonaparte che da Judenbugo avea scritto il 20 germinale (9 aprile) al generale Kilmaine: "Darete avviso subitamente al comandante d'Ancona e a quello di Trieste di far correre i nostri corsari contro le bandiére veneziane" Nota 5 Darù XI, nei documenti, pag. 299.» Il Darù è lo storico Pierre Antoine Noël Bruno, conte Daru. Vedi: . Il Da Mosto è più incerto: «Quali intenzioni abbia avuto il Laugier sarebbe oggi difficile dire con certezza. [...] Dopo i francesi hanno sempre affermato che il Laugier non voleva altro che sfuggire alla flottiglia austriaca dalla quale era inseguito». Vedi:

Domenico diede ordine a due lance di accostare i legni invasori intimando loro di invertire la rotta e ritornare al largo.

Quando l'ufficiale veneziano comunicò al comandante dell'imbarcazione l'ordine del Pizzamano, il Laugier in modo arrogante rispose di non essere disposto affatto a tener conto del divieto. Domenico ordinò che dal forte di Sant'Andrea facessero due tiri di volataIl tiro di volata è un tiro di semplice avvertimento. per intimorire gli invasori. I due legni che seguivano il Libérateur d'Italie invertirono la rotta.

La galeotta comandata dal Viscovich entrò in contatto con il Libérateur, non è chiaro se a causa di una manovra errata o della corrente. Ne seguì una battaglia confusa in cui morirono cinque membri dell'equipaggio dell'imbarcazione francese, tra cui lo stesso capitano Laugier, otto restarono feriti e trentanove vennero fatti prigionieri. Sette bocchesi ebbero ferite non gravi ed uno fu ridotto in fin di vita. Il pilota chioggiotto riportò ferite mortali.Morirà in ospedale il 27 aprile.

Il Pizzamano inviò una relazione sull'accaduto al senato della repubblica...

Il ministro della repubblica francese a Venezia Jean-Baptiste Lallement mandò una violenta nota al Senato veneziano, chiedendo l'arresto del Pizzamano, la restituzione della nave e dei prigionieri.

Domenico, che in un primo tempo era stato elogiato per il suo comportamento, fu poi imprigionato per accontentare i francesi...

Per intercessione del vescovo di Treviso Bernardino Marin, suo parente, ottenne la grazia da Napoleone. Era accaduto infatti che Giuseppina di Beauharnais, moglie di Napoleone, e l'Imperatore stesso erano stati ospitati dal vescovo e Napoleone volle sdebitarsi della ottima accoglienza ricevuta...

Dopo una formale supplica a Bonaparte in cui chiedeva clemenza fu rimesso in libertà il 26 ottobre 1797. e Serurier vous le remettrez en liberté.

Domenico Pizzamano mori a Venezia la sera del 12 dicembre 1817 dopo una malattia di vari mesi. Abitava in S. Silvestro nella calle de la Donzella al N. 694."Coordinate geografiche del calle della Donzella: .

Suo figlio, Nicolò Spiridione, nato il 5 giugno 1785 morì tre anni dopo il 5 febbraio 1820. Si era occupato di arte e restaurò i mosaici del Giudizio Universale nell'ingresso principale nella Chiesa di San Marco..Nel test compare col nome Niccolo Pizzamano: La moglie restò con le due figlie, Lucrezia Maria e Antonietta Caterina, che godevano della pensione nobiliare..

La famiglia si spense con la morte di Antonietta Caterina, il 24 agosto 1887. Il ritratto ad olio di suo padre, opera attribuita ad Alessandro Longhi, che possedeva, è ora a Ca' Rezzonico."Ritratto di Domenico Pizzamano" (1780-1790), olio su tela, cm 97 x 75:

Un altro patrizio veneto che portava il nome Domenico Pizzamano, trovandosi in difficoltà economiche, cercò di farsi passare per il comandante del forte di Sant'Andrea e in tal modo sfruttare la compassione dei veneziani. Questo Domenico Pizzamano era nato da Antonio e Palma Rosalem il 12 novembre 1752 a Budua, dove il padre era podestà. Nel 1796 sposò Andrianna Milletich di famiglia nobile croata-slava. Morì il 10 marzo 1842...

Sul Forte di Sant'Andrea, nel 1911, venne posta una lapide in ricordo di Pizzamano e dell'avvenimento. Il testo è di Pompeo Gherardo Molmenti: «Da questo forte Domenico Pizzamano respingendo il francese invasore segnò gloriosamente l'ultima difesa della Repubblica di S. Marco – 1797 - La società degli amici dei monumenti pose - 1911»...

Note

Bibliografia

Archiviato il 23 dicembre 2013:

Prefazione di Alvise Zorzi, con un saggio critico di Elena Brambilla. In appendice la Guida alla Villa Albrizzi-Franchetti.

Voci correlate Le Libérateur d'Italie Pizzamano