Già allievo dell'École normale supérieure e membro dell'École française di Roma dal 1955 al 1957, fu professore del Collège de France a Parigi, dove insegnò dal 1975 al 1998 e di cui, dal 1999, fu professore onorario.

Biografia Nato in un ambiente popolare che egli stesso definì "incolto", si appassionò all'archeologia e alla storia all'età di 8 anni, quando scoprì l'estremità di un'anfora in un sito archeologico celtico nei pressi di Cavaillon. Poiché nell'ambiente dove crebbe la civiltà romana era la più conosciuta, fu a quella che egli si interessò in particolare. Iniziò i suoi studi al Liceo Thiers di Marsiglia e, ancora giovane, frequentò assiduamente l'esposizione dei reperti romani del museo archeologico di Nîmes, dove fu notato dal conservatore, che lo prese sotto la sua protezione. Veyne affermava di non essere specificatamente interessato alla civiltà greco-romana per una particolare ammirazione o per motivi riconducibili ad una forma di umanesimo, ma solo casualmente, per quella scoperta fatta da ragazzo. In una intervista al periodico Lexnews del 22 dicembre 2007, egli disse infatti:

Giunto a Parigi per entrare nelle Classi preparatorie all'École normale supérieure del settore letterario, confessò di aver provato una forte impressione dinanzi al bassorilievo che ricorda la liberazione della città, posto all'inizio del Boulevard Saint-Michel. Poco dopo si iscrisse al Partito Comunista Francese, che abbandonerà quattro anni più tardi senza mai aver avuto un'autentica convinzione politica. Per contro, il modo riprovevole con cui i coloni francesi trattavano gli algerini in Algeria lo scosse quanto le atrocità del nazismo. Fu questo, per Veyne, un altro colpo, ma, ancora una volta, egli lo subì non sul piano sociale, bensì su quello morale. Laureatosi alla Scuola normale di Parigi nel 1955, Veyne iniziò la sua attività di storico e di archeologo dell'Età romana antica.

Nel 1975, grazie all'appoggio di Raymond Aron (il cui erede culturale, Pierre Bourdieu, lo aveva lasciato), Veyne fu eletto docente al Collège de France. Aron, infatti, vedeva in lui il continuatore della sua opera; tuttavia, in seguito ad un episodio si ricredette: Veyne, nella sua "Lezione inaugurale", dimenticò di citare Aron e questi non glielo perdonò mai.

Insegnò come titolare della cattedra di Storia romana sino al 1998. Si stabilì poi nel paese di Bédoin, ai piedi del Mont Ventoux. Rimase in Provenza anche dopo la morte della seconda moglie, la dottoressa Estelle Blanc, avvenuta nel 2010.

Paul Veyne viveva a Bédoin, nel Vaucluse; si sposò tre volte "come "Cicerone, Cesare e Ovidio", diceva ironizzando, e morì nel 2022, a 92 anni, dopo aver perso l'unico figlio, Damien, morto suicida. Era affetto da leontiasi.

L'opera e il pensiero Paul Veyne pubblicò opere nelle quali, attraverso una nuova riscrittura della Storia, mescolava l'erudizione con i termini colti, e i valori niciani con una approssimazione al tema che egli attingeva dal pensiero di Michel Foucault. Veyne rivendicava anche un'influenza dei sociologi Max Weber e Georg Simmel, dello storico Henri-Irénée Marrou e infine dei lavori giovanili di Raymond Aron sulla "filosofia critica della Storia". Maturò altresì un'ampia riflessione sull'importanza della vittoria del cristianesimo sull'Impero Romano, tema che costituì l'oggetto di uno dei suoi ultimi lavori, comparso nel 2007: Quando il nostro mondo è diventato cristiano. (312 - 384).

Scrisse inoltre uno studio sulla persona e l'opera di René CharCommento di Jean Roudaut, professore universitario autore della prefazione delle Opere complete di Char nella "Bibliothèque de la Pléiade" : « Non sarà più possible arrischiarsi a commentare una sola poesia di René Char senza fare riferimento a ciò che è scritto in questo libro [di Paul Veyne] [René Char en ses poèmes]. » in Le Magazine littéraire dedicato a René Char, n°340, febbraio 1996., frutto di una lunga ed autentica passione durata più di quarant'anni: "René Char en ses poèmes" (Ediz. Gallimard, 1990), così come un saggio su Michel Foucault (Ediz. Albin-Michel, 2008).

Ma la sua opera più conosciuta dal grande pubblico resta I Greci credevano ai loro miti? Saggio sull'immaginazione costituente. Nel 2012 si cimentò in una traduzione dell'Eneide. Assieme a Georges Duby e Philippe Ariès contribuì a redigere l'opera La Vita privata, nello specifico il primo volume con il saggio "L'Impero romano".

Giudizi di apprezzamento «...un po' più tardi ho avuto la più grande esperienza intellettuale della mia vita leggendo l'affascinante libro di Paul Veyne "Il pane e il circo".» - Jon Elster.J. Elster (1940-…), Le laboureur et ses enfants : deux essais sur les limites de la rationalité, « Introduction », “La rationalité et les intellectuels français” ; Les Éditions de Minuit, « Propositions », 1986, p. 14.

«...Vi sono due grandi categorie di scettici: quelli che non credono a niente per pigrizia, per stanchezza, per mollezza, le persone cioè che si "distaccano" e si disinteressano totalmente di tutto. E quelli invece che credono solo a ciò che hanno capito, esperito, provato e verificato. Veyne appartiene certamente a questa seconda razza, quella buona.» - Claude Roy.

«...Paul Veyne mi ha costantemente aiutato nel corso di questi anni. Egli, da vero storico, sa cos'è la ricerca del vero. Ma conosce anche il labirinto nel quale si entra quando si vuol fare la storia con il gioco vero-falso. Veyne fa parte di coloro (assai rari oggidì) che accettano di affrontare il pericolo che reca con sé, per ogni pensiero, la questione della storia della verità. La sua influenza su queste mie pagine sarebbe assai difficile da circoscrivere» - Michel Foucault (a proposito delle modifiche introdotte fra il 1976 e il 1984 nella serie delle ricerche sulla "Storia della sessualità")M. Foucault (1926-1984), Histoire de la sexualité, t. II : L'Usage des plaisirs (1984), « Introduction », 1 : “Modifications” ; Gallimard, « Tel », n°279, 1997, p. 15.

Riconoscimenti

1972: Primo della Académie française. 2006: Premio Chateaubriand per L'Empire gréco-romain. 2007: Premio del Senato francese per il libro di storiaComunicato stampa del Senato francese, 2 giugno 2007 .. 2007: Grand prix Gobert. 2009: Premio Roger Caillois per il saggio sul sito della Maison de l'Amérique latine.. 2014: Prix Femina. 2017: Premio della Biblioteca nazionale di Francia. 2021: Medaglia del Senato francese.

Opere Saggi

- Nuova introduzione, Collezione di Testi e di Studi, Il Mulino, 2013, ISBN 978-88-15-24539-7. L'Inventaire des différences : leçon inaugurale au Collège de France, Seuil, Parigi 1976.

René Char en ses poèmes, Gallimard, Parigi, 1990.

- Collana Oscar Saggi, Milano, Mondadori, 1994, ISBN 978-88-043-8203-4. Humanitas: romani e no, trad. di Francesco Maiello, Roma-Bari, Laterza, 1993. [tratto da L'uomo romano, a cura di Andrea Giardina, Laterza, 1993]

Sexe et pouvoir à Rome, Premessa di Lucien Jerphagnon, Tallandier, Paris 2005. [raccolta di articoli] [raccolta di articoli] René Char, con Laurent Greilsamer, Ministère des Affaires Étrangères, Paris, 2007.

Mon musée imaginaire, ou les chefs-d'œuvre de la peinture italienne, Albin Michel, Parigi 2010.

Et dans l'éternité je ne m'ennuierai pas, Albin Michel, Paris, 2014, ISBN 978-2-226-25688-1

Une insolite curiosité, Robert Laffont, Parigi, 2020. Traduzioni Christian Meier, La Politique et la grâce. Anthropologie politique de la beauté grecque, (Politik und Anmut), trad. dal tedesco, Collection « Des Travaux », Paris, Éditions du Seuil, 1987, ISBN 2-02-009768-0. Publio Virgilio Marone, L'Eneide, trad. dal latino, Paris, Albin Michel/Les Belles Lettres, 2016, ISBN 978-2-226-20910-8, pp. 429.

Onorificenze

Note

Voci correlate Evergetismo

Collegamenti esterni

Scheda del professor Paul Veyne sul sito del Collège de France Interview: Paul Veyne, in « Lexnews », 22 dicembre 2007

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