Le elezioni politiche in Italia del 1953 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 7 e lunedì 8 giugno 1953. Il Senato, la cui legislatura aveva una durata di sei anni, fu sciolto anticipatamente.

I risultati videro la Democrazia Cristiana nuovamente maggioritaria, seppur in forte calo rispetto alle precedenti elezioni, così come pure l'intera area di governo composta da PSDI, PRI e PLI. La coalizione centrista, formatasi per ottenere il premio di maggioranza introdotto dalla nuova legge elettorale, non riuscì infatti a superare il 50% dei voti mancando l'obiettivo di pochi decimi (fermandosi al 49,2% dei consensi). Le elezioni rafforzarono invece la sinistra che, conclusa l'esperienza del Fronte Democratico Popolare, tornò divisa tra Partito Comunista Italiano e Partito Socialista Italiano, quest'ultimo privo però della connotazione di massa che aveva caratterizzato la sua nascita. D'ora in poi, infatti, il PCI sarà l'unico partito in grado di mettere in discussione il primato democristiano. Ebbero un notevole successo, seppur restando nettamente minoritaria, anche l'area della destra composta da monarchici, che con questa elezione ebbero il loro massimo storico, e i missini.

Sistema di voto Fatta salva l'eccezione dell'eventuale premio di maggioranza introdotto con legge n. 148/1953, le elezioni politiche del 1953 si tennero con il sistema di voto introdotto con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, dopo essere stato approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio 1946. Il sistema fu poi recepito come normativa elettorale per la Camera dei deputati con la legge n. 6 del 20 gennaio 1948. Per quanto riguarda il Senato della Repubblica, i criteri di elezione vennero stabiliti con la legge n. 29 del 6 febbraio 1948 la quale, rispetto a quella per la Camera, conteneva alcuni piccoli correttivi in senso maggioritario, pur mantenendosi anch'essa in un quadro larghissimamente proporzionale.

Secondo la suddetta legge, i partiti presentavano in ogni circoscrizione una lista di candidati. L'assegnazione di seggi alle liste circoscrizionali avveniva con un sistema proporzionale utilizzando il metodo dei divisori con quoziente Imperiali; determinato il numero di seggi guadagnati da ciascuna lista, venivano proclamati eletti i candidati che, all'interno della stessa, avessero ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, i quali potevano esprimere il loro gradimento per un massimo di quattro candidati.

I seggi e i voti residuati a questa prima fase venivano raggruppati poi nel collegio unico nazionale, all'interno del quale gli scranni venivano assegnati sempre col metodo dei divisori, ma utilizzando ora il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti.

Il 31 marzo 1953 venne promulgata la legge n. 148/1953, composta da un singolo articolo, che introdusse un premio di maggioranza consistente nell'assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse raggiunto il 50% più uno dei voti validi.

Differentemente dalla Camera, la legge elettorale del Senato rimase la stessa e si articolava su base regionale, seguendo il dettato costituzionale (art.57). Ogni Regione era suddivisa in tanti collegi uninominali quanti erano i seggi ad essa assegnati. All'interno di ciascun collegio, veniva eletto il candidato che avesse raggiunto il quorum del 65% delle preferenze: tale soglia, oggettivamente di difficilissimo conseguimento, tradiva l'impianto proporzionale su cui era concepito anche il sistema elettorale della Camera Alta. Qualora, come normalmente avveniva, nessun candidato avesse conseguito l'elezione, i voti di tutti i candidati venivano raggruppati in liste di partito a livello regionale, dove i seggi venivano allocati utilizzando il metodo D'Hondt delle maggiori medie statistiche e quindi, all'interno di ciascuna lista, venivano dichiarati eletti i candidati con le migliori percentuali di preferenza.

Circoscrizioni Il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 31 circoscrizioni plurinominali ed al Senato della Repubblica in 19 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.

Circoscrizioni della Camera dei deputati

Le circoscrizioni della Camera dei deputati furono le seguenti: Torino (Torino, Novara, Vercelli); Cuneo (Cuneo, Alessandria, Asti); Genova (Genova, Imperia, La Spezia, Savona); Milano (Milano, Pavia); Como (Como, Sondrio, Varese); Brescia (Brescia, Bergamo); Mantova (Mantova, Cremona); Trento (Trento, Bolzano); Verona (Verona, Padova, Vicenza, Rovigo); Venezia (Venezia, Treviso); Udine (Udine, Belluno, Gorizia); Bologna (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì); Parma (Parma, Modena, Piacenza, Reggio Emilia); Firenze (Firenze, Pistoia); Pisa (Pisa, Livorno, Lucca, Provincia di Massa-Carrara); Siena (Siena, Arezzo, Grosseto); Ancona (Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno); Perugia (Perugia, Terni, Rieti); Roma (Roma, Viterbo, Latina, Frosinone); L'Aquila (Aquila, Pescara, Chieti, Teramo); Campobasso (Campobasso); Napoli (Napoli, Caserta); Benevento (Benevento, Avellino, Salerno); Bari (Bari, Foggia); Lecce (Lecce, Brindisi, Taranto); Potenza (Potenza, Matera); Catanzaro (Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria); Catania (Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna); Palermo (Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta); Cagliari (Cagliari, Sassari, Nuoro); Valle d'Aosta (Aosta).

Circoscrizioni del Senato della Repubblica

Le circoscrizioni del Senato della Repubblica furono invece le seguenti: Piemonte; Valle D'Aosta; Lombardia; Trentino-Alto Adige; Veneto; Friuli-Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzi e Molise; Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna.

Quadro politico I governi De Gasperi e la nuova legge elettorale La I legislatura della Repubblica Italiana vide susseguirsi tre governi presieduti dal leader democristiano Alcide De Gasperi, tutti sostenuti dalla coalizione centrista, composta da DC, PSDI, PLI e PRI. Fu un periodo di stabilità politica che permise di varare importanti riforme, come quella agraria, e fondamentali provvedimenti per la ricostruzione del Paese dopo la guerra, come la Legge Fanfani. Sul piano internazionale, il governo si operò per stringere ulteriormente i vincoli dell'Italia con l'occidente aderendo alla CECA e alla NATO. Questa linea politica fu duramente contestata dalle sinistre, che avevano il Patto di Varsavia come punto di riferimento, ma anche da alcune parti dell'elettorato cattolico, che, seguendo i dettami di Pio XII, non vedeva di buon grado le alleanze militari. Vedendo quindi rinvigorirsi sia le forze di sinistra che quelle di destra, De Gasperi fece approvare una nuova legge elettorale che avrebbe dovuto premiare la coalizione centrista con il 65% dei seggi qualora avesse superato il 50% dei voti. Questo traguardo era ritenuto raggiungibile senza difficoltà (considerando che alle precedenti elezioni il centro aveva superato il 60% dei voti) e avrebbe garantito stabilità e governi di centro anche per la futura legislatura.

Principali forze politiche Partito Collocazione Ideologia principale Capo politico Foto Democrazia Cristiana (DC) Centro Cristianesimo democratico Alcide De GasperiPresidente del Consiglio dei ministri Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) Centro-sinistra Socialdemocrazia Giuseppe Saragat Partito Liberale Italiano (PLI) Centro-destra Liberalismo Bruno Villabruna Partito Repubblicano Italiano (PRI) Centro-sinistra Repubblicanesimo Oronzo Reale Partito Comunista Italiano (PCI) Sinistra Comunismo Palmiro Togliatti Partito Socialista Italiano (PSI) Sinistra Socialismo Pietro Nenni Partito Nazionale MonarchicoAccoglie nelle proprie liste piemontesi Alessandro Scotti del Partito dei Contadini d'Italia, che risulterà eletto e aderirà al gruppo misto. (PNM) Destra Monarchismo Alfredo Covelli Movimento Sociale Italiano (MSI) Destra Neofascismo Augusto De Marsanich

Campagna elettorale La nuova legge elettorale fu uno dei temi più importanti della campagna elettorale. Ribattezzata Legge Truffa dalle opposizioni, essa fu portata come esempio di una pericolosa involuzione democratica, fomentando la paura per una nuova fase autoritaria dopo quella fascista. Anche nella coalizione di governo vi furono dissensi e alcune componenti liberali e socialdemocratiche abbandonarono il centro con il dichiarato intento di non far raggiungere il quorum alla DC e i suoi alleati (PSDI, PLI, PRI).

Risultati

Camera dei deputati

+CoalizionePartito Voti % Seggi Differenza (%) /Centro democraticoDemocrazia Cristiana (DC) 40,10 263 8,41 42Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 4,51 19 2,56 14Partito Liberale Italiano (PLI) 3,01 13 0,81Nel Blocco Nazionale nel 1948 6Partito Repubblicano Italiano (PRI) 1,62 5 0,86 4Südtiroler Volkspartei (SVP) 0,45 3 0,02 Partito Sardo d'Azione (PSd'Az) 0,10 0 0,14 1Totale Coalizione di centroListe apparentate per ottenere il premio di maggioranza 49,80 303 12,81 67Partito Comunista Italiano (PCI) 22,60 1434,3235Partito Socialista Italiano (PSI) 12,70 75Partito Nazionale Monarchico (PNM) 6,85 40 4,07 26Movimento Sociale Italiano (MSI) 5,84 29 3,84 23Unione Socialista Indipendente (USI) 0,83 0 - -Unità Popolare (UP) 0,63 0 - -Alleanza Democratica Nazionale (ADN) 0,45 0 - -Altre liste 0,31 0 0,08 1Totale 100 590 16Schede bianche 1,52Schede nulle 3,13Votanti 93,84Elettori 100Fonte:

Senato della Repubblica

+ Partito Voti % Seggi Differenza (%) /Democrazia Cristiana (DC) 39,76 113 7,42 14Partito Comunista Italiano (PCI)Lista presentata in tutte le circoscrizioni, ad eccezione del Trentino-Alto Adige, nella quale vi era una lista unica PCI-PSI 20,21 511,325Partito Socialista Italiano (PSI) 11,90 26Partito Nazionale Monarchico (PNM) 6,51 14 5,25 13 Movimento Sociale Italiano (MSI) 6,07 9 5,35 8Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI)Lista presentata in tutte le circoscrizioni, ad eccezione del Lazio, nella quale vi era una lista unica PLI-PSDI-PRI, e della Calabria, nella quale vi era una lista unica PSDI-PRI 4,31 4 - 4Partito Liberale Italiano (PLI)Lista presentata in tutte le circoscrizioni, ad eccezione del Lazio, nella quale vi era una lista unica PLI-PSDI-PRI 2,86 3 - 4Partito Repubblicano Italiano (PRI) 1,08 0 1,54 4 Unità Popolare (UP) 0,71 0 - - Alleanza Democratica Nazionale (ADN) 0,68 1 - 1Südtiroler Volkspartei (SVP) 0,44 2 - Altre liste e liste miste 5,48 14 - 5Totale 100 237 Schede bianche 2,49Schede nulle 2,17Votanti 93,78Elettori 100Fonte:

Analisi territoriale del voto

La Democrazia Cristiana perde consenso in tutta Italia ma è nel centro-sud che registra i cali peggiori, spesso superiori al 15% con punte del 18% nelle province di Salerno ed Enna. Perde solo qualche punto nelle regioni rosse, che si distinguono nuovamente come le più ostili ai democristiani, mentre al nord i decrementi sono in linea con quello nazionale. Il forte arretramento al sud riporta i risultati del meridione in linea con la media nazionale e sposta notevolmente l'asse geografico del partito verso nord. In particolare il Triveneto e l'alta Lombardia dimostrano ancora un consenso granitico per lo scudo crociato. Altre zone forti sono le province di Cuneo, Lucca, e le zone più meridionali del centro (basse Marche, Basso Lazio e Molise). Si confermano, invece, di poco al di sotto del risultato finale le percentuali del Nord-Ovest.