Ha legato il suo nome soprattutto alla storia del Napoli, del quale è stato a lungo giocatore e poi allenatore, e della Fiorentina con cui, da allenatore, ha vinto lo scudetto nel campionato 1968-1969.

Era soprannominato petisso (piccoletto).

Biografia

Pesaola era figlio di un calzolaio marchigiano, Gaetano (che aveva lasciato Montelupone, in provincia di Macerata, nei primi anni venti), e di Inocencia Lema, entrambi emigrati in Argentina. Orfano di padre da giovanissimo, arriva in Italia grazie all'interessamento di un parente italiano, con l'intento di rimanervi pochi anni.

Durante la sua carriera di allenatore era celebre il fatto che fumasse molte sigarette durante ogni partita e indossasse un cappotto di cammello portafortuna. Alla sua figura di allenatore si è ispirato il regista Paolo Sorrentino per il personaggio del "Molosso", interpretato da Nello Mascia nel film L'uomo in più. Il figlio, Diego Roberto, è noto con il nome d'arte di Zap Mangusta.

Terminata la carriera da allenatore si è stabilito a Napoli, nel quartiere Vomero, città a cui era rimasto tanto legato da definirsi "un napoletano nato all'estero", divenendo opinionista per diverse trasmissioni televisive locali e nazionali; a riprova del profondo legame con la città, il 20 novembre 2009 la giunta comunale partenopea gli ha conferito la cittadinanza onoraria. È deceduto il 29 maggio 2015, a ottantanove anni, all'ospedale "Fatebenefratelli" di Napoli per un collasso cardiocircolatorio.

È stato ricordato con un minuto di silenzio sui campi di Napoli e di Firenze.

Caratteristiche tecniche

Da giocatore, Carlo Felice Chiesa lo ha definito «geniale nel pennellare cross millimetrici» e sottolinea la bravura nel dribbling e la precisione nel tiro. In seguito, da allenatore si era dimostrato eccelso nell'interpretazione delle gare, che affrontava con grande sagacia tattica, confessando che in alcune partite, mentre con le mani faceva visibilmente segno alla squadra di avanzare, a voce ordinava di retrocedere. Bruscolotti lo ricorda come un grande motivatore, abile nel trovare modi per stimolare i giocatori, Pecci per l'ambiente rilassato che creava anche nelle situazioni più difficili della stagione.

Carriera Giocatore Club Gli inizi in Argentina Iniziò la carriera calcistica nella squadra juniores del Dock SudMimmo Carratelli, La grande Storia del Napoli, Gianni Marchesini Editore, p. 110. ISBN 978-88-88225-19-7. e passò a 14 anni alle giovanili del River Plate allenate da Renato Cesarini, giocando con le riserve insieme ad Alfredo di Stéfano, avendo la strada sbarrata dalla concorrenza di Loustau.. Gioca nell'Almagro e dal 1944 al 1946 nel Dock Sud, arrivando con quella società a giocare in prima squadra, all'epoca all'ultimo posto del campionato cadetto argentinoCorriere dello Sport, 3 febbraio 1949, p. 3..

Roma Arrivato con il più quotato all'epoca Osvaldo Perretti, Pesaola si trasferì alla Roma nell'agosto 1947Corriere dello Sport, 9 agosto 1947, p. 1., facendosi apprezzare per la sua velocità in campo e l'aggressività, risolvendo il problema persistente della squadra, la mancanza di una buona ala sinistra e distinguendosi come attaccante veloce, abile nelle finte e prolifico. Concluse la prima stagione con 11 reti, tra cui una doppietta al Napoli (il 21 dicembre 1947, nella vittoria in trasferta della Roma per 2-1) ed una tripletta al Genoa (il 4 gennaio 1948 nella vittoria in trasferta per 4-2), mentre nella seconda annata segnò 8 volte.

Diventa in quegli anni, con la popolarità conquistata in campo, amico di vari attori e recita con Walter Chiari in L'inafferrabile 12 e Carlo Dapporto in L'inafferrabile 13. Anche a causa della frattura di tibia e perone, subita durante una partita contro il del 26 febbraio 1950 e provocata dall'avversario Gimona per reazione ad un presunto torto inflitto al compagno Gino GiaroliMimmo Carratelli, op. cit., p. 111. mentre l'azione di gioco era da tutt'altra parte, Pesaola fu costretto a fine stagione a lasciare Roma; Gimona, che poté contare sul perdono di Pesaola, fu dapprima squalificato a vita, poi la pena fu ridotta a due anni ed infine ulteriormente abbassata ad undici mesi; altre fonti riportano un'ulteriore diminuzione della pena a 6 mesi in seguito al perdono.

Terminò la stagione colpito nuovamente da un grave infortunio: il 9 aprile 1950 contro l'Atalanta si ruppe il perone in uno scontro con Gariboldi.

Novara L'infortunio è così grave che pensa lui stesso di essere arrivato alla fine della carrieraIl Calcio e il Ciclismo illustrato, numero 1, 3 gennaio 1957, p. 21.; passa quindi in prestito al Novara di Monzeglio con cui disputa due stagioni giocando con Silvio Piola, che l'ha convinto a non tornare in Argentina: il suo trasferimento fu risolto quando Piero Omodei, avvocato e dirigente della squadra piemontese, saldò il conto dell'albergo occupato dal giocatore a Cremona, durante la riabilitazione. Debutta con i piemontesi nella gara contro il del 5 novembre 1950 dove realizza il terzo gol del Novara nella vittoria interna per 3-2 pur dovendo affrontare la marcatura anche fallosa di GravaCorriere dello Sport, 6 novembre 1950, p. 2; disputa due stagioni in Serie A, segnando un gol alla Juventus, il 29 aprile 1951 nella vittoria interna per 3-1, prima vittoria dei novaresi contro i bianconeri dopo undici anni e (l'anno dopo) ottenendo con la squadra un ottavo posto nel campionato 1951-1952, piazzamento mai più raggiunto o migliorato dai piemontesi a cui contribuisce segnando 8 reti. Non potendo rientrare alla Roma, retrocessa in Serie B, per regolamento si accasa quindi per 33 milioni (con 6 milioni d'ingaggio per lui) al , dietro suggerimento della moglie Ornella, che era stata eletta Miss Novara in quegli anni, divenendo uno dei giocatori simbolo della città partenopea, in cui soggiorna come calciatore per otto anni.

Napoli

Arriva in Campania per far coppia con l'altro neoacquisto Jeppson, ritrovando come allenatore Monzeglio e mettendosi in luce già nelle amichevoli internazionali estive.: con Jeppson, anche in campionato, forma una coppia di attaccanti efficace, capace di portare il primo anno ad avere il terzo migliore attacco del campionato.: sigla nel primo anno 7 reti, tra cui il primo dei tre gol con cui il 18 gennaio 1953 gli azzurri battono la (che alla fine della stagione si classificherà al secondo posto perdendo lo scudetto per due punti) in casa per 3-2 mentre i partenopei concludono la stagione quarti in classifica a sei punti dalla squadra campione d'Italia.

Dopo una stagione 1953-1954 in flessione, Napoli quinti alla fine del campionato a 13 punti di distanza dai campioni d'Italia e con il sesto miglior attacco ed un'altra stagione 1954-1955 in ulteriore flessione (Napoli sesto a dieci punti dai campioni d'Italia con l'ottavo miglior attacco) nel 1955-1956 sorsero problemi tra la squadra e l'allenatore Monzeglio, dovuti alle carenze in difesa che annullavano gli effetti di un gioco della squadra spettacolare..

In questi anni cambierà ruolo per la presenza di giovani e affermati campioni in squadra, pur mantenendosi importante negli equilibri di gioco degli azzurri, passando da ala a regista offensivo e all'occorrenza punta: realizzò una doppietta al di Schiaffino e Buffon il 7 ottobre 1956, in trasferta a Milano.

Monzeglio venne quindi sostituito da Amadei e con la nuova dirigenza arriva nella stagione 1957-1958 il quarto posto finale, con la squadra che a fine campionato è il secondo miglior attacco della Serie A dopo la Juventus campione d'Italia. In questa stagione un suo gol all'Inter, del 5 gennaio 1958, in cui dopo aver rubato il pallone a Fongaro batté il portiere Matteucci, fu particolarmente apprezzato, fece parte della sigla alla Domenica Sportiva per vari anni. Successivamente il 2 febbraio 1958 la sua rete porta alla vittoria per 1-0 contro il Milan nella gara casalinga e a fine campionato è tra i protagonisti di una vittoria in casa contro la Juventus per 4-3 con la squadra che in quei giorni lottavano ancora per la conquista dello scudetto.

Fu tra i protagonisti del successo casalingo del 6 dicembre 1959, nella gara che segnò l'inaugurazione dello Stadio San Paolo, quando i partenopei vinsero 2-1, sotto gli occhi di Umberto (all'epoca presidente della FIGC) e Gianni Agnelli, sulla Juventus del Trio Magico Boniperti-Charles-Sívori, in una sfida in cui, secondo il Corriere dello Sport, pur giocando fuori ruolo per un incidente di gioco capitato al compagno di maglia Luís Vinício, riuscì a creare pericoli alle retrovie della formazione piemontese; ne fu anche capitano dal 1953 al 1960, totalizzando 240 presenze con 27 golDizionario del calcio, ed. Rizzoli, 1990, pag. 138..

Genoa e Scafatese Nel 1960 lascia Napoli su pressione dell'allenatore in carica dei partenopei Amadei, a cui era legato da profonda e nota inimicizia. per passare per una stagione in Serie B con il Genoa. Aiuta la squadra ligure a salvarsi dalla retrocessione: gioca 20 gare segnando 5 reti, di cui due nella gara contro il Foggia, nel girone di ritorno; passa quindi alla Scafatese come giocatore-allenatore.

Nazionale Esordì nella Nazionale B l'11 dicembre 1953 a Istanbul nella gara Italia B-Turchia 1-0, la prima di 6 partite con questa selezioneAlmanacco del Calcio Panini, edizione 1979, p. 461.: nell'occasione fornisce a Galli il passaggio con cui quest'ultimo realizzò il gol della vittoriaCorriere dello Sport, 12 dicembre 1953, p. 1.. Gioca anche la gara dell'11 aprile 1954 un pareggio casalingo per 0-0 contro la nazionale B della FranciaCorriere dello Sport, 12 aprile 1954, p. 2. e la gara di Coppa del Mediterraneo Italia-Turchia (1-1, disputata il 26 giugno 1955)Corriere dello Sport, 27 giugno 1955, p. 1..

Ha disputato anche come oriundo una gara nella Nazionale maggiore, debuttando a Lisbona il 26 maggio 1957 in -Italia (3-0), in una gara condizionata dagli infortuni di Alcides Ghiggia e Giuseppe Chiappella quando il risultato era ancora sull'1-0 ed il cui risultato si fece pesante solo negli ultimi minuti di gioco.

Allenatore Scafatese e Napoli, primo periodo

La sua prima panchina è quella della Scafatese, in qualità di giocatore-allenatore, nel campionato 1961-1962. Il 31 gennaio 1962, con il Napoli che rischia di retrocedere dalla Serie B., subentra a Fioravante Baldi su suggerimento dell'allora neodirigente Fiore., dando al Napoli la promozione in Serie A e la prima Coppa Italia nonché primo trofeo vinto dai partenopei nella loro storiaAlmanacco del Calcio Panini, edizione 1979, p. 210., consentendo ad una squadra militante in Serie B di vincere il trofeo per la prima voltaCome da albo d'oro della manifestazione. L'anno successivo si vide affiancare sulla panchina del Napoli da Eraldo Monzeglio, questa volta come Direttore Tecnico. per la mancanza dell'abilitazione necessaria a Pesaola; la coabitazione non fu comunque positiva per divergenze di idee che non riuscirono ad appianare.

Savoia e Napoli, secondo periodo Lascia quindi Napoli e rimane quindi parzialmente inattivo nella stagione 1963-1964: in quell'annata scende infatti tra i dilettanti per allenare il Savoia brevemente: lasciò la squadra dopo quattro mesi, con la squadra impegnata negli spareggi per salire di categoria.