La guerra sertoriana fu una serie di campagne militari intraprese contro il generale mariano Quinto Sertorio che resisteva in Spagna con alcune legioni fedeli a Gaio Mario, dai generali Metello Pio e Pompeo Magno, il grande nemico di Giulio Cesare, che ebbe qui la prima impresa militare degna di nota. La campagna fu però dura, e, anzi, Pompeo e Metello vennero ripetutamente sconfitti da Sertorio, e riuscirono a sconfiggere i mariani solo dopo il suo assassinio commesso dall'incapace generale Marco Perperna Ventone, che venne, quindi, definitivamente sconfitto e ucciso da Pompeo nel 72. La guerra, inoltre, diede a Pompeo una specie di lezione di strategia, che il condottiero imparò per le successive campagne.
Antefatto Nell'83 a.C. Quinto Sertorio, condottiero abile e valente, venne inviato in Spagna con la missione di avvicinare le tribù celtiche della Cantabria e della Lusitania alla causa dei populares contro Silla. La convincente azione di Sertorio guadagnò alle sue originarie tre legioni molti alleati. Quando Gaio Mario venne sconfitto da Silla, i mariani che volevano ancora combattere si rifugiarono in Spagna, e di fatto, Sertorio dominò la Penisola Iberica come un re. Silla, fortemente indispettito da questa sfida alla sua autorità, decise allora di mettere fine alla rivolta di Sertorio e di iniziare una serie di campagne militari che durarono un decennio, e che videro un esercito dopo l'altro sconfitto da Sertorio. La guerra sertoriana è ritenuta importante soprattutto per le abili mosse di Sertorio, che era un valente stratega e per l'entrata in scena del giovane Gneo Pompeo Magno.
Pompeo in questa guerra affrontò per la prima volta un condottiero al suo livello, abile e coraggioso. Sertorio, infatti, impartì diverse lezioni al giovane e promettente condottiero che imparò dagli errori e si guadagnò diverse vittorie fino a quando non venne sconfitto da un condottiero ancora più abile: Gaio Giulio Cesare.
Fonti La principale fonte della guerra viene da Appiano di Alessandria, valente storico che scrisse una grande opera intitolata Storia di Roma, che tratta in special modo le guerre civili. Nell'opera vi è una consistente fonte di informazioni sulla guerra sertoriana e sulle campagne militari condottevisi. Un'altra importante fonte è Plutarco, che descrive la guerra nelle due opere Vita di Sertorio e Vita di Pompeo, facenti parte della grande opera Vite parallele. Entrambe le fonti sono concordi, anche se Appiano sembra più informato dell'illustre collega.
Campagna militare Campagne di Silla: 82-79 a.C.
La prima fase della guerra vide le campagne militari condotte da Lucio Cornelio Silla e dai suoi luogotenenti. La prima fase della guerra vide più che altro campagne minori, condotte da generali di poco conto, sconfitti facilmente da Sertorio, e che non vide spettacolari battaglie. Nonostante ciò la campagna riveste un grande interesse per le strategie di Sertorio, che mise più volte in mostra il suo genio.
82 a.C. Lucio Cornelio Silla, dopo aver preso Roma dopo la vittoria di Porta Collina, decise di dover spazzare via gli ultimi generali mariani, e si mise ad assediare Volterra, ultima piazzaforte mariana in Italia. Intanto, Silla incaricò il generale Strabone di spazzare via l'esercito di Sertorio e di liberare la Spagna dal dominio dei mariani. Per conseguire l'obbiettivo, a Strabone fu affidato un esercito di cinque legioni, che fu acquartierato a Massilia (l'odierna Marsiglia), da cui sarebbe dovuta partire la nuova campagna militare, programmata per l'estate. Strabone decise di muoversi però solo nell'autunno, attraversando i Pirenei attraverso valichi rischiosi da attraversare. Secondo Appiano, egli intendeva superare Annibale superando i Pirenei, ma appena si trovò in Spagna, Sertorio lo aggredì in una stretta valle, dove un'intera legione fu annientata. Tra i morti c'era lo stesso Strabone. Le restanti quattro legioni si ritirarono quindi in Gallia. Il nuovo capo delle legioni, Antonio si preparò alla campagna per l'anno successivo.
81 a.C. Antonio preparò con cura la nuova campagna, e per non rischiare scelse un valico difficile ma poco conosciuto da Sertorio per far avanzare le truppe in Spagna. Sertorio, venuto a saperlo, decise di piazzare Celti contro Antonio davanti al valico. Appena Antonio vide i Celti fece correre gli stremati legionari contro i Celti che fuggirono, costringendo i legionari ad attraversare un freddo torrente ed una collina. Questi, stremati dalla marcia e dall'inseguimento, vennero sorpresi sul fianco da Sertorio che distrusse due legioni stremate che si arresero subito. Antonio, dopo essersene accorto costruì due forti di rifornimento e si diresse verso l'Ebro, ma Sertorio gli sfuggì nei pressi nel fiume, lo aggirò e distrusse i forti. Presso Sagunto, inoltre, nella notte uno dei tre accampamenti militari di Antonio venne attaccato e distrutto dalla cavalleria di Sertorio. Antonio decise allora di ritirarsi, ma perse la cavalleria nel valico, dove in un agguato furono uccisi dei cavalieri. Secondo Plutarco, Antonio venne rilevato dal comando, mentre secondo Appiano venne spostato in Africa. Il comando delle operazioni fu quindi affidato a Marco Petreio, che decise di non agire e di assediare la Spagna.
80 a.C. Petreio, dopo aver considerato i pro e i contro, decise di attaccare solo in estate, per sorprendere Sertorio, ma disgraziatamente per lui non riuscì ad organizzare l'esercito per la campagna militare, e quindi decise di attaccare in autunno. Petreio però, si ammalò e morì, e Silla decise di affidare l'andamento della guerra a Metello Pio un valido generale famoso per la sua tattica da temporeggiatore. Intanto la Sicilia veniva tolta ai Mariani dall'abile condottiero Pompeo Magno, mentre Volterra cadeva e Gaio Mario il giovane veniva ucciso, distruggendo uno dei principali simboli dei mariani. Silla decise allora di commissionare una nuova campagna ispanica che sarebbe partita dalle Baleari, ancora in mano ai Silliani, ma la flotta venne incendiata da alcuni agenti mariani e la campagna fu sospesa.
Campagne di Metello: 79-76 a.C.
La seconda fase della campagna vide la strategia attendista del valido generale Metello Pio, che utilizzò una tattica di difesa che inevitabilmente finiva per logorare il nemico, la strategia però, scalfì appena la grande abilità di Sertorio, che non ebbe troppi problemi nell'evitare Metello. La seconda fase si concluse con l'arrivo di Pompeo in Spagna.
79 a.C. Per la nuova campagna, Metello radunò sei legioni alle quali si unirono due di veterani, per un totale di 8 legioni, ossia uomini, pronti ad attaccare i mariani di Sertorio. In quello stesso anno, però, anche Sertorio ricevette dei rinforzi; alle sue tre legioni si unirono, infatti, tre legioni dall'Africa e una dalla Sicilia, creando un esercito di ben uomini da contrapporre a Metello. La campagna cominciò in Cantabria, dove le ostili tribù locali vennero sconfitte da Metello, che riuscì quindi ad ottenere il primo successo della campagna. Metello decise di accamparsi presso Valencia, la base principale di Sertorio, e di agire assalendo i suoi alleati celtici, costituiti da Cantabri e Lusitani. Sertorio capì però la strategia di Metello e in risposta assalì la sua cavalleria sulle montagne delle Asturie. La vittoria di Sertorio costò a Metello ben cavalieri, e secondo Appiano, dopo il disastro decise di rimediare attaccando la cavalleria di Sertorio, che però fece intervenire gli alleati gallici. La battaglia finì con 800 morti mariani e tra i soldati di Metello. Per recuperare prestigio, Metello assalì la capitale dei Cantabri, che venne incendiata e conquistata. Sertorio, allora, decise di attendere l'inverno, ma Metello continuò a muoversi, affidando uomini a un certo Glaucio, che vennero però sconfitti presso Sagunto. La vittoria di Sertorio costrinse Metello a sospendere le operazioni.
78 a.C. Metello riprese la sua strategia attendista in primavera, decidendo di attaccare l'Ebro; Sertorio distaccò quindi Perperna e due legioni contro Metello, che però lo sconfisse nei pressi di Sagunto occupando anche la città. Metello decise allora di distaccare un'altra legione verso Valencia per catturare Sertorio, ma quest'ultimo riuscì ad ingannarlo prendendo con sé solo 300 cavalieri e facendo avanzare il resto degli uomini in Cantabria. Metello, allora, prese uomini e inseguì Sertorio che però aveva già abbandonato i suoi 300 cavalieri e, raccolti uomini assalì il campo di una legione, che venne completamente distrutta. Sertorio, quindi, riprese Sagunto e guadò l'Ebro, costringendo Metello a tornare indietro mentre Perperna e Lepido, i suoi principali luogotenenti, senza Metello alle spalle, poterono recuperare la Cantabria. Metello capì il pericolo di essere circondato, e costruì un vallo difensivo per impedire a Perperna ed a Lepido di avanzare, i due vennero costretti a fermarsi. Sertorio riuscì però ad aggirare Metello e si rifugiò tra i Baschi, che convinse a sostenerlo. Metello iniziò, quindi, una campagna contro i Baschi, che furono costretti a ritirarsi. Secondo Appiano, però, Sertorio ne approfittò per avanzare nella Valle dell'Ebro che cadde totalmente in mano sua. Metello, allora, capì di dover condurre la campagna nelle aree corrispondenti al moderno Portogallo.
77 a.C. Metello riprese la campagna partendo dalla Lusitania e invadendo la Cantabria, le Asturie e l'attuale Portogallo del nord. La guerra iniziò con una grande vittoria sui luogotenenti di Sertorio, che, sorpresi mentre si ritiravano, vennero completamente sconfitti perdendo una legione tra morti e prigionieri. I Cantabri decisero allora di attaccare la colonna, ma Metello li respinse con facilità, e riuscì a catturare alcuni dei principi iberi, che vennero però rimandati in atto di clemenza alle rispettive tribù. Sertorio, venuto a sapere delle due sconfitte decise di rimediare, e corso in Portogallo, attirò le truppe di Metello in trappola; ma Metello riuscì a salvarsi, anche se perse uomini, e Sertorio decise di tornare a Sagunto e di avanzare presso i Pirenei. Un certo legato Valerio venne sconfitto e ucciso in battaglia presso l'Ebro, mentre Sertorio avanzava verso tre forti militari che vennero assediati e distrutti. Metello, lasciati dei presidi nelle zone appena conquistate, accorse sul luogo della battaglia e rimediò agli errori dei luogotenenti costruendo un vallo per contenere Sertorio. Metello rimase per mesi stazionario, riuscendo a guadagnarsi l'amicizia di alcune tribù e logorando Sertorio, che però reagì: secondo Plutarco fece un discorso di incoraggiamento alle truppe, e con un esercito motivato, assalì e superò il vallo di difesa. In quello stesso momento arrivò la notizia dell'arrivo di un nuovo generale: Gneo Pompeo. Il giovane condottiero, reduce da due successi sui Mariani in Africa e Sicilia, dalla quale era fuggito Perperna, in seguito luogotenente di Sertorio, era ansioso di guadagnarsi una grande impresa, e ottenne il proconsolato con Metello. Il giovane ottenne mezzi più ampi del predecessore e collega facendo così iniziare l'ultima fase della guerra sertoriana che però iniziò con la distruzione da parte di Sertorio della cavalleria celtibera di Metello.
Campagne di Pompeo: 76-72 a.C.
La terza fase della campagna è quella più documentata e viene ampiamente descritta sia da Appiano di Alessandria (Guerre Civili; Hispaniense) e da Plutarco nelle Vite parallele, nelle quali vi è la biografia del nuovo comandante Gneo Pompeo Magno, che cominciò una guerra più di movimento, che vide però una serie di penalizzanti sconfitte fino alla imprevista fortuna che garantì la vittoria finale.