Di origine armena, è meglio noto per aver portato a termine la conquista dell'Italia avviata da Belisario sotto Giustiniano, sconfiggendo gli ultimi re goti Totila e Teia e i Franchi. Dopo la conquista dell'Italia (553), Narsete la governò per conto dell'Imperatore, ma le proteste dei Romani persuasero l'Augusto Giustino II, successore di Giustiniano, a rimuoverlo dal governo dell'Italia, sostituendolo con Longino. La notizia, fornitaci dalle fonti primarie, secondo cui Narsete avrebbe per ripicca invitato i Longobardi in Italia è considerata dalla storiografia moderna inattendibile.

Biografia I primi anni

Narsete nacque nel tardo V secolo in territorio persiano. da una famiglia della ricca nobiltà armena,Narsete sarebbe appartenuto al casato dei Kamsarakan, ramo del casato di Karen-Pahlavi, che era una delle «sette grandi famiglie iraniane che vantava un'origine dagli Arsacidi». Cfr. ma fu cresciuto alla corte di Costantinopoli, dove da eunuco fu istruito come servitore al palazzo imperiale.. Acquisì grande influenza alla corte di Giustiniano I grazie al favore di Teodora. In breve tempo ebbe riconoscimenti nella gerarchia imperiale, raggiungendo la posizione di sacellarius (amministratore del tesoro fiscale) e primicerius sacri cubiculi nel 530-531.. Per le sue capacità diplomatiche gli fu dato il compito di convincere i soldati persiani ad unirsi ai romani: in questo modo, nel 530, convinse Narsete Persarmeno e Arazio, a passare dalla parte romana. Nel 531 divenne uno spatharius e in seguito (intorno al 537 o 538) fu promosso a praepositus sacri cubiculi (responsabile della camera da letto dell'imperatore); fu anche cubicolario.. Diverse fonti gli attribuiscono la carica di chartularius in quanto, come ha dimostrato Stein, il primicerius sacri cubiculi era uno dei tre chartularii sacri cubiculi..

La rivolta di Nika

Narsete era a Costantinopoli quando alle idi di gennaio del 532 scoppiò una rivolta nella capitale, la rivolta di Nika, in cui le due fazioni dell'Ippodromo, i Verdi e gli Azzurri, tentarono di rovesciare con la violenza l'Imperatore Giustiniano e di porre sul trono Ipazio, nipote dell'ex Imperatore Anastasio..

Giustiniano aveva già pronte le navi per fuggire dalla capitale, ma fu fermato da Teodora che gli rammentò che il trono è un glorioso sudario, ridandogli coraggio. L'Imperatore affidò quindi a Narsete il compito di dividere le due fazioni a Costantinopoli, mentre Belisario e Mundo ebbero l'incarico di sedare la rivolta con le armi: il 18 gennaio del 532 Narsete corruppe gli Azzurri con del denaro facendo inoltre notare loro che l'Imperatore Giustiniano li aveva sempre protetti, mentre Ipazio, l'usurpatore che intendevano innalzare al trono, avrebbe favorito i Verdi; forse per il denaro, forse per l'abile mossa diplomatica, gli Azzurri abbandonarono i Verdi e ritornarono fedeli a Giustiniano... Nella stessa giornata l'esercito di Belisario e Mundo represse con successo la rivolta; all'attacco contro la folla di ribelli assembrata all'ippodromo di Costantinopoli prese parte lo stesso Narsete, presumibilmente in qualità di comandante dei spatharo-cubicularii (guardia eunuca). Fu così che Narsete contribuì, insieme a Belisario e Mundo, a salvare il trono a Giustiniano.

Guerra per la chiesa d'Egitto

Nel 535 intraprese un'altra delicata missione, questa volta per Teodora. Lo scopo era giungere ad Alessandria d'Egitto per rimettere a capo della cristianità egizia il vescovo monofisita Teodosio ed esiliare il suo rivale (di fede ortodossa) Gaiano; alla testa di uomini Narsete riuscì in 104 giorni a vincere i sostenitori di Gaiano e a restaurare Teodosio sul trono patriarcale.. Tuttavia i ribelli non si diedero per vinti e organizzarono una nuova rivolta. Per sedici mesi Narsete rimase ad Alessandria conducendo una guerra civile contro i ribelli e venendo costretto addirittura in un'occasione a incendiare parte della città. Nell'autunno del 536 Teodosio, a causa dei disordini, decise di ritornare a Costantinopoli lasciando Alessandria presumibilmente insieme a Narsete.

Nel 537 Teodosio, essendosi rifiutato di accettare il credo di Calcedonia, venne rimosso dal trono patriarcale e spedito in esilio a Derkos in Tracia; al suo posto venne eletto al soglio patriarcale un monaco calcedoniano, Paolo; per la prima volta in cinquant'anni il patriarca di Alessandria non era monofisita. Da quest'atto seguì la definitiva separazione delle due linee patriarcali, copta ed ortodossa, rendendo permanente lo scisma tra le due Chiese.

La prima campagna in Italia

Nel 538, a sessant'anni, Narsete ebbe il comando dei rinforzi che vennero inviati dall'imperatore in Italia, che ammontavano a mercenari Eruli e soldati bizantini.. Narsete andò subito in attrito con Belisario, il generalissimo (strategos autokrator) a cui Giustiniano aveva affidato il comando delle operazioni belliche in Italia. Narsete insistette con Belisario affinché procedesse a salvare il generale e amico Giovanni nipote di Vitaliano, assediato dai Goti a Rimini, ma il generalissimo era contrario a liberare Rimini dall'assedio senza prima aver espugnato Osimo, in quanto temeva un attacco alle spalle da parte della sua guarnigione, e inoltre provava rancore contro Giovanni, il quale aveva in precedenza disobbedito ai suoi ordini, e avrebbe preferito abbandonarlo al suo destino.. Alla fine Belisario cedette alle pressioni di Narsete, e l'esercito bizantino marciò in direzione di Rimini, che venne liberata dall'assedio goto.. Le truppe di Vitige furono costrette a ritirarsi a Ravenna.

Il salvataggio di Giovanni, tuttavia, non pose fine ai contrasti tra Belisario e Narsete, dovuti a visioni strategiche antitetiche: Belisario basava la sua strategia sulla guerra di posizione, volta alla conquista delle fortezze una a una per non correre il rischio di lasciarsi eserciti ostili alle spalle e sul loro uso per attuare una guerra di logoramento cercando di evitare il più possibile uno scontro in campo aperto, mentre invece Narsete privilegiava la guerra di movimento.. La strategia di Narsete era peraltro condivisa da altri generali, che presero subito le parti dell'eunuco. Secondo Procopio di Cesarea una parte consistente dell'esercito bizantino (almeno soldati), costituita dagli Eruli e dalle truppe di Giustino, di Giovanni, di Arazio e di Narsete Persarmeno, spronò Narsete a non accettare la superiore autorità di Belisario, ritenendo vergognoso il fatto che un funzionario ben addentro nei segreti di corte dovesse non comandare ma obbedire a un altro condottiero: espressero il desiderio che il merito e la gloria della riconquista dell'Italia non spettasse interamente a Belisario ma anche e soprattutto a Narsete, e sostennero che senza di lui il generalissimo non sarebbe riuscito a combinare alcunché di rilievo, essendosi privato di gran parte delle truppe per metterle a presidio delle città conquistate..

Ben presto il contrasto tra i due divenne evidente: Belisario era intenzionato ad intraprendere l'assedio di Urbino e di Osimo e al contempo inviare delle truppe a liberare Milano dall'assedio goto, mentre Narsete riteneva più vantaggioso dare la priorità alla conquista dell'Emilia, in modo da minacciare da vicino la stessa Ravenna, capitale dei Goti. Il generalissimo, nel tentativo di riaffermare la propria autorità suprema, lesse alle truppe una lettera dell'Imperatore nella quale veniva ribadito che Narsete non era stato inviato in Italia per capitanare gli eserciti, spettando questo compito al generalissimo Belisario, al quale tutti avrebbero dovuto obbedire nell'interesse dello stato; Narsete, tuttavia, prese a pretesto il passaggio della lettera di Giustiniano nel quale veniva affermato che «è dovere di voi tutti obbedirgli nell'interesse del nostro stato» () per disobbedire agli ordini di Belisario qualora ritenesse che questi non stesse agendo negli interessi dell'Impero. Convinto di agire a vantaggio dell'Impero, l'eunuco abbandonò l'assedio di Urbino con i soldati a lui fedeli dirigendosi in Emilia: dopo una sosta a Rimini, Narsete inviò Giovanni con un esercito ad assediare Cesena, ma l'assalto alle mura fu respinto con perdite ingenti e l'assedio venne levato; in compenso le truppe di Narsete riuscirono a impadronirsi di Forum Cornelii e del resto dell'Emilia.. Tuttavia le divisioni nell'esercito, con una fazione dalla parte di Belisario e un'altra dalla parte di Narsete, nel complesso resero più difficoltosa la conquista dell'Italia e agevolarono, peraltro, l'espugnazione e la distruzione di Milano da parte gota; difatti i soldati si rifiutarono di seguire l'ordine impartito da Belisario di soccorrere Milano se non fosse giunta anche l'esplicita autorizzazione di Narsete, e ciò ritardò i tempi impedendo ai rinforzi di arrivare in tempo.. Dopo la caduta di Milano l'imperatore, comprendendo come fosse deleteria la rivalità tra i due generali, decise di richiamare Narsete a Costantinopoli, ridando così a Belisario il completo controllo dell'esercito..

Intrighi a Costantinopoli

Nel 541 Narsete prese parte attiva al tranello ordito da Antonina - moglie di Belisario - e dall'Imperatrice Teodora ai danni del prefetto del pretorio d'Oriente, Giovanni di Cappadocia, da esse detestato.

Antonina aveva convinto Giovanni a partecipare a una congiura contro Giustiniano per prendere il potere e i due si erano messi d'accordo di incontrarsi a Rufiniane (proprietà privata di Belisario nei pressi di Calcedonia) a una certa ora. Antonina, tuttavia, informò Teodora che informò a sua volta l'Imperatore; quest'ultimo inviò Narsete e Marcello con alcuni soldati ad assistere di nascosto all'incontro. Antonina si recò sul posto con Narsete e Marcello, che dovevano ascoltare la conversazione nascosti con alcuni soldati dietro un muro. La donna, come previsto, si incontrò con Giovanni a mezzanotte. Quando Narsete e Marcello ebbero la conferma che Giovanni stava ordendo una congiura contro l'Imperatore, gli balzarono addosso per ucciderlo ma Giovanni riuscì a sfuggire grazie all'intervento delle sue guardie del corpo che ferirono Marcello. Alla fine però non riuscì ad evitare la condanna da parte di Giustiniano: costretto a farsi monaco, venne esiliato in Egitto e privato di tutte le sue proprietà.

La seconda campagna in Italia

Campagne contro i Goti (552-553)

Nel 545 Narsete convinse nuovamente i capi degli Eruli a portare i loro uomini in Italia.. Durante la missione si imbatté in un barbaro appartenente alla tribù degli Anti che millantava di essere il generale bizantino Chilbudio e, dopo averlo interrogato, si accorse che si trattava di un impostore, malgrado quest'ultimo, essendosi ben documentato su Chibuldio e conoscendo bene il latino, recitasse bene la sua parte; dopo averlo imprigionato, riuscì a costringerlo a confessare l'inganno e lo portò con sé a Costantinopoli..

La sua grande occasione venne nel 551. Belisario era stato richiamato a Costantinopoli senza essere riuscito a stabilizzare la posizione militare bizantina nella penisola e l'Imperatore Giustiniano aveva deciso di inviare suo cugino Germano con un esercito per sconfiggere i Goti, ma costui morì a Serdica prima di poter muovere verso l'Italia. Narsete fu quindi nominato generalissimo ed inviato al suo posto.. Narsete, che prima di partire aveva preteso di essere dotato degli uomini e del denaro necessario per concludere la guerra, radunò un esercito imponente, senza farsi molti scrupoli di arruolare con generosi donativi barbari Unni, Gepidi, Eruli, Longobardi e Persiani fra le sue schiere; l'esercito di Narsete radunatosi a Salona arrivò quindi a comprendere all'incirca uomini...