Biografia Luca Vitone studia al DAMS di Bologna e nel 1990 si trasferisce a Milano, dove inizia un lungo sodalizio con la Galleria Emi Fontana. Durante gli anni Novanta partecipa a importanti collettive nazionali e internazionali e dal 1994 collabora continuativamente con la Galleria NagelLa prima mostra di Vitone alla Galleria Nagel risale al 1994. Der unbestimmte Ort raccontava vari aspetti della cultura e delle tradizioni Rom. Nel cortile del palazzo, che ospitava lo spazio espositivo, era apparecchiata la tavola con la cena preparata dalle donne della comunità e un gruppo rom intratteneva, con le musiche tradizionali, i visitatori mentre degustavano i piatti. Situate su due pianerottoli due donne leggevano una le carte e l’altra la mano, mentre in galleria erano esposte le immagini e i documenti che narravano la storia del popolo rom con particolare attenzione allo sterminio perpetrato dai nazisti. Un lavoro, incentrato sull’idea del viaggio migratorio che i rom iniziarono a sostenere dal IX secolo, presentava le date ufficiali del loro arrivo nei vari luoghi europei e i nomi attribuiti loro di volta in volta dalle popolazioni autoctone. Un’altra opera trattava della lingua, un frasario di romanès e tedesco, ed era affiancata da sette immagini raffiguranti mezzi di trasporto tipici. Infine un terzo lavoro trattava delle differenze culturali, focalizzando il punto di vista rom. Un elenco con i nomi dei gruppi più importanti era accostato a una pittura murale, raffigurante la bandiera rom, e a quattro pannelli composti dai ragazzi della comunità con fotografie e scritti sulle problematiche della migrazione e dell’emarginazione in rapporto alla società tedesca contemporanea. L’aspetto interattivo e conviviale della mostra costituiva l’occasione per un processo di recupero della memoria di un popolo e il mezzo per accostarsi alla sua storia. La scelta di rappresentare il popolo rom era un modo per riflettere sui meccanismi che legano l’uomo al luogo: nella cultura rom, infatti, il referente geografico non è prioritario e la condizione di nomade implica l’idea di un luogo che si costruisce all’interno di sé., ora Nagel Draxler, a Colonia e Berlino. Nel 2000 espone al P.S.1 di New York e presenta al Palazzo delle Esposizioni di Roma StundàiuTolomeo, M. G., (a cura di), Luca Vitone. Stundàiu, Roma, Castelvecchi, 2000., mostra-omaggio alla sua città natale Genova. Al 2006 risale la sua prima retrospettiva itinerante Luca Vitone. Ovunque a casa propria. Überall zu Hause presentata al Casino Luxenbourg, poi nel 2007 all’O.K. Centrum di Linz e infine nel 2008 alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo. Il 2010 è l’anno d’inizio della collaborazione con la Galleria Pinksummer di Genova e nel 2012 tiene due importanti personali: Monocromo Variationen al Museion di Bolzano e Natura morta con paesaggi e strumenti musicali alla Fondazione Brodbeck di CataniaLuca Vitone. Presente Materiale, Museion, Bolzano, Fondazione Brodbeck, Catania, Mousse Publishing, Milano, 2012.. Nel 2013 ritorna alla Biennale di Venezia, dopo una prima partecipazione nel 2003 e il rifiuto del 2011Di Genova, A., La carica di uno, centomila, nessuno …, in "Alias", n. 21, 28 maggio 2011, p. 6; Miliani S., Da Cucchi a Perino & Vele. C'è chi dice «no», in "l'Unità", 26 maggio 2011, pp. 38-39; Heiser J., Es ist etwas faul im Staate Megalomania, in "Frankfurter Allgemeine Zeitung", n. 126, 31. Mai 2011, S. 29., esponendo per l’eternità al Padiglione Italia nella mostra Vice Versa curata da Bartolomeo PietromarchiPietromarchi, B. (a cura di), "Vice versa", Mousse Publishing, Milano, 2013, pp. 104-111.. Nel 2019 ha curato una mostra digitale di progetti non realizzati di artisti contemporanei all'interno di MoRE. a museum of refused and unrealised art projects, archivio e museo digitale che conserva anche diversi suoi progetti. Dal 2020 Luca Vitone contribuisce alla rivista e collettivo internazionale d'artisti E il topo.
Attività Temi e opere Il lavoro di Luca Vitone analizza principalmente l’insieme dei meccanismi che legano l’uomo postmoderno, costantemente diviso tra natura e cultura, al suo luogo d’origine e all’ambiente con cui entra in relazione: nelle sue opere, per lo più azioni e installazioni, la memoria personale s’interseca con la storia collettiva e il luogo assume un significato rinnovato perché diventa spazio di un’esperienza antropologica. La cartografia e l’itinerario, la musica, il cibo e il monocromo sono gli strumenti scelti dall’artista per tratteggiare la sua poetica.
La cartografia e l'itinerario La mappa, poiché insieme astratto di segni grafici che non trovano riscontro nella realtà, è per Luca VitoneL’artista usa la mappa nelle sue varie forme. Ad esempio in Identificazione del luogo (1989-1991) Vitone sceglie di utilizzare il linguaggio amministrativo della mappa catastale, in Carte atopiche (1988-1992) le classiche carte topografiche, in Non siamo mai soli (1994) le mappe d’appartamento. metafora del rapporto superficiale e inconsistente dell’uomo con il luogo, ormai ridotto a un semplice dato di fatto. In Galleria PintaPerretta, G., Luca Vitone. Galleria Pinta, Galleria Neon Bologna, 1990. del 1988, l’artista riproduce su carta fotocopiata la planimetria in scala 1:1 della Galleria Pinta di Genova e la posa sul pavimento, creando così un’ideale simulazione dello spazio che è reso concreto e reale solo in un secondo tempo dalle impronte dello spettatore che ne testimoniano il suo passaggio. Nel ciclo Carte AtopicheCascone, R., Si è perduto il rapporto tra l’uomo e il territorio, in "Il Giorno", 3 aprile 1993; De Cecco E., Luca Vitone, in “Flash Art”, a. XXVI, n. 175, maggio 1993, pp. 90-91; Piccoli C., Luca Vitone, in "Juliet", a. XIV, n. 63, giugno 1993, p. 65. (1988-1992), Vitone cancella i toponimi, riferimento culturale, dalle cartine topografiche eliminando così lo strumento indispensabile per la loro decodificazione. In L’invisibile informa il visibileGuidi, C., Inga-Pin, L., Pedrini, E., Potere la lingua, Edizioni Asir, Pontecagnano (SA), 1988, pp. 63-68. (1988-2010) le carte geografiche sono montate su plexiglas e installate con la parte stampata verso la parete o il soffitto dello spazio espositivo. Da lontano le opere sembrano monocromi ma man mano che ci si avvicina, s’intravedono le tracce di un territorio che è leggibile a seconda della nostra attenzione e della nostra conoscenza. Lo strumento più adeguato per riappropriarsi dello spazio, per riconoscere e conoscere l’ambiente è, secondo l’artista, l’itinerario. Wide CityLuca Vitone. Wide City, Comune di Milano-Progetto Giovani, Milano, 1999., opera del 1998, è un percorso guidato attraverso i cambiamenti avvenuti nel tessuto urbano milanese in seguito alle varie ondate migratorie. Lo spettatore, su suggerimento dell’artista, può scegliere di visitare le attività straniere stampate sul retro di mappe della città di Milano lasciate in un modello della Torre Velasca, e può così sperimentare all’esterno dello spazio espositivo, la rilevazione artistica di un fenomeno antropologico. Anche Liberi tutti!Cherubini, L., Luca Vitone. Topografie, in Christov-Bakargiev C., Pratesi L., Tolomeo M. G., Città Natura, Fratelli Palombi Editori, Roma, 1997, pp. 154-159, 254., progetto realizzato nel 1996 a Basilea, nel 1997 a Roma e nel 2008 a Carrara, è un itinerario alla scoperta dei luoghi anarchici della città. Vitone identifica, attraverso ricerche d’archivio, i luoghi che nella tre città hanno rappresentato dei punti di riferimento per l’ideale anarchico e li segnala appendendovi la bandieraLa bandiera è un tema ricorrente nell’opera di Vitone: essa non è più simbolo di rivendicazione politica, militare o territoriale, ma metafora d’individualità e libero nomadismo. Eppur si muove, opera che sintetizza il disegno della bandiera anarchica e di quella rom compare nel 2003 a Stazione Utopia, una delle mostre della 50ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia curata da Molly Nesbit, Hans Ulrich Obrist e Rirkrit Tiravanija, e alla mostra Déplacements, curata da Lorence Bossé e Hans Ulrich Obrist all’ARC/Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris. In Nulla da dire solo da essere, progetto presentato nei primi mesi del 2004 alla Galleria Emi Fontana di Milano, le bandiere di Vitone invece parlano. Tra i ventuno vessilli, appesi al soffitto dello spazio espositivo e lasciati fluttuare nel vuoto, ve ne sono di tre tipologie differenti: bandiere nere con bordo rosso, bandiere nere con ruota rossa e bandiere nere con scritte rosse. Queste ultime riportano citazioni tratte da testi di pensatori e artisti amati da Vitone come Piero Manzoni, Eduard Bernstein, Vittorio Foa, Louis Ferdinand Céline, Menachem Mendel, Pëtr Arsinov. Le bandiere riflettono sul rapporto tra l’individuo e la società e pongono l’accento sul tema del movimento e dell’essere in cammino, sia in senso letterale sia metaforico. nera bordata di rosso simbolo dell’anarchia. Un libello, all’interno dello spazio espositivo, riporta tutti gli indirizzi e invita gli spettatori ad andare alla ricerca della storia. Percorso attraverso la storia italiana è invece l’installazione luminosa Souvenir d’Italie (lumières) del 2014, evoluzione di un progetto nato nel 2010 per la personale alla Galleria Michel Rein di Parigi. L’artista, con un’opera piuttosto controversaDel Prete, F., Luminarie P2, scoppia la polemica: “Togliete quei simboli massonici”, in “Il Resto del carlino”, 17 dicembre 2014; Angelotti M., de Manincor A., Luminarie e P2, le organizzatrici difendono l’allestimento, in “La Repubblica” on line, 22 dicembre 2014; Spezia L., Luca Vitone: “luminarie della P2, ma quale ambiguità, volevo solo ricordare i depistaggi della massoneria deviata”, in “La Repubblica”, 22 dicembre 2014; Alberti F., I simboli della P2 a Bologna sulle luminarie delle feste, in “Il Corriere della Sera”, 22 dicembre 2014, p. 29; Alberti F, Bologna: luminarie natalizie “massoniche e inquietanti”, in “Il Giornale.it”, 22 dicembre 2014., ripercorre la drammatica vicenda dell’attentato che ha provocato la strage del 2 agosto 1980 alla Stazione di Bologna, ponendo in via Matteotti, sopra il ponte che attraversa i binari della stazione, una sequenza di tre forme simboliche che viste in prospettiva formano il simbolo massonico della Loggia P2.
La musica e il cibo