L'Esploratore (già Venezia) è stato un avviso a ruote della Regia Marina.
Caratteristiche Costruito nei cantieri londinesi Money, Wigram & Sons, che ne avevano curato anche la progettazione, l'avviso era capoclasse di una classe di due unità (l'altra era il Messaggiere) e, all'epoca dell'entrata in servizio, risultò tra le migliori unità del tipo, nonché, per alcuni anni, la più veloce nave del periodoFranco Bargoni, Franco Gay, Valerio Manlio Gay, Navi a vela e navi miste italiane, pp. 182 e da 417 a 423. Ultimi avvisi con scafo in legno (e carena rivestita di rame), l'Esploratore ed il Messaggiere subirono un prematuro deterioramento dello scafo, probabilmente a causa di una stagionatura non sufficientemente lunga del legno. Il costo totale delle due navi, senza macchine, ammontò a 1.386.962 lire, mentre per le sole macchine il prezzo fu di 1.092.586 lire.
Di forme stellate, eleganti e marine, i due avvisi avevano scafo basso e molto allungato, con una prua slanciata a clipper e ponte di coperta sgombro da sovrastrutture, ad eccezione di una passerella di comando collocata a cavallo dei due tamburi delle ruote. All'estrema prua vi era un carabottino di ridotte dimensioni, adibito alla manovra dei fiocchi ed alla direzione delle operazioni d'ormeggio; un secondo carabottino, per la barra del timone ed i frenelli, era invece situato a poppa.
All'estrema poppa, sottocoperta, era situata la sala del consiglio, quindi, andando verso prua, si trovavano gli alloggi del Comandante e poi quelli degli ufficiali, mentre altri camerini per ufficiali erano situati a proravia dell'apparato propulsivo. La zona prodiera del corridoio era invece riservata ai marinai, ma era di dimensioni piuttosto ridotte: mentre in navigazione tali locali risultavano sufficienti, grazie all'alternarsi dei turni di guardia, che faceva sì che parte dell'equipaggio non si trovasse negli alloggi, in porto essi erano largamente inadeguati, obbligando metà del personale a dormire a terra. Nel 1866, eliminata la carboniera di prua, fu possibile ampliare i locali destinati all'equipaggio. Dato che l'Esploratore operò per vario tempo direttamente a disposizione dei vertici della Regia Marina, i locali riservati agli ufficiali vennero modificati e convertiti in cabine per l'alloggio di personaggi di alto rango. La sala consiglio fu a sua volta modificata per l'uso come quadrato ufficiali, venendo al contempo ridotta per poterne ricavare anche un camerino per ufficiali.
Per poter migliorare la velocità massima, i due avvisi vennero costruiti attenendosi ad una necessità di leggerezza, che si tradusse però anche in una certa debolezza strutturale: sin dalle prime uscite in mare, infatti, e più ancora dopo i primi viaggi verso la Spagna, si mise in evidenza sull'Esploratore il fatto che le vibrazioni prodotte dalla macchina in funzione e dalle ruote in movimento provocarono un tremito generale dello scafo, causando preoccupazioni circa la sua resistenza. Non si verificarono mai rilevanti cedimenti strutturali, ma le palette delle ruote rimasero danneggiate più volte, e numerose parti dello scafo, in occasione di raddobbi, vennero trovate rotte od in cattive condizioni. Si giunse anche a progettare il rinforzo dello scafo mediante una cintura di lamiere di ferro, ma i tecnici del Ministero della Marina ritennero un simile intervento, ed il conseguente irrigidimento della struttura, inutile od anche dannoso, rifiutando così il progetto.
Lo scafo era formato da 96 ossature sulle quali erano poggiati tre strati di fasciame, due dei quali diagonali incrociati ed uno, quello più esterno, orizzontale. La carena era inoltre ricoperta di rame. Il legname utilizzato nella costruzione era di vario tipo: teak per ossatura, fasciame, suola, opera morta, scalmotti, paramezzale (sito all'altezza della sala macchine) e maestre e barrotti dei boccaporti dei locali dell'apparato motore; quercia per madieri, ossature e massiccio di prua e di poppa; larice per bagli, barrotti, riempimenti, dormienti in coperta, sottodormienti della sala macchine e dei carbonili, tavolame della coperta e del corridoio; abete per le paratie interne.
L'apparato motore, costituito da una macchina alternativa diretta verticale a due cilindri oscillanti con condensatore a miscuglio (ad iniezione ordinaria) prodotta dalla ditta britannica Penn & Sons, alimentata da quattro caldaie parallelepipede in ferro a tubi di fiamma (questi ultimi realizzati in ottone), imprimeva la potenza di 350 hp (247-258 kW) nominali (con 20,5 giri al minuto), o 1070 hp (788 kW) effettivi, a due ruote a pale articolate, consentendo l'ottima velocità di 17 nodi, velocità alla quale la nave poteva procedere per 120 ore. La macchina era semplice ed affidabile, provvista di due cilindri di 1,82 metri di diametro e con 1,52 metri di corsa degli stantuffi, mentre le ruote, con diametro di 5,7 metri (con immersione di 1,28 metri in dislocamento normale) avevano ognuna dieci pale articolate larghe 1,31 metri. La nave aveva inoltre tre alberi armati a goletta a palo (trinchetto, maestra e mezzana a vele auriche).
Nel 1875, essendo le macchine in eccellenti condizioni ma ormai superate, si richiese alla ditta produttrice un parere circa la possibilità di modernizzarle convertendole in macchine composte: il 13 luglio 1875 tale azienda rispose che sarebbe stato possibile rifoderare uno dei due cilindri, trasformandolo in cilindro ad alta pressione, mentre l'altro, dopo rifoderatura di ricostruzione, sarebbe divenuto un cilindro a bassa pressione; in alternativa si sarebbero potuti aggiungere due cilindri di alta pressione diagonali, mantenendo come cilindri di bassa pressione i due preesistenti. In entrambi i casi sarebbe stato necessario munire la macchina di condensatore a superficie. Non essendo però possibile ottenere i pieni vantaggi dell'espansione composta, la ditta propose di costruire un nuovo apparato motore di tipo moderno, che avrebbe occupato più spazio ma, richiedendo minori consumi, avrebbe potuto essere sistemato a bordo con la riduzione dei carbonili. Valutando però anche le eccellenti condizioni delle macchine, il Ministero della Marina optò per la rinuncia alle modifiche, preferendo sottoporre le macchine originali a lavori di grande riparazione, effettuati sull'Esploratore tra il 1878 ed il 1879.
Le caldaie, alimentate con una scorta di carbone di 310-320 tonnellate, avevano una superficie di riscaldamento complessiva di 521 m² (la superficie totale delle 16 graticole, quattro per ogni caldaia, era di 29,66 m² e scaricavano i loro fumi in due fumaioli, uno a prua ed uno a poppa delle ruote. La pressione del vapore era in origine di 1,76 kg/cm², ma con il passare del tempo ed il logorio delle caldaie dovette essere ridotta ad 1,34 kg/cm², riducendo così la velocità a 12-13 nodi. Nel 1874 la nave raggiungeva gli otto nodi con due caldaie in funzione, i 10/10,5 con tre e gli 11,5/12 con quattro. A causa del logorio delle caldaie, provocato dall'introduzione del salino insieme al condensato proveniente dal condensatore, si resero necessarie non meno di due sostituzioni della muta di caldaie. La prima sostituzione venne affidata con contratto del 12 maggio 1869 alla ditta Fratelli Orlando di Livorno: le nuove caldaie, costruite in base ai disegni originali, vennero consegnate con un ritardo di qualche settimana. Il peso previsto inizialmente per caldaie ed accessori, 84 tonnellate in tutto, salì poi a più di 120,895 tonnellate complessive (90,487 tonnellate per le sole caldaie): del resto rientrava negli interessi dei costruttori, dato che il contratto prevedeva il pagamento a peso, incrementare il peso delle caldaie per poi poter chiedere, adducendo modifiche richieste dal committente durante i lavori, un maggior prezzo. Consegnate nel 1869, le caldaie vennero imbarcate verosimilmente tra il 1872 ed il 1873. Nel 1879 tale muta venne sostituita con un'altra prodotta dalla ditta Fardy Sue Galopin di Savona.
Nel 1878 le imbarcazioni dell'Esploratore, ormai logorate, vennero rimpiazzate con altre prelevate da altre navi radiate in tempi recenti: tre lance rispettivamente da 8,10, 7,60 e 7,30 metri (la prima e l'ultima della pirocorvetta Etna e la seconda della pirocorvetta Magenta) ed un battello di 5,50 m (anch'esso in precedenza dell'Etna). L'avviso aveva inoltre una dotazione d'acqua di quattordici tonnellate, bastante per quaranta giorni.
L'armamento dei due avvisi, anche per via del loro impiego bellico abbastanza contenuto, era piuttosto ridotto, ammontando in origine a due soli cannoni ad avancarica, in ferro rigato cerchiato, da 120 mm. In seguito a nuovi lavori, nel 1873, tali pezzi vennero sostituiti da due cannoni in bronzo a canna rigata da 75 mm N. 1, a retrocarica, e da due mitragliere.
Storia Impostato nel luglio 1862 con il nome di Venezia, l'avviso venne varato nel febbraio 1863 e completato nel maggio dello stesso anno, cambiando nome in Esploratore solo al momento della consegna alla Regia Marina. Per diversi anni l'Esploratore rappresentò la più veloce nave dell'epoca.
Nei primi tempi dopo l'entrata in servizio l'avviso compì un viaggio durante il quale toccò vari sorgitori della penisola iberica.