Un prestito linguistico è una parola, una struttura sintattica, un morfema o un fonema che entra a far parte del patrimonio di una determinata lingua e proviene da una comunità di lingua diversa, in seguito al contatto tra culture diverse. Con lo stesso termine s'intende anche il fenomeno di adozione della parola straniera.
È chiamato anche forestierismo, esotismo e, con accezione negativa, barbarismo.
Storia Nel contatto tra due popoli, quale che sia il genere del rapporto (commerciale, culturale, politico ecc.), avviene sempre uno scambio anche linguistico. La direzione è generalmente influenzata dal maggiore prestigio di una delle due lingue, ma l'influenza è sempre reciproca. Così, ad esempio, il latino, che in epoca classica era percepito come meno prestigioso del greco, ha ricevuto da questa lingua moltissimi prestiti, ma anche il greco ha preso alcune parole dal latino. La natura amichevole o meno del rapporto non influenza l'entità dello scambio, come attesta l'intensità del fenomeno del prestito tra le lingue del Mediterraneo nel Medioevo, quando le Crociate non risparmiavano musulmani ed ebrei, e, per converso, i pirati arabi praticavano sistematicamente la schiavitù.
Il fenomeno del prestito linguistico comincia comunque già in epoche molto antiche. È necessario risalire almeno alla progressiva disgregazione dell'Impero romano d'Occidente, causata, tra le altre cose, dalle invasioni barbariche: il contatto tra questi diversi popoli comporta l'ingresso nel fondo latino di diversi prestiti di origine germanica, bizantina, slava ed araba. Per altro verso, il cristianesimo delle origini ha stimolato nei popoli germanici l'accoglimento di parole latine, mentre il cristianesimo greco ha influenzato significativamente le lingue dei popoli slavi..
Caratteristiche Il prestito è una delle modalità attraverso cui le diverse lingue arricchiscono il proprio repertorio.. Inizialmente l'estraneità dei prestiti è più forte, per cui per la storia di un prestito è molto importante il fattore tempo: un termine può essere considerato "straniero" e poi far parte a tutti gli effetti del lessico dei parlanti (con o senza adattamenti); può essere considerato accettato quando il suo uso è percepito come normale dai parlanti (non importa se essi conoscano molto, poco o nulla la lingua e la cultura da cui proviene). Già Machiavelli aveva delineato alcuni principi base dell'adozione dei prestiti linguistici (in particolare, la possibilità di un prestito "di necessità" e quella dell'adattamento delle forme provenienti dall'esterno a quelle più consuete per la lingua che riceve):
Secondo Vinay e DarbelnetJean-Paul Vinay, Jean Darbelnet, Stylistique comparée du français et de l’anglais: Méthode de Traduction, Parigi, Didier 1958., spesso i prestiti linguistici diventano di uso comune grazie a una traduzione.Shuttleworth M., Cowie M. 1997, Dictionary of translation studies, Manchester, St. Jerome.
Come nota Paolo D'Achille, "il fenomeno del prestito, comune a tutte le lingue, è dovuto a fattori extralinguistici": può infatti essere causato da contiguità territoriale tra due lingue, da movimenti migratori, da vicende sociopolitiche, da rapporti economici e culturali. L'occasione dell'affermarsi di un prestito è data dalla presenza di parlanti bilingui.D'Achille, L'italiano contemporaneo, 2010, cit., p. 66. Così, ad esempio, la massiccia presenza in diverse lingue di prestiti dall'inglese relativi al mondo dell'informatica rinvia al fatto che il gruppo sociale che nei diversi Paesi si occupa di informatica è in genere bilingue (parla cioè l'inglese oltre alla propria lingua madre): lo stesso discorso può essere esteso ad altri specialisti (biologi, genetisti, fisici ecc.).. Anche il turismo di massa ha agevolato lo scambio di elementi linguistici tra diverse lingue, quanto meno perché ha favorito una certa disponibilità mentale verso culture diverse dalla propria.
Oltre al contatto diretto tra parlanti, un ruolo sempre più significativo per il diffondersi di prestiti è ricoperto dalle lingue trasmesse dai mezzi di comunicazione di massa, in cui il verso della comunicazione è unidirezionale e manca dunque l'interazione. Anche gli scambi via e-mail hanno un ruolo non trascurabile.
Un fattore rilevante nella maggiore o minore facilità con cui due lingue si scambiano parole è la somiglianza strutturale tra la lingua donatrice e la lingua ricevente. Così, ad esempio, l'arabo ha fornito centinaia di parole alle lingue romanze, ma di esse pochissimi sono gli aggettivi e ancora meno i verbi. Al contrario, le lingue indoeuropee si sono scambiate tra loro moltissime parole e in molti casi, nelle diverse lingue, le forme differiscono per elementi trascurabili (come la desinenza o il suffisso): un esempio è il termine letteratura (littérature in francese, literature in inglese, Literatur in tedesco). In ogni caso, lo scambio di sostantivi è sempre di gran lunga prevalente rispetto a quello di aggettivi o verbi. Infatti, "i primi arrivano spontaneamente come «etichette» per gli oggetti e le nozioni importate".Ivan Klajn, Influssi inglesi nella lingua italiana, Olschki, Firenze, 1972, p. 26, citato in .
Tipologia Prestiti adattati e prestiti integrali Nella lingua scritta le parole, locuzioni o in generale le costruzioni linguistiche straniere, eventualmente trascritte se non appartenenti allo stesso sistema di scrittura, possono avere effetti direttamente sul lessico oppure sulla morfologia della lingua ospite. In particolare, le parole possono entrare nella lingua ospite in varie forme:
un prestito si dice "adattato" (o "integrato" o anche "adeguato") quando la lingua che lo accoglie ne modifica la forma per adeguarlo (attraverso adattamento) al proprio sistema morfologico o fonologico (ad esempio: le parole italiane lanzichenecco, bistecca o toeletta, rispettivamente dal tedesco Landsknecht, dall'inglese beef-steak e dal francese toilette, oppure lo spagnolo mitin dall'inglese meeting ecc.)..Scheda su treccani.it. si dice invece "integrale" (o "acclimatato" o anche "non adattato") quando il materiale fonico non viene modificato (ad esempio, gli italofoni oltre alla forma toeletta usano anche toilette, che è appunto la versione acclimatata) o viene modificato solo inconsapevolmente sul piano intonativo oppure, se trasmesso attraverso la lingua scritta, viene modificato per via della pronuncia abituale della lingua che riceve (così gli italofoni usano la parola inglese starter, ma non la pronunciano come gli anglofoni).
Va comunque precisato che la distinzione tra prestiti adattati e non adattati non è del tutto rigorosa sul piano teorico. Infatti, come scrive Roberto Gusmani, "il prestito rappresenta una «risposta» attiva della lingua [...] alle sollecitazioni e agli influssi provenienti da un'altra lingua. Tale «risposta», per fedele che sia, non può mai adeguarsi perfettamente all'archetipo, perché una corrispondenza tra entità non commensurabili come sono i singoli sistemi linguistici non può essere che approssimativa".Roberto Gusmani, Saggi sull'interferenza linguistica, Le Lettere, Firenze, vol. I, 1981, p. 19, citato in .
Prestiti di necessità e prestiti di lusso Si distinguono prestiti "di necessità" e prestiti "di lusso" a seconda della reale esigenza che la lingua che li adotta ha di essi:
prestiti di necessità: sono parole introdotte quando ad esempio viene scoperto un nuovo oggetto o comunque entra un nuovo referente (patata, caffè, juke-box...), riempiendo un vuoto lessicale o semantico; prestiti di lusso (o "di prestigio"): teoricamente superflui in quanto esiste già nella lingua un termine col medesimo significato; si usano per la particolare sfumatura espressiva che hanno e per aumentare il prestigio di ciò che designano (show per spettacolo, boom per esplosione, manager per gestore, baby-sitter per bambinaia).
Di fatto la distinzione tra prestiti di necessità e prestiti di lusso "non regge dal punto di vista scientifico, perché da un lato tutto può essere denominato attraverso meccanismi interni di formazione delle parole, dall'altro le parole straniere possono avere connotazioni diverse dalle corrispondenti voci" della lingua che accoglie il prestito. Ad esempio, dopo la scoperta dell'America, l'italiano, per indicare il Solanum tuberosum, ha adottato, attraverso la mediazione dello spagnolo, una voce indigena, giungengo così alla voce patata, mentre per il Solanum lycopersicum sono state usate le parole italiane pomo e oro, ottenendo pomodoro; il francese, per indicare le stesse piante, ha operato in modo opposto (pomme de terre e tomate). Per altro verso, la voce baby sitter non corrisponde affatto alla figura della bambinaia del passato e la voce gay ha una connotazione diversa rispetto a omosessuale.Gli esempi sono tratti da D'Achille, L'italiano contemporaneo, 2010, cit., p. 66-67.
Contenuti del prestito Prestito lessicale Il fenomeno del prestito nasce dall'esigenza di nominare un concetto o un oggetto che nella lingua di destinazione non ha un nome proprio. Il prestito ha dunque la funzione di colmare una lacuna lessicale presente nella lingua che accoglie il termine.
Il vocabolo viene generalmente adeguato al sistema fonologico (e talvolta ortografico) della lingua che lo riceve. Ad esempio, quando gli spagnoli giunsero nel Nuovo Mondo, gli europei dovettero dare il nome a piante, animali e frutti fino ad allora sconosciuti nel Vecchio Mondo; in italiano: avocado viene dal nahuatl āhuacatl, attraverso lo spagnolo aguacate, poiché i primi esportatori di tale frutto furono gli Spagnoli; puma, in modo simile, risale al quechua (sempre attraverso lo spagnolo); caffè, invece, viene dall'arabo qahwaʰ (قَهْوَة), attraverso il turco kahve.
Nida afferma che «il prestito linguistico di parole straniere è spesso considerato una pratica più sicura della creazione di parole usando componenti lessicali indigene», ma quando si diffondono nella cultura ricevente «sono sempre soggette a cambiamenti di significato e spesso modificano il proprio orientamento semantico».
Talvolta il vocabolo viene acquisito senza che la lingua di adozione introduca una nuova parola per sostituire il prestito. Questo può essere determinato dalla supremazia di una lingua in un determinato settore. Un esempio di quanto appena affermato è il linguaggio informatico inglese, da cui l'italiano ha attinto molti vocaboli, quali scanner, mouse o webcam.
Prestiti dalla lingua italiana Numerosi sono altresì gli italianismi, ossia i prestiti ad altre lingue di termini italiani. Per ragioni storiche i prestiti dall'italiano si concentrano soprattutto in singoli settori, nei quali l'italiano, soprattutto in epoca rinascimentale, aveva il ruolo di lingua di riferimento. Si trovano quindi prestiti linguistici in campo finanziario: ad esempio, in inglese bank da «banca» (o «banco», con lo stesso significato) e bankrupt da «bancarotta»; in tedesco Konto, Risiko e Kredit, rispettivamente da «conto», «rischio» e «credito».
Vi sono numerosi prestiti nel campo semantico delle arti: per la musica, molto simili nelle diverse lingue europee, si hanno viola, piano, crescendo, adagio, presto, andante e così via (vedi Lingua italiana nella musica), pressoché identici anche nella morfologia (non però nella pronuncia); per le arti figurative si ricordano, in francese, italianismi come aquarelle, graffiti e fresco (dall'italiano rinascimentale "al fresco", moderno "affresco"), ed i paralleli in altre lingue.
Altri prestiti dall'italiano sono l'inglese antenna (o il tedesco Antenne); il tedesco e inglese alarm (sostantivo derivato a sua volta dalla locuzione all'arme!).