Per organizzazione militare dei Galli si intendono le armi, le tattiche ed i soldati impiegati dai Galli durante le loro guerre, dal IX secolo a.C. al I secolo a.C.

Contesto storico: da Hallstatt e La Tène, fino ai Celti

La Cultura di Hallstatt è la prima che può essere associata ed identificata con quella celtica, a cui appartenevano i Galli, e si estendeva lungo l'arco alpino, dalla Francia orientale fino al medio Danubio. In quell'epoca la spada era l'arma principale assieme a lance, giavellotti e daghe, anche se solo i nobili potevano permettersi la panoplia completa; l'armatura era composta invece da uno scudo, generalmente ovale, dall'elmo e da una corazza in cuoio o lino pressato.Barry W. Cunliffe, Iron Age Communities in Britain Ch. 19 Warfare, ISBN 0-415-34779-3; Venceslas Kruta, Les Celtes. Histoire et dictionnaire, Éditions Robert Laffont, Parigi, 2000, p. 425

A partire dal VII secolo a.C. le armi in bronzo furono soppiantate da quelle in ferro, e l'accorciamento della spada, la grande diffusione di giavellotti e la scomparsa dei finimenti per cavalli dalle sepolture possono indicare che la tattica bellica avesse subito una modifica in cui la fanteria aveva avuto il predominio sulla cavalleria.

La Cultura di La Tène vide grandi cambiamenti nell'arte bellica. Mentre nell'epoca Hallstattiana la guerra era condotta su scala locale, dal V secolo si svolsero migrazioni molto più vaste, che portarono i Celti a contatto con nuove regioni e nuovi popoli. In questa fase la cultura celtica occuperà territori che si estendono dall'Iberia ai Carpazi e dalla Scozia e dall'Irlanda fino all'Italia centro-settentrionale, arrivando a raggiungere gran parte del bacino danubiano e parti delle attuali Bulgaria e Turchia.Venceslas Kruta, Les Celtes. Histoire et dictionnaire, p. 425 Sappiamo che in questo periodo i Celti utilizzavano le spade corte da stocco (40 cm), tanto quanto le spade lunghe (fino a 80 cm) da taglio, contenute in foderi di legno o cuoio, ed erano altrettanto utilizzati giavellotti (da tre a quattro a persona, stando ai ritrovamenti funebri) e lance; la cavalleria non aveva ancora un ruolo importante. Gli elmi erano poco frequenti, e torneranno a diffondersi lentamente dal IV secolo a.C.

Galli e Romani (IV - I secolo a.C.)

Invasioni galliche in Italia

Il primo scontro con i Romani avvenne nel 391-387 a.C., con il conseguente saccheggio della città, quando Brenno, re dei Senoni, sconfisse l'esercito romano nella Battaglia del fiume Allia, affidandosi ad un esercito di 70.000 uomini dotato anche di fanti e cavalieriPlutarco, Camillus 15-30. I Galli costituirono per Roma un continuo pericolo, finché attorno al 360 a.C. le incursioni e le invasioni furono fermate grazie alla vittoria romana ottenuta alla battaglia dell'Aniene.Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, II.5

Nel 332 a.C. tra Roma e i Senoni fu stipulato un trattato di pace che, a quanto sembra, garantirà un interludio di pace durato circa trent'anni. Ma ben presto, nell'ambito della terza guerra sannitica, i Senoni seguirono le sorti della coalizione italica di etrusco-sannita con cui si erano alleati: insieme ad essi furono sconfitti nella battaglia del Sentino, che permise a Roma l'istituzione dellAger Gallicus e la fondazione della colonia di Sena Gallica,Demandt, p. 86. che ancora conserva, nel moderno toponimo di Senigallia, la duplice memoria dell'etnonimo e dell'origine di quel popolo celtico.

Nel 283 a.C., Roma vinse nella battaglia del lago Vadimone, combattuta contro una coalizione celto-etrusca.

Nel 249 a.C. i Boi chiamano in soccorso i Galli transalpini, innescando una nuova crisi che si concluderà nel 225 a.C.,Christiane Eluère, p. 69. l'anno in cui si registra l'ultimaOgilvie, Cronologia. invasione gallica dell'Italia: i Romani perdono la battaglia di Fiesole mentre l'anno successivo la vittoria contro Celti insubri, Boi e GesatiKruta, La grande storia dei Celti, pp. 251. nella battaglia di Talamone,Polibio, Storie, II.25. spianerà a Roma la strada per la conquista del Nord.

Guerre in Gallia Cisalpina

Per la prima volta l'esercito romano poteva spingersi oltre il Po, dilagando in Gallia Transpadana: la battaglia di Clastidium, nel 222 a.C., valse a Roma la presa della capitale insubre di Mediolanum.

I Romani subiranno, nel 216 a.C., uno smacco contro i Boi, nell'agguato della Selva Litana ma saranno vittoriosi nella Battaglia di Cremona, nel 200 a.C., e in quella di Mutina (Modena), nel 194 a.C. Si compiva, con la sottomissione dei Boi, la conquista della Cisalpina: pochi decenni dopo, lo storico greco Polibio poteva già personalmente testimoniare la rarefazione dei Celti in pianura padana, espulsi dalla regione o confinati in alcune limitate aree subalpine.Polibio, Storie, II.35.4.

La Gallia cisalpina fornirà a Cesare il bacino a cui attingere per la coscrizione delle legioni da utilizzare nella campagna di Gallia: la ricompensa si avrà nel 49 a.C. quando, attraversato il Rubicone, innescata la guerra civile con Pompeo e ottenuto il titolo di dictator, Cesare concesse la cittadinanza romana.Demandt, p. 92.

Seconda Guerra Punica

Dopo l'attraversamento delle Alpi di Annibale, molti Galli cisalpini (eccetto i Cenomani) entrano a far parte del decimato esercito cartaginese, rimpiazzando le perdite subite dai Cartaginesi nel lungo viaggio. Annibale sfrutterà la poca resistenza dei Galli in prima linea a Canne.

Guerre in Gallia Transalpina

La prima apparizione delle insegne romane in Gallia si avrà intorno al 150 a.C., quando l'esercito di Roma sarà impegnato nel sud della Gallia ad ingaggiare la prima delle campagne contro le tribù celto-liguri dei Salluvii, spina nel fianco di Massalia,Zecchini, p. 6. l'odierna Marsiglia, colonia focea legata a Roma da amichevoli rapporti risalenti almeno all'inizio del IV secolo a.C.,Zecchini, p. 7. e meritevole della gratitudine di Roma per l'aiuto prestato nella seconda guerra punica.Demandt, p. 87. I Salluvi, che gravitavano sulla loro capitale Entremont (presso l'attuale Aix-en-Provence), furono rapidamente sconfitti e le legioni romane poterono fare immediato ritorno in patria.Christiane Eluère, p. 80. Una generazione dopo, Roma è costretta a intervenire di nuovo: i Salluvi sono definitivamente sconfitti intorno al 125-124 a.C. dal console Marco Fulvio Flacco.Livio, Periochae, LX, 125

Negli anni immediatamente successivi alla sottomissione dei Salluvii e alla conquista di Entremont, si acuirono le tensioni con i popoli stanziati a est e a ovest del corso del Rodano, Allobrogi e Arverni. Roma, forte anche della sua alleanza con gli Edui, si sentì pronta a lanciare una campagna di espansione nelle regioni meridionali della Gallia e a contrastare il risorgente egemonismo arverno portato avanti dal suo leader Bituito: questi avrebbe radunato trecentomila uomini, ma i consoli che si avvicendarono in quegli anni, Quinto Fabio Massimo e Gneo Domizio Enobarbo, portarono a termine l'annessione di territori a sudest e a cavallo del Rodano. La vittoria di Enobarbo, presso la confluenza tra il Rodano e l'Isère decise definitivamente la contesa: nel 121 a.C. venne eretta la provincia romana della Gallia Narbonense e, tre anni dopo, venne dedotta la colonia di Narbona, capitale provinciale con il suo porto:Demandt, p. 88. le nuove acquisizioni territoriali rendevano possibile la frequentazione di un agevole collegamento con le province ispaniche, attraverso la Via Domitia, costruita da Gneo Domizio Enobarbo negli anni dal 121 al 117 a.C.

La conquista dell'intera Gallia Transalpina è invece dovuta ad una serie di campagne militari condotte dal proconsole romano Gaio Giulio Cesare negli anni compresi tra il 58 a.C. ed il 51 a.C.. Egli raggiunse anche la Britannia, ma l'influsso politico che vi rimase fu molto debole, fino a scomparire pochi anni dopo. Le guerre galliche culminarono nell'assedio di Alesia del 52 a.C., nel quale i Romani ottennero la vittoria decisiva. L'anno successivo la Gallia divenne un territorio romano. Le descrizioni degli eserciti gallici della metà del I secolo a.C. sono date da Giulio Cesare nel De bello Gallico, che è tra l'altro anche la fonte più approfondita su tale tema.

Unità ed organizzazione

Per moltissimo tempo i Galli non fecero uso di soldati di professione; l'arruolamento di un esercito era affidato alla tribù di appartenenza, ma era anche possibile che uomini liberi (chiamati ambactoiCesare, De bello Gallico, VI, 15, oppure soldurii in Aquitania) decidessero di seguire personaggi prestigiosi, fino a sacrificarsi per loro, in casi di pericoloCesare, De bello Gallico, III, 22. Il fatto che ogni tribù potesse mobilitare fino a un terzo del numero complessivo di membri della popolazione faceva sì che i Galli fossero in grado di radunare enormi eserciti in poco tempo, ma complessivamente poco efficaci a causa dello scarso addestramento e, poiché la panoplia aveva un grande peso, gli eserciti gallici ebbero sempre una resistenza piuttosto limitata.

Fanteria Tacito scrive che la forza dei Galli si basava sulla loro fanteria.Stephen Allen, Celtic warrior, 300 BC-AD 100, p. 45 Il primo dei numerosi popoli gallici combattuti da Cesare furono gli Elvezi, che combattevano, contrariamente da come volevano le credenze popolari, in falangi capaci di resistere alla cavalleria ed avanzare con uno schieramento compatto.Cesare De bello Gallico, I, 24.

Fanteria leggera di disturbo (es. arcieri) Cesare parla anche dell'utilizzo di frecce per impedire l'attraversamento del fiume durante l'assedio di GergoviaCesare De bello Gallico, VII, 41, mentre popoli come i Nervi facevano anche uso di giavellotti.Cesare De bello Gallico, V, 44 Nonostante diversi scrittori romani precedenti parlassero di un grande uso di spade da parte dei Galli, Cesare non menziona grandi gruppi equipaggiati di tali armi. A partire dalla metà del I secolo a.C. è probabile che i Galli disponessero di piccoli corpi di soldati professionisti ben addestrati ed equipaggiati, originati dalla classe guerriera, a cui si aggiungeva un consistente numero di guerrieri, in caso di guerre, provenienti da leve militari e con armi, armature ed addestramento leggeri o di scarsa qualità. Vercingetorige, inoltre, fece anche uso di arcieri, fatto poco documentato dagli autori classiciCesare, De bello Gallico, VII, 31.

Cavalleria e carri da guerra

Alcuni popoli disponevano anche di notevoli forze di cavalleria. I carri da guerra, invece, molto diffusi negli antichi eserciti gallici, subirono un brusco declino a partire dal III secolo a.C., a causa della maggior manovrabilità dei cavalieri e del costo inferiore. I carri da guerra, tirati da due piccoli cavalliBuilding an Iron Age Chariot, Mike Loades, furono usati fino al III secolo a.C. in Gallia Cisalpina e, almeno per i capi, fino al II secolo a.C. in Gallia Transalpina. Probabilmente, tuttavia, per un certo periodo carri e cavalli convissero.

I primi cavalieri usavano lo stesso armamento impiegato dai fanti, ma col passare del tempo lo scudo si fece rotondo per essere meno ingombrante, mentre la spada si allungò fino a raggiungere i 90 cm nel II secolo a.C., influenzando in seguito anche le armi dei fanti.

Mercenari Guerrieri gallici servirono come mercenari in molti eserciti dell'antichità. Ricordiamo quando il tiranno di Siracusa, appare coerente con il successivo assoldamento di contingenti mercenari celti,Giustino, nella sua epitome delle Storie filippiche di Pompeo Trogo, in un passo in cui è debitore di Teopompo: XX, 5 (testo latino e versione inglese).Demandt, p. 24. attinti da un mercato in cui dovette probabilmente avere un ruolo centrale l'emporium dorico di Ancona, il cui porto era finitimo al territorio dei Senoni.