Biografia Nasce a Settignano nel 1940. Dopo la formazione all'Istituto statale d'arte di Firenze e all'Accademia di belle arti di Firenze, approda a Londra dove segue un corso di Visual design..
Rientrato a Firenze espone in alcune mostre collettive alla Galleria Numero di Fiamma Vigo dove, frequentando eventi, incontri e dibattiti, entra in contatto con le tendenze artistiche anticonformiste e avanguardiste del dopoguerra.
Nel 1961 alla Galleria della Vigna nuova di Sergio Santi, la sua prima mostra personale: Itinerario plastico prestabilito. 18 monotipi dal bianco e dal nero.
Con un gruppo di amici letterati fonda la rivista d'arte e letteratura Il malinteso. Periodico di discussione, un foglio di cultura e critica artistico-letteraria che ospiterà anche una riflessione di Jean-Paul Sartre.
Si trasferisce a Milano, ospite della casa-sartoria di Germana Marucelli, donna colta e raffinata, creatrice di moda di grande successo, sua conterranea e lontana parente . Fernanda Pivano, che ha scritto di Scheggi in diverse occasioni, racconta di essere stata lei stessa a promuovere la collaborazione dell'artista con la Marucelli, con cui stringerà un solido e proficuo sodalizio.
Attratto da questo mondo, Scheggi dipinge tessuti per alcune collezioni e crea gioielli e accessori coordinati, realizzando un connubio innovativo tra arte e moda.
Frequenta in città numerose mostre autogestite, espressione dei tanti gruppi che andavano allora nascendo: sono attivi il Gruppo Zero di Düsseldorf (cui aderisce anche Piero Manzoni che, con Enrico Castellani e Agostino Bonalumi, è fra i fondatori del Gruppo Azimuth), il Gruppo N e il Gruppo T.
Tutte esperienze vicine al mondo del design con cui condividono la visione dell'opera d'arte come momento e prodotto finale di un progetto che deve sempre tener conto dell'interazione e della fruizione di chi a quell'opera e a quel progetto si accosta.
Frequenta i primi esponenti di Arte programmata e conosce Bruno Munari e Lucio Fontana; quest'ultimo riconosce in Scheggi il talento in una lettera che verrà pubblicata nel catalogo della seconda mostra personale a Bologna, Galleria Il Cancello, tenutasi nel 1962 e intitolata Paolo Scheggi Merlini. Per una situazione, con opere monocrome caratterizzate dalla sovrapposizione di tre tele diversamente forate. Di lui, nel 1963, si occupano Giulio Carlo Argan e, soprattutto, Lara Vinca Masini che lo presenta alla collettiva 'Monocroma' indirizzandolo verso una pittura che gli si dimostrerà congeniale.
Nello stesso anno, due sue opere sono accolte da Palma Bucarelli nella Collezione della Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma.
Nel 1964 partecipa alla mostra 44 protagonisti della visualità strutturata organizzata da Carlo Belloli per la Galleria Lorenzelli di Milano e stringe rapporti con Getulio Alviani, Umbro Apollonio, Germano Celant e Alessandro Mendini.
Alla Galleria del Deposito di Genova, viene allestita la sua terza personale: Sette Intersuperfici curve bianche + un Intersuperfice curva dal rosso + compositori spaziali, con testo critico dello stesso Belloli. Nel contesto di quella mostra, che sembra sottolineare una ricerca volta all'integrazione fra arte e architettura, nasce il Compositore cromo-spaziale, realizzato per la Sala Sperimentale di Bruno Munari e Marcello Piccardo ed esposto alla XIII Triennale di Milano dedicata al tema del tempo libero. La stessa mostra viene ospitata, alla fine del 1964, dalla Galleria Smith a Bruxelles: prima esposizione di Scheggi all'estero.
Nello stesso anno conosce e sposa nel mese di ottobre, Franca Dall'Acqua (1941–2020).
Nel gennaio 1965 presenta al 'Collegio regionale lombardo degli Architetti' il manifesto Ipotesi di lavoro per la progettazione totale, elaborato e firmato con Germano Celant, Alessandro Mendini, Gian Mario Oliveri, Angelo Fronzoni e Giancarlo Sangregorio, che delinea una visione dell'arte inserita in contesti sempre più ampi.
In primavera appronta la nuova sede della sartoria Marucelli, alla cui progettazione architettonica e ambientale aveva iniziato a lavorare fin dall'anno precedente con la collaborazione di Getulio Alviani e di Carla Venosta, Viene inaugurata con la sfilata di abiti optical di cui sono spettatori, fra gli altri, Lucio Fontana e Gillo Dorfles e di cui Getulio Alviani è l'operatore plastico .
L'adesione di Scheggi al movimento "Nove Tendencjie" assieme agli scambi e alle collaborazioni con altri gruppi internazionali – "Gruppo Zero" e "Gruppo Nul" – lo portano a partecipare nel 1965 alla mostra Nul = Zero, organizzata dalla 'Galerie Orez Den Haag' alla 'Galleria De Bezige Bij' di Amsterdam, e all'esposizione Nova Tendencija 3, tenutasi alla Galleria d'arte moderna di Zagabria, dove stringe importanti contatti con Ivan Picelj e con il mondo culturale jugoslavo.
Dorfles lo ascrive tra gli esponenti della Pittura Oggetto e lo accoglie nella redazione della sezione di Disegno industriale della rivista Marcatré.
La sua attività si alterna, quindi, tra le prime Pitture-oggetto a elementi modulari e le Intersuperfici curve o a zone riflesse, utilizzando per tutta la sua ricerca il monocromo.
A maggio inaugura la sua prima esposizione a Venezia, alla Galleria del Cavallino, che intitola Intersuperfici curve (con introduzione di Umbro Apollonio), tenendo poi una personale a Palermo (galleria 'Il Chiodo') e una a Trieste ('Centro Arte Viva'), dal titolo Problemi sul cerchio-10 Intersuperfici curve bianche.
Lavora in qualità di “operatore plastico” per lo studio Nizzoli Associati .
Nel 1966 è nel comitato di redazione della rivista Nuova Corrente.
È l'artista italiano più giovane presente alla XXXIII Biennale di Venezia nella sezione “Gruppi di opere: pitture, sculture e grafiche” (a cura di Nello Ponente), dove presenta quattro Intersuperfici curve dal bianco, dal giallo, dal rosso e dal blu.
Nell'estate di quell'anno, l'opera presentata alla Biennale sfocia nell'ambiente, concretizzandosi nellIntercamera plastica (pareti lignee fustellate curvilinee e rettilinee, di colore giallo squillante), presentata da Umbro Apollonio alla Galleria del Naviglio di Renato Cardazzo.
Il 1967 inizia riproponendo alla Galleria del Naviglio (fra dicembre 1966 e gennaio 1967), la Intercamera plastica; nell'estate successiva, l'opera è tinta di bianco e proposta a Palazzo Trinci di Foligno alla mostra 'Lo spazio dell'immagine'.
In questo periodo la ricerca di Scheggi si afferma anche nei Paesi scandinavi con la partecipazione alla First Scandinavian Biennale, tenutasi al Palazzo di Charlottenborg, Copenaghen con la presentazione di Trends confronted – objectual figuration – visual art all'Istituto di Cultura a Stoccolma.
Negli anni precedenti era già stato presente in molte internazionali, quali::
Intersurfaces courbes + compositeurs spatiaux + projets d'intégration plastique, Galerie Smith, Bruxelles, 1964; XXI Salon de Réalités Nouvelles al Musée d'art moderne de la Ville de Paris; New Tendencies organizzata dalla 'Galleria Bonino' a New York; Three European Artists alla Ewan Phillips Gallery a Londra; Graphics '67 Italy, tenutasi alla University of Kentucky Art Gallery; Italian Abstract Art alla Roland Gibson Art Foundation a Potsdam, New York; Painting and Sculpture Today – '67, quinta esposizione annuale di opere d'arte contemporanea selezionate dalla Contemporary Art Society of the Art Association of Indianapolis ed esposte a Indianapolis, all'Herron Museum of Art; XX Century Italian Art al Baltimore Museum of Art; Nueva Tendencja Italiana, mostra organizzata da Umbro Apollonio al Museo d'Arte Moderna di Buenos Aires, in Argentina.
Il 1968 è un anno di svolta, i 'gruppi' iniziano a sfaldarsi, lasciando spazio a un'arte sempre più individuale.
Tra la fine del 1967 e il febbraio 1968, con Con temp l'azione, presentata prima alle gallerie torinesi 'Il Punto', 'Sperone' e 'Stein' (a cura di Daniela Palazzoli), e poi a Lugano, allArts International club edizioni Flaviana, si chiude per Scheggi un cerchio spirituale .
La sintesi ormai matura della ricerca di Scheggi si indirizza su due linee indipendenti: da un canto, proseguendo nelle ricerche concettuali verso una maggiore programmaticità dell'opera, Scheggi sviluppa le ricerche sugli Inter-ena-cubi, (formati da moduli di cartone colorato e fustellato e plexiglas o da moduli di metallo smaltati); dall'altro si prepara ad approdare ad altri spazi, performati, pubblici e teatrali e ad irrompere nello spazio urbano, superando qualunque ostacolo oggettivo legato alla stessa opera o all'ambiente circostante.
Primo esempio ne è la nascita di Interfiore, allestita alla Galleria La Tartaruga di Roma, all'interno della manifestazione 'Teatro delle mostre', dove il visitatore diventa partecipe e attivamente coinvolto dalla performance.
Alla fine '68, Scheggi incontra Giuliano Scabia al Piccolo Teatro di Milano e per lui realizza gli Interventi plastico-visuali per l'opera teatrale 'Visita alla prova dell'Isola purpurea di Bulgakov+Scabia'..
Partecipa alla mostra 'Public Eye' di Amburgo e 'Prospect '68' di Düsseldorf.
All'ambito delle sue ricerche performative, può essere ascritto anche Il Cannocchiale ottico percorribile.
Nel 1969 gli viene assegnata la cattedra di Psicologia della forma all'Accademia di belle arti dell'Aquila.
Il dialogo costante con Achille Bonito Oliva sfocia nella mostra di inizio '69 alla 'Modern Art Agency' di Napoli dove Scheggi presenta, nella relativa pubblicazione, l'intero percorso delle sue opere: dalle prime Intersuperfici alle Strutture modulari.
Utilizza una parete di Intercamera per realizzare la scenoplastica bianca che serve da fondo per le proiezioni delle immagini e dei video nello spettacolo Materiale per sei personaggi, con la regia di Roberto Lerici al Teatro Durini di Milano (marzo del '69).
Alla Galleria del Naviglio di Milano mette in scena la performance Oplà-stick, passione secondo Paolo Scheggi, un'azione teatrale da lui scritta, diretta e costruita scenograficamente in cui quattro attori, ispirati da una voce fuori campo, compiono movimenti spostando lettere bianche su un cartellone nero che fa da sfondo: una riflessione sul linguaggio politico della rivoluzione, una rilettura del teatro delle avanguardie teatrali del Novecento. La performance sarà presente il 6 maggio alla 'tendencije 4' di Zagabria.
Ormai l'arte di Scheggi si muove in un ambito teatrale e performativo, dove il superamento dello spazio tradizionale della scena e della galleria lo porta a occupare altre dimensioni ed estendersi nelle città. Ne sono esempio il progetto Marcia Funebre o Geometria per Campo Urbano a Como e l'azione dal titolo OPLÀ, dove 4 grandi lettere bianche sono portate fuori dallo spazio della galleria alle strade e piazze urbane, a Milano (primavera 1969) e poi a Firenze (novembre 1969) partendo da una sua mostra personale alla 'Galleria Flori'.
Mettendo in scena lAutospettacolo. Atto unico del Tempo a Caorle (Venezia), Scheggi utilizza microfoni e registratori applicati direttamente sui corpi di amici artisti e critici, oltre che dei cittadini che si prestano a questa operazione, e ne ritrasmette voci e rumori nel Teatro Comunale, con intento "vagamente spionistico" e quindi dissacrante nei confronti del controllo del sistema, in piena linea con le polemiche e le contestazioni del Sessantotto .
Contemporaneamente alle sue ricerche performative, nel corso del 1969, e poi del 1970, prosegue comunque quelle concettuali, disegnando i Sette spazi recursivi autopunitivi: un'opera concettuale pensata su carta, ma non realizzata, che si iscrive nel solco dell'architettura concettuale.
Nel 1970 nasce Cosima Ondosa Serenissima, unica figlia di Paolo Scheggi e Franca Dall'Acqua. A lei dedica l'ambiente Ondosa e Ondosa nera , opera progettata, ma non realizzata, per la XIV Triennale milanese del '68; sarà poi realizzata per la mostra 'Eurodomus 3' del 1970 a Milano, ma andrà distrutta.