Con la nazionale tedesca occidentale ha vinto il e il . È l'unico calciatore insieme a Vavá, Mbappé, Zidane e Pelé ad aver segnato in due finali diverse di un campionato del mondo. Nel marzo del 2004, Pelé lo ha anche inserito nella FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi, redatta in occasione del Centenario della FIFA.

Biografia Figlio di un impiegato amministrativo, inizia a giocare a calcio a sei anni a Kolbermoor, la cittadina bavarese dove è nato, al confine con l'Austria. Nel 1961 si trasferisce nella vicina Freilassing, entrando nelle giovanili della squadra locale ESV Freilassing, dove lo allena il padre. Si diploma al Chiemgau-Gymnasium di Traunstein. Riesce, con applicazione e impegno, ad entrare nel giro delle nazionali giovanili, dove trova come allenatore Udo Lattek e dove conosce Uli Hoeneß, con il quale stringe profonda amicizia.

Breitner mostrato fin dall'inizio degli anni settanta un carattere ribelle, manifestando apertamente ideologie di sinistra: in una foto posa con il Libretto Rosso di Mao Zedong. Anche il suo look è molto riconoscibile: folta capigliatura arricciata, per la quale è soprannominato Der Afro, e barba ispida. Breitner appare in alcuni film: la sua prima apparizione è del 1976, nel film Potato Fritz. Durante l'anno di militanza all'Eintracht Braunschweig partecipa a una produzione in sei puntate della Bayerisches Fernsehen, il Paul Breitners Fußballmagazin, nel quale insegna i fondamenti tecnici del gioco del calcio ai giovani e mostra la routine quotidiana di una squadra professionistica. Pubblica inoltre un libro di aneddoti, Kopfball.

Nel 1982 rinuncia alla sua barba ispida, per pubblicizzare i dopobarba della Pitralon, una marca tedesca di cosmetici, ricevendo un compenso di 150 000 marchi, un valore considerato come "scandalosamente alto" da molti tedeschi all'epoca.

Dopo l'episodio del dopobarba, Breitner afferma che all'epoca era stato erroneamente definito maoista, in seguito al colloquio con un giornalista riguardo al comunismo, all'Unione Sovietica e alla Francia, menzionando che aveva il Libretto Rosso con sé: "Quando le atrocità divennero note, non avevo niente di cui pentirmi perché non ho mai dichiarato di essere maoista."

Caratteristiche tecniche Cresciuto nelle giovanili come attaccante, Breitner esordisce tra i professionisti come difensore e in seguito viene schierato a centrocampo. Tali esperienze ne hanno fatto uno dei primi calciatori moderni degli anni settanta, valido sia in fase difensiva che in fase offensiva, rendendosi pericoloso in zona gol.

Dotato di grande resistenza e potenza fisica, era particolarmente reattivo, abile nel tackle e nel tiro dalla distanza. Ha costantemente migliorato le già buone qualità tecniche, giocando con creatività, e quelle tattiche, specialmente dopo il ritorno dalla Spagna. Diventato famoso giovanissimo, ha negli anni maturato grande personalità, diventando un leader in campo e fuori. Il carattere ribelle e l'insofferenza che lo ha contraddistinto da giocatore gli ha attirato critiche da alcuni compagni di squadra, da stampa, dirigenti e pubblico, ostacolandone la carriera.

Carriera Giocatore Club Bayern Monaco Nel 1970 Udo Lattek viene chiamato ad allenare il e porta con sé i giovani Hoeness e Breitner, ai quali il club offre un contratto professionistico. All'epoca diciottenne, Breitner abbandona gli studi pedagogici all'Università di Monaco di Baviera e condivide un appartamento con Hoeneß.

Inizialmente stenta a trovare posto in squadra, ma con gli infortuni occorsi ad alcuni dei difensori titolari, Lattek lo fa entrare in difesa, dove non aveva mai giocato sino a quel momento. Debutta come libero nel febbraio 1971 e viene poi schierato terzino fluidificante sulla fascia sinistra. Dimostra subito grande personalità e già il primo anno diventa un perno importante della retroguardia bavarese, giocando al fianco dei già famosi Franz Beckenbauer, Gerd Müller e Sepp Maier. A fine stagione conquista il suo primo trofeo, la Coppa di Germania 1970-1971, tre giorni prima del debutto in Nazionale.

In seguito, per tre anni consecutivi, nel 1972, 1973 e 1974 vince con i bavaresi il campionato nazionale. Sconfiggendo 4-0 l' nella ripetizione della finale, nel 1974 si aggiudica anche la Coppa dei Campioni. Il carattere ribelle, che lo ha contraddistinto durante tutto l'arco della carriera calcistica, lo porta in questi primi anni di professionismo ad avere scontri sempre più frequenti, tra gli altri, con i vertici del Bayern, della Federazione calcistica della Germania e con il CT della Nazionale Helmut Schön.

Real Madrid Dopo il Mondiale 1974, Breitner si trasferisce per una cifra vicina ai 3 milioni di marchi al club spagnolo del . Il trasferimento in maglia merengue gli attira molte critiche, sia per essere andato a giocare nel paese del dittatore fascista Francisco Franco, in contrasto con la propria ideologia di sinistra, sia per le sue dichiarazioni contro il Bayern e la Bundesliga. Dichiara inoltre di non sentirsi tedesco, sollevando polemiche e risentimento presso i connazionali. Lo scalpore delle sue dichiarazioni lo portano a perdere il posto in Nazionale, dalla quale verrà allontanato nel 1975. Motiva il trasferimento a Madrid con il desiderio di giocare al Real e di migliorarsi tecnicamente, unendo la fantasia del gioco latino alla compattezza di quello tedesco.

Nella stessa estate del 1974 in cui giunge Breitner, il Real aveva ingaggiato il nuovo allenatore Miljan Miljanić, proveniente dalla Nazionale jugoslava. Miljanić tiene molto in considerazione il calciatore tedesco e lo schiera a centrocampo per dare più spinta al gioco dei madridisti, insieme al connazionale Günter Netzer, già da un anno a Madrid.

Sotto la ferrea guida dell'allenatore jugoslavo, Breitner conquista già nella prima stagione in Spagna un double, vincendo sia il campionato, con largo margine, che la Copa del Generalísimo (l'attuale Coppa del Re).

L'anno successivo bissa il successo in campionato e raggiunge con il club madrileno la semifinale di Coppa dei Campioni, dove gli spagnoli vengono eliminati dal . Nel corso dell'incontro all'Olympiastadion, Breitner viene aspramente fischiato dagli spettatori. Rimarrà in Spagna fino alla fine della stagione 1976-1977, nella quale il Real Madrid finisce il deludente campionato al nono posto.

Eintracht Braunschweig Dopo i tre anni passati in Spagna, Breitner fa ritorno in patria spinto anche dalla moglie, desiderosa di rientrare in Germania. Nessun club sembra avere la disponibilità economica necessaria ad ingaggiarlo: si fa così avanti Günter Mast, multimilionario sponsor dell' e proprietario della Jägermeister. Breitner riesce così, per la stagione 1977-78, a trovare ingaggio in terra tedesca, clamorosamente in una squadra di secondo piano.

In un contesto relativamente più modesto, dove non vengono accettati comportamenti da "star", riesce comunque a mettere a segno 15 reti (10 in campionato, 4 in Coppa di Germania, 1 in Coppa UEFA) e l'Eintracht concluderà la stagione al 13º posto. Breitner tuttavia non riesce ad integrarsi completamente, tanto che spesso finisce per litigare con i compagni di squadra. A fine stagione si separa dall'Eintracht, accomiatandosi così dai compagni: Ich tue euch jetzt den Gefallen und gehe ("Vi faccio un favore e me ne vado").

Ritorno al Bayern Monaco

Dopo un solo anno in provincia, nel 1978 Breitner ritorna al club dell'inizio di carriera, il , che si trova in fase di ricostruzione e dei cui trionfi rimane solo il ricordo. L'amico Uli Hoeneß, nel frattempo entrato nello staff dirigenziale, chiude un accordo con lo sponsor Magirus Deutz che gli permette di trovare i fondi sufficienti per ingaggiare Breitner. Franz Beckenbauer e Gerd Müller hanno lasciato il club, che naviga a metà classifica, e Breitner diventa subito il leader e il portavoce della squadra. Nella prima stagione ha incomprensioni con l'allenatore Gyula Lóránt che portano quest'ultimo a lasciare il club nel febbraio del 1979, sostituito dal suo vice Pál Csernai. La decisione matura anche a causa dei deludenti risultati in campionato, che il Bayern concluderà al quarto posto.

Con l'incidente che nell'estate del 1979 pose fine alla carriera di Sepp Maier, Csernai consegna a Breitner la fascia di capitano per la stagione 1979-1980, che vede la rinascita dei bavaresi. La grande intesa sul campo tra Breitner e l'attaccante Rummenigge viene celebrata dalla stampa con il termine Breitnigge (contrazione dei due nomi, Breitner e Rummenigge). Il Bayern riconquista dopo sei anni il titolo nazionale e lo difende con successo l'anno seguente. Grazie alle ottime prestazioni, Breitner riceve il premio di calciatore tedesco dell'anno 1981 e si piazza al secondo posto nella classifica del Pallone d'oro 1981, alle spalle proprio di Rummenigge.

Nel 1982, con il Bayern, raggiunge la finale di Coppa dei Campioni, dove i tedeschi perdono per 1-0 contro l'Aston Villa. Riesce invece a conquistare la Coppa di Germania 1981-1982, sconfiggendo in finale per 4-2 il Norimberga. Si tratta dell'ultimo trofeo della sua carriera agonistica; a metà della seguente stagione un fallo di Wolfgang Rolff nella partita contro l'Amburgo pone fine alla carriera di Breitner, che si ritira nell'estate 1983 prima di compiere 32 anni. La partita di addio viene disputata fra il Bayern e una rappresentativa del Resto del Mondo, che vince 3-2.

Nazionale Nazionali giovanili Debutta nella Nazionale Under 18 della Germania Ovest a soli 17 anni, quando ancora giocava nel Freilassing, segnando il gol della bandiera nella sconfitta 4-1 contro i pari età della Jugoslavia. Al termine dell'incontro c'è il primo dei molti attriti che avrebbero caratterizzato il suo rapporto con la federazione, quando un dirigente gli dice di tagliarsi i capelli troppo lunghi.

Nazionale maggiore Già al termine della sua prima stagione professionistica, Breitner entra nel giro della nazionale tedesca occidentale. Helmut Schön lo fa debuttare il 22 giugno 1971 nella trasferta di Oslo contro la Norvegia, in un incontro agevolmente vinto per 7-1.

Campione d'Europa e del Mondo

Come nel Bayern Monaco, anche in Nazionale diventa ben presto titolare fisso e viene impiegato come terzino sinistro. Nel 1972 figura tra i convocati per la fase finale dell'Europeo, che si disputa in Belgio e che i tedeschi vincono, sconfiggendo con per 3-0 in finale l'Unione Sovietica.

Al titolo europeo fa seguito la vittoria del mondiale del 1974, disputato in Germania. Breitner è protagonista della manifestazione segnando 3 reti: la prima fissa il risultato finale di 1-0 contro il Cile, la seconda apre le marcature nella partita contro la Jugoslavia (raddoppierà poi Gerd Müller per il 2-0 conclusivo). La terza segnatura arriva su calcio di rigore nella finalissima contro i Paesi Bassi, dimostrando grande personalità nel prendersi tale responsabilità. Pareggia la rete di inizio gara (anch'essa dagli undici metri) di Neeskens e Müller segnerà poi il gol della vittoria per 2-1.

Sei anni fuori