Il monte Camiolo (Camiöl nella parlata locale) è una montagna delle Prealpi Bresciane e Gardesane appartenente al gruppo del Tombea-Manos e con la sua Cima Camiolo, detta anche Pesòc, raggiunge i 1.235 m.s.l.m..
Geografia fisica Situato nel territorio comunale di Magasa e Valvestino fa parte del Parco Alto Garda Bresciano. Il luogo è stato fino a decenni scorsi dopo l'abbandono dell'agricoltura di montagna degli ultimi contadini, una zona d'alpeggio e coltivazione del foraggio, un'area dedicata alla produzione del formaggio.
Descrizione fisica La popolazione locale della Val Vestino considera la montagna di Camiolo un territorio piuttosto vasto che denota un articolato insieme di cime, passi, sentieri, pozze d'acqua, fondi agricoli e boschi. Quasi sempre, si indica “Camiolo” non tanto riferendosi alla cima da cui in realtà non prende il nome, detta Pesòc, piuttosto intendendo complessivamente la zona nel significato estensivo descritto. La montagna si presenta caratterizzata da vaste zone boscose e praterie con fondi rurali adibiti in passato alla coltivazione dei foraggi e all'allevamento del bestiame. Comunemente viene divisa dai locali in tre zone geografiche: la zona sommitale, mediana e basale e le località o i fondi rustici, di norma, derivano da antroponimici, ossia prendono il nome o il soprannome dei singoli o delle famiglie proprietarie.
La sommità è chiamata Camiolo di Cima e comprende, partendo da nord verso sud, la località del fondo OlvaIl toponimo deriverebbe dal nome femminile dell'antica proprietaria., i fondi detti dei Cioaröi e dei Bendoi, i ruderi del fondo detto Fienile del Fö (faggio), il passo di Bocca Croce (1.061 m.), il fondo ApeneIl toponimo deriverebbe dalla distorsione verbale della parola del vicino monte Pine., il monte PineMario Trebeschi, I conti di Lodrone e la divisione di monti e pascoli in Valvestino, in Memorie dell'Ateneo di Salò, vol. VI, anno 1994, pp.85-121. In una pergamena del 1511 veniva così chiamato il Monte e sul suo apice, su un grande masso, fu incisa una croce, patto sacro fra gli uomini di Turano e Magasa, che sanciva la spartizione terriera della montagna. Il toponimo deriverebbe dal latino "pinetum" che significa pineta e indicherebbe in tal modo una sommità vegetata da questo arbusto in special modo di pino silvestre, che veniva sfruttato per l'estrazione della resina vegetale e della pece nera. con i suoi 1.225 m., il fondo Casì ex proprietà del legato Marzadri, il Dosso Tondo, il fondo Pesòc, la Cima Camiolo, la vetta del monte alta 1.235 metri e il fondo Prà Snidio; la zona mediana è detta Camiolo di Mezzo, Mess nel dialetto locale, conn i due fondi Pir e il fondo della Fabbrica edificato nel 1877 da Filippo Viani, mentre la parte bassa, Camiolo di Fondo con la località boscosa di Paüe nella parte nord-est, le località fondo FornaciCosì chiamato in quanto nei secoli addietro esistevano delle fornaci per la produzione di coppi di argilla e laterizi vari., fondo Massa dei Bernàrc, fondo Massa dei Boter, fondo MassaIl toponimo Massa di origine latina ma adottato anche dai longobardi nelle successioni, starebbe a indicare il complesso di più fondi agricoli, gestiti da famiglie diverse ma di proprietà della Chiesa o di altre autorità. dei Mangane, i ruderi del fondo Sebaghe, i ruderi del fondo Vianì, i ruderi del fondo Celi e fondo Mangana.
Non vi è la presenza in tutto il suo territorio di nessuna falda acquifera e in passato ogni rustico era servito per uso alimentare o per l'abbeverata del bestiame dalle cisterne o dalle pozze d'acqua piovana. A sostegno della passata economia agricola sono presenti i ruderi delle fornaci dedite alla produzione di calcina e coppi e numerose aie di carbonaie, dette "giài".
Il valico di Bocca alla Croce o Croce di Camiolo è una zona storica e leggendaria della Val Vestino, collocato a quota 1.061 m, separa la dorsale principale del monte Camiolo dalla valle del Droanello con quella del torrente Magasino ed è raggiungibile in auto, su strada sterrata e con permesso di trandito, dal comune di Magasa o Valvestino e vi è una piazzola per l'atterraggio dell'elicottero di soccorso. Il toponimo deriva dall'incrocio dei quattro sentieri e dall'ampiezza del passo che li mettono in comunicazione a nord con Magasa, il monte Mangà, il monte Gosauer, a sud con Camiolo di Cima a sud est con Droane, Tavagnone e a nord est con il Fornello-Cima Rest-Cadria. Qui vi transitò la storia della Val Vestino fatta da mercanti, contadini, cavallari, carbonai e banditi del XVII e XVII secolo, dagli eserciti della Repubblica di Venezia nel 1526, dai garibaldini nel 1866 e da quello italiano nel 1915.
Origine del nome L'origine del nome è completamente sconosciuta e potrebbe derivare dal nome medioevale "Camiolus", un'alterazione dialettale del termine latino medioevale "cameolus", col significato di "cammeo" o "cameo", come a indicare il proprietario della montagna. Il nome era pure in uso soprattutto presso i popoli slavi, anche come forma alterata del nome "Camillus". Anche la similitudine con l'omonimo cognome è ancora da dimostrare, difatti, secondo alcuni, questo deriverebbe dal termine dialettale arcaico "camiolo" che significa vignaiolo. Storicamente la coltivazione della vite sulle pendici del monte non è documentata mentre era praticata con certezza, fino alla fine dell'Ottocento, poco distante, a Turano, in località Ganone e a Ranch, nel comune di Magasa.
Il nome del monte Camiolo compare la prima volta in una pergamena del 31 ottobre del 1511 quando i rappresentanti delle comunità della Val Vestino procedettero alla sua spartizione terriera sotto l'egida del conte Bartolomeo LodronGianpaolo Zeni, Al servizio dei Lodron, Comune e Biblioteca di Magasa, Bagnolo Mella 2007.Mario Trebeschi, I conti di Lodrone e la divisione di monti e pascoli in Valvestino, in Memorie dell'Ateneo di Salò, vol. VI, anno 1994, pp.85-121.. Il monte è pure citato negli statuti comunali di Magasa del 1589 in un articolo che prevedeva il divieto a chiunque di tagliare la legna nelle pertinenze della suddetta montagnaGianpaolo Zeni, Gli statuti di Magasa del 1589, in Passato Presente, Gruppo culturale "Il Chiese" di Storo, Trento, 1997. e in una relazione del provveditore veneto di Salò del 1613 riguardo alla viabilità prossima ai confini della Serenissima.
Nell'"Atlas Tyrolensis" del cartografo Peter Anich, stampato a Vienna nel 1774, viene indicato come Camiol assieme ai vicini monte Tavagnone e al monte Pinedo, mentre Arnaldo Gnagna nel suo "Vocabolario topografico-toponomastico della provincia di Brescia", edito nel 1939, riporta a pagina 124, la cima con il termine plurale di Camiole e il pendio della montagna a nord-est come Camiola.
La cima Camiolo detta anche localmente Pesòc è un termine che sembra derivare, come per il vicino monte Pizzocolo, dalla parola germanica "spitz" che significa punta, appuntita e dalla voce celtica "higel" che indica un'elevazione o una collina, quindi il significato finale sarebbe quello di indicare un monte con la cima appuntita, come lo è in realtà.
Storia
Nei secoli passati in special modo tra il 1426 e il 1796, data la sua posizione strategica sul limitare del confine di stato tra la Repubblica di Venezia e il Principato vescovile di Trento, la zona del monte Camiolo suscitò nei provveditori veneti di Salò un'assillante attenzione su ogni possibile movimento nemico che attraverso i passi o sentieri che dalla Val Vestino poteva minacciare la Riviera di Salò. Così il nome del monte viene menzionato nella relazione che il provveditore Melchior Zane, datata 3 giugno 1621, inviò segretamente al Consiglio dei Pregadi ove affermava che: "[...] Il secondo passo che entra in comune di Gargnano è quello di Cocca di Pavolon con due strade. Una viene da Cadria, luogo della Val Vestino, passando per la montagna di Risech del comun di Tignale, con cavalli e pedoni e l'altra da Camiolo, luogo di detta Valle, sale sul monte del PinedoIl monte si trova a sud all'imbocco della vallata del Droanello ed è riportato nella carta geografica "Atlas Tyrolensis" di Peter Anich del 1774 e nella sostanza consisterebbe nel vasto versante nord, racchiuso tra il Monte Pra-Lignago e la Bocchetta della Cocca, che declina nel torrente Droanello nella frazione della Costa del comune di Gargnano. Il toponimo Pinedo, sicuramente di origine veneta, deriverebbe dalla pianta di pino silvestre e indicherebbe così una pineta, ove veniva praticata la resinazione vegetale e l'estrazione della pece nera. del comun di Gargnano e va nel fiume di Droane, venendo addirittura della Cocca di Pavolon".
Tra i vari proprietari dei fondi agricoli vi era la famiglia Marzadri e quella del noto bandito Eliseo Baruffaldi di Turano. Numerose erano le fornaci in funzione, tra queste quella attivata nel 1860 da Carlo Mora della Val di Ledro. Nel luglio del 1866 durante la terza guerra di indipendenza fu percorso da una colonna di garibaldini del 2º Reggimento Volontari Italiani proveniente da Droane e diretta alla volta di MagasaFranz Jaeger, Geschichte des K.k. Infanterie-regiments Georg Prinz von Sachsen, NR.11, 1879 e lo stesso accadde nel giugno del 1915 con i fanti del Regio esercito italiano.
È stato più volte interessato con il monte Tavagnone e la valle del Droanello di devastanti boschivi nel versante sud est, che ne hanno pregiudicato la forestazione spontanea di pini silvestri, ultimo quello del 28 e 29 giugno del 2021.
1511, la grande divisione di pascoli e boschi dei monti Camiolo, Tombea, Dos di Sas e della costa di Ve