Il Liber Glossarum è un monumentale glossario enciclopedico in lingua latina contenente circa 56000 voci ordinate alfabeticamente, allestito durante l'Alto Medioevo; raccoglie materiali da fonti eterogenee, soprattutto enciclopediche e lessicografiche, senza aggiungere in genere contributi originali. È una compilazione anonima e priva di prologo che non presenta informazioni certe su datazione e localizzazione.
Storia Il Liber Glossarum con le sue 56.000 voci enciclopediche e lessicografiche ordinate in modo alfabetico assoluto si pone l’obiettivo di raccogliere l’intero scibile, con un intento propriamente enciclopedico, sistemando le nozioni dentro la struttura di un glossario. Gli editori recenti hanno definito il Liber Glossarum come «lo strumento di connessione tra la cultura enciclopedica ereditata dall’antichità e quella medievale dei dizionari»Final Report Summary - LIBGLOSS (The Liber glossarum. Edition of a Carolingian ecyclopaedia) https://cordis.europa.eu/project/id/263577/reporting.
Il titolo “Liber glossarum” manca nei testimoni più antichi che lo tramandano, ma viene riportato già in epoca altomedievale, nel codice B e in alcuni cataloghi di biblioteche per indicare l’opera; la denominazione fu poi ripresa da Usener nel 1869 ed è stata mantenuta fino ad oraGiani, Il “Liber Glossarum” e la tradizione altomedievale di Agostino, 2021..
Il fine dell’opera, benché non esplicitato, doveva essere molto probabilmente quello della consultazione episodica, data la sua ampiezza e la scomodità degli enormi codici che la tramandano. Non era certamente un libro pensato per lo studio scolastico o quotidiano né per la lettura integrale. La totale mancanza di interpretazioni allegoriche o morali (espunte laddove presenti nelle fonti) fa pensare alla volontà di offrire un pensiero quanto più scientifico possibile, nonostante l’utilizzo tra le altre fonti di opere dei Padri della Chiesa.
L’origine del Liber, di cui non si conosce l’autore, è una questione molto discussa dagli studiosi e sin dal XVIII secolo sono state formulate varie ipotesi su questo tema. La sua ingente mole ha fatto pensare che a realizzarlo fu un’équipe, probabilmente seguendo il progetto di un ideatoreGatti, Liber Glossarum, 2004..
Nel XVII secolo per la prima volta il Liber fu attribuito ad Ansileubo, un vescovo visigoto vissuto a cavallo tra VII e VIII secolo, ma sulla cui vita non si conosce altro. A causa di questa identificazione - priva di fondamento - l’opera talvolta è stata indicata come “Glossarium Ansileubi”.
Sulla base dei codici più antichi, alcuni studiosi hanno proposto un’origine del Liber nell’VIII secolo a Corbie. Di questo parere era Goetz, già alla fine del XIX secolo. Lindsay sostenne l’origine corbeiense, aggiungendo che la redazione fosse avvenuta sotto l’abate Adalardo (781-826), che era cugino di Carlo Magno. Bischoff nel 1981 riprese questa tesi sostenendo che un’opera così grande era realizzabile solo grazie ad un aiuto dalla corte: sarebbe stato lo stesso Carlo a dare l’impulso per la creazione del Liber, che sarebbe avvenuta a Corbie per via del suo legame familiare con Adalardo. Bishop, nel 1978, studiando i codici P e C (informazioni dettagliate riguardo ai codici saranno date nel paragrafo 4) per risalire ad un loro possibile progenitore comune, si distaccò dalla tesi corbeiense sostenendo che i due testimoni sono sì scritti in una “minuscola ab di Corbie” che si evolve in una “minuscola di Mordrammo”, ma che i frequenti errori di trascrizione eseguiti dai copisti lasciano pensare che la scrittura del progenitore non fosse facilmente decifrabile e quindi evidentemente non di Corbie. Bishop ipotizzò quindi che a Corbie avvenne solo una correzione finale del lavoro, ma non la stesura originalePer le ipotesi di Goetz, Lindsay, Bishoff e Bishop cfr. Ganz, The «Liber Glossarum»: A Carolingian Encyclopedia, 1993 e Giani, Il “Liber Glossarum” e la tradizione altomedievale di Agostino, 2021..
Von Buren invece ha proposto un’origine italiana del Liber: sarebbe stato prodotto nell’VIII secolo nell’Italia settentrionale, un vero e proprio melting pot europeo all’epoca, utilizzando fonti visigote e sotto l’impulso di personaggi importanti tra cui Teodulfo d'OrléansVon Buren, L’“Appendix Probi” et l’origine du “Liber Glossarum”, 2015, e Giani, Il “Liber Glossarum” e la tradizione altomedievale di Agostino, 2021..
Ci sono vari indizi che aprono la via a una possibile origine visigota dell’opera. In primo luogo, la presenza notevole di fonti note e circolate soprattutto in ambiente ibericoAlberto, Poésie wisigothique dans l’exemplification du Liber Glossarum, 2016 e Alberto, Poesía Visigótica y Escuela Carolingia, 2017.; il fatto che il Liber spesso attinge a rami di tradizione iberica di alcune opere (è il caso per esempio della Historia Gothorum di Isidoro). Vi sono poi gli indizi di natura paleografica che fanno pensare a un archetipo del glossario in scrittura visigotica. Un elemento ulteriore che fa propendere per un’origine non carolingia è la totale assenza nel Liber di testi di provenienza insulare e soprattutto di Beda, le cui opere furono fondamentali per l’intero medioevo: poiché erano molto note in ambiente franco-carolingio e in Italia settentrionale, se i compilatori o ideatori del glossario fossero stati di queste zone, la mancanza di notizie dalle opere del monaco inglese rimarrebbe priva di motivo. Sono tutti elementi non trascurabili.
In conclusione all’edizione realizzata nell’ambito del recente progetto europeo LibGloss (2011-2016), gli studiosi affermano che il Liber Glossarum non è, come alcuni avevano sostenuto precedentemente, la prima creazione dell’epoca carolingia, bensì l’ultima realizzazione dell’ambiente culturale della Spagna visigota. È stata proposta una composizione in tre fasi: una prima avvenuta a Siviglia, durante la quale sarebbero stati raccolti numerosi materiali isidoriani; una seconda a Saragozza sotto Braulione e Taione (vescovi tra il 631 e il 664) che avrebbe comportato un ulteriore ampliamento dei materiali, anche da altri estratti isidoriani; e infine una terza e ultima fase preparatoria a Toledo, probabilmente sotto il vescovo Giuliano, la cui Ars grammatica è il testo più recente citato nel Liber, durante la quale sarebbero stati aggiunti ulteriori passi da testi grammaticali e da poesia visigota. Il Liber si sarebbe poi diffuso a partire dal IX secolo in Francia grazie alla mediazione di importanti centri culturali come Saint-Riquier e ReichenauFinal Report Summary - LIBGLOSS https://cordis.europa.eu/project/id/263577/reporting.
Struttura Il Liber glossarum è probabilmente incompleto, indizi di questo fatto sono la mancanza di un titolo e la presenza, prima della prima glossa (A1), nei manoscritti più antichi, di 15 righe vuote, come per lasciare lo spazio per un’intestazione mai eseguita. Inoltre manca qualsiasi tipo di prologo, elemento non necessario, ma che ci si aspetterebbe per un’opera di questa considerevole mole.
Le voci, come si è detto, sono ordinate secondo un criterio alfabetico assoluto, che tiene conto cioè di tutte le lettere della parola (e non solo delle prime due come era consuetudine per l’alto medioevo). Già Lindsay nella sua edizione aveva attribuito alle singole voci un codice alfanumerico (es. AS167) per la loro individuazione, sistema che è stato mantenuto dagli editori recenti. Talvolta però i confini tra una voce e l’altra sono sfumati, tanto che risulta difficile capire la loro suddivisione.
Ogni voce è così composta: lemma + interpretamentum + etichetta. L’interpretamentum è la spiegazione del lemma, l’etichetta è solitamente apposta nel margine per indicare la fonte da cui l’interpretamentum è stato preso. Non tutte le voci presentano l’etichetta, per alcune manca anche l’interpretamentum; quindi si possono trovare voci costituite dal solo lemma, e questo potrebbe essere un indizio ulteriore dell’incompletezza del Liber, oltre ad essere motivo di confusione tra le voci.
Data la grande estensione dell’opera, si presume che a comporre il Liber sia stata un’équipe di lavoro coordinata dall’alto da chi aveva ideato l’impresa e che la realizzazione sia avvenuta in un arco di tempo piuttosto lungoGatti, Liber Glossarum, 2004 e Giani, Il “Liber Glossarum” e la tradizione altomedievale di Agostino, 2021..
Goetz aveva osservato la presenza di alcuni spostamenti di gruppi di parole ricorrenti nella gran parte dei codici, elemento che indusse Bishop a sostenere che il testo originale si trovasse all’inizio su fogli sparsiGanz, The «Liber Glossarum»: A Carolingian Encyclopedia, 1993.. Barbero ha ipotizzato che i compilatori lavorassero su schede, una tecnica non infrequente per l’alto medioevoBarbero, Contributi allo studio del "Liber Glossarum", 1990..
Probabilmente il metodo fu suddividere il lavoro in diverse fasi: dapprima si procedette allo spoglio delle fonti e alla copia dei passi selezionati; poi alla disposizione dei passi in ordine alfabetico; infine a eventuali emendamenti e alla messa a punto del testo.
Manoscritti noti Caratteristica comune a tutti i testimoni del Liber è la dimensione notevole: sono manoscritti in folio, realizzati in grandi scriptoria d’Europa.
I codici più antichi (datati entro l’XI secolo) sono:
A = Milano, Biblioteca Ambrosiana, B 36 inf. (inizio del secolo IX), completo B = Bamberga, Staatsbibliothek, Patr. 166 (secolo X), lacunoso C = Cambrai, Bibliothèque municipale, 693 (fine secolo VIII), lacunoso F = Berna, Burgerbibliothek, 16 (secolo IX), lacunoso K = Clermont-Ferrand, Bibliothèque du Patrimoine, 240(189) (secolo IX), lacunoso L = Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Pal. lat. 1773 (inizio secolo IX), completo M = Monza, Biblioteca Capitolare della Basilica di San Giovanni Battista, H 9-164 (fine secolo IX), completo P = Parigi, Bibliothèque nationale de France, lat. 11529-11530 (fine secolo VIII), completo T = Tours, Bibliothèque municipale, 850 (fine secolo IX), lacunoso V = Vendôme, Bibliothèque municipale, 113-113bis (inizio secolo XI), completo W = Vercelli, Biblioteca capitolare, cod. LXII (secolo X), completo
Ad essi si aggiungono 5 testimoni tardi (datati dopo il XII secolo), di cui uno è andato perduto, e 28 testimoni frammentari.
Stemma Goetz nel 1893 propose la divisione dei codici in due famiglie, da lui chiamate Palatinusklasse (di cui il rappresentante migliore sarebbe L) e Parisinusklasse (il cui testimone principale è P). Questa suddivisione è stata parzialmente superata con la proposta del nuovo stemma tripartito da parte di GrondeuxGrondeux, Stemma provisoire de la tradition manuscrite du “Liber glossarum”, 2015., che però ha mantenuto le due importanti famiglie individuate da Goetz con i rispettivi testimoni principali. Lo stemma di Grondeux, come nota Giani, nonostante sia comunque un’ottima proposta, non tiene conto di alcuni elementi importanti come la dipendenza (almeno parziale) del codice A da L che ha dimostrato PirovanoPirovano, Alcune considerazioni sul manoscritto Ambrosiano B 36 inf., 2014..
Archetipo Tutti gli studiosi che si sono occupati del Liber concordano sull’esistenza di un archetipo.
Goetz aveva ipotizzato, prendendo in considerazione P e C, che essi avrebbero dovuto avere un archetipo comune redatto nella tipica “scrittura ab di Corbie”Barbero, Contributi allo studio del “Liber Glossarum”, 1990..
L’archetipo è facilmente ricostruibile dalla conformazione dei tre codici P, C, L, che sembrano riprodurre “fotograficamente” un modello simile. I tre codici presentano una disposizione del testo su 3 colonne, elementi decorativi e simboli identici: elementi che dovevano evidentemente già essere presenti nell’archetipo; l’archetipo inoltre era caratterizzato, come si è detto, dall’assenza di titolo e dall’assenza dell’interpretamentum di quasi 400 voci.