La storia della musica è una branca della musicologia e della storia che studia lo sviluppo cronologico delle idee e delle convenzioni musicali appartenenti a popoli differenti, con particolare riguardo alla musica d'arte di tradizione occidentale, ed è pertanto materia diffusa, sia nelle università che nelle scuole di musica di tutto il mondo.

La musica è un'espressione artistica appartenente a tutte le culturemusica nell'Enciclopedia Treccani del nostro pianeta. Fonti ne attestano l'esistenza almeno a partire da 55 000 anni fa, con l'inizio del Paleolitico superiore. Alcuni studiosi ipotizzano la sua nascita in Africa, quando le prime comunità umane conosciute iniziarono a espandersi sul globo.Wallin Nils Lennart, Steven Brown e Björn Merker, The Origins of Music, Cambridge, MIT Press, 2001, ISBN 0-262-73143-6.Bernie Krause, The Great Animal Orchestra: Finding the Origins of Music in the World's Wild Places, Little Brown/Hachette, New York, 2012.

Periodizzazione La suddivisione standard della musica si basa sulle epoche storiche, correnti artistiche e culturali parallele alla musica.

Musica preistorica

Il problema della determinazione dell'epoca che ha visto nascere le prime forme di espressione musicale è ovviamente connesso con la definizione che si sceglie di adottare per la parola musica. Mentre, infatti, per un sistema teorico di organizzazione dei suoni, collegato a precisi riferimenti estetici, dobbiamo attendere l'antica Grecia, per la prima comparsa di specifici elementi, come la produzione volontaria, anche tramite strumenti, di suoni da parte dell'uomo, dobbiamo risalire al paleolitico.

Nel 2008, in Germania, nel sito della grotta di Fels (Hohle Fels), lo staff dell'archeologo Nicholas Conard ha ritrovato un flauto ottenuto da un osso di avvoltoio, datato 40 000 anni fa.

Alcune testimonianze in questo senso possono essere dedotte da numerosi ritrovamenti sia in osso che in pietra, interpretati come strumenti musicali. Tali sono, ad esempio, gli zufoli magdaleniani di Roco de Mercamps o i litofoni neolitici scoperti nelle vicinanze di Dallato (Vietnam).

In mancanza di testimonianze dirette o mediate, alcune ipotesi sulla forma assunta dalla musica primitiva può essere dedotta anche dall'osservazione di popoli il cui sviluppo è simile allo sviluppo delle attuali culture preistoriche, come, ad esempio, gli indios brasiliani, gli aborigeni australiani o alcune popolazioni africane.

Si può presumere che le primissime forme di musica siano nate soprattutto dal ritmo: per esempio, per imitare, battendo le mani o i piedi, il cuore che batte, il ritmo cadenzato dei piedi in corsa o del galoppo; o magari alterando, per gioco e per noia, le fonazioni spontanee durante un lavoro faticoso e monotono, come, per esempio, il pestare il grano raccolto per farne farina o il chinarsi per raccogliere piante e semi. Per questi motivi, nonché per la relativa facilità di costruzione, è molto probabile che i primi strumenti musicali siano stati strumenti a percussione, e presumibilmente qualche variante del tamburo.

Tra gli strumenti più antichi ritrovati troviamo infatti il tamburo a fessura Huehuetl della civiltà Maya, un cilindro cavo, provvisto di una fessura longitudinale lungo la superficie esterna, suonato percuotendolo con le bacchette sulla fessura stessa. Le versioni più antiche e primitive ritrovate consistono in un tronco cavo, privo di fessura ma appoggiato trasversalmente sopra una buca nel terreno, che probabilmente veniva suonato percuotendolo con i piedi.

Musica dell'antichità

La musica dell'antichità, nella storia della musica, è quella musica che sostituì la musica preistorica nelle differenti civiltà della cosiddetta storia antica. Essa si riferisce ai vari sistemi musicali che furono sviluppati in varie regioni geografiche come Mesoamerica, Mesopotamia, Egitto, Persia, India e Cina, o in vasti bacini d'influenza culturale come quelli greco e romano, ed è designata dalla caratterizzazione dei fondamentali quali note e scale. Potrebbe essere stata trasmessa attraverso metodi orali o scritti.

Musica nell'antico Egitto

La civiltà egizia è tra le prime civiltà di cui si hanno testimonianze di espressione musicale. Qui la musica aveva un ruolo molto importante: la leggenda vuole che sia stato il dio Thot a donarla agli uomini; essa era soprattutto legata a Hathor, considerata la dea della gioia, della musica e della danza.

Tra gli strumenti utilizzati dagli Egizi, troviamo i crotali, il sistro, legato ad Hathor, la tromba, utilizzata in guerra e sacra a Osiride, i tamburi, il liuto ed il flauto, sacro ad Amon. Altro strumento musicale assai presente e caratteristico della civiltà egizia è l'arpa dotata spesso di un'ampia cassa armonica. Nell'antico Egitto, la musica aveva anche funzioni religiose, veniva infatti utilizzata nelle cerimonie sacre; era inoltre presente durante riti di fecondazione, nella celebrazione di funzioni funebri, e ancora in occasione di divertimento e svago.

Inizialmente, nel periodo più antico, venivano usati principalmente strumenti a percussione, come bacchette e batacchi. La comparsa di strumenti più sofisticati dovette attendere più a lungo. I primi ad essere costruiti dopo le percussioni furono gli strumenti a fiato (flauto) e a corde (lira e cetra), di cui esistono testimonianze greche, egizie e mesopotamiche anteriori all'XI secolo a.C. Queste civiltà conoscevano già i principali intervalli fra i suoni (quinte, quarte, ottave), usate come base per alcuni sistemi di scale. Da uno studio dell'etnomusicologo tedesco Sachs sull'accordatura delle arpe, è emerso che gli Egizi utilizzavano sia una scala pentatonica discendente che una scala eptafonica.

Musica nell'antica Cina

La musica cinese era già decisamente evoluta durante la dinastia Zhou (1122-256 a.C.), con un ruolo importante nei cerimoniali. Anche presso questa cultura la musica aveva una profonda valenza educativa e filosofica. Documenti attestanti la composizione musicale in Cina sembrano risalire al VI - VII secolo a.C.

Musica nel Vicino Oriente

Tra gli scavi della città sumera di Ur, e più precisamente nel cimitero reale, furono rinvenute alcune lire e arpe, mentre un'iconografia musicale con cui è riccamente decorata l'architettura della prima Mesopotamia storica, lasciano intendere che per questa civiltà la musica fosse molto importante, soprattutto nelle forme rituali tipiche. Esemplari di bassorilievi del Louvre, provenienti da Lagash, mostrano ad esempio la presenza di strumenti cordofoni simili all'arpa.

Fra i testi Urriti ritrovati ad Ugarit vi sono i più antichi esempi di stesura musicale, risalenti al 1400 a.C. circa.Ricostruzione di Marcelle Duchesne-Guillemin dell'inno che può essere ascoltata su Urkesh webpage , benché vi siano almeno altre quattro "diverse interpretazioni della notazione, ciascuna delle quali porta a risultati completamente differenti". West 1994, 161. In aggiunta a West e Duchesne-Guillemin (1975, 1977, 1980, & 1984), le interpretazioni alternative comprendono Anne Draffkorn Kilmer (1965, 1971, 1974, 1976, & 1984), David Wulstan (1968), e Raoul Vitale (1982). In questi frammenti sono stati trovati i nomi di quattro compositori, Tapšiẖuni, Puẖiya(na), Urẖiya e Ammiya.West 1994, 171.

Nei testi sacri dell'ebraismo si accenna per la prima volta alla musicaIn un riferimento che sembra alludere a un'epoca attorno al 3200 - 3300 a.C. quando si parla di Iubal, figlio di Lamech e di Ada, del quale viene detto che:

Musica nell'antica Grecia

Presso l'antica Grecia la musica (μουσική, musikè, "arte delle muse") occupava un ruolo di grande rilievo, sia nella vita sociale che nella religione. Per i greci la musica era un'arte che comprendeva, oltre alla musica stessa, anche la poesia, la danza, la medicina e le pratiche magiche. L'importanza della musica nel mondo greco è testimoniata da numerosi miti che la riguardano. Uno è quello di Orfeo, il suo inventore, che riuscì a convincere gli dei dell'Ade a restituire alla luce la scomparsa ninfa Euridice.

Durante il periodo arcaico, dalle origini al VI secolo a.C., la musica era praticata solamente da professionisti: gli aedi e i rapsodi. Questi declamavano i miti accompagnandosi con uno strumento musicale tramandando oralmente la musica. In seguito, durante il periodo classico, dal VI al IV secolo a.C., la musica entrò a far parte del sistema educativo venendo così divulgata. A questo periodo risalgono pochissime fonti di grafia musicale che erano esclusivo patrimonio dei professionisti, in quanto la musica veniva, come abbiamo già accennato, tramandata oralmente. Sempre nel periodo classico si sviluppò la tragedia. I soggetti della tragedia erano presi dai miti letterari e consistevano in dialoghi tra due o tre personaggi alternati da canti corali. Gli attori erano tutti uomini, indossavano maschere e recitavano con l'accompagnamento della musica. L'impianto architettonico del teatro era costituito da una gradinata a semicerchio che ospitava il pubblico, di fronte al quale era presente un palco sul quale si esibivano gli attori, mentre tra la gradinata e il palco era presente un'orchestra insieme ad un coro.

I greci usavano diversi strumenti. I più comuni erano la lira o cetra e laulos. La lira era uno strumento le cui corde venivano pizzicate tramite un plettro, uno strumento sacro al dio Apollo. L'aulos, invece, era uno strumento a fiato, o aerofono ad ancia, sacro al dio Dioniso. Presso gli elleni erano in uso anche strumenti a percussione tra cui i tamburi e i cimbali, meglio noti come piatti.

I greci accostarono la musica alla matematica e al movimento degli astri. Pitagora, accostando la musica al movimento dei pianeti, comprese che anch'essa era governata da precise leggi matematiche. Portò la sua intuizione sul monocordo e scoprì che se una corda produceva un suono di una certa altezza, per ottenere un suono all'ottava superiore bisognava far vibrare metà della corda; per ottenere la quinta bastava far vibrare i due terzi della corda, e via di seguito.

Alla base del sistema musicale greco c'era il tetracordo formato da quattro suoni discendenti compresi in un intervallo di quarta giusta. I due suoni estremi erano fissi, invece i due intermedi erano mobili. I tetracordi si distinguevano in diatonico, cromatico e enarmonico. L'unione di due tetracordi formava un modo che poteva essere dorico, frigio o lidio. A seconda del tipo di unione i modi potevano essere a loro volta congiunti o disgiunti. Se ad un modo dorico disgiunto si aggiungeva un tetracordo congiunto all'acuto, un altro tetracordo congiunto al grave e sotto quest'ultimo una nota si otteneva il sistema tèleion, ovvero perfetto, dell'estensione di due ottave. Il ritmo musicale si basava su quello poetico. Nella poesia greca la metrica scaturiva dalla durata delle sillabe: brevi o lunghe, lo stesso valeva in musica. La breve equivale all'odierna croma e la lunga all'odierna semiminima. Il ritmo si aveva dall'unione di due o più note o sillabe, ordinate in schemi ritmici chiamati piedi. In poesia la combinazione di vari piedi formava il verso e la combinazione di più versi formava la strofa.