La storia di Ernst Lossa
Lossa nacque ad Augusta nella Germania bavarese da genitori jenisch, un ceppo nomade di zingari.Già considerati zingari nella Germania pre-nazista, tanto da essere schedati come tali nel zigeuner buch, di fatto furono accolti nella comunità zingara, la Romani Union, solo dopo la seconda guerra mondiale:UFC - Ufficio federale della cultura -Definizioni «Kinder zwischen Rädern». Kurzfassung des Forschungsberichtes «Das Hilfswerk für die Kinder der Landstrasse» - pubblicato su mandato dell'Ufficio federale della cultura N. 67 della collana <undKinder> dell'Istituto Marie Meierhofer, Zurigo 2001, p. 13 La sua famiglia, composta dal padre Christian, dalla madre Anna e due sorelline più piccole, per guadagnarsi da vivere girava le città bavaresi e del sud della Germania disegnando immagini religiose. I genitori di Ernst, già dal lontano 1905, erano stati schedati dal governo del Länder in cui vivevano, ed inseriti nel Zigeuner-Buch, il libro degli zingari.
Quando sale al potere Adolf Hitler, poco dopo la nascita di Ernst, a causa della politica razziale dei nazisti, la vita, per tutti gli zingari, compresi gli stessi genitori di Ernst, diventa durissima a causa di divieti, di discriminazioni ed emarginazioni perpetrate contro le razze diverse, ritenute inferiori a quella ariana e che sfocerà ben presto in persecuzione, internamento ed eliminazione fisica. Quello fu il periodo in cui la politica di eugenetica nazista fu applicata anche agli stessi cittadini ariani handicappati od ammalati, considerati inutili e costosi sia per l'entità delle cure, sia per i sussidi di assistenza da costoro percepiti e sottratti, secondo l'ottica nazista, all'apparato bellico tedesco. Per abbattere i costi, per tutti questi fu prevista l'eliminazione fisica con un programma scientifico, sistematico e segreto: l'eutanasia.
La famiglia Lossa non fu risparmiata da un simile trattamento. Ai genitori di Ernst, accusati di essere zingari e venditori ambulanti, fu tolta dapprima la patria potestà; Ernst e le due sorelline più piccole furono affidate di conseguenza ad un orfanotrofio di Augusta. La madre di Ernst poco dopo muore di tubercolosi; all'epoca Ernst aveva solo 4 anni. Il padre invece, dopo essere stato arrestato, fu deportato prima nel campo di concentramento di Dachau e quindi nel campo di concentramento di Flossenbürg, dove troverà in seguito la morte.
Ormai orfano, il piccolo Ernst vive una infanzia difficile, senza nessuna guida affettiva. Viene considerato dai medici e dagli educatori, un bambino difficile, irrequieto, ineducabile ed irrecuperabile. Viene messa in discussione la sua stessa sanità mentale per la convinzione razzista dei medici nazisti secondo la quale, essendo zingaro, Ernst fosse predisposto di natura ad avere turbe psicologiche. La sua candidatura al programma di morte per eutanasia era stata decisa.
È così che dopo un'infanzia di maltrattamenti e discriminazioni, non ultima una permanenza nel riformatorio giovanile di Dachau nel 1940, il giovane Ernst viene mandato nel 1942 all'ospedale psichiatrico di Kaufbeuren che si trova a pochi chilometri dalla sua filiale, la clinica della morte nel villaggio bavarese di Irsee.
Ernst, giovane vittima del programma di eutanasia selvaggia
L'istituto psichiatrico di Kaufbeuren fu tristemente noto per il medico e psichiatra Valentin Faltlhauser, suo direttore. Faltlhauser fu l'inventore della cosiddetta Dieta E (Sonderkost), una dieta da fame, priva di grassi, a base di sole rape, cavoli e mele. Dieta 'mortale', imposta alle vittime, bambini ed adulti, con il chiaro proposito di eliminarle. Questa invenzione ebbe così successo che si estese ben presto a tutti i reparti di eutanasia della Germania nazista. Nelle intenzioni di Faltlhauser, quella dieta doveva portare ad una morte lenta in un periodo di massimo tre mesi. Questo medico nazista fu uno dei più zelanti fautori dell'eutanasia che perpetuò fra la sede di Kaufbeuren e la vicina filiale di Irsee. Quando la Germania si arrese, e Faltlhauser fu arrestato dagli statunitensi, si scoprì che il medico aveva continuato a praticare l'eutanasia e ad uccidere indisturbato fino a quando non venne scoperto.La sua ultima vittima era stata eliminata infatti il 29 maggio 1945, ovvero 21 giorni dopo la resa della Germania. Suor Wörle, una delle tante infermiere di Kaufbeuren ammise, senza nessuna riserva, di aver ucciso 210 bambini e di aver ricevuto un surplus di 35 marchi al mese sul suo normale stipendio per il lavoro straordinario dedicato a quelle uccisioni.«Significantly, the evidence will also shed new light upon the identity of those directly involved in implementing the euthanasia programme, revealing the full (and often) willing involvement of nurses and catholic nuns in the killings that occurred. This evidence serves to challenge implications that can be found within the analysis in the existing literature that it was the doctors and non-Catholic nursing staff at Kaufbeuren who were the perpetrators of the actual killings» - In Doctors and nurses of death: A case study of eugenically motivated killing under the nazi "euthanasia" programme, pag. 7 La clinica di Irsee, a pochissimi chilometri dalla casa madre di Kaufbeuren e diretta sempre dal Faltlhauser, non faceva eccezione: anche qui venivano usati gli stessi metodi praticati nella sede centrale, dove per camuffare la reale attività di quell'istituto, un cartello all'ingresso recitava: Luogo per sanare e curare. Si calcola che in queste due cliniche furono soppressi da 1200 a 1600 pazienti, tra cui circa 210 bambini.[Dal Weblink Petra Schweizer-Martinschek: Medizinversuche an behinderten Kindern im Rahmen des NS-„Euthanasie-Programms] Le due cliniche inoltre, furono luogo di transito per migliaia di persone, da eutanasizzare in massa, avviate verso più noti campi di sterminio.
Oltre alla Dieta E, in questi due centri della morte venivano somministrate anche terapie consistenti in iniezioni che prevedevano più soluzioni: Allucinogeni pericolosi come la scopolamina, alcaloidi tossici come la morfina e barbiturici nocivi come il veronal ed il luminal. Un programma che in seguito, dopo la guerra, sarebbe stato conosciuto e denominato come: Aktion T4.
Il programma Aktion T4 veniva attuato nell'ambito dell'eugenetica e dell'«igiene razziale», un programma che per i medici nazisti, quando testimoniarono a Norimberga, altro non era che un atto benevolo e pietoso, una morte per compassione.Tribunale militare di Norimberga, Documento No.426, Affidavit concerning the Nazi administrative system, the euthanasia program, and the sterilization experiments. Harvard Law School Library, Item No. 113 Con questi metodi e con quelli praticati nei luoghi della eutanasia di massa, dove migliaia di persone venivano gassate, nella seconda fase del programma eugenetico nazista conosciuto come eutanasia selvaggia, furono eliminate più di 140.000 persone, rispetto alla prima fase che portò alla eliminazione di solo 70.000 persone.
Ed è proprio questo l'ambiente in cui viene a trovarsi il giovane Ernst, trasferito ben presto perché considerato, senza nessuna valida ragione, malato di mente e non educabile, da Kaufbeuren alla filiale di Irsee. Chi provenendo da Kaufbeuren arrivava ad Irsee, vi giungeva solo per essere eliminato in brevissimo tempo. La clinica di Irsee era di fatto un vero e proprio braccio della morte. Qui però grazie alla simpatia, alla compassione e ad una certa considerazione mostrata degli infermieri, Ernst che doveva essere eliminato nel giro di pochi giorni, resistette addirittura un anno e mezzo. Dagli infermieri Ernst era considerato gentile e disponibile e sapevano che molte volte procurava del cibo agli internati più bisognosi, in genere mele precedentemente da lui rubate.
Dinnanzi al procrastinare degli infermieri per somministrargli iniezioni letali, i responsabili del comprensorio di Kaufbeuren-Irsee incaricarono del compito, probabilmente, l'infermiera nazista Pauline Kneissler, la cui fama era nota per aver procurato la morte per eutanasia a moltissime persone sia civili che militari. La Kneissler, con la scusa di somministrare un vaccino contro la febbre tifoidea, somministrò a Ernst un'overdose di un cocktail micidiale di morfina e scopolamina. Il 9 agosto 1944 Ernst Lossa muore nella clinica di Irsee.
I dipendenti della clinica, che in seguito testimoniarono al processo di Norimberga, asserirono che Lossa sapeva delle uccisioni che venivano fatte nell'istituto, sapeva anche che quella stessa sorte sarebbe presto toccata anche a lui. Si sospetta che la conoscenza di Ernst su queste esecuzioni abbia motivato il direttore amministrativo della clinica Josef Frick e probabilmente anche il medico Valentin FaltlhauserEmblematica la deposizione di Faltlhauser, direttore delle due cliniche della morte a Kaufbeuren ed Irsee, resa nel processo ai dottori il 7 e 8 luglio 1949 a Norimberga. Lo scrittore Giorgio Giannini nel suo libro Vittime dimenticate, lo sterminio dei disabili, dei ROM, degli omosessuali e dei Testimoni di Geova a pagina 27 riporta le parole che Faltlhauser pronunciò a sua discolpa dinnanzi ai giudici del tribunale: " Sono un impiegato dello Stato, con un'anzianità di servizio di 43 anni [aveva 73 anni]...Come tale sono stato educato a obbedire assolutamente agli ordini superiori e alla legge, perciò ho considerato il decreto sull'eutanasia come una legge...Mi sono comportato con coscienza come un medico responsabile... ", per l'eliminazione del ragazzo jenisch.
La deposizione di un infermiere al processo di Norimberga
Nel processo ai dottori, uno dei processi secondari di Norimberga tenutosi nel 1946, ovvero dopo quello principale celebrato ai più importanti criminali del regime nazista, la testimonianza di un infermiere di Irsee aiutò a far luce sull'ultimo giorno di vita del giovane Lossa:
A questo processo fu chiaramente stabilito che Ernst non era ammalato e non soffriva di nessuna turba psichicaLa storia forse più incredibile è quella di Ernst Lossa, un ragazzino di 12 anni come tanti altri che, pur non soffrendo di alcuna malattia mentale, è stato trasferito da un orfanotrofio in un ospedale psichiatrico a causa della sua vivacità, dove mori con una iniezione di morfina - Michael Von Cranach, direttore primario della clinica di psichiatria di Kaufbeuren, Germania in e come qualsiasi altro ragazzo con problemi esistenziali, era educabile.
Una trasmissione televisiva in ricordo di Ernst Lossa
Media di tutto il mondo hanno dedicato a Ernst Lossa ampi servizi televisivi, radiofonici, giornalistici e siti specializzati sul Web. Un servizio televisivo italiano su Lossa, preparato per il 26 gennaio 2011, alla vigilia del giorno della memoria, è stato quello del drammaturgo, attore e regista Marco Paolini, trasmesso dalla rete televisiva italiana LA7.
La trasmissione seguita da un milione e settecentomila spettatori venne intitolata AUSMERZEN – Vite indegne di essere vissute e fu introdotta da Gad Lerner. Il repertorio del drammaturgo, considerato uno degli attori italiani più impegnati nel teatro di narrazione, consisteva in un lungo monologo, sceneggiato in un ambiente scarno e disadorno e trasmesso in diretta. Avendo come tema gli ospedali psichiatrici sotto il regime nazista, la trasmissione ebbe come teatro alcuni locali dall'ex ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano.
Nel generale tema dell'Olocausto, Paolini affrontava il tema dell'eugenetica nazista e dell'eutanasia, raccontando anche la storia particolareggiata, fatta anche di dialoghi, della eliminazione del giovane jenisch, Ernst Lossa.
La trasmissione è costata a Paolini due anni di lavoro fatto di ricerche sulla documentazione del progetto Aktion T4. Spiegando lo scopo del suo lavoro, Paolini ha detto: