Villa Ghirlanda Silva è una villa nobiliare del XVII secolo presente a Cinisello Balsamo. Si tratta di una villa di delizia, una classica dimora suburbana che i nobili del tempo erano soliti costruire fuori dalla città come veri e propri luoghi di soggiorno e villeggiatura. Il complesso comprende un elegante giardino all'inglese, oggi trasformato in parco cittadino. Sia quest'ultimo che la villa fanno parte del patrimonio culturale italiano, tutelato dalla legge Bottai (legge 1089/1939)..

La villa Storia

La Descrizione della villa Silva in CiniselloDescrizione della villa Silva in Cinisello, 1811: pubblicata presso la Tipografia Corbetta di Monza in forma anonima, è sicuramente riconducibile alla firma di Ercole Silva, tanto da essere ripresa e riportata, due anni più tardi, nella seconda edizione del trattato Dell'arte dei giardini inglesi, scritto e pubblicato a Milano proprio dal Silva. L'attribuzione tiene conto oltre allo stile linguistico e all'estrema precisione dei dettagli riportati, anche della consuetudine del suo autore di pubblicare anonimi o con pseudonimi alcune delle proprie opere. Cfr. per quanto riguarda la certezza dell'attribuzione, ; ., del 1811, riporta che l'attuale edificio sia stato fatto costruire intorno al 1660 da Donato I Silva (1607-1675), a partire da una preesistenza risalente al Cinquecento, legata in qualche modo ad Andrea Palladio.. A sovrintendere all'edificazione sarebbe stato chiamato Gian Domenico Richini, figlio del più noto Francesco Maria Richini, ampiamente impegnato nel corso della seconda metà del XVII secolo a Milano nel proseguire quanto cominciato dal padre. Le prime testimonianze grafiche della villa e del suo giardino, rappresentati nelle incisioni di Marc’Antonio Dal ReVedi . e di Karl RemshartAnteriori al 1735, anno della sua morte.Erroneamente datate 1780 in . presentano un edificio appartenente per la sua struttura agli anni centrali del XVII secolo; tale datazione sarebbe inoltre compatibile con il rilevamento di diversi manufatti presenti all'interno della villa risalenti proprio alla metà del Seicento. Parallelamente, nel corso dei restauri condotti nella prima metà degli anni ottanta, si sono riscontrate anche le tracce di una struttura architettonica precedente rispetto all'impianto secentesco della villa, avvalorando quanto riportato nella Descrizione. Alla morte di Donato I Silva, subentrò il figlio Gerardo (1646-1714) nel proseguire l'opera di decorazione e arricchimento della quadreria già cominciata dal padre.

A Gerardo Antonio Silva succedette il figlio Donato II Silva (1690-1779), uomo di estrema cultura e letterato, fra i fondatori fra l'altro della Società Palatina; egli portò a compimento i lavori di costruzione della villa, ponendo particolare cura al giardino - all'italiana - e alle collezioni raccolte nella villa, ampliando la quadreria e fondandovi una biblioteca estremamente ricca e varia. Fece inoltre installare sul terrazzo della torretta il più grande cannocchiale che si fosse mai visto fino ad allora in Lombardia, che si era fatto costruire dal famoso ottico del tempo François de Baillou, particolarmente stimato da Donato II Silva e incoraggiato nei suoi studi.Paolo Frisi, Elogio del Conte Donato Silva, Milano, 1779 - pp. 152-153 Alla sua morte - in assenza di figli - gli sarebbe succeduto il nipote Ercole Silva (1756-1840), figlio del fratello Ferdinando. Uomo anch'egli di spiccata cultura e letterato, avrebbe promosso una consistente campagna di rinnovamento, sia per quanto riguarda il giardino, che per quanto riguarda gli ambienti stessi della villa. Personale amico dell'arciduca Ferdinando d'Asburgo-Este, ebbe modo di ospitarlo nella villa di Cinisello nell'estate del 1787, insieme alla consorte Maria Beatrice d'Este, allontanatisi da Monza, in cui incombeva il pericolo del vaiolo (una lapide commemorativa a perenne memoria dell'evento venne posta sopra la porta d'ingresso principale alla Sala degli Specchi«HOSPES ASTA LEGE NEC NEC PIGUERIT SCIRE FERDINANDUM ET / BEATRICEM ARCHID AUSTR HIC CONSEDISSE DIES XXX / ASSEDISSEQ LIBERIS SUIS GRANDI PATRIAE CHARITATIS / EXEMPLO DUM VARIOLARUM ATUS EXITUM HABERET UT HABUIT / FORTUNATISSIMUM - NUNC SUCCEDE PERLUSTRA SINGULA MEMOR / HIS DELICIOLIS HORTENSIBUS ET AMOENITATE LOCI HILARES / FUISSE AC LAETOS NEPOTULUS CAESARUM AUGUSTORUM / ERCULES DE SYLVA COMES BLANDERATI M P / A CIC IC CC XIIIC» Tradotto in italiano: «Forestiero, fermati e leggi e non ti dispiacerà sapere che Ferdinando e Beatrice, arciduchi d'Austria, sostarono qui trenta giorni e rimasero accanto ai loro figli, nobile esempio di devozione nei confronti della patria, finché il dilagare del vaiolo non ebbe fine, come fortunatamente accadde. Ora avvicinati, osserva attentamente ogni cosa, ricordandoti che i nipotini dell'imperatrice furono allegri e lieti grazie a questi giardini meravigliosi e all'amenità del luogo. Ercole Silva, Conte di Biandrate, 1787.» Per l'iscrizione latina, vedi ; per la traduzione, vedi .). Ercole Silva, già autore nel 1801 del trattato Dell'arte dei giardini all'inglese, avviò nel primo decennio dell'Ottocento una radicale trasformazione del giardino, prima compiuta realizzazione all'inglese condotta in Italia. Non avendo come lo zio alla propria morte eredi diretti, lasciò insieme alla villa le molteplici collezioni naturalistiche, archeologiche e d'arte che aveva avuto modo di arricchire durante tutta la sua vita al nipote Gerolamo Ghirlanda (1789-1851), figlio di Gaspare Ghirlanda e di Teresa Silva, sorella di Ercole, ed in seguito al figlio Carlo (1825-1888). Quest'ultimo, che aggiunse al cognome di famiglia anche quello di Silva, operò diverse modifiche al giardino, rimasto fino a quel momento sostanzialmente come l'aveva ideato Ercole Silva nei primi anni del secolo e commissionò al pittore e decoratore Luigi Scrosati l'abbellimento stilistico della facciata orientale della villa, oltre che della torretta (1852).

Dopo che si estinse anche la famiglia Ghirlanda, la villa venne rilevata dapprima da Giovanni Frova (1886), in seguito - agli inizi del Novecento - dal conte Giuseppe Cattaneo di Proh, ospitando per un breve periodo di tempo, fino al 1910 - anno in cui venne eretto l'edificio scolastico a lato del municipio di Cinisello - le scuole cittadine, collocate insieme ad alcuni uffici comunali nell'ala meridionale della villa. Successivo proprietario, a partire dal 1926, sarebbe stato un possidente terriero locale, Emilio Cipelletti, la cui famiglia avrebbe conservato la proprietà per quasi mezzo secolo. Solo nel 1974 dopo una lunga contrattazione venne acquistata dall'Amministrazione Comunale, che ne fece un centro civico.. La villa divenne pertanto sede della biblioteca cittadina fino al 2012, venendo trasferita poi nel settembre di quell'anno nell'ex scuola Cadorna, diventata nel frattempo il nuovo Centro Culturale IlPertini; al momento sono ancora presenti al suo interno diversi uffici comunali. Alcuni saloni della villa vengono tuttora utilizzati per riunioni, mostre e cerimonie; mentre nell'ala meridionale ha sede il Museo Nazionale di Fotografia (precendemente denominato Museo di Fotografia Contemporanea), insediatovisi nel 2005.In verità il Museo risulta inaugurato già dal 3 aprile 2004; tuttavia per la piena entrata in attività si fa riferimento al 2005, anno di formazione dell'omonima Fondazione. Cfr. Museo di Fotografia Contemporanea - sito ufficiale .

Caratteristiche

La villa è delimitata esternamente da due ali laterali che si sviluppano fin lungo la strada, alle cui estremità ha origine il muro di cinta frontale, che termina in quattro pilastri in muratura (sormontati da pinnacchi piramidali in pietra) che, disposti in semicerchio, racchiudono il cancello, pregevole manufatto in ferro battuto risalente probabilmente al XVIII secolo, caratterizzato dal disegno movimentato delle barre verticali con motivi di girali e volute. La sua collocazione storica non è certa: dalle incisioni di Marc'Antonio Dal Re e di Karl Remshart si evince che al tempo vi fosse un cancello diverso da quello presente oggi; al contrario, sul retro della villa, se ne trovava uno analogo, probabilmente trasportato dove si trova oggi nel corso delle trasformazioni condotte da Ercole Silva nei primi anni dell'Ottocento..

Il complesso si presenta con uno schema planimetrico a ferro di cavallo, in cui le ali laterali si innestano alle estremità del corpo centrale della villa, dando origine al cortile d'onore, la cui aiuola centrale è occupata da un grande esemplare di Magnolia grandiflora. Nell'angolo nord-occidentale del cortile si trova uno dei pochi reperti archeologici sopravvissuti, presente nella villa dai tempi di Ercole Silva: si tratta di un sarcofago in serizzo, di epoca romana, risalente al II secolo. Il corpo centrale della villa si sviluppa su due piani fuori terra, con interposti mezzani e un ultimo piano seminterrato disposto a cantina, con le luci che trovano spazio nello zoccolo; i corpi di fabbrica laterali risultano invece ribassati, mancando del piano nobile. La distribuzione interna degli ambienti, imperniata sui saloni centrali di rappresentanza presenti sia al pianterreno che al piano nobile, individua un impianto rigorosamente assiale, che destina a funzioni di servizio le ali laterali ribassate.

La facciata occidentale

La facciata occidentale - quella dunque principale, che si affaccia verso la città - si caratterizza per la presenza al pianterreno di un portico a sette fornici, lungo 25 metri e profondo 6, coperto da volte a crociera e sostenuto da colonne doriche che si innestano sugli archi attraverso un pulvino rastremato e modanato, di matrice richiniana. I quattro intercolumni laterali (due per parte) risultano racchiusi in base da balaustre sormontate da otto vasi in marmo bianco, databili alla prima metà dell'Ottocento, scolpiti a rilievo con mascheroni a forma di teste di leone; i tre intercolumni centrali sono invece aperti, dando sulla scalinata d'ingresso. Il piano nobile presenta invece due logge architravate, con colonne ioniche e balaustre; il salone centrale è sormontato da un attico all'interno del quale si aprono tre finestre a lunetta. Nella parte destra, si innalza una torretta quadrangolare, con decorazioni in cotto successive al periodo di fabbrica secentesca, ascrivibili al rifacimento della facciata orientale della villa, avvenuto nell'Ottocento.

Il complesso segue inoltre una rigorosa simmetria, che doveva essere probabilmente ancora più accentuata nel progetto originario, che prevedeva una seconda torretta posta sul lato sinistro della villa, riportata nelle raffigurazioni del Dal Re e del Remshart.È d'obbligo un chiarimento, a proposito: più che ritrarre lo stato di fatto i due incisori dovevano aver ritratto lo stato ideale di completamento della villa, essendo questa in quegli anni ancora in fase di realizzazione e definizione. L'alternanza di spazi pieni e spazi vuoti data dalla presenza delle due logge sovrapposte conferisce alla villa uno spiccato pittoricismo, anche grazie ai giochi chiaroscurali che ne scaturiscono. La presenza del loggiato al piano nobile peraltro costituisce un unicum nel panorama lombardo, non trovando ulteriore applicazione in altre ville di delizia al di fuori di questa..