La Divinatio in Caecilium o Divinatio in Quintum Caecilium (italiano: Dibattito contro Cecilio) è una delle sette orazioni giudiziarie del 70 a. C. fatte da Cicerone per il processo dei Siciliani contro Gaio Licinio Verre, il cui corpus ci è stato tramandato come Verrine.

La Divinatio in Caecilium è il "dibattito preliminare" sostenuto in tribunale per stabilire chi sarebbe stato l'accusatore per conto dei Siciliani al processo contro Verre. Questo Cecilio era una sorta di "uomo di paglia" - finanziato da Verre - che lo stesso Verre voleva imporre al processo in qualità di accusatore, in modo da "giocare in casa". Nell'orazione Cicerone denuncia e smonta il piano di Verre, delegittima Cecilio e propone la propria candidatura a pubblico ministero. Verre si fece difendere al processo da Quinto Ortensio Ortalo (Quintus Hortensius Hortalus), molto noto all'epoca come ottimo oratore e al quale lo stesso Cicerone dedicherà un'altra opera, andata perduta. Tuttavia il successo arrise a Cicerone, che grazie alla Divinatio in Caecilium poté assumere l'accusa per conto dei Siciliani e ottenere così un tempus inquirendi di 110 giorni.

La Divinatio in Caecilium è l'unico testo ciceroniano che ci sia giunto tra le sue opere retoriche del genere divinatio.An observation made by Christopher P. Craig, "Dilemma in Cicero's Divinatio in Caecilium" The American Journal of Philology 106.4 (Winter 1985:442-446) p. 442.

Fa parte delle Verrine, insieme all'Actio prima in Verrem e all'Actio secunda.

Note

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