Biografia Figlio dell'ingegnere Francesco Cianciafara (1860-1908) e di Nicoletta Tasca e Filangeri (1872-1908), figlia a sua volta di Lucio Tasca, conte d'Almerita e di Giovanna Filangeri, principessa di Cutò, erede di un'antica famiglia aristocratica siciliana. Si dedicò alla fotografia fin da giovanissimo. Nonostante la perdita della sua famiglia a causa del terremoto di Messina del 1908. Una tragedia fissata con realismo dalla sua macchina fotografica, il dono del suo 16esimo compleanno. Riuscì a salvarsi dal terremoto annodando i lenzuoli e a calarsi da una finestra, perché la porta era bloccata da detriti e pareti crollate. Fotografò il cumolo di macerie del suo palazzo. Vagò per la città disastrata fotografando le macerie, istantanee che restano come testimonianza assieme ad altri fotografi come Luca Comerio e Roberto Omegna.

L'agiata condizione di benessere economico in cui si trovava gli consentì di superare il dramma e di vivere la passione per la fotografia senza risparmio di mezzi. Francesco era il maggiore dei cugini provenienti da una raffinata famiglia di artisti che ha attraversato il Novecento. Il secondo cugino fu il pittore Casimiro Piccolo di Calanovella, noto per i suoi acquerelli, mentre il terzo cugino, probabilmente il più famoso, fu Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l'autore de Il Gattopardo. L'ultimo dei cugini fu Lucio Piccolo di Calanovella, poeta dei Canti barocchi.

Cianciàfara è stato un fotografo moderno per la sua epoca, i suoi elaborati sono pieni di sperimentazione tecnica e concettuale. Non ebbe soggetti preferiti, fotografò di tutto, ritratti di donna, navi in porto, piatti da cucina, gli uomini sui tralicci, i tubi d’acciaio della Mannesmann. Cianciàfara fu maestro nell'arte della resinotipia, tecnica inventata dal fotografo e chimico Rodolfo Namias e in quella alla gelatina bromuro d'argento

Le notizie sono abbastanza frammentarie attorno a questo personaggio: è noto che accolse Tommaso Marinetti nei suoi viaggi siciliani e che si unì al circolo dei fotografi torinesi, promosso probabilmente dall'amico Cesare Schiaparelli (1859-1940), cui aderirono Stefano Bricarelli, Carlo Baravalle e Achille Bologna. Dal 1929, dopo le mostre di Catania e Messina, l'estro di Cianciàfara trovò riscontri in varie altre mostre fino a conseguire nel 1932 il "Gran Prix d'Honneur" a Cannes e l'anno dopo l'"Honourable Mention" dalla rivista American Photography che gli aprì le porte ad alcune mostre negli States.

Già nel 1933 si iscrisse all'Associazione Fotografica A.L.A. (Ad Lucis Artem ovvero Verso l'arte della luce), denominazione trasformata da una precedente unione di appassionati dedita alle escursioni alpine, di cui peraltro conservò la medesima sede. L'associazione pubblicava un rinomato "Foto Annuario Italiano A.L.A." che nel 1936 pubblicò tra i 70 fotografi presenti anche immagini di Cianciàfara. Dallo stesso anno, tramite annunci pubblicitari, passò al semi-professionismo. Negli anni successivi espose a Brighton, Londra, Zagabria per giungere perfino in Nuova Zelanda.

Nel 1935 Cianciàfara con Enrico Unterverger vince a Milano un concorso nazionale dedicato alla resinotipia, subito dopo inizia la collaborazione con Progresso Fotografico di Milano, che ospitò sulle proprie pagine molti suoi scatti e alcuni articoli. Nel campo fotografico ottenne ottimi risultati che gli valsero diversi riconoscimenti a livello nazionale.

Ma il 1936 fu anche l'anno in cui A.L.A. lasciò il posto alla nuova A.F.I. cui Cianciàfara si iscrisse l'anno seguente ma è anche l'anno nel quale egli smise con la resinotipia. Il 1937 si tenne un avvenimentoi che vide i migliori fotografi parteciparvi tra i quali Italo Bertoglio, Domenico Riccardo Peretti Griva, Augusto Pennazio, Ettore e Arturo Valle. Cianciàfara vi prese parte con il gruppo A.F.I. di Messina in rappresentanza dei siciliani assieme al gruppo dei catanesi guidati da Raffaello Vadalà e Carlo Sardo e al palermitano Gino Interguglielmi.

Dopo aver partecipato alla II Mostra Nazionale di Fotografia a Colori nel 1941, due anni dopo si dedicò anche alla foto di scena, assieme ad altri colleghi, per il film All'ombra della gloria per la regia del palermitano Pino Mercanti. Dopo la liberazione dal fascismo della Sicilia nel 1944 documentò la situazione di miseria, fame e difficoltà della gente con un taglio neorealista. Negli anni seguenti la sua macchina fotografica riprese pupari, cantastorie, girovaghi, spettacoli ambulanti.

Verso la fine degli anni Quaranta preferì dedicarsi all'incisione calcografica, scomparendo dagli appuntamenti delle mostre anche per la difficoltà dell'isola di mantenere il livello che col neorealismo stava salendo nel resto del continente. Negli anni 1962-1966 però ricomparve in alcune mostre siciliane per poi scomparire di nuovo dalle scene fotografiche.

Vita privata Filippo sposò, probabilmente, nel 1928 la contessa Maria Antonia Danieli e Camozzi, da cui ebbe la figlia Nicoletta, a sua volta sposatasi con Pasquale Mallandrino. Da questa unione nacque nel 1946 Giuseppe Amedeo Mallandrino Cianciafara, autore del volume dedicato alla famosa dimora "Villa Cianciafara", da lui restaurata, pubblicato dalle Edizioni Pungitopo nel 2021, con una 2º edizione per Edas edizioni di Messina nel 2022.

Note

Bibliografia Dario Reteuna, L'occhio del Gattopardo. Filippo Cianciàfara Tasca di Cutò e la fotografia d'arte in Sicilia, Edizioni Magika, Messina, 2008 - ISBN 978-8889525043 Franz Riccobono, Michaela d'Alcontres Marullo, I castelli della provincia di Messina nella fotografia di Filippo Cianciàfara Tasca di Cutò, Eurilink University Press, 2010 - ISBN 978-8895151410 Giuseppe Amedeo Mallandrino Cianciafara, Villa Cianciafara, Edizioni Edas Messina, 2022 - ISBN 978-8878205444

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