Biografia Si chiamava Arsénios Eznepìdis e nacque nel 1924. Il neonato Paisios fu battezzato dal parroco del paese, Arsenio il Cappadoce, che gli diede il proprio nome. Qualche tempo dopo la famiglia di padre Paisios, il parroco e tutto il paese lasciarono la Turchia ed emigrarono in Grecia. Si stabilirono nell'isola di Corfù e qui Sant'Arsenio morì poco dopo. Da Corfù passarono a Igoumenitsa e poi a Konitsa. La povertà impedì al piccolo Arsenio,che già all'epoca mostrava una spiccata religiosità, di accedere agli studi superiori.
Terminato il servizio militare come marconista, nel 1950, spinto dal desiderio di divenire monaco, si recò a Monte Athos. Entrò come novizio nel monastero di Esphigmenou. In seguito, ricevé il nome di postulante Avérkios. Il 12 marzo 1956 lasciò Esphigmenou ed entrò in quello di Philotheou, ed è qui che, pochi mesi dopo, prese la tonsura monastica col nome di Paisios. Desideroso di fare vita quasi eremitica, narrò che gli fu impedito: "Una sera, mentre mi preparavo per partire per il deserto, improvvisamente mi aveva bloccato sul mio sgabello una forza invisibile. Quest'effetto durò per due ore. Pregavo versando lacrime quando sentii una voce: 'Non andrai nel deserto, ma a Konitsa, dove ti aspettano gli uomini'. Dopodiché fui liberato. Dio mi mandava nel mondo"Dionisios Tatsis, Non cercate una santità a buon mercato. Vita e insegnamenti dal Monte Athos, EDB, 1997, p. 22-23.. Dall'agosto del 1958 padre Paisios risiedé nel monastero di Stomio, a Konitsa. Il 30 settembre 1962, Paisios lasciò questo monastero, invitato dal vescovo-igumeno del monastero di santa Caterina sul Sinai, dove rimase quasi un anno.
Ritornò poi a Monte Athos e, poco dopo, gli fu asportata parte di un polmone. L'11 gennaio 1966 ricevette dalle mani del suo padre spirituale, papa Tichon, il grande schema. Dal 12 agosto 1968, Paisios, nonostante le precarie condizioni di salute, aiutò alcuni monaci a ristrutturare il monastero di Stavronikita. Alla morte di papa Tichon, Paisios si ritirò a vivere nella sua cella, senza però abbandonare Stavronikita. In seguito visse in una casetta non lontano dal monastero di Koutloumousiou, dove riceveva pellegrini.
Il 12 luglio 1994 il monaco morì, in seguito a complicazioni intervenute a seguito di un'operazione ad un tumore diffuso ormai in gran parte del corpo.
Paisios è seppellito nel monastero di San Giovanni il Teologo a Souroti, presso Salonicco, ed è meta di pellegrinaggi.
Il 13 gennaio 2015 padre Paisios fu iscritto nel registro dei santi della Chiesa ortodossa su approvazione del Santo Sinodo del Patriarcato Ecumenico con questo rescritto:
"Συνῆλθεν, ὑπό τήν προεδρίαν τῆς Α. Θ. Παναγιότητος, ἡ Ἁγία καί Ἱερά Σύνοδος εἰς τήν τακτικήν συνεδρίαν αὐτῆς σήμερον, Tρίτην, 13ην Ἰανουαρίου 2015, πρός ἐξέτασιν τῶν ἐν τῇ ἡμερησίᾳ διατάξει ἀναγεγραμμένων θεμάτων. Κατ᾿ αὐτήν, ἡ Ἁγία καί Ἱερά Σύνοδος: α) ὁμοφώνως αποδέχοντας την εἰσήγησην τῆς Κανονικῆς Ἐπιτροπῆς ἀνέγραψε εἰς τό Ἁγιολόγιον τῆς Ὀρθοδόξου Ἐκκλησίας τόν μοναχόν Παΐσιον Ἁγιορείτην [...]".
"Oggi, martedì 13 gennaio 2015, si è riunita, sotto la presidenza di Sua Santità, il Santo Sinodo nella conferenza regolare concernente l'esame degli argomenti dell'ordine del giorno. Questo stesso Santo Sinodo: a) ha accettato all'unanimità, su relazione del Comitato Canonico e ha registrato nell'Elenco dei santi della Chiesa ortodossa il monaco Paisios Athonita;[...]. Patriarcato di Costantinopoli, 13 gennaio 2015".
Spiritualità Una mentalità contraria a quella secolare Per l'anziano atonita la spiritualità non è qualcosa d'etereo, una filosofia astratta, un lavoro psicologico e puramente consolatorio ma qualcosa di estremamente vivo e legato all'esistenza umana. Rappresenta la pratica cristiana vissuta con la presenza divina dello Spirito Santo, una presenza viva. Questa pratica è totalmente contraria alla mentalità secolare. Per questo l'anziano scriveva:
"Quanto più un uomo è spirituale tanto meno ha diritti in questa vita. Egli dev'essere paziente, accettare le ingiustizie e anche gli insulti degli altri. Invece un uomo sbilenco, di cattivo carattere, lontano da Dio, pensa di avere molti diritti: calpesta, insulta e fa ingiustizie agli altri. Bisogna non dimenticare che i nostri diritti sono salvaguardati da Dio per la vita eterna. Ma noi, molte volte, chiediamo stupidamente di essere giustificati in questo mondo; di non subire nessun danno. Se poi ci dicono qualcosa cerchiamo subito di giustificarci. Poi pensiamo di credere in Dio. Questo è un prendere in giro lo stesso Signore. La giustizia umana non dice nulla all'uomo spirituale, ma certamente è un freno per l'uomo duro e stolto"Ibid., pp. 46-47..
Fatta questa precisa divisione di campi, logica e giustizia divina da una parte, logica e giustizia umana dall'altra, il monaco aggiungeva: "Non contare sulla tua conoscenza. Per poter accogliere dentro di te la conoscenza divina devi abrogare la conoscenza secondo il mondo. Diventa semplice come un bambino. Non vantarti della tua conoscenza. La conoscenza gonfia"Ibid., p. 53..
In queste riflessioni si nota tutta la distanza tra la spiritualità dell'asceta atonita e quella tipica di una religiosità in cui si cerca di accordare principi molto umani con il vangelo, cosa non possibile per padre Paisios. Infatti per lui l'uomo spirituale non si ferma alla giustizia umana ma la supera perché abbraccia quella divina, non può fermarsi alla conoscenza mondana che spesso è d'ostacolo a quella divina ed evangelica.
È caratterizzata dal discernimento e dalla ricerca sincera di Dio L'asceta atonita parlava di spiritualità, ossia di pratica evangelica, in modo molto semplice e profondo al contempo. In questo modo si faceva capire anche ai più illetterati. La sua spiritualità era associata ad una notevole capacità di discernimento nella quale non esisteva alcuna imposizione. Egli infatti scriveva:
"Spesso osservo una cosa strana che succede agli uomini spirituali e che mi ricorda il mercato. Lì tutti gridano: uno racomanda le sue arance, un altro le sue barbabietole e così via. Ciascuno si preoccupa di vendere la propria merce. Qualcosa di simile succede anche ai cristiani. Alcuni dicono: se entri in quest'associazione ti salverai, se entri in quell'altra ti salverai, mentre molti uomini non sono chiamati né all'una né all'altra, ma ad una terza. Per l'amore di Dio! Un vero uomo di Dio offre solo un aiuto; mai soffoca l'altro. Supponiamo che io vada in un campo militare per parlare di monachesimo. Certamente non dirò loro bugie, ma fatti. Cosa può succedere? Tutti quelli sono chiamati a diventare monaci? Certamente no. Farei dunque del male a coloro che seguissero, a causa mia, il monachesimo senza avere vocazione, perché dopo ne soffrirebbero e sarebbero dei falliti. Quello che devo fare, invece, è trovare quel puro che ha la vocazione monastica, ed aiutarlo concretamente nella realizzazione della sua chiamata"Ibid., pp. 48-49..
Il monaco incontrava molte persone, sia quando stava nel monte Athos, sia quando le esigenze lo chiamavano in altri luoghi. Per quanto facesse una vita prevalentemente dedita alla preghiera, non mancava mai d'istruire ed edificare gli altri. Tutto ciò non lo stancava tranne nel caso in cui si trovava davanti a persone senza alcun interesse spirituale.
"Quando la discussione è spirituale non mi stanca. Il problema incomincia quando si fanno tante domande senza senso. Se gli uomini che le fanno fossero illetterati, allora si giustificherebbero. Si tratta però di scienziati che mi chiedono, ad esempio, qual è il rapporto tra lo spazio ultraterreno e la coscienza dell'uomo. Tira tu le conclusioni! A questi uomini di solito dico: 'Ho il caffè pronto e due scatole di aspirine. Sedetevi all'ombra e a poco a poco risolveremo il problema'. In questi casi occorre sia il caffè che le aspirine... Al contrario, una volta sono rimasto sveglio per tre notti di seguito; eppure non mi sono stancato. Ma quando capita qualche discussione con uomini di cultura solo esteriore, senza profondità o interessi spirituali, allora essi mi provocano il mal di testa con le loro domande. Questo è ciò che mi stanca"Ibid., pp. 50-51..
Non è prodotto umano ma della grazia divina Che per il monaco atonita il rapporto con Dio non fosse qualcosa d'intellettuale o di psicologico ma di vissuto in modo molto concreto ossia d'esperienziale, dono di grazia, lo si nota anche i questi suoi appunti nei quali si riferisce alla grazia di Dio descrivendola come una forza che lo attraversa:
"Quando viene la grande grazia, l'uomo non la può sopportare. Si scuote tutto, allo stesso modo in cui il corpo viene scosso dalla corrente elettrica. Non può sopportare una così grande beatitudine. S'immerge nelle lacrime, nella beatitudine, nella gioia inesprimibile, nell'eros divini; si trasforma. Mi ricordo di quello che mi è accaduto in passato. Avevo le reliquie di sant'Arsenio di Cappadocia [il parroco che lo battezzò] sul mio letto e vegliavo pregando tutta la notte. All'improvviso è apparso il diavolo che mi ha afferrato gridando: 'Che reliquie sono queste?'. Allora anch'io ho gridato: 'Santo di Dio, aiutami'. Subito il diavolo è sparito e l'anima mia si è immersa in una beatitudine inesprimibile. La mattina, un mio conoscente vedendomi, è rimasto sorpreso dalla trasformazione che la grazia aveva provocato sul mio volto"Ibid., p. 52..
In un altro passo l'anziano racconta un'esperienza personale ma in terza persona per non glorificare se stesso, cosa che era solito fare:
"Vi racconterò di uno la cui cella, alcuni giorni fa, sovrabbondò di luce divina, mentre egli stesso non sentiva di essere nel suo corpo. Era rapito nello spirito. Ritornato nello stato naturale e sparita la luce increata e celeste, quest'uomo guardando la luce del sole ha capito la grande differenza tra le due. Inoltre sentiva il suo corpo molto pesante. Allora cominciò a piangere forte per la mancanza di quella dolcezza e di quello splendore"Ibid., pp. 54-55..
In questo, padre Paisios non fa che riecheggiare, pur nei termini suoi propri, la dottrina spirituale degli asceti antichi per i quali la vita spirituale è esperienza, pratica, incontro con Dio nella sua grazia, per quanto in modo non sempre chiaro ed evidente. Si noti pure come per Paisios la grazia non è una sorta di semplice "giustificazione divina", come potremo notare in alcuni pensatori della riforma luterana o una semplice "garanzia per il Paradiso", ma una vera e propria presenza di Dio che trasfigura l'umano e si fa riconoscere già nella dimensione terrena: "la grazia aveva provocato una trasformazione sul mio volto". Questa particolare dottrina la possiamo notare anche in san Gregorio Palamas (XIV sec.) che fu, pure lui, monaco atonita e, in genere, nella Chiesa ortodossa.
Richiede una vera e propria lotta da parte dell'uomo Ciononostante, la pratica cristiana per padre Paisios non dev'essere la ricerca di consolazioniCfr. Ibid. p. 70. Altrove l'asceta scriverà: "Guarda di non chiedere mai a Dio luci o carismi ma domandagli il pentimento che ti condurrà all'umiltà e il buon Dio ti darà, in seguito, quanto ti è necessario" PERE PAISSIOS, Lettres, p. 226., non è composta solo da una continua e fervente preghiera ma è soprattutto caratterizzata da una vera e propria lotta per fare spazio dentro di sé alla grazia divina nella pratica dei comandamenti e dei precetti evangelici. L'uomo dev'essere molto determinato in quest'opera ascetica evitando quanto lo può stornare da Dio:
"Alcune volte nella vita spirituale bisogna sforzarci. A volte soffriamo di inappetenza spirituale. Allora occorre sforzarci, mangiare un boccone e così l'appetito verrà. Lo stesso facciamo con la nostra mano che ha preso una storta: se l'accarezziamo solo non guarirà mai. Ci vuole un movimento repentino, affinché la mano possa ritornare nella sua posizione giusta. Non dobbiamo assomigliare alla tartaruga che è partita per il matrimonio ed è arrivata al battesimo"Ibid..