La riforma dioclezianea dell'esercito romano rappresentò un primo importante momento nella riorganizzazione delle armate romane, che vide in Diocleziano e nella sua riforma tetrarchica, un primo adeguamento della macchina da guerra romana alle nuove esigenze della politica estera lungo le frontiere imperiali, portata a termine sotto Costantino I (312-337).
Contesto storico: evoluzione dell'esercito nel III secolo Sfondo: l'esercito del Principato
L'esercito regolare del Principato fu stabilito dall'Imperatore Augusto (regno 30 a.C. – 14 d.C.), fondatore dell'Impero, e sopravvisse fino alla fine del III secolo, quando si tramutò nell'esercito tardo-imperiale. L'esercito regolare consisteva di due corpi distinti, entrambi formati principalmente di professionisti volontari.
Le legioni romane d'élite erano consistenti formazioni di fanteria, il cui numero di unità variava tra i 25 e i 33, ognuna composta da circa 5.500 soldati (tutti fanti tranne 120 cavalieri), tutti cittadini romani.Goldsworthy (2003) 50, 78. Le auxilia consistevano di circa 400 unità di circa 500 soldati ciascuna (una minoranza di queste unità potevano consistere di circa 1.000 soldati), che erano divise in approssimativamente 100 alae di cavalleria', 100 cohortes di fanteria e 200 unità miste di cavalleria/fanteria o cohortes equitatae.Holder (2003) 120. Alcuni reggimenti di auxilia erano denominati sagittariorum, indicando che erano composte da arcieri specialisti. Le auxilia pertanto comprendeva la quasi totalità degli arcieri e dei cavalieri dell'esercito romano, oltre ad approssimativamente (almeno a partire dalla fine del I secolo) lo stesso numero di fanti delle legioni.Goldsworthy (2003) 56–8. Gli auxilia erano principalmente reclutati tra i peregrini: sudditi provinciali dell'Impero che non avevano ancora ottenuto la cittadinanza romana; tuttavia, gli auxilia ammisero anche cittadini romani nonché barbari, soldati provenienti al di fuori dei confini dell'Impero.Goldsworthy (2003) 80. In quell'epoca sia le legioni che le auxilia erano quasi tutte situate nelle province di frontiera.Holder (2003) 145. L'unica forza militare consistente a immediata disposizione dell'Imperatore era la Guardia pretoriana, armata d'élite composta da 10.000 soldati con sede a Roma.Goldsworthy (2003) 58.
Gli ufficiali maggiori dell'esercito provenivano, fino almeno al III secolo, principalmente dall'aristocrazia italica. Essa era suddivisa in due ordini, quello senatoriale (ordo senatorius), comprendente all'incirca i 600 membri a sedere del Senato romano e i loro figli e nipoti, e quello equestre, comprendente i più numerosi (alcune migliaia) equites ("cavalieri").
I senatori ereditari e gli equites combinavano il servizio militare con cariche civili, un percorso di ascesa politica noto come cursus honorum, il quale tipicamente cominciava con un periodo iniziale in cui essi ricevevano incarichi amministrativi di minore importanza a Roma, seguito da 5–10 anni in cui ricoprivano incarichi militari e, infine, un periodo finale in cui essi rivestirono cariche di prestigio o nelle province o a Roma.Goldsworthy (2003) 60, 66. Questa oligarchia di circa 10.000 uomini monopolizzò il potere politico, militare ed economico in un impero di circa 80 milioni di abitanti e riuscì ad ottenere un livello notevole di stabilità politica per lo stato. Nei primi due secoli (30 a.C. – 180 d.C.), l'Impero conobbe un unico episodio veramente importante di guerre civili (la guerra civile del 68–69). Inoltre, i tentativi di usurpazione compiuti dai governatori provinciali furono pochi e agevolmente soppressi.
Per quanto riguarda gli incarichi militari, i membri dell'ordine senatoriale (senatorii) potevano ricoprire esclusivamente i seguente incarichi: (a) legatus Augusti pro praetore (governatore provinciale di una provincia di frontiera, il comandante supremo delle forze militari della provincia in questione nonché la massima autorità civile della provincia) (b) legatus legionis (comandante della legione) (c) tribunus militum laticlavius (deputato del comandante della legione).Goldsworthy (2003) 60.
Gli equites potevano ricoprire i seguenti incarichi: (a) governatori (procuratores) dell'Egitto e di poche altre province di importanza minore (b) i due praefecti praetorio (comandanti della Guardia Pretoriana) (c) praefectus castrorum (terzo in comando) di una legione e i cinque tribuni militum (ufficiali dello staff maggiore) (d) praefecti (comandanti) dei reggimenti ausiliari.Goldsworthy (2003) 64–5.
A partire dalla fine del I secolo, venne fondato un distinto gruppo equestre, composto da non italici e di carattere militare. Esso fu la conseguenza del costume consolidato da parte dell'Imperatore di elevare il primuspilus (capo centurione) di ogni legione al rango equestre al completamento del suo anno in carica. Questo fece sì che soldati con circa trent'anni di carriera, per lo più non-italici, entrassero nell'aristocrazia ogni anno.Goldsworthy (2003), pp. 65–6. Di gran lunga meno benestanti delle loro controparti italiche, molti di questi equites appartenevano a famiglie che fornivano soldati di carriera da generazioni. Tra questi spiccavano gli Illiri romanizzati, i discendenti delle tribù illiriche che abitavano le province romane di Pannonia, Dalmazia e Mesia Superiore, oltre ai limitrofi Traci della Mesia Inferiore e della Macedonia. A partire da Domiziano (regno 81–96), quando più della metà dell'esercito romano era impiegato sulla frontiera danubiana, le province illiriche e tracie divennero le zone di reclutamento più importante per le auxilia e, più tardi, per le legioni.Tomlin (1988), p. 109.
I Severi
Il principale fattore che portò ad un'evoluzione dell'esercito nel III secolo fu la Constitutio Antoniniana del 212, emanata dall'Imperatore Caracalla (r. 211–18). Questo editto garantì la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell'Impero, ponendo fine alla classe sociale dei peregrini.The Roman Law Library Constitutio Antoniniana de Civitate. Conseguenza dell'editto fu che la distinzione tra le legioni, composte fino ad allora da cittadini romani, e reggimenti ausiliari, composti da provinciali, andò cancellata. Se nei primi due secoli, le legioni erano il simbolo (e i garanti) della dominazione degli Italici sui loro popoli sudditi, nel III secolo esse non erano più superiori dal punto di vista sociale delle loro controparti ausiliarie (anche se potrebbero aver conservato il loro rango d'élite dal punto di vista militare) e l'equipaggiamento e l'armatura delle legioni (ad esempio la lorica segmentata) andò fuori fase.Goldsworthy (2003) 205.
La tradizionale alternanza tra le cariche civili maggiori e militari cadde in disuso nel corso del II e III secolo, allorché l'aristocrazia italica fu progressivamente sostituita al comando delle armate dai primipilares (ex capi centurioni).Goldsworthy (2000) 164–65. Nel III secolo, solo il 10% dei prefetti ausiliari di cui si conoscono le origini erano cavalieri italici, mentre nei primi due secoli rappresentavano la maggioranza.Holder (1982) 65. Al contempo, i membri dell'ordine equestre sostituirono progressivamente i membri dell'ordine senatoriale ai comandi maggiori. Settimio Severo (r. 193–211) collocò i primipilares equestri al comando delle tre nuove legioni da lui create, mentre Gallieno (260–68) fece lo stesso per tutte le altre legioni, conferendo ai loro comandanti il titolo di praefectus pro legato ("prefetto agente come legato").Goldsworthy (2000) 164.Tomlin (1988) 108. L'ascesa dei primipilares potrebbe aver fornito alle armate una conduzione più professionale, ma ebbe anche l'effetto di aumentare le rivolte militari ad opera di generali ambiziosi. Non a caso il III secolo fu caratterizzato da numerosi coups d'état e guerre civili. Molti imperatori del III secolo regnarono pochi anni, venendo nella maggior parte dei casi detronizzati e assassinati da usurpatori in rivolta.Goldsworthy (2000) 164–5.
Gli Imperatori risposero all'insicurezza sempre più crescente con un rafforzamento delle forze a loro immediata disposizione. Esse divennero note con il termine di comitatus ("scorta"). Ai 10.000 soldati della Guardia Pretoriana, Settimio Severo aggiunse la Legio II Parthica. Con sede ad Albano Laziale nei pressi di Roma, fu la prima legione ad avere sede in Italia dai tempi di Augusto. Il suddetto Imperatore raddoppiò inoltre le dimensioni della cavalleria di scorta imperiale, gli equites singulares Augusti, che raggiunse così i 2.000 soldati, richiamando distaccamenti selezionati dalle alae sulle frontiere.Tomlin (1988) 107. Il suo comitatus, pertanto, annoverava all'incirca 17.000 soldati, l'equivalente a 31 cohortes di fanteria e 11 alae di cavalleria. La tendenza da parte degli Imperatori di rafforzare l'esercito a difesa della propria persona raggiunse il suo apice nel IV secolo sotto Costantino I il Grande (r. 306–37) il cui comitatus potrebbe aver raggiunto la cifra considerevole di 100.000 soldati, all'incirca un quarto delle dimensioni complessive dell'intero esercito romano dell'epoca.Zosimo II.43.
Con la morte dell'imperatore Alessandro Severo e la fine della dinastia dei Severi (nel 235), l'Impero romano si trovò ad affrontare una lunga e profonda crisi che sfociò nel periodo denominato dell'anarchia militare. Tale periodo durò per circa un cinquantennio, fino all'ascesa al trono di Diocleziano. Durante i circa 50 anni della crisi si alternarono più di venti imperatori cosiddetti "legittimi" ed un numero doppio di usurpatori sul trono di Roma. Per un certo periodo, dal regno di Gallieno a quello di Aureliano, l'impero fu diviso anche in tre parti: l'Impero Romano propriamente detto, l'Impero delle Gallie ad Occidente e il Regno di Palmira ad Oriente.
Crisi del III secolo
La pressione dei barbari alle frontiere e dei Sasanidi in Oriente, si era intensificata a tal punto che molti degli imperatori che venivano via via proclamati dalle legioni non riuscirono nemmeno a mettere piede a Roma, né tanto meno a mettere mano a riforme interne durante i loro brevissimi regni, perché permanentemente occupati nelle lotte contro altri pretendenti al trono imperiale o nella difesa del territorio contro i nemici esterni. Il punto più basso si raggiunse nel 260, quando l'imperatore Valeriano, sconfitto in battaglia, fu preso prigioniero dai Sasanidi e morì in cattività senza che fosse possibile intraprendere una spedizione per liberarlo.
E se da un lato l'impero romano sembra abbia attraversato, sotto Gallieno uno dei periodi più "bui" della sua storia, questo imperatore rappresentò il punto di svolta nel tragico periodo della crisi del III secolo, che era seguito alla dinastia dei Severi. Non è un caso che proprio Gallieno sia stato il primo a regnare per quindici anni (sette con il padre ed otto da solo), cosa assai rara se si considera il primo periodo dell'anarchia militare (dal 235 al 253). Era, infatti, dai tempi di Settimio Severo (193-211) che un Imperatore romano non regnava tanto a lungo. Oggi la critica moderna sembra rivalutarne il suo operato, nel tentativo di salvare almeno il "cuore-centrale" dell'Impero romano, creando quindi le basi per una riunificazione territoriale, avvenuta, poco dopo, con gli imperatori illirici (268-282).