La Divisione paracadutisti "Nembo" è stata una unità del Regio Esercito (italiano) durante la seconda guerra mondiale.
Storia La 184ª Divisione paracadutisti "Nembo" venne ufficialmente formata il 1º novembre 1942, a partire dal 185º Reggimento fanteria paracadutisti "Folgore", (già della 185ª Divisione paracadutisti "Folgore") e da altri reggimenti addestrati presso le Scuole di Paracadutismo di Tarquinia e Viterbo ed attivati presso il Deposito Truppe Paracadutiste di Firenze, ossia il 184º Reggimento di fanteria paracadutisti (24 agosto 1942) ed il 184º Reggimento artiglieria paracadutisti Morigi (15 settembre 1942), cui successivamente si aggiunse il 183º Reggimento fanteria paracadutisti (11 gennaio 1943). Costituita in modo più affrettato e con personale un po' meno attentamente selezionato di quello della divisione "Folgore", la "Nembo" operò solo sul territorio nazionale.
Nell'aprile del 1943 il 185º Reggimento fanteria paracadutisti venne trasferito nella zona di Gorizia per contrastare le sempre più frequenti infiltrazioni di partigiani jugoslavi nel territorio friulano, operazione che li tenne impegnati fino al mese di luglio. Trasferito successivamente nelle Puglie e poi in Calabria, venne brevemente impiegato in Sicilia contro gli Alleati dal 3 al 13 agosto 1943, quando rientrò in Calabria, dove, dal 3 settembre, impegnò in combattimento (VIII battaglione) le forze britanniche e canadesi nella zona dell'Aspromonte a seguito degli sbarchi dell'operazione Baytown.
Nel frattempo (dal 2 giugno 1943) il resto della divisione venne trasferito in Sardegna, venendo frammentato in Gruppi Tattici formati ciascuno da un battaglione paracadutisti rinforzato da altri elementi, con funzione di riserva antisbarco e di difesa degli aeroporti. Alle dipendenze della Divisione erano anche il Gruppo Tattico "Cadeddu" (formato dal Gruppo Squadroni "Cavalleggeri di Sardegna" su carri L6/40 ed inquadrato nel Raggruppamento Tattico "Invrea"), ed il XVIII battaglione carri M14/41 (inquadrato nel Raggruppamento di Manovra "Tantillo").
L'armistizio dell'8 settembre e la crisi della Divisione A seguito dell'armistizio dell'8 settembre 1943, con conseguente dichiarazione di non belligeranza e denuncia dell'alleanza con la Germania nazista, nella Divisione esplosero violenti contrasti tra gli elementi fedeli al giuramento al Re, che intendevano attenenersi alle direttive impartite del Regno del Sud, ed elementi che invece rifiutavano di accettare il cambio di alleanze. Tra le unità schierate in Sardegna si verificarono numerosi episodi di ammutinamentoEmilio Belli, "L'8 settembre 1943 in Sardegna", in "Storia Militare" n.271, aprile 2016 che furono sedati con difficoltà. Vennero arrestati il colonnello Pietro TantilloGià comandante del 186º Reggimento paracadutisti ad el-Alamein., vice comandante della divisione e comandante del Raggruppamento di manovra, ed il tenente colonnello Ademaro Invrea, comandante del Raggruppamento di Marrubiu. Un centinaio di altri ufficiali e di soldati del X e XIII battaglione vennero arrestati ed internati nel campo di punizione di Uras ed in una caserma di Cagliari, mentre un paio di centinaia di militari della divisione vennero trasferiti in altre unità. Il comandante della divisione, il gen. Ercole Ronco, venne destituito e sostituito dal generale Giorgio Morigi, già comandante della 183ª Divisione paracadutisti "Ciclone" che aveva combattuto.
L'episodio più grave fu la diserzione del XII Battaglione (maggiore Mario Rizzatti) con elementi del X Battaglione, una compagnia controcarro ed una compagnia mortai, che si unirono alla 90. Panzergrenadier-Division tedesca seguendola prima in Corsica e poi sul continente. Il tenente colonnello Alberto Bechi Luserna, capo di Stato Maggiore della Divisione, venne ucciso nel tentativo di fermare i ribelli. La divisione, ridotta a soli sei battaglioni sui nove presenti in Sardegna e profondamente scossa nel morale, non poté quindi che essere poco impiegata per contrastare le truppe tedesche presenti in Sardegna, come originariamente previsto nei piani formulati dal generale Antonio BassoComandante delle Forze Armate e commissario Civile della Sardegna. Anche tra le unità del 185º Reggimento della divisione schierato in Calabria si verificarono gravi disordini e sbandamenti, soprattutto nel III Battaglione (capitano Sala) gran parte del quale Tranne la 9ª compagnia. si unì alle forze tedesche nella zona, ripiegando verso la Campania con la 29. Panzergrenadier-Division.
La Divisione dopo l'8 settembre 1943 La Nembo nella Repubblica Sociale Italiana Agli elementi della "Nembo" schieratisi con i tedeschi si unirono anche alcuni elementi delle compagnie 121ª e 131ª paracadutisti e della 112ª camionettisti del 10º Reggimento arditi che non avevano partecipato ai combattimenti per la difesa di Roma (come avevano fatto invece la 122ª paracadutisti e la 111ª camionettisti), gli ADRA, due compagnie del XX Battaglione della 183ª Divisione paracadutisti "Ciclone" (che pure insieme al XIX battaglione della stessa divisione aveva combattuto per tre giorni contro i tedeschi in Toscana) e la compagnia del capitano D'Abundo, formata da complementi della stessa "Nembo" provenienti dalla Scuola Paracadutisti di Viterbo. L'insieme di queste forze andò a formare il primo reparto paracadutista della Repubblica Sociale Italiana, denominato "Raggruppamento Volontari Paracadutisti Italiani", che si spiegò sulle coste laziali contro le forze anglo-americane in funzione antisbarco: raggiunto il migliaio di uomini di organico e ridenominato "Raggruppamento paracadutisti "Nembo", il reparto fu posto alle dipendenze operative della 2. Fallschirmjäger-Division del generale Ramcke., per confluire infine nei reparti paracadutisti della Aeronautica Nazionale Repubblicana della Repubblica Sociale Italiana. Il primo ufficiale italiano a perire per la difesa di Roma, a seguito dello sbarco di Anzio, fu il sottotenente paracadutista Ubaldo Stefani, comandante del II° plotone del "Nembo", insignito della MAVM.
La Nembo nel Regio Esercito cobelligerante
Le unità della "Nembo" rimaste fedeli al Regno del Sud entrarono a fare parte dell'Esercito Cobelligerante Italiano. Tra le unità del 185º Reggimento, schierato in Calabria, la 9ª Compagnia del III Battaglione (capitano Gay) confluì in quello che venne denominato "1º Reparto Speciale Autonomo" (più tardi noto come "Squadrone "F"") mentre il resto del reggimento si riorganizzò attorno all'XI Battaglione per formare il 185º Reparto Autonomo Paracadutisti "Nembo", ordinato su: Comando e Plotone comando 31ª Compagnia paracadutisti 32ª Compagnia paracadutisti 33ª Compagnia paracadutisti 34ª Compagnia mortai (81 mm Mod. 35) 35ª Compagnia cannoni (47/32 Mod. 35)
Il reparto, rinominato a gennaio 1944 come 185º Reparto Autonomo Arditi Paracadutisti "Nembo", venne quindi incluso nel Primo Raggruppamento Motorizzato, la prima unità del Esercito co-belligerante Italiano ad entrare in combattimento contro i tedeschi, comportandosi brillantemente nei combattimenti di Monte Marrone (marzo 1944), prima di venire riassorbito dalla Divisione. Infatti nell'aprile 1944 la parte della 184ª Divisione paracadutisti "Nembo" rimasta in Sardegna (comandante gen. Giorgio Morigi e capo di S. M. ten. col. Giuseppe Izzo) rientrava sul continente, e veniva inviata in zona di operazioni sulla Linea Gustav, prendendo poi parte alle azioni di guerra a Chieti e nella zona anconetana-maceratese. Nel giugno 1944 li ritroviamo all'Abbadia di Fiastra e il 20 giugno, dopo che i partigiani del gruppo Vera liberarono San Ginesio e il CLN assunse il ruolo dell'amministrazione comunale, al Colle Ascarano la Divisione pose il campo base per gestire le operazioni di liberazione nelle città vicine, tra cui Tolentino (sera del 20 giugno), Sarnano e Macerata (21 giugno), Villa Potenza (1 luglio) e Filottrano (9 luglio), prendendo parte inoltre alle battaglia di Filottrano e di Montecarotto (luglio 1944).
Il 24 settembre 1944 la divisione venne sciolta, venne smontato il campo base di San Ginesio, e parte dei suoi elementi paracadutisti confluirono nel Reggimento paracadutisti "Nembo" e nel 184 reggimento artiglieria paracadutisti inquadrati nel Gruppo di Combattimento "Folgore"; fra essi Carlo Reddi, medaglia d'oro al valor militare.
Unità Organizzazione da novembre 1942 a giugno 1943 La divisione era così strutturata:G.Lunardi, P.Compagni, I paracadutisti Italiani 1937/45, Editrice Militare Italiana, Milano 1989, pag.41.
Comando e Compagnia comando divisionale 184ª Compagnia mista Carabinieri Reali 146° Ufficio postale da campo 184ª Sezione sussistenza 184ª Sezione intendenza 184ª Sezione sanità 184º Reparto trasporti 184ª Compagnia mortai (81 mm Mod. 35) 184ª Compagnia genio collegamenti 184ª Compagnia genio minatori-artieri 184ª Compagnia motociclisti paracadutisti 284ª Compagnia ciclisti paracadutisti
CLXXXIV Battaglione genio guastatori paracadutisti, su: Compagnia comando 1ª Compagnia genio guastatori paracadutisti 2ª Compagnia genio guastatori paracadutisti 3ª Compagnia genio guastatori paracadutisti
183º Reggimento fanteria paracadutisti, su: Comando e Compagnia comando Compagnia cannoni reggimentale (65/17 Mod. 13) X/bis Battaglione paracadutisti, su: Compagnia comando 28ª/bis Compagnia paracadutisti 29ª/bis Compagnia paracadutisti 30ª/bis Compagnia paracadutisti XV Battaglione paracadutisti, su: Compagnia comando 43ª Compagnia paracadutisti 44ª Compagnia paracadutisti 45ª Compagnia paracadutisti XVI Battaglione paracadutisti, su: Compagnia comando 46ª Compagnia paracadutisti 47ª Compagnia paracadutisti 48ª Compagnia paracadutisti
184º Reggimento fanteria paracadutisti, su: Comando e Compagnia comando Compagnia cannoni reggimentale (65/17 Mod. 13) XII Battaglione paracadutisti, su: Compagnia comando 34ª Compagnia paracadutisti 35ª Compagnia paracadutisti 36ª Compagnia paracadutisti XIII Battaglione paracadutisti, su: Compagnia comando 37ª Compagnia paracadutisti 38ª Compagnia paracadutisti 39ª Compagnia paracadutisti XIV Battaglione paracadutisti, su: Compagnia comando 40ª Compagnia paracadutisti 41ª Compagnia paracadutisti 42ª Compagnia paracadutisti
185º Reggimento fanteria paracadutisti, su: Comando e Compagnia comando Compagnia cannoni reggimentale (65/17 Mod. 13) III Battaglione paracadutisti, su: Compagnia comando 7ª Compagnia paracadutisti 8ª Compagnia paracadutisti 9ª Compagnia paracadutisti VIII/bis Battaglione paracadutisti, su: Compagnia comando 22ª/bis Compagnia paracadutisti 23ª/bis Compagnia paracadutisti 24ª/bis Compagnia paracadutisti XI Battaglione paracadutisti, su: Compagnia comando 31ª Compagnia paracadutisti 32ª Compagnia paracadutisti 33ª Compagnia paracadutisti
184º Reggimento artiglieria paracadutisti, su: Comando e batteria comando I Gruppo artiglieria paracadutisti, su: Batteria comando 7ª Batteria artiglieria paracadutisti (47/32 Mod. 35) 8ª Batteria artiglieria paracadutisti (47/32 Mod. 35) II Gruppo artiglieria paracadutisti, su: Batteria comando 9ª Batteria artiglieria paracadutisti (47/32 Mod. 35) 10ª Batteria artiglieria paracadutisti (47/32 Mod. 35) III Gruppo artiglieria paracadutisti, su: Batteria comando 11ª Batteria artiglieria paracadutisti (47/32 Mod. 35) 12ª Batteria artiglieria paracadutisti (47/32 Mod. 35)
Organizzazione dal giugno 1943 a marzo 1944
Comando e Plotone comando 31ª Compagnia paracadutisti 32ª Compagnia paracadutisti 33ª Compagnia paracadutisti 34ª Compagnia mortai (81 mm Mod. 35) 35ª Compagnia cannoni (47/32 Mod. 35) Raggruppamento "Quaroni", ad Assemini su: Gruppo Tattico "Luserna" (XV Battaglione) Gruppo Tattico "Gigersa" (XVI Battaglione) Gruppo Tattico "Conte" (CLXXXIV Battaglione guastatori) II Gruppo del 184º Reggimento artiglieria Raggruppamento "Renzoni", a Serramanna su: Gruppo Tattico "Rizzatti" (XII Battaglione)