Stabilitasi in Italia nel 1924, fu autrice di numerosi ritratti di esponenti dell'aristocrazia, della cultura e della politica, tra cui Maria José del Belgio, Benito Mussolini e papa Giovanni XXIII.

Biografia Giovinezza e formazione Ghitta Carell nacque il 20 settembre 1899 a Szatmárnémeti, città allora compresa nei territori dell'Impero austro-ungarico e oggi denominata Satu Mare, in RomaniaGiovanna Calvenzi, Le donne fotografe. Una storia italiana, Marsilio, 2022, p. 86.. Il suo nome di nascita era Klára Karolina Mánkovits. Proveniva da una famiglia di religione ebraica e di condizioni sociali modesteFrancesco Faeta, Ritratti di regime: la fotografia di Ghitta Carell, in «Fotologia», n. 7, 1994, p. 18.. Non intraprese un percorso accademico strutturato, ma sviluppò un interesse per la fotografia in un contesto culturale vivace, influenzato da esponenti della cosiddetta scuola ungherese, tra cui József Pécsi, Ergy Landau, Olga Máté e Irén WernerClara Bouveresse, La photographie humaniste: 1945–1968, Éditions Textuel, 2016, p. 45..

Alcune ricostruzioni biografiche successive le attribuirono periodi di apprendistato a Lipsia e Vienna, sebbene tali notizie non siano confermate da fonti archivistiche e possano far parte di una narrazione autobiografica costruita a posteriori.

Attività in Italia Nel 1924 si trasferì in Italia, stabilendosi a Firenze, dove intraprese la carriera di fotografa professionista. Adottò il nome d'arte Ghitta Carell, probabilmente ispirato alla cittadina di Carei (Nagykároly in ungherese), nei pressi della sua regione nataleLuca Criscenti (a cura di), Signori d'Italia nei fotoritratti di Ghitta Carell, Ferrania, Roma, 1978, p. 7.. A Firenze entrò in contatto con una rete di artisti e intellettuali ungheresi attivi in Italia, riuniti intorno allo scultore Márk Vedres, residente a FiesoleMaria Antonella Pelizzari, Photography and Italy, Reaktion Books, 2011, pp. 122–123..

In questo contesto si avvicinò alla borghesia intellettuale e, successivamente, agli ambienti dell'aristocrazia italiana, ricevendo le prime commissioni fotografiche.

Evoluzione tecnica e affermazione professionale Nei primi anni di attività Carell si specializzò nel ritratto fotografico, ambito nel quale sviluppò uno stile personale. Utilizzava una macchina fotografica a banco ottico prodotta dalla ditta milanese Piseroni, con lastre di formato 18×24 cm, spesso sostituite, per esigenze pratiche, da versioni più leggere ma dello stesso formato. Il lavoro si svolgeva prevalentemente in studio, con l'impiego di luci artificiali e con un meticoloso intervento manuale sulle stampe, realizzato con raschietti, pennelli e matite.

La tecnica si ispirava alla pittura ritrattistica, con particolare attenzione alla composizione e alla modulazione della luce. Nella sua biblioteca erano presenti manuali di tecnica fotografica e volumi illustrati sulla storia dell'arte, elementi che contribuirono alla definizione di un linguaggio formale riconoscibileArchivio 3M, Fondo Ghitta Carell, Milano..

La firma apposta su ogni stampa, a inchiostro, matita o biacca, divenne un elemento ricorrente del suo metodo di lavoro.

Rapporti con l'élite sociale e politica Durante gli anni 1930 Ghitta Carell si affermò come ritrattista di figure di rilievo della società italiana. Tra i suoi committenti figuravano la principessa di Piemonte Maria José del Belgio, fotografata in più occasioniGiovanna Calvenzi, Le donne fotografe. Una storia italiana, cit., p. 86., Margherita Sarfatti, promotrice del movimento Novecento Italiano, ed Edda Mussolini, figlia del capo del governo.

Le relazioni con questi ambienti facilitarono l'accesso a incarichi istituzionali. Nel 1933 e nel 1937 fu incaricata di realizzare due campagne fotografiche ufficiali dedicate a Benito Mussolini, contribuendo alla costruzione iconografica del personaggio pubblicoFrancesco Faeta, Ritratti di regime: la fotografia di Ghitta Carell, cit., pp. 20–22.. In quegli stessi anni ritrasse anche esponenti del Ministero della cultura popolare, tra cui Annibale Scicluna Sorge, in una celebre immagine del 1935.

Conseguenze delle leggi razziali L'emanazione delle leggi razziali fasciste nel 1938 segnò una fase di declino della visibilità pubblica della fotografa. Pur non essendo destinataria di misure repressive dirette, fu progressivamente esclusa dalle reti ufficiali e il suo nome venne rimosso da pubblicazioni e cataloghiGiovanna Calvenzi, Le donne fotografe. Una storia italiana, cit., p. 88.. Trascorse gli anni della seconda guerra mondiale fra Milano e Roma, sostenuta da rapporti privati e da una clientela ristretta.

Attività nel secondo dopoguerra Nel dopoguerra Carell riprese l'attività, seppure in un contesto politico e culturale profondamente mutato. Partecipò a mostre e continuò a operare come ritrattista, anche se con una minore esposizione mediatica rispetto al ventennio precedente. Tra i suoi incarichi più noti si colloca la realizzazione, nel 1960, di una serie di ritratti ufficiali di Papa Giovanni XXIII, destinati a larga diffusione.

Nel 1959 ottenne la cittadinanza italiana e continuò a risiedere a Milano.

Ultimi anni e morte Alla fine degli anni 1960 lasciò improvvisamente l'Italia a causa di problemi di salute. Affidò a persone di fiducia la gestione dello studio e la vendita dell'archivio, che fu acquistato dalla società Ferrania, poi confluita nella 3M. Si trasferì ad Haifa, in Israele, dove morì il 18 aprile 1972Anna Detheridge, introduzione a La fotografia della maschera, Milano, Edizioni 3M, 1985, p. 5..

Nel 1970 fu organizzata una mostra retrospettiva a Roma e Milano con materiali provenienti dal suo archivio, tra cui numerosi ritratti di esponenti dell'aristocrazia, della borghesia e del regime fascista.

Critica e studi successivi La ricezione critica dell'opera di Carell è stata a lungo condizionata dal contesto storico e dai soggetti rappresentati. Inizialmente interpretata come testimonianza di un costume sociale, la sua opera fu riletta secondo una prospettiva sociologica, spesso priva di attenzione per gli aspetti tecnici e stilistici.

Solo in seguito si è assistito a un parziale recupero del suo contributo, anche attraverso la pubblicazione di due volumi: Signori d'Italia nei fotoritratti di Ghitta Carell (Ferrania, 1978) e La fotografia della maschera (3M, 1985)Luca Criscenti, op. cit.; Anna Detheridge, op. cit.. Questi lavori hanno posto le basi per ulteriori approfondimenti, contribuendo a restituire alla figura di Carell una collocazione più articolata nella storia della fotografia italiana del XX secolo.

Note

Bibliografia Ando Gilardi, Grazie zia Carell, in «Popular Photography Italiana», n. 147, gennaio 1970, pp. 32–43 Ghitta Carell. Fotografie di un'epoca, presentazione di Giuseppe Turroni, numero monografico di «Skema», n. 8-9, 1973 Signori d'Italia nei fotoritratti di Ghitta Carell, a cura di Francesca Occhipinti, presentazione di Adele Cambria, collana «I Fotolibri», Longanesi, Milano 1978 Ghitta Carell. La fotografia della Maschera, a cura di Martina Lombardi, La Tartaruga Edizioni, Milano 1985

Eva Nodin, The illusions of Ghitta Carell, in Women Photographers. European Experience, a cura di Lena Johannesson e Gunilla Knape, Acta Universitatis Gothoburgensis, Gothenburg 2004, pp. 92–121 Norbert Orosz, Ghitta Carell, in Accademia d'Ungheria in Roma. Istituto Storico Fraknói. Annuario 2005-2006 2006-2007, Lithos, Roma 2010, pp. 437–442 Alessandra Antola, Ghitta Carell and Italian studio photography in the 1930s, in «Modern Italy», vol. 16, n. 3, agosto 2011, pp. 249–273 Zsazsi Chaillet Giusti del Giardino, Ghitta Carell, catalogo della mostra al Magyar Nemzety Múzeum, Budapest, 2011 Roberto Dulio, Un ritratto mondano. Fotografie di Ghitta Carell, Johan & Levi, Monza 2013

Voci correlate Storia delle donne fotografe

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