I motivi dell'occupazione del Monte Marrone

Dopo il crollo della Linea Inverno, gli alleati avanzarono sino alla Linea Gustav, la più difficile da espugnare delle varie linee difensive costruite dai tedeschi in Italia. Il fronte italiano era suddiviso in due parti: il settore americano, dalla costa del Tirreno al centro dell'Italia, e il settore inglese, dal centro dell'Italia alla costa Adriatica. Il I Raggruppamento Motorizzato italiano era appena stato rimesso in servizio dopo la Battaglia di Montelungo, e aveva acquisito molte nuove forze, tra cui Alpini, altri reparti di fanteria e di Bersaglieri, e Paracadutisti. L'unità, sotto il comando di Umberto Utili, era appena rientrata in linea alle dipendenze del CEF, il Corpo di Spedizione Francese. Già a metà di Febbraio, il generale francese Guillaume aveva preso in considerazione l'occupazione di Monte Marrone, che dava sulla Valle del Liri, ma soprattutto, sia i generali francesi, che italiani, sapevano che non appena la neve avrebbe cominciato a sciogliersi, i tedeschi avrebbero fortificato il Monte, per presumibilmente attaccare gli alleati da la, bisognava prenderlo prima che i tedeschi lo facessero, tuttavia, il CEF fu ritirato dal servizio in Italia per partecipare agli Sbarchi in Provenza, e il Raggruppamento passa alle dipendenze della 5°Divisione polacca, del Generale Sulik, a sua volta parte del II°Corpo Polacco del generale Anders. Quest'ultima diede il via libera per un operazione degli Alpini sul Monte Marrone, dando la piena disponibilità dell'artiglieria polacca.

L'occupazione del Monte Marrone

Il Marrone in mano tedesca compromette molto seriamente le condizioni della difesa di Castelnuovo e del settore delle Mainarde: una volta occupato dai tedeschi, impadronirsene di viva forza costituisce un'operazione di dubbio esito e che potrebbe costare sensibili sacrifici. Scrisse Utili, come detto prima, l'occupazione di Monte Marrone sarebbe stata un operazione delicata, soprattutto data la vertigionosa scalata sulla parete verticale, appesi a un filo incapaci di rispondere al fuoco nemico e di difendersi. Utili sapeva che l'operazione doveva essere una totale sorpresa, e doveva venire pianificata nei più minimi dettagli. Così intendeva Utili

Pattuglie a ventaglio che partendo da quattro punti diversi a quota 1180 metrie dal piede dei vari canaloni del versante orientale arrivano pressoché contemporaneamente sulla linea della cresta verso le 7:00 del mattino. Stabilito in cresta questo servizio di vigilanza leggera iniziare l'ascesa da quota 1180 e da Valle Petrara delle unità destinate a presidiare la posizione: nel complesso non più di 200 uomini che potrebbero installarsi sul Marrone tra le 9:00 e le 10:00 del mattino.

Utili intendeva usare tre battaglioni per l'operazione: - Il Battaglione Alpini Piemonte per l'occupazione - Il 185°Battaglione paracadutisti per proteggere il fianco destro - Il 39°Battaglione Bersaglieri in riserva - Molti mortai e pezzi d'artiglieria da montagna

Utili nutriva anche qualche preoccupazione della difesa del Monte Marrone una volta occupato, la conformazione del terreno dopo la parete di roccia, uniforme e scosceso verso le forze tedesche, non permetteva una difesa in profondità, e gli alberi arrivavano a praticamente a 50 metri dal punto in cui era previsto in cui sarebbero state costruite le difese italiane, coprendo eventuali forze tedesche in attacco, per rafforzare le difese Utili voleva mandare un enorme numero di mitra pesanti Breda Mod.37 e mitra leggeri Breda Mod.30.

Finalmente, il 30 Marzo, i generali polacchi e italiani stabilirono la data e ora dell'attacco: sarebbe cominciato alle 3:30 del mattino del giorno seguente. Così era dislocato il Battaglione Alpini Piemonte:

- Comando di battaglione a Sud del Colle Rotondo con 1° e 3° Compagnia - 2°Compagnia a quota 1180 a Sud di Monte Marrone - Batteria da 75/18 su Monte Castelnuovo

Intanto i paracadutisti si stabilivanoa Nord Est di Colle Rotondo, i Bersaglieri vicino a Castelnuovo, il QG del Raggruppamento a Scapoli. Infine, all'alba del 31 Marzo, l'operazione cominciò, così descritta da Utili:

Alle 3:30 del 31 Marzo il Battaglione Piemonte incominciò l'operazione. Precedevano i nuclei esploratori delle tre compagnie, suddivisi in pattuglie, ciascuna per un itinerario conosciuto e prestabilito. Gli uomini era allegeriti al minimo: borraccie, granate, Beretta MAB38 e munizioni abbondanti. Non incontrarono il nemico e si acquattarono in cresta tra le 6:30 e le 7:15 del mattino.

Le pattuglie di esploratori erano seguite ognuna da un plotone fucilieri alpini e una squadra mitragliatrici che arrivarono un'ora dopo e cominciarono a stabilirsi sulle pendici del Monte, che era effettivamente libero dai tedeschi, il resto delle forze, armate principalmente di fucile a otturatore girevole, furono usate per portare gli ultimi equipaggiamenti in cima. Entro fine giornata le pendici erano coperte sacchi di sabbia, trincee improvisate, reticolati di filo spinato e mine antiuomo.

Risposta tedesca

Nonostante l'occupazione di Monte Marrone fosse stata eseguita di notte, e fosse stata nascosta bene, ormai i tedeschi avevano capito che qualcosa stava succedendo sul Monte, e anche che era sotto controllo italiano. Un primo campanello d'allarme fu costituito il 2 Aprile da una pattuglia di 6 sciatori tedeschi che si avvicinarono a curiosare, non avevano intenzioni aggressive e gli italiani si limitarono ad osservarli, non si potè invece non aprire il fuoco la mattina dopo contro una pattuglia di 8-10 uomini, 3 tedeschi della pattuglia si avvicinarono alle fortificazioni, gli italiani silenziosi si erano nascosti, per poi aprire il fuoco, due tedeschi furono feriti e catturati, mentre il terzo scappò di corsa. Anche il giorno dopo, il 4 Aprile una pattuglia di una trentina di tedeschi si avvicinò alle forze italiane e fu respinta dagli Alpini, lasciando un morto sul campo, mentre gli uomini del "Piemonte" subirono due lievi feriti. Infine, il 10 Aprile, i tedeschi decisero di attaccare in numeri più grossi le postazioni italiane. Scrive Utili

Durante la notte, all'improvviso si scatenò il combattimento. Dato l'allarme, l'artiglieria entrò in azione sugli obiettivi prestabiliti; nel cielo nero lassù verso il Marrone guizzavano vampe di colpi in arrivo e i razzi tracciavano più in alto sottili parabole di colore. Interrotti i collegamenti colla cima non si sapeva più che cosa pensare. Passammo momenti di ansietà, poi il crepitio delle armi automatiche si fece più rado e verso l'alba si spense, sapemmo poco dopo che la situazione era ristabilita.

Quindi, verso le 3:25 le vedette avevano sentito rumori sospetti provenire dalla foresta, probabilmente lo scoppio di una mina su cui qualcuno era incappato. Dopo un paio di minuti pezzi d'artiglieria, mortai e granate da fucile piovvero sulle trincee italiane per pochissimo tempo, poi squadre d'assalto tedesco si lanciarono all'attacco contro le postazioni italiane. Le unità tedesche, non meno di 100 e non più di 200 superarono il reticolato ma non raggiunsero le posizioni italiane. Sulla neve tra la linea difensiva italiana e la foresta si trovò un morto e qualche ferito, nei boschi intorno si trovò la tomba di un altro soldato tedesco, ma i morti tedeschi sono stati almeno una dozzina insieme a una grande quantità di feriti, date le tracce di corpi trascinati e pozze di sangue. Furono anche catturati 4 fucili Mauser con lanciabombe, 3 mitragliatrici MG34, 3 MP40, 4 canne di ricambio per MG34, 1 barella, varie cassette con munizioni, una pistola lanciarazzi, bombe a mano e bombe a tromboncino. Così si conclude la battaglia, la seconda del Raggruppamento.

Note

Bibliografia

Filmografia Anna Cavasinni e Fabrizio Franceschelli La vittoria di Monte Marrone: gli Alpini nella Campagna d'Italia 43-45; docufilm della durata di 150 minuti, coprodotto da [www.territorilink.it Territori Link] e ANA Sezione Abruzzi; anteprima ufficiale Napoli Casina Pompeiana 14 ottobre 2022.

Voci correlate Corpo Italiano di Liberazione

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