Secondigliano è un quartiere di Napoli, situato nella zona nord della città e parte della municipalità VII, insieme ai quartieri di Miano e San Pietro a Patierno.

Antico casale rurale, citato per la prima volta nel 1113, si sviluppò grazie alla sua posizione lungo importanti vie di comunicazione. Quartiere densamente popolato, ha conosciuto un'ampia urbanizzazione nel secondo dopoguerra.

Geografia fisica Territorio

Il quartiere confina a nord-ovest con il quartiere di Scampia (Traversa Roma verso Scampia, via Roma verso Scampia, via Miano), ad ovest con il quartiere di Miano (via comunale Acquarola, Corso Secondigliano, via Abate Gioacchino, via Monte Grappa, via del Sabotino, Cupa detta S. Cesarea, Cupa Capodichino, via Vicinale Vallone di Miano), a sud con i quartieri di San Carlo all'Arena (via comunale Vecchia di Miano, Piazza Di Vittorio) e San Pietro a Patierno (Piazza Di Vittorio, via Francesco De Pinedo, via provinciale di Caserta), a nord con il comune di Arzano e a nord-est con quello di Casavatore.

La piazza di Capodichino segna l'inizio del percorso che, lungo il corso Secondigliano in direzione del Limitone di Arzano, incontra sulla destra la Strada Comunale del Cassano. Quest'ultima, a partire dal Perrone, delimita il confine tra il territorio di Secondigliano propriamente detto e il quartiere di San Pietro a Patierno e il comune di Casavatore.

A nord, il confine di Secondigliano con il comune di Arzano è segnato dalla chiesetta di San Gennaro, nota come San Gennariello, situata accanto alla masseria appartenuta al marchese di Montanaro, e dalla cappella denominata La Bruna. Di fronte all'ingresso del Perrone si apre la strada che conduce al quartiere di Miano, dove si trovava l'antico demanio Parascandolo; questo percorso, fino all'Ottocento, portava al monastero della Madonna dell'Arco dei Domenicani di Miano.

Secondigliano è situato prevalentemente in pianura, con un'altitudine di circa 105 metri sul livello del mare, e si estende per una superficie di 12 km². Si trova a circa tre miglia dal centro storico di Napoli e a 2 chilometri dal comune di Casoria, di cui fu circondario e mandamento fino alla fine del XIX secolo.

Origini del nome L'etimologia del toponimo Secondigliano ha suscitato diverse interpretazioni nel corso del tempo.

Una delle teorie più accreditate suggerisce che il nome derivi dalla locuzione latina secundus miliarium, dunque Secondigliano sarebbe la contrazione di secondo miglio, indicando la posizione del Quartiere a due miglia dal centro della Città segnalata dalla seconda pietra miliare della via Atellana o Capuana, importante arteria campana, sorta nel periodo osco-etrusco-sannita e che congiungeva Capua con Atella e Napoli passando per Capodichino e Secondigliano.

In alternativa, secondo alcuni storici, il suo nome potrebbe derivare dalla gens romana dei Secondii o Secondilii.

Alcuni studiosi suggeriscono, inoltre, che il toponimo possa derivare dai colli Secondili, rilievi geografici situati nella porzione settentrionale del Quartiere, indicando una connessione topografica con il territorio circostante. Questa ipotesi, sebbene meno diffusa, aggiunge una dimensione geofisica all'origine del nome.

La prima attestazione documentale ufficiale del nome risale al 19 ottobre 1113 nella VII indizione, durante il regno dell'imperatore bizantino Alessio I Comneno, in cui si cita un contratto d'affitto di un fondo posto in una località denominata villa Secundillani. Tale villa costituiva un casale regio della città partenopea. Tra l'altro, in tale fonte si elogiava il territorio perché rappresentava una pianura dall'aria pura. Successivamente, in diplomi dell'epoca di Carlo II d'Angiò, il luogo è citato come Secundillyanum. Nella santa visita dell'arcivescovo del 29 agosto 1542 viene citato il Casale Secondigliani, mentre in quella del 3 giugno 1612 si nomina Secundigliani. In un volume del 1640 la denominazione è Secondilliano e Secondigliano. Queste varianti linguistiche testimoniano l'evoluzione fonetica e morfologica del toponimo nel corso dei secoli.

Storia Il nucleo originario di Secondigliano corrisponde all'attuale area delimitata da Piazza Zanardelli, via dell'Arco, via Gaetano Enrico e via Vittorio Emanuele III. Sin dall'epoca della dominazione spagnola, il borgo è ricordato come un centro agricolo florido, caratterizzato da estese coltivazioni di frutteti e vigneti, sebbene la produzione vinicola fosse di qualità modesta. Questo borgo agricolo, che ha mantenuto tale vocazione fino agli anni '50 del XX secolo, rappresentava anche una meta di villeggiatura per quanti, soprattutto dall'antica Napoli, vi si recavano per trascorrere periodi di riposo o per beneficiare delle sue qualità climatiche.

Tra gli studiosi che hanno trattato di Secondigliano, Domenico Chianese nel 1938 lo annoverò tra i 37 casali aggregati alla città di Napoli, beneficiari di particolari privilegi e prerogative. In modo più dettagliato, lo incluse tra i 10 casali situati oltre la collina di Capodichino. Ambrosi, invece, descrive il borgo come situato a 99 metri sul livello del mare, caratterizzato da un'aria salubre e da una popolazione nota per la sua eccezionale longevità. Egli evidenzia inoltre la presenza di strade ampie, regolari e ben lastricate, nonché un'abbondanza di fontane, con acqua proveniente dal Serino e distribuita capillarmente in tutte le abitazioni. Ribadisce, infine, che la zona esisteva già a partire dall'VIII secolo.

Origini Le origini dell'insediamento rurale di Secondigliano, destinato in seguito a diventare il Casale Regio di Secondigliano, risalirebbero all'epoca imperiale. Tuttavia, non esistono fonti scritte né evidenze archeologiche che ne attestino con certezza l'esistenza in quel periodo.

Durante le dominazioni normanna, sveva, angioina e aragonese, Secondigliano, pur essendo classificato come Casale, non presentava ancora quelle caratteristiche architettoniche e urbanistiche tipiche di un Casale regio. Fu solo in epoca vicereale, tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo, che il borgo assunse una configurazione più definita, in seguito alla realizzazione della strada di Capodichino, la quale ne facilitò l'accesso anche dalla pianura, contribuendo così al suo sviluppo.

Durante tutto il XIII secolo, buona parte del territorio di Secondigliano apparteneva alla curia vescovile.

XV secolo La riorganizzazione dei casali di Napoli fu avviata in seguito alla bonifica angioina dei Paduli, un'ampia area paludosa che si estendeva dalle colline di Capodichino fino a Poggioreale e che rientrava nel territorio pagliense. Tale bonifica, che interessò i terreni agricoli demaniali da infeudare o già infeudati, mirava a favorire lo sviluppo di zone fino ad allora disabitate o improduttive. In questo contesto, una parte significativa del territorio di Secondigliano fu oggetto di interventi di canalizzazione. I lavori di risanamento proseguirono durante il periodo aragonese, tra il 1451 e il 1458, con un'attenzione particolare non solo al prosciugamento delle paludi, ma anche alla regolazione delle acque attraverso un sistema di canalizzazione.

Fu in questa fase che, nell'ambito della razionalizzazione della campagna, si diffusero tracciati geometrici, elemento che influenzò anche la configurazione dei Censi. La morfologia di quest'area, infatti, fu determinata sia dalla canalizzazione delle acque sia dalla suddivisione della proprietà originaria in unità più piccole.

Alla fine del XV secolo, i casali che facevano parte della città di Napoli erano 43, incluso Secondigliano. Essi si distinguevano per la ricchezza di produzione di lino e seta, che venivano lavorati in loco prima di essere inviati a Napoli. Analogamente, i prodotti agricoli – frumento, frutta e i loro derivati come vino e pane – venivano trasformati nelle masserie, garantendo la sussistenza degli abitanti del casale. Tuttavia, una parte significativa di queste risorse costituiva il tributo dovuto al regno. La lavorazione delle carni, inoltre, richiedeva la presenza di un macello per ogni casale, mentre i prodotti di origine animale, come latte, formaggi e carne, venivano commercializzati sia nei mercati cittadini sia nei luoghi deputati all'interno del casale stesso.

XVI secolo Prima di acquisire la fisionomia di casale, un termine che ha lasciato un segno profondo nella storia di Secondigliano, il luogo era conosciuto come caseggiato. Questa denominazione evidenziava la sua origine comune con quella dei casali, ovvero insediamenti sorti per esigenze economiche e caratterizzati da un numero limitato di abitazioni, disposte in maniera apparentemente irregolare sul territorio. Tra di esse, si distinguevano alcune residenze signorili, configurando così una sorta di borgata. Fu soltanto attraverso una riorganizzazione amministrativa che il caseggiato assunse ufficialmente lo status di casale. In entrambe le fasi della sua evoluzione, la popolazione di Secondigliano era costituita prevalentemente da artigiani e contadini, vincolati da rapporti di servitù nei confronti della corte o dei notabili del regno.

Con lo sviluppo dell'insediamento e la sua riorganizzazione sotto il profilo amministrativo, il caseggiato assunse la fisionomia di casale. In entrambe le fasi, gli abitanti erano prevalentemente artigiani e contadini, il cui lavoro era strettamente legato, per vincoli di servitù, alla corte e ai notabili del regno.

Il passaggio da caseggiato a casale fu sancito formalmente dall'esenzione dal pagamento della tassa del focatico, un'imposta che gravava su ogni focolare domestico, ossia su ogni unità abitativa occupata da un singolo nucleo familiare o da più gruppi familiari, nel caso in cui condividessero la stessa dimora. Tale esenzione, avviata durante il periodo aragonese e completata nel 1505 per volere di Ferdinando II d'Aragona, rappresentò un momento cruciale per la crescita e lo sviluppo di Secondigliano.

L'abolizione di questa imposizione fiscale determinò un notevole incremento demografico. Pur continuando a vivere in una condizione di sostanziale dipendenza economica, gli abitanti seppero trarre vantaggio dalle risorse disponibili, ottenendo terreni coltivabili e costruendo le proprie abitazioni. Questo cambiamento ebbe un impatto significativo sul sistema agricolo locale, favorendo una nuova fase di sviluppo economico e sociale.

Nel corso dei secoli, la città di Napoli si è sviluppata all'interno delle mura urbane, mentre al di fuori si estendeva un'area rurale suddivisa successivamente in Casali. Lo storico Pietro Summonte, nella sua opera sulla storia della città e del Regno di Napoli, menziona 37 Casali, indicati in latino come Vichi o Paghi, che costituivano un tutt'uno con la città e beneficiavano di alcuni privilegi o immunità civili. Questi Casali erano distribuiti in quattro aree: lungo la costa, nell'entroterra, tra Capodichino e Capodimonte e sul monte di Posillipo.

Il primo sviluppo considerevole del Casale, sino ad allora isolato da una fitta vegetazione, difatti, avvenne in corrispondenza all'apertura della strada di Capodichino (1582-86), nonché del principale ingresso di Napoli al tempo, che agevolò le comunicazioni ed i commerci con la città e la pianura a nord di essa. La Strada fu realizzata durante il Viceregno di Napoli del I duca di Osuna Pedro Téllez-Girón (1582-1586). Prima del 1585, il villaggio di Secondigliano risultava quasi del tutto irraggiungibile, e la Strada di Capodichino era descritta all'epoca come un'area boschiva infestata da briganti.

Nondimeno, il primo nucleo dell'abitato nacque intorno all'VIII secolo in contiguità della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, edificata nel medesimo periodo e ricostruita quasi interamente nel 1695, presso l'odierna piazza Luigi di Nocera, non a caso soprannominata "Piazza del Casale". Secondigliano risulterà tra i casali del territorio napoletano con Carlo I d'Angiò e Carlo II di Napoli, ma non sotto Federico II di Svevia.