Europhon è stata un'azienda italiana produttrice di elettronica di consumo, che si occupava della progettazione diretta, della produzione a livello industriale e della commercializzazione di apparecchi radiofonici. Nel corso degli anni l'azienda acquisì importanza nel mercato delle radio ed estese le proprie produzioni ad altri tipi di elettronica (giradischi e televisori). Mantenendo in tale area il proprio segmento predominante, Europhon progettò - con minor successo - oggetti che si spingevano nel settore dell'elettrodomestica (rasoi, ventilatori, scope elettriche). Il suo logo era costituito da una cartina stilizzata dell'Europa attraversata dalla scritta "Europhon" in stampatello. Oggi il nome Europhon non è più utilizzato.
Storia Gli anni cinquanta: la Ebesa s.r.l. e Kosmophon Fu fondata a Milano nel 1949 dalla famiglia di Andrea Zenesini; dapprima si occupava di assemblaggio di prodotti elettronici. L'azienda cambiò diversi nomi: Mignon e - in seguito - Ebesa s.r.l., saranno quelli più longevi. I prodotti - apparecchi radio in onde medie, corte, lunghe (RM52, K558, TR90) o giradischi - erano marchiati quasi esclusivamente Kosmophon, con una scelta anticipatrice per i tempi, volta a rivolgersi a diverse fette di mercato con marchi differenti. Il primissimo logo fu ricavato dalla stilizzazione della parte superiore del mappamondo, sovrastata da una K. In seguito, il logo divenne uno scudo la cui parte superiore era costituita dal fronte del Castello Sforzesco, la scritta Kosmophon in corsivo, sovrastante una stilizzazione del biscione milanese. Le attività della Ebesa, nel volgere degli anni cinquanta, crebbero fino al punto di portare alla divisione della propria sede amministrativa - spostandola in viale Tunisia - e alla trasformazione in stabilimenti produttivi della zona di via Mecenate, dove l'azienda, negli anni precedenti, aveva utilizzato una serie di stabili: nel 1958, fu costruita una fabbrica ex novo in via Mecenate 86.
Gli anni sessanta Con la nuova sede, che comprendeva anche uno spazio espositivo, gli uffici di ricerca e sviluppo, e zone di produzione pilota, la ditta assunse la denominazione definitiva di Europhon e adottò il nuovo logo. Alcuni prodotti - già a listino - furono venduti con il nuovo logo anche se la strategia dell'utilizzo di diversi marchi caratterizzerà l'intera esistenza di quella che sarà una delle multinazionali dell'elettronica degli anni sessanta, creando non poca confusione nella catalogazione.
Il successo per Europhon giunse nel corso dei primi anni sessanta, quando la società si espanse e creò altri stabilimenti di produzione: a Quistello, Bozzolo (MN), Castelleone (CR) e Trino (VC), arrivando a impegnare fino a 1 100 addetti, con una produzione mensile di 125 000 pezzi assemblati. Al contrario di altre aziende, Europhon comprese sempre la necessità di abbattere i costi acquistando componenti da altri produttori specializzati, soprattutto italiani.
Il successo di Europhon, oltre all'idea di una campagna pubblicitaria pressante di ispirazione anglosassone, fu dovuto alla capacità di incontrare le richieste del pubblico di oggetti semplici ed economici, dai colori e dal design particolare; a questi, Europhon si dedicò quasi esclusivamente durante la prima parte della propria attività: radio e giradischi amplificati. Per le prime, la ditta si sbizzarrì proponendone varie versioni. Notevole anche la produzione di apparati tascabili a transistor: Personal, Poket, la serie SB. Per quanto riguarda i giradischi amplificati, ne vennero prodotti piccoli apribili (anche sotto forma di fonovaligie - soprattutto negli anni sessanta, periodo in cui andarono di moda - e provvisti anche di ricevitore radio). Ampia fu la produzione di mangiadischi (quali il Fonojet 700, Super Jet), e impianti di medie dimensioni a casse separate intesi per l'uso a scaffale. Oltre a questi, furono prodotti apparati multifunzione combinati a mobile di medio ingombro quali l'ES200 (filodiffusione-giradischi-radio).
L'attenzione di Europhon alle novità tecnologiche ancora non giunte in Italia si deduce, oltre che dall'uso di circuiti comuni nel caso dei primi combinati (radio più giradischi), dall'introduzione precoce dei ricevitori abilitati alla modulazione di frequenza, nonché dallo sviluppo - a inizio anni sessanta - di giradischi stereofonici portatili (il CZ-70/s). Europhon produsse anche radiogadget pubblicitari conto terzi, sia utilizzando propri oggetti di linea sia assemblandone ad hoc; discreto successo ebbe nel 1969 una radio in FM dalla forma di una bottiglia e con l'insegna del liquore all'uovo Vov, anche se ne venivano prodotte, usando la stessa bottiglia (anche in onde medie, o come ricetrasmittenti) per Cynar - con tanto di etichetta anteriore e posteriore che riportava consigli per la preparazione dei cocktail - nonché per il distributore italiano di Pepsi-Cola e altri. Al contrario, gli oggetti di design di Europhon, quali i radio-orologi disegnati da Adriano Rampoldi (serie H10, 20 e 30) e le radio-lampade, introdotte alla fine del decennio, verranno semplicemente marchiati su richiesta di aziende esterne.
Negli anni sessanta, l'Europhon si dedicò anche ad altri generi di oggetti, alcuni dei quali destinati a costituire settori produttivi stabili nel tempo. È il caso dei televisori; dal "Gran Gala" 23' del 1961, attraverso il "Custom de Luxe", fino ai tv color dai 14 ai 29 pollici. In misura minore, la ditta produrrà piccoli elettrodomestici. Per un certo periodo, Europhon continuò anche a produrre componenti separati per la catena di riproduzione audio, da montare nelle discoteche di allora o nei mobili ancora prodotti da aziende artigianali: un esempio è il piatto CF59.
Già dall'inizio degli anni sessanta, infine, ispirandosi stavolta al modello postvendita statunitense, Europhon aveva sviluppato una propria rete ufficiale di assistenza, cercando di fidelizzare la clientela anche per le riparazioni fuori garanzia, altrimenti effettuate negli allora numerosi laboratori multimarca. Solamente a Milano erano ben tre i punti di riferimento: via Mecenate 86 (anche luogo di produzione), via Moscova 40/2, via Brioschi 56. Nell'intera Italia, 33 erano i centri nel 1961. A differenza di altre aziende, la presenza di depositi e centri assistenza lungo la penisola fu capillare. Al volgere del decennio vi erano - sempre in Lombardia - centri a Bergamo (via San Bernardino 71), Brescia (via A. Mario 2), Cremona (via Aporti 2/A), Mantova (Quistello). Tre i centri in Piemonte: ad Alessandria, Biella, Torino (in via Artisti 31 bis); Bolzano, Padova e Verona per il Veneto, Trieste e Ronchi dei Legionari per il Friuli-Venezia Giulia, Genova; Europhon era poi a Bologna, Parma, Faenza per l'Emilia Romagna, a Firenze (in viale Fratelli Rosselli 59-65, dove si affiancò all'assistenza Emerson fornita dalla licenziataria SICART, inizialmente ubicata solo presso il n. 61), Perugia, Ancona, Roma (via Gramsci 48), Pescara, Napoli e Bari. Tre erano i centri in Calabria (Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria), quattro in Sicilia (Catania, Messina, Palermo, Trapani), e uno in Sardegna, a Cagliari. Nelle grandi città, i centri Europhon erano filiali monomarca, che si occupavano della vendita, del magazzino, e dell'assistenza post vendita per privati ed aziende.
La fusione italo-tedesca Europhon, i cui quadri erano allora abituati ai contatti con l'estero, fu tra le prime aziende italiane a percepire - sul finire degli anni sessanta - le potenziali conseguenze dell'arrivo imminente della concorrenza asiatica. La dirigenza comprese quindi l'importanza di trovare alleati all'estero per la ricerca e sviluppo di nuove tipologie di oggetti, nonché per il loro assemblaggio e distribuzione. Al contempo, per non soccombere all'invasione dei marchi orientali, i dirigenti dell'epoca si resero conto dell'importanza di puntare nuovamente sulle nuove linee di marchio. In questo modo, si pensava di distaccare il nome aziendale "Europhon" dal rischio di essere associato, nella percezione del pubblico, solo a oggetti di basso prezzo.
Fin dal 1970 venne aperta una filiale commerciale in Germania, a Ottobrunn, denominata Europhon Service GmbH. Peculiari furono le scelte di marketing della controllante italiana per la scelta dei mercati di diffusione degli oggetti. Alcuni prodotti - quali la radio da scaffale amplificata RC626S - nata sull'onda delle mode dei paesi nordici, non vennero mai importati ufficialmente in Italia. Al contrario, in Italia vennero assemblati oggetti destinati all'esportazione (quali il giradischi AG350SH, che nasceva con scritte in tedesco). La scelta dei mercati di destinazione mostrò alcuni segni di disorganizzazione, con ripensamenti e dirottamenti dell'ultimo minuto su paesi diversi, che non pregiudicò - nel corso del decennio successivo - l'utilizzo di impianti tedeschi (o francesi) per la costruzione di pezzi marchiati come Europhon o altri suoi marchi.
In relazione al secondo aspetto, l'azienda lombarda riprese a commercializzare i propri prodotti anche utilizzando altri marchi minori, quali Euronic, Eurostar e altri. Marchi diversi furono utilizzati anche per commercializzare oggetti che si decise di non vendere più come Europhon, oppure assemblati in altri stabilimenti o per mercati diversi. Si trattò, anche in questo caso, di un'intuizione pionieristica; Europhon rilevò infatti il saper fare di aziende in chiusura, il cui nome era però ancora conosciuto fra i consumatori, utilizzando poi tale nome per continuare a commercializzare parte dei loro cataloghi o marchiare i propri oggetti. In questo modo, Europhon poté anche conseguire il risultato di conquistare aree di mercato già appartenute alla propria concorrenza, secondo una strategia aziendale che sarebbe divenuta celebre negli anni successivi. Esemplare è il caso della ItalRadio S.A. di Torino: questa, costituita nel 1932, si era fusa, negli anni, con la concittadina Eterphon, chiudendo quest'ultima per cederne il database progetti alla Kennedy e usandone il solo logo, oltre a iniziare una produzione sotto il nome Kosmophon. Al pari di molte altre piccole aziende, surclassate dalla produzione e dai costi delle grandi produzioni, anche ItalRadio, nel 1966, dovette arrendersi all'assorbimento da parte del gruppo Magnadyne, allora forte, che inglobò una serie di aziende e marchi (oltre a Italradio, anche Kennedy, Damaiter, Eterphon, Radioson, Raymond, Visiola, Nova). Europhon, a quel punto, decise di riprendersi il marchio Kosmophon - aggiungendolo di nuovo, come etichetta, alla propria scuderia di nomi impiegati per i prodotti base di Europhon.
Gli anni settanta e il design Negli anni settanta Europhon progettò un'entrata nel mondo dell'alta fedeltà, allora promettente, in cui il dominio dei produttori giapponesi e americani si scontrava con produzioni minori come quelle Hirtel o Milani. Come avvenne in altre ditte a carattere industriale, però, fu la dirigenza a non credere all'alta fedeltà, a seguito di proiezioni sugli investimenti necessari, confrontate con i risultati attesi e con la risposta da parte del pubblico. Così, se durante il corso degli anni settanta Europhon continuò in effetti a lavorare - in termini di ricerca e sviluppo - anche sull'evoluzione qualitativa della stereofoniaMARCHI Cesare, Il pioniere stereofonico, in "I fabbricanti di miliardi" 1970, questo non porterà a impieghi pratici.