Biografia Primi anni Nacque a Fiume, allora parte dell'Impero austro-ungarico, nell'Ospedale civico di Santo Spirito, come figlio naturale di János Krezinger, militare di origine contadina proveniente da Pusztaszemes (contea di Somogy), e di Borbála Czermanik, nubile e anch'essa di umile estrazione, nata a Ógyalla, oggi Hurbanovo, nel distretto di Komárno (attuale Slovacchia). La madre faceva la cameriera d'albergo ad Abbazia.
La famiglia materna era di origine ungherese-slovacca, mentre gli avi paterni provenivano dalla Germania. Nei successivi documenti il cognome sarà mutato in Csermanek, di più facile pronuncia per i magiarofoni, e dal 1945 assumerà ufficialmente quello di Kádár. A Fiume rimase appena tre mesi: i genitori lo mandarono già nel 1912 a Pusztaszemes presso parenti del padre, che lo rifiutarono. Kádár visse così i primi sei anni in una famiglia di Kapoly.Chi era Janos Kádár? (a cura di G. Nemth, A. Papo e A. Rosselli), Roma 2012, p. 14
Nel 1918, la madre si trasferì a Budapest e prese il figlio con sé: Kádár intraprese gli studi abbandonandoli dopo soli otto anni, nonostante la lettura fosse, assieme al calcio e agli scacchi, una delle tre passioni che lo accompagnarono da ragazzo. Andò a lavorare, ma l'impiego come meccanico di macchine da scrivere durò poco; perse il lavoro nel 1929 a causa della drammatica situazione finanziaria che in quell'anno si era materializzata nella Grande depressione e che attanaglierà il mondo intero per molto tempo. In questo periodo il giovane ebbe i primi contatti con le manifestazioni popolari. Durante una di queste fu coinvolto in una rissa, che ricorderà con orgoglio come situazione che lo mise per la prima volta a contatto «con la classe operaia combattente».T. Huszár, Kádár Janos. Politikai életrajza, vol. I, Budapest 2001, p. 27
Due anni più tardi, entrò nella KIMSZ, la Federazione ungherese dei giovani lavoratori comunisti, entrando nella "lista nera" del regime di Miklós Horthy. Già nel 1931 conobbe la prigionia, arrestato una prima volta a novembre per essere rilasciato nel febbraio successivo. Assunse, in seno alla Federazione, un ruolo prominente con lo pseudonimo di Barna. L'attività sovversiva portò Kádár a un nuovo arresto il 26 giugno 1933 cui seguì la condanna a due anni di carcere. Al principio del 1934 fu espulso dal KIMSZ con l'accusa di aver rivelato alla polizia di Horthy notizie circa la sua azione clandestina.Chi era Janos Kádár?, cit., p. 14; Gy. Moldova, Kádár János, vol. I, Budapest, Urbis, 2006, pp. 24-25
La giovinezza di Kádár continuò ad essere legata ad esperienze di prigionia. Il 24 gennaio 1935 fu rimesso in libertà, ma non passò mezzo anno che dovette conoscere nuovamente la reclusione. Incarcerato a Budapest, fu trasferito a Seghedino il 2 febbraio 1937, dove conobbe Mátyás Rákosi, che dopo la guerra instaurò nello stato una forte dittatura stalinista. Infine il 19 giugno 1937, dopo sei mesi passati dietro le sbarre, Kádár fu definitivamente scarcerato.Chi era Janos Kádár?, cit., pp. 14-15
Durante la seconda guerra mondiale fu uno tra i più agguerriti organizzatori e sostenitori della resistenza al nazismo. Nel 1951 fu nuovamente incarcerato per aver assunto un atteggiamento filojugoslavo a sostegno di Tito, che nel 1948 era stato condannato dal Cominform su ordine di Iosif Stalin. Fu scarcerato dopo la morte del dittatore sovietico, nel 1954, grazie all'intervento di Imre Nagy.
A capo dell'Ungheria Fu segretario del comitato centrale del Partito Comunista Ungherese durante la rivoluzione del 1956. Inizialmente Kádár, pur non parteggiando mai in favore degli insorti, fece delle dichiarazioni che esprimevano simpatia nei loro confronti, poi dopo la presa del potere in sostituzione di Nagy, decise di schierarsi apertamente dalla parte dell'Unione Sovietica, preferendo evitare dei sovvertimenti che potessero mettere a repentaglio l'assetto istituzionale ungherese.
Chiese l'intervento militare dell'Armata Rossa in aiuto del governo socialistaː «Il governo rivoluzionario operaio-contadino ungherese, nell'interesse del nostro popolo, della classe operaia e del paese, ha chiesto al comando dell'Armata sovietica di aiutare la nostra nazione a schiacciare le forze sinistre della reazione e a ristabilire l'ordine e la calma»Meray-Budapest, cit., p. 313 Il suo atteggiamento, da quel momento, fu diametralmente ostile nei confronti degli insorti e contrario a discutere qualsiasi loro richiesta. La repressione causò migliaia di morti e la fuga di duecentomila ungheresi all'estero. Infine, Imre Nagy, il suo ministro della difesa Pál Maléter e altri del gruppo furono giustiziati o erano già morti in carcere.
Kádár assunse il potere in una situazione critica. Il Paese rimase per diversi mesi sotto amministrazione militare sovietica. I leader del Partito Comunista ormai destituiti si erano rifugiati in Unione Sovietica e pianificavano di riconquistare il potere in Ungheria. I dirigenti cinesi, tedesco-orientali e cecoslovacchi chiedevano dure rappresaglie contro i responsabili della "controrivoluzione". Nonostante la diffidenza che circondava la nuova leadership e le difficoltà economiche, Kádár riuscì a normalizzare la situazione in tempi sorprendentemente brevi. Ciò fu possibile grazie alla consapevolezza che, date le circostanze, era impossibile staccarsi dal blocco comunista. Il popolo ungherese comprese che le promesse occidentali di sostegno alla rivoluzione ungherese erano prive di fondamento e che l'esito degli eventi era già stato determinato dalle logiche della Guerra Fredda. L'Ungheria rimase all'interno della sfera d'influenza sovietica col tacito assenso dell'Occidente. Sebbene fortemente influenzato dall'Unione Sovietica, Kádár attuò una politica leggermente divergente da quella di Mosca, consentendo, ad esempio, agli agricoltori delle aziende collettive di disporre di appezzamenti privati di dimensioni considerevoli.
A partire dai primi anni Sessanta, egli rimosse gradualmente le misure più draconiane introdotte da Rákosi contro la libertà di espressione e di movimento, allentando inoltre alcune restrizioni sulle attività culturali. Tollerò persino le pubblicazioni 'samizdat' in misura ben maggiore rispetto ai suoi omologhi. Come ebbe a dire Kádár: «Che razza di regime è quello che non ha nemmeno una minima opposizione, fosse anche solo di facciata? C'è però il fatto che non possono oltrepassare un certo limite; se ci provano, ne pagano le conseguenze». Gli ungheresi godevano di meno vessazioni rispetto ai cittadini degli altri paesi del blocco orientale nello svolgimento della propria vita quotidiana.
Il risultato fu un regime meno opprimente rispetto agli altri regimi comunisti coevi, soprattutto se confrontato coi primi sette anni di regime stalinista in Ungheria del Dopoguerra. Si trattava sempre di una dittatura. I comunisti mantennero il controllo assoluto sul governo e incoraggiarono i cittadini ad aderire alle organizzazioni di partito. L'Assemblea Nazionale, al pari dei suoi omologhi negli altri paesi comunisti, si limitava sostanzialmente ad approvare decisioni già prese dall'MSZMP e dal suo Politburo. Agli elettori veniva proposta un'unica lista, quella del Fronte Popolare Patriottico, dominato dall'MSZMP. Tutti i potenziali candidati dovevano accettare il programma del Fronte per potersi candidare; di fatto, Kádár e i suoi consiglieri si servivano del Fronte per escludere i candidati ritenuti inaccettabili. La polizia segreta – il Dipartimento III del Ministero dell'Interno – pur operando con una certa moderazione rispetto alle omologhe di altri paesi del blocco orientale (come l'ÁVH), costituiva comunque il più temuto strumento di controllo governativo. I media ungheresi rimasero soggetti a una censura considerata piuttosto pesante secondo gli standard occidentali, ma assai meno rigida rispetto a quella in vigore negli altri paesi comunisti.
Come segretario generale, o primo segretario, dell'allora Partito Socialista Operaio Ungherese, fu de facto al potere dalla fine del 1956 al 1988. Dal 1961 ridivenne presidente del Consiglio e gestì il nuovo corso della Repubblica Popolare d'Ungheria, favorendo una timida economia di mercato e la diffusione dei beni di consumo; rilanciò il turismo e intraprese aperture all'Occidente. Tra il 1962 e il 1963, a seguito dell'VIII Congresso del Partito Socialista Operaio Ungherese promulgò un'amnistia per i detenuti politici della Rivoluzione del 1956.
Grazie a un sufficiente tenore di vita e a restrizioni meno rigide di circolazione rispetto agli altri paesi del blocco orientale, l'Ungheria era, per gli standard dell'epoca, generalmente considerata uno dei paesi migliori in cui vivere nell'Europa dell'Est durante la Guerra Fredda. Con le riforme di mercato e la liberalizzazione dei prezzi, il drastico calo del tenore di vita seguito alla caduta del comunismo alimentò una certa nostalgia retrospettiva per i tempi del regime Kádár. Tuttavia, quel relativo benessere aveva un prezzo: un'economia statalizzata e centralizzata, che rimase sempre arretrata rispetto ai Paesi Occidentali capitalisti.
Sebbene il regime di Kádár mantenesse una rigorosa lealtà verso l'Unione Sovietica in politica estera, il suo obiettivo era costruire un consenso nazionale attorno alle politiche interne. In netto contrasto con Rákosi, che nei suoi discorsi pubblici ripeteva spesso che "chi non è con noi è contro di noi", Kádár affermò invece che "chi non è contro di noi è con noi". Kádár fu il primo leader dell'Europa orientale a stringere legami più stretti con i partiti socialdemocratici dell'Europa occidentale. Tentò inoltre di instaurare buone relazioni con gli Stati Uniti, sempre entro i limiti imposti dall'essere un satellite dell'URSS. Questo suo peculiare approccio politico venne definito "comunismo Goulash", dal nome del piatto tipico ungherese.
Quando Krusciov fu destituito nel 1964, Kádár espresse parole di apprezzamento nei confronti del leader sovietico deposto, un gesto singolare tra i leader del blocco orientale. Di conseguenza, il suo rapporto con Leonid Brežnev rimase piuttosto teso per lungo tempo. Kádár tentò di mediare tra i leader del movimento riformatore cecoslovacco del 1968 e la dirigenza sovietica per scongiurare il pericolo di un intervento militare. Quando i vertici sovietici decisero di intervenire per reprimere la Primavera di Praga, Kádár scelse di partecipare all'operazione del Patto di Varsavia per invadere la Cecoslovacchia e riprendere il controllo sovietico sul Paese.
La regressione verso politiche economiche di stampo stalinista nell'Unione Sovietica alla fine degli anni Sessanta ebbe ripercussioni in Ungheria. All'interno della struttura politico-economica, rimasta intatta nonostante le riforme, fu relativamente facile per l'offensiva politica "conservatrice" – sostenuta dall'Unione Sovietica – prendere piede. Zoltán Komócsin, Béla Biszku e Árpád Pullai, che miravano a bloccare la riforma economica e ad assumere il potere politico, sconfissero l'ala riformatrice guidata da Rezső Nyers, Lajos Fehér e Jenő Fock, attuando una nuova centralizzazione dell'economia. Persone prive delle qualifiche necessarie furono nominate in massa a posizioni di vertice e venne lanciata una campagna contro alcuni settori dell'intellighenzia.
Parallelamente, la crisi petrolifera determinò una svolta sfavorevole nell'economia mondiale per quella ungherese: i prodotti ungheresi destinati all'esportazione venivano pagati meno, mentre i beni d'importazione necessari alla crescita economica e alla modernizzazione divennero più costosi. Di conseguenza, l'aumento dei salari reali – ritenuto importante dalla dirigenza – poté essere finanziato solo attraverso il ricorso al credito. Nei primi anni Settanta il credito era a buon mercato e venne ampiamente utilizzato: alla fine del decennio, il debito accumulato ammontava a 8 miliardi di dollari.