Fu professore di filosofia, in particolare filosofia teoretica e morale; si distinse per essere stato uno dei pochi docenti universitari, nonché l'unico filosofo universitario italiano, che rifiutò di prestare il giuramento di fedeltà al Fascismo.. Biografia Famiglia Pier Federico Giuseppe Celestino Mario Martinetti fu il primo dei quattro figli (tre maschi e una femmina, senza contare una bambina che morì piccolissima) dell'avvocato Francesco Martinetti (1846-1921) e di Rosalia Bertogliatti (1846-1927).
Studi Dopo aver frequentato il Liceo classico Carlo Botta di Ivrea, si iscrisse all'Università degli Studi di Torino, dove ebbe come insegnanti Giuseppe Allievo, Romualdo Bobba, Pasquale D'Ercole«Ebbe molta influenza sulla scelta che Martinetti fece di iscriversi alla facoltà di Filosofia, fu suo professore, ma non un Maestro. [...] Scrisse di lui Martinetti: "Era un uomo; quando andai a visitarlo l'ultima volta, pochi giorni prima della sua morte, mi disse di avere un'unica certezza, che dopo questa vita non c'è nulla. Le mie idee erano assolutamente opposte alle sue, su questo come su tutti gli altri punti. Ma non potei non ammirare la fermezza delle sue convinzioni"»: ., Giovanni Flechia«che morì proprio durante l'iter scolastico di Martinetti ma che ebbe con lui, forse per la comune origine canavesana, un particolare rapporto»: . e Arturo Graf«Di una reale affinità tra Martinetti e i suoi maestri torinesi si può parlare forse solo in un caso: quello di Arturo Graf, del cui dualismo e pessimismo si può trovare qualche traccia nel pensiero del Nostro e alla cui poesia, piena di dolente (e a tratti cupa) riflessività filosofica, Martinetti tornerà anche negli anni maturi, come a una sorgente di ispirazione e conforto spirituale. Più documentata è l'influenza sul giovane Martinetti di un'altra singolare figura di poeta-filosofo: quel Pietro Ceretti da Intra (noto anche con lo pseudonimo poetico di Alessandro Goreni e con quello di Theophilo Eleuthero), alla cui postuma riscoperta si adoperarono intensamente Pasquale D'Ercole e Vittore Alemanni, nell'ultimo decennio del secolo scorso e ai primi del nostro»: .. Si laureò in filosofia nel 1893 all'età di 21 anni«Nel breve verbale relativo all'esame di laurea (qui il laureando è indicato come Pietro Martinetti) si dice semplicemente che "il Candidato ha sostenuto durante quaranta minuti innanzi alla commissione la disputa prescritta, sopra la dissertazione da lui presentata e sopra le tesi annesse alla medesima; e ha sostenuto anche la prova pratica assegnatagli dalla Commissione"»: ., con una tesi su "Il Sistema Sāṃkhya Studio sulla filosofia indiana"La tesi ottenne la votazione di 99/110: «Il lavoro di tesi non ebbe, come noto, il riconoscimento che meritava - anche a motivo di certe resistenze accademiche nel settore filologico della Università di Torino - e forse per questo il giovane studioso sentì il bisogno di attingere direttamente alle fonti dell'erudizione tedesca, fuori dal chiuso ambiente provinciale. Del resto l'intento di Martinetti era più filosofico che filologico, e la prima suggestione a interessarsi del Samkhya poté venirgli, piuttosto che dalle lezioni di Flechia, dalla conversazione con Pasquale D'Ercole, docente di Filosofia teoretica [...] Proprio del Samkhya D'Ercole si era interessato alcuni anni prima in una breve Memoria uscita sulla Rivista Italiana di Filosofia diretta da Luigi Ferri»: . discussa con Pasquale D'Ercole, docente di filosofia teoretica. La tesi viene pubblicata a Torino da Lattes nel 1896 e, grazie all'interessamento di Giuseppe Allievo, risultò vincitrice del Premio Gautieri.Dell'interesse costante di Martinetti per la filosofia indiana testimonia il corso di lezioni tenuto a Milano nel 1920, pubblicato a Milano nel 1981 da Celuc libri: Piero Martinetti, La sapienza indiana. Corredata da un'antologia di testi Indù e Buddhisti.
Dopo la laurea Martinetti si recò, per due semestri, presso l'Università di Lipsia"Ma è antefatto significativo, giacché lascia intravedere ancora una volta, questa volta sotto il rispetto particolare dei primi contatti di Martinetti coi testi di A. Spir, l'importanza della permanenza a Lipsia (1894-1895) nella formazione filosofica di Martinetti. Nella Lipsia conosciuta da Martinetti sopravviveva Drobitsch, l'antico maestro herbartiano di Spir e dalla Lipsia di Martinetti si diffondevano le edizioni di A. Spir entro il moto allora nascente in Germania dell'interesse per la filosofia sua." Franco Alessio, introduzione a Piero Martinetti, Il pensiero di Africano Spir, Torino, Albert Meynier, 1990, p. IV-V., dove poté venire a conoscenza del fondamentale studio di Richard Garbe sulla filosofia Sāṃkhya da poco pubblicatoRichard Garbe, Die Samkhya-Philosophie, eine Darstellung des indischen Rationalismus nach der Quellen, Leipzig, H. Haessel, 1894.. Si può dunque "ipotizzare che tra gli scopi del viaggio vi fosse anzitutto quello di approfondire gli studi indianistici, iniziati a Torino con Giovanni Flechia e Pasquale D'Ercole.".La passione - oltre alla profonda conoscenza - per la cultura indiana, emerge con tutta evidenza nella "Nota introduttiva" al celebre romanzo di H. Hesse Siddharta, firmata inizialmente da M. Mila, ma da quest'ultimo attribuita, a partire dall'edizione Adelphi del 1981, in massima parte ai suggerimenti di P. Martinetti, pervenutigli per il tramite di un suo allievo.
L'insegnamento Martinetti insegnò dapprima filosofia nei licei di Avellino (1899-1900)Anno che fu per lui particolarmente duro, vedi: Piero Martinetti, "Lettere ai famigliari dalla Siberia dell'Italia meridionale", a cura di Fabio Minazzi, Il Protagora, gennaio-giugno 2004, XXXII, V serie, n. 3, pp. 73-110., Correggio (1900-1901), Vigevano (1901-1902), Ivrea (1903-1904) e, ultimo, al Liceo Alfieri di Torino (1904-1905).
Nel 1904 pubblicò la monumentale Introduzione alla metafisica. I Teoria della conoscenza, che, dopo il conseguimento nel 1905 della libera docenza in Filosofia teoretica all'Università di Torino, gli consentì di vincere il concorso per la cattedra di filosofia teoretica e morale dell'Accademia scientifico-letteraria di Milano (che nel 1923 diventò Regia Università degli Studî), nella quale insegnò dal novembre del 1906 al novembre del 1931.
Nel 1915 divenne socio corrispondente della classe di Scienze morali dell'Istituto lombardo di scienze e lettere, fondato nel 1797 da Napoleone sul modello dell'Institut de France.
Il rifiuto del conflitto politico e la critica della guerra Martinetti fu una singolare figura di intellettuale indipendente, estraneo alla tradizione cattolica come ai contrasti politici che viziarono il suo tempo«Prima che della dittatura fascista, Martinetti fu critico altrettanto risoluto del socialismo marxista e della democrazia, di cui colse gli aspetti degenerativi dell'affarismo e dell'ultraparlamentarismo»: .; Egli non aderì né al Manifesto degli intellettuali fascisti di Gentile né al Manifesto degli intellettuali antifascisti di Croce"non si vede in chi e in che cosa un uomo come Martinetti - che, per sua scelta culturale ma anche per disposizione personale, agiva in modo disgiunto da ogni partito, movimento, gruppo - avrebbe pouto trovare un legame per immettersi in un flusso di attivo antifascismo." Pier Giorgio Zunino, "Tra dittatura e inquisizione. Piero Martinetti negli anni del Fascismo", in: Piero Martinetti, Lettere (1919-1942), Firenze, 2011, p. XIX.. Fu uno dei rari intellettuali che criticarono la prima guerra mondiale; scrisse infatti che la guerra è Nel 1923, in seguito a quelle che qualificò come "circostanze pesantissime" (la marcia su Roma e la successiva nomina di Mussolini a presidente del Consiglio il 31 ottobre 1922), rifiutò la nomina a socio corrispondente della Reale Accademia Nazionale dei Lincei«Ringrazio la S.V. Ill.ma della cortese partecipazione e la prego di esprimere la mia profonda gratitudine ai membri di codesta R. Accademia che hanno voluto conferirmi un sì ambito onore. Ma circostanze pesantissime, sulle quali non è il caso di [parola illeggibile] mi vietano nel modo più reciso di poterlo accettare»: Lettera n. 18, Piero Martinetti a Vittorio Scialoja, presidente della Reale Accademia Nazionale dei Lincei, 26 agosto 1923, in: ..
La Società di studi filosofici e religiosi Mentre nelle sue lezioni universitarie sviluppava un sistema di filosofia della religione, il 15 gennaio 1920, Martinetti promosse a Milano la nascita della Società di studi filosofici e religiosi, formata da un gruppo di amici in "piena e perfetta indipendenza da ogni vincolo dogmatico"., a cui parteciparono autorevoli intellettuali del panorama filosofico e intellettuale italiano dell'epoca. Le prime conferenze furono tenute da Antonio Banfi e da Luigi Fossati, oltre che, naturalmente, da Martinetti, le cui tre relazioni, riunite sotto il titolo comune di Il compito della filosofia nell'ora presente, segnarono la sua rottura con Giovanni Gentile.. In seguito ad una denuncia per «vilipendio della eucaristia», presentata da un certo Ricci al rettore Luigi Mangiagalli il 2 febbraio 1926, dovette scrivere un memoriale in difesa dei propri corsi sulla filosofia della religioneLettera n. 47, Piero Martinetti a Luigi Mangiagalli, 21 marzo 1926, in: ..
Il Congresso Nazionale di Filosofia del 1926 Nel marzo 1926, incaricato dalla "Società Filosofica Italiana", organizzò e presiedette il "VI° Congresso Nazionale di Filosofia"«Il Congresso non ha altro fine che di essere una manifestazione della filosofia italiana in quanto libera e appartata da ogni contingenza del momento: come deve essere in qualunque tempo la filosofia»: Lettera n. 37, Piero Martinetti a Tommaso Gallarati Scotti, 14 dicembre 1925, in: ..
L'evento fu sospeso dopo solo due giorni dal rettore Luigi Mangiagalli a causa della presenza di agitatori politici fascisti e cattolici, e quindi, chiuso d'imperio dal Questore. Da un lato incise l'opposizione di P. Agostino GemelliChe accusò Martinetti, ricambiato, di disonestà intellettuale nel riguardo della filosofia scolastica, cfr. Helmut Goetz, Il giuramento rifiutato. I docenti universitari e il regime fascista, Firenze, 2000, p. 192., fondatore e rettore dell'Università Cattolica, che faceva parte del Comitato organizzatore (quale rappresentante dell'Università Cattolica), ma che, per scelta di Martinetti, non era tra i relatoriPer Martinetti «Padre Gemelli è tutto fuorché un filosofo»: Lettera n. 31, Piero Martinetti a Bernardino Varisco, 29 settembre 1925, in: .; dall'altro, la partecipazione fortemente voluta da Martinetti, di Ernesto Buonaiuti, scomunicato "expresse vitandus" (espressamente da evitarsi) dal Sant'UffizioHelmut Goetz, Il giuramento rifiutato. I docenti universitari e il regime fascista, Firenze, 2000, 3.4 Il congresso di filosofia del 1926, pp. 245-263., che dette ai filosofi cattolici neoscolastici la scusa per ritirarsi dal congresso«Tutto l'affare è una montatura (come del resto anche il ritiro dei cattolici dal Congresso), la quale ha la sua origine nel fatto che io non ho permesso al P. Gemelli di spadroneggiare nel Congresso e di prepararvi qualcuna delle sue rappresentazioni ciarlatanesche»: Lettera n. 46, Piero Martinetti a Bernardino Varisco, 15 marzo 1926, in:..
Come scrive Pier Giorgio Zunino:
Il 31 marzo 1926 Martinetti firma con Cesare Goretti (segretario del Congresso) una lettera di protesta al rettore MangiagalliLettera n. 50, Piero Martinetti e Cesare Goretti a Luigi Mangiagalli, 31 marzo 1926, in: .:
La Rivista di filosofia