Il trasferimento della flotta italiana nei porti Alleati avvenne durante la seconda guerra mondiale e fu effettuato in base al punto 4 dell'armistizio di Cassibile, che stabiliva "il trasferimento immediato in quelle località che saranno designate dal Comandante in Capo alleato, della Flotta e dell'Aviazione italiane con i dettagli del disarmo che saranno fissati da lui".

Tale armistizio – che prevedeva la resa incondizionata delle forze armate italiane e, quindi, conteneva anche la clausola relativa al trasferimento della flotta, sia mercantile che militare, nei porti controllati dagli Alleati – fu firmato il 3 settembre 1943 e divenne pienamente operativo nella serata dell'8 settembre seguente, dopo l'annuncio del medesimo dato da Radio Algeri dal generale statunitense Dwight Eisenhower, confermato poco dopo dal proclama Badoglio.

Gli Alleati tenevano molto a porre sotto il proprio controllo le navi da battaglia italiane, soprattutto le tre grandi corazzate Roma, Italia e Vittorio Veneto, basate a La Spezia: se esse fossero cadute nelle mani dei tedeschi, infatti, sarebbe stato necessario mantenere nel Mediterraneo le ingenti forze navali (soprattutto britanniche) necessarie a fronteggiarle, incluse corazzate e portaerei, che essi intendevano invece trasferire al più presto nel teatro del Pacifico per combattere il Giappone. Al momento dell'armistizio la Regia Marina italiana si ritrovò con ordini precisi da eseguire diramati da Supermarina (comando SUPERiore della Regia MARINA) che contemplavano il rispetto dell'armistizio e, quindi, il trasferimento della flotta.

Escludendo la Xª Flottiglia MAS, che si divise in due tra chi continuò a essere fedele al Re e chi invece decise di continuare la guerra a fianco dei tedeschi, tre sommergibili stanziati in Estremo Oriente e le basi di sommergibili GAMMASOM a Gotenhafen e BETASOM a Bordeaux, e altre eccezioni minori, gran parte della flotta ubbidì agli ordini ricevuti e navigò verso i porti Alleati. La vicenda più nota della flotta italiana in questo frangente è l'affondamento da parte dell'aeronautica tedesca della corazzata Roma, gioiello della Regia Marina, uscita insieme al resto della Forza Navale da Battaglia da La Spezia.

Il contesto dell'8 settembre 6-7 settembre

Il ministro della marina (e capo di stato maggiore della Regia Marina, incarico, quest'ultimo, tenuto sino al dicembre del 1946, già sotto la denominazione di Marina Militare) italiano, ammiraglio Raffaele De Courten, era stato informato dell'armistizio, così come i suoi colleghi Antonio Sorice (ministro della guerra) e Renato Sandalli (ministro dell'aeronautica), lo stesso giorno della sua firma (3 settembre) direttamente dal capo del governo e maresciallo d'Italia Pietro Badoglio, che fece giurare ai tre ministri di non farne parola con alcuno..

Il 6 settembre De Courten ricevette dal capo di stato maggiore generale Vittorio Ambrosio il cosiddetto "promemoria Dick" (le istruzioni per il trasferimento delle navi da guerra e mercantili italiane), dal nome del commodoro che lo compilò il 4 settembre, Roger Dick, capo di stato maggiore dell'ammiraglio Andrew Cunningham, comandante della Mediterranean Fleet britannica; questo promemoria elencava tutti i dettagli operativi di trasferimento della flotta italiana, previsti al punto 4 dell'armistizio breve.. In particolare, i porti nei quali le navi da guerra italiane potevano recarsi erano Gibilterra, Palermo, Malta, Augusta, Tripoli, Haifa e Alessandria d'Egitto (punto 2 del promemoria), seguendo però rotte prestabilite e differenziate a seconda di dove si trovavano le imbarcazioni: tutte le navi militari di grandi dimensioni nel mar Tirreno dovevano arrivare a Bona, in Algeria, dove avrebbero ricevuto istruzioni per l'ulteriore rotta, mentre le piccole unità a sud del 42º parallelo (quelle a nord dovevano recarsi anch'esse a Bona) dovevano rimanere in porto, salvo salpare per Augusta nel caso ci fosse stato il pericolo di cattura da parte dei tedeschi.

La destinazione delle navi ormeggiate nei porti orientali era invece direttamente Malta, mentre per quelle schierate nel mar Egeo era Haifa. Stesse disposizioni per i sommergibili, tranne per quelli in mare che dovevano navigare, in superficie, per il più vicino dei porti indicati nel punto 2.Tra gli altri punti, al punto 7 il promemoria Dick prevedeva che "tutte le navi da guerra durante il giorno dovranno alzare all'albero di maestra (o all'albero che hanno, per quelle che ne posseggono uno solo) un pennello nero o blu scuro, il più grande possibile. Grandi dischi neri potranno essere posti in coperta come segnale di riconoscimento per gli aerei. Qualora durante la notte fossero incontrate altre navi, per farsi riconoscere saranno accesi i fanali di via con luce attenuata e sarà trasmesso il segnale « G A »". Su questo e sul resto del promemoria Dick cfr. . Sempre il 6 settembre De Courten, d'accordo con Ambrosio, diede disposizioni affinché per la mattina del 9 settembre fossero pronti a Civitavecchia due cacciatorpediniere (lUgolino Vivaldi del capitano di vascello Francesco Camicia e lAntonio da Noli del capitano di fregata Pio Valdambrini) per trasferire la famiglia reale a La Maddalena, in Sardegna.. Due motoscafi avrebbero invece stazionato a Fiumicino, forse per traghettare a La Maddalena anche i vertici delle tre forze armate..

De Courten convocò a Roma, per l'indomani 7 settembre, i propri ammiragli di squadra e di dipartimento marittimo, per metterli genericamente al corrente che con i tedeschi si era arrivati ai ferri corti, e occorreva prepararsi ad affrontarli se avessero tentato un colpo di mano, pur non rivelando nulla a riguardo sia dell'armistizio, sia del promemoria Dick (e, quindi, non fece nessun accenno sul previsto trasferimento delle navi nei porti Alleati). Per primo, alle ore 10:00, venne ricevuto l'ammiraglio Carlo Bergamini, comandante della Forza Navale da Battaglia di La Spezia a cui venne ordinato di concentrarsi a La Maddalena a protezione del governo e della corte, e a cui venne reso noto anche l'eventuale schema di autoaffondamento da attuare nel caso i tedeschi si fossero impossessati dei grandi porti, mettendo dunque la Forza Navale da Battaglia nella scomoda posizione di non sapere dove ormeggiare per non cadere in mano agli Alleati o ai tedeschi... Alla domanda di De Courten su quale fosse lo spirito degli uomini della flotta, Bergamini rispose che comandanti e ufficiali « erano consapevoli della realtà cui andavano incontro, ma che in tutti era fermissima la volontà di combattere fino all'estremo delle possibilità ». Il sottocapo di stato maggiore Luigi Sansonetti lesse poi gli ordini superiori che imponevano agli ammiragli, una volta ricevuto il messaggio "attuate misure ordine pubblico Promemoria n. 1 Comando Supremo", di ricoverare le navi da guerra nei porti di Sardegna, Corsica, Elba, Sebenico e Spalato, mentre quelle della flotta mercantile andavano condotte a sud di Livorno sul Tirreno, e di Ancona sull'Adriatico. scrive che "La marina fu l'unica arma di cui avviene una riunione del genere". Tale affermazione non corrisponde però al vero: il 6 settembre il ministro dell'aeronautica Sandalli informò il sottocapo di stato maggiore, generale di squadra aerea Giuseppe Santoro, e il comandante della 3ª Squadra aerea (Roma), generale Eraldo Ilari, della firma dell'armistizio e dando loro le prime precise istruzioni. Quindi chiamò a Roma per l'indomani 7 settembre i generali di squadra aerea (1ª, 2ª, 3ª e 4ª) e di comando aeronautico (Sardegna, Corsica e Albania), mettendoli pienamente al corrente delle misure che andavano prese al momento della rottura con i tedeschi. Simile riunione fece anche il capo di stato maggiore del Regio Esercito Mario Roatta con gli ufficiali superiori che si trovavano a Roma, e che erano incaricati della difesa della capitale. Cfr. .

Per De Courten, che fece affidamento su quanto gli venne detto da Ambrosio, i tempi previsti per l'applicazione di questo trasferimento erano tra il 10 e il 15 settembre, quando, cioè, si credeva fosse stato reso pubblico l'armistizio di Cassibile. Eppure Supermarina (Comando SUPERiore operativo della Regia MARINA), quando verso le 20:00 aveva ricevuto conferma che convogli Alleati stavano dirigendo verso le coste della Campania, evidentemente per sbarcare a Salerno, ordinò di spostare cinque vecchi sommergibili (H 1, H 2, H 4, H 6 e Francesco Rismondo) ad Ajaccio, le motonavi Vulcania e Saturnia a Venezia, e preallarmando immediatamente solo la corazzata Giulio Cesare, che si trovava a Pola, ed il Comando marina Maddalena..

Nella notte tra il 7 e l'8 settembre il comandante in capo delle forze Alleate, il generale statunitense Dwight Eisenhower, rifiutò di concedere a re Vittorio Emanuele III, per trasferirsi a La Maddalena, la scorta delle navi più importanti riunite nella Forza Navale da Battaglia di La Spezia,. dal momento che la misura del trasferimento delle navi nei porti controllati dagli Alleati era una misura politica discussa dai governi statunitense, britannico e sovietico, e pertanto non poteva farci nulla. Comunque, se il Re avesse avuto l'intenzione di recarsi ugualmente a La Maddalena, gli venne lasciato a disposizione per il trasferimento un incrociatore e quattro cacciatorpediniere italiani..E. Aga Rossi, Una nazione allo sbando. 8 settembre 1943, pp. 124-125."Una vicenda che ha dell'incredibile: la marina come uno Stato nello Stato, un ministro del re [De Courten] che non si ritiene legato alle decisioni del re e del governo di cui fa parte, ma decide da solo se accettare l'armistizio e sino a che punto. Cfr. . Eisenhower inoltre, con lo sbarco a Salerno imminente, richiamò urgentemente Roma affinché rispettasse gli impegni presi firmando l'armistizio..

8 settembre: annuncio dell'armistizio Alle 09:30 dell'8 settembre arrivò a Roma la notizia che alle 07:30 navi nemiche dirette verso le coste di Salerno, erano state individuate dal posto di avvistamento di Capo Suvero. Supermarina, con messaggio di priorità PAPA (Precedenza Assoluta sulle Precedenze Assolute), inviò al comando delle Forze Navali da Battaglia l'ordine di approntamento in due ore, che comportava il trasferimento alle boe in rada delle navi dislocate a La Spezia e a Genova, per tenerle pronte a salpare.. Benché alcune fonti riportino che questo ordine fu funzionale al contrasto dello sbarco degli Alleati a Salerno,. nella realtà il messaggio di Supermarina conteneva solamente l'ordine di "Accendere e passare agli ormeggi in rada pronti in due ore con tutte unità (alt) 8ª Divisione [incrociatori] resti pronta in due ore a Genova". Occorreva infatti mettere le navi in condizioni di salpare per raggiungere i porti Alleati. Prime di dare l'ordine di partenza delle navi a Supermarina occorreva l'autorizzazione del generale Ambrosio, che a sua volta doveva ricevere il via libera da Badoglio.