Biografia Pëtr Tkačëv nacque a Sivcovo, un villaggio presso Velikie Luki, da una famiglia della piccola nobiltà. Rimase orfano del padre nell'infanzia, fece gli studi ginnasiali a San Pietroburgo e nel 1861 s'iscrisse alla facoltà di giurisprudenza. Fu influenzato dalla lettura di Černyševskij, che considerò «il vero padre e fondatore del partito socialista rivoluzionario in Russia».P. N. Tkačëv, «Ni Dieu, ni maître», 21 novembre 1880.

Avendo partecipato a manifestazioni studentesche, nell'ottobre del 1861 fu rinchiuso nella fortezza di Kronštadt. Liberato due mesi dopo, entrò in contatto con Leonid Ol'ševskij, un giacobino seguace della Giovane Russia, con il quale tentò di diffondere un appello ai contadini. Condannato a tre anni di reclusione, fu nuovamente arrestato nel 1865 per aver preso parte a una manifestazione di protesta in un teatro dove si rappresentava un dramma polemico nei confronti del nihilismo.

Nel 1866 fu coinvolto nelle retate della polizia seguite all'attentato di Karakozov contro lo zar Alessandro II. Riconosciuto estraneo ai fatti e liberato, venne in contatto con l'Accademia di Smorgon, una comune di studenti rivoluzionari che progettarono la liberazione di Černyševskij e ad Elizavetgrad tentarono di far saltare il treno su cui viaggiava lo zar. Appoggiò le manifestazioni studentesche del 1869 con il manifesto Alla società e scrisse con Nečaev il Programma di azioni rivoluzionarie, che predicava la nascita di un'organizzazione rivoluzionaria che appoggiasse l'attesa rivolta dei contadini.

Arrestato il 26 marzo 1869, attese in carcere il processo contro gli attivisti della Narodnja Rasprava che si tenne il 15 luglio 1871 e lo vide condannato a un anno e quattro mesi di carcere. Un'altra condanna a otto mesi gli fu irrogata il 13 agosto per uno scritto in cui egli aveva «negato il principio della proprietà con l'intenzione di abbatterne o indebolirne le fondamenta». Scontata la pena, fu confinato a Velikie Luki, da dove nel dicembre 1873 riuscì a fuggire riparando all'estero.

Stabilitosi a Zurigo, scrisse sulla rivista «Vperëd !» (Avanti!), organo dell'emigrazione populista fondata da Lavrov, dal quale, giudicandolo troppo vicino alle idee della socialdemocrazia tedesca, finì per staccarsi. Unitosi a gruppi di emigrati polacchi e russi di idee blanquiste, con Kaspar Turski e pochi altri fondò nel 1875 a Ginevra il periodico «Nabat» (La campana a stormo) che aveva per sottotitolo Organo dei rivoluzionari russi e uscì irregolarmente fino al 1881.

Continuò a seguire gli sviluppi del movimento rivoluzionario russo e, pur senza accettare fino in fondo il terrorismo della Narodnaja Volja, creò a sua imitazione la Società per la liberazione del popolo che ebbe però una scarsa diffusione. Anche il tentativo, compiuto nel 1880, di stampare il «Nabat» in Russia non ebbe successo. Trasferitosi a Parigi nel 1881 per collaborare al giornale blanquista «Ni Dieu, ni maïtre» (Né Dio, né padrone), poté scrivervi pochi articoli, perché nel 1882 si ammalò gravemente. Passò gli ultimi anni in una clinica psichiatrica, morendovi il 4 gennaio 1886.

Scritti e pensiero Il materialismo economico

Dal 1862 Tkačëv pubblicò, soprattutto sulle riviste Russkoe slovo e Delo, articoli su problemi giuridici, filosofici, letterari ed economici. Prese posizione contro l'applicazione dei metodi delle scienze esatte e delle leggi dell'evoluzione all'ambito sociale fatta dai positivisti e segnatamente da Spencer: «Di fronte ai fenomeni della natura - scrisse nel 1865 - ci si può comportare obiettivamente, indifferentemente. Con i fenomeni della vita sociale bisogna comportarsi criticamente». I primi possono essere ridotti «a regole generali e a leggi», non i secondi, a meno di «legittimare una gran quantità d'assurdità».P. N. Tkačëv, Opere scelte, I, p. 69.

Infatti, la società non è un organismo simile agli organismi viventi. Le leggi dello sviluppo organico e inorganico non dipendono dalla volontà umana, esse «sono eterne, uniformi, non possono essere modificate né sfuggite», mentre le leggi secondo le quali si governa una società sono «i risultati della volontà umana e dell'umano calcolo. Esse nascono e muoiono con la società».P. N. Tkačëv, cit., V, p. 302.

Anche Edgar Quinet, scrivendo La création, si era fatto sostenitore del darwinismo sociale, rinvenendo un'analogia tra la natura e la storia. Tkačëv la giudica una delle «più amate analogie correnti nella sofistica contemporanea».P. N. Tkačëv, cit., II, p. 110. Per esempio, una cosa è la lotta per l'esistenza che si verifica nella natura e concorre al perfezionamento della specie, altra cosa è la lotta per l'accumulazione del capitale, che è una lotta economica e non rappresenta «né lo scopo finale del progresso civile, né la misura della perfezione di un'organizzazione sociale».P. N. Tkačëv, cit., II, p. 114.

Del resto, tra natura e storia umana esiste un'opposizione, perché la società ha per scopo di evitare la selezione naturale e abolire la lotta per l'esistenza. È però vero che, nella società, alla lotta degli individui si è sostituita la lotta per il possesso delle cose e per l'accumulazione della ricchezza, e questa è una sopravvivenza della selezione naturale contraria allo scopo per il quale la società è stata creata. E allora chi applica il darwinismo alla convivenza umana fa un'apologia della lotta economica giustificando questa contraddizione, mentre invece il progresso umano consiste proprio nel sopprimere tale contraddizione rimasta nella società.F. Venturi, Il populismo russo, II, pp. 642-643.

Alla base dell'interpretazione della storia umana Tkačëv pone il «materialismo economico». Questa concezione deriva dalla cultura dell'Europa occidentale, scriveva nel 1865, formulata già nel 1859 nella Zur Kritik der politischen Ökonomie dal «noto fuoruscito tedesco Karl Marx», ed è «diventata comune a tutti gli uomini pensanti e onesti, né una persona intelligente può trovare contro di lei una qualsiasi seria obiezione».P. N. Tkačëv, cit., I, p. 70.

Anche il giurista tedesco Heinrich Dankwardt ha indicato «lo stretto legame esistente tra la sfera economica e quella giuridica della vita sociale, ha mostrato che il diritto civile null'altro è se non un determinato riflesso della vita economica di un popolo»,P. N. Tkačëv, cit., V, p. 24. e in Russia Julij Žukovskij aveva scritto che «le esigenze economiche dirigono la politica e il diritto [...] l'attività politica degli individui e dei partiti è il riflesso dei loro interessi economici».J. G. Žukovskij, Teorie politiche e sociali del secolo XVI, 1866, p. 157.

Nel 1865 Tkačëv scrisse un saggio sul razionalismo che gli fu sequestrato dalla polizia, nel quale faceva la storia del pensiero moderno, mettendolo in relazione con lo sviluppo del capitalismo,P. N. Tkačëv, cit., V, p. 104. nel 1867, nello saggio Idealisti e filistei tedeschi spiegava con la sopravvivenza del feudalesimo in Germania il sorgere della filosofia idealista e lo stesso carattere tedesco, e nel 1869, in un articolo pubblicato sul Delo, Tkačëv tornava a sostenere che «tutti i fenomeni del mondo morale e intellettuale corrispondono in ultima analisi ai fenomeni del mondo economico e alla "struttura economica" della società, per usare l'espressione adoperata da Marx», individuando nell'Illuminismo l'espressione delle trasformazioni sociali avvenute nel Settecento.P. N. Tkačëv, cit., I, p. 445.

Tkačëv proseguì l'indagine della natura della società, dell'ideologia e del carattere dei tedeschi traducendo con Varfolomej Zajcev i tre volumi dell'Allgemeine Geschichte des großen Bauernkrieges di Wilhelm Zimmermann, che recensì nel Delo. La rivolta dei contadini tedeschi nel XVI secolo fu schiacciata grazie all'alleanza della nobiltà feudale e della borghesia. Il legame tra queste due classi si mantenne nei secoli per il timore di una nuova rivolta contadina e la borghesia non poté compiere la sua rivoluzione, come era avvenuto in Inghilterra e in Francia. La conseguenza fu che in Germania si ebbe una società divisa in caste, i contadini trovarono sollievo dalla loro condizione di miseria rifugiandosi nella superstizione e il borghese divenne un filisteo: «non gli restò che rinunciare completamente alla vita e gettarsi nel mondo illimitato dei sogni metafisici».P. N. Tkačëv, cit., I, p. 170.

Dal materialismo economico Tkačëv non traeva solo un metodo di analisi sociale, ma anche l'idea che occorresse procedere verso la realizzazione di una completa eguaglianza degli esseri umani, economica, culturale e persino «organica, fisica»,P. N. Tkačëv, cit., II, p. 207. secondo un utopismo che superava quello di Babeuf e di Buonarroti: «quando tutte le persone saranno incondizionatamente eguali, quando tra di loro non sussisterà nessuna differenza dal punto di vista intellettuale, né morale, né fisico, allora esse parteciperanno in modo del tutto eguale ai redditi della produzione e ogni valutazione speciale del loro lavoro diventerà interamente superflua».P. N. Tkačëv, cit., I, p. 427.

L'uguaglianza assoluta, «organica, fisiologica, condizionata da una medesima educazione e da una comunanza delle condizioni di vita» era per lui «lo scopo finale, l'unico possibile, dell'umana società, il criterio supremo del progresso storico e sociale». Quanto avvicinava la società a questo obiettivo era progressivo, regressivo tutto ciò che l'allontanava.P. N. Tkačëv, cit., V, p. 206. Poco valore avevano perciò le iniziative dei socialisti alla Louis Blanc che si proponevano soltanto un miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori nella società capitalistica, o dei progetti di Proudhon che Tkačëv criticava sulla scorta della Miseria della filosofia di Marx. Migliore considerazione riceveva il cooperativismo statale di Lassalle, a condizione che lo Stato non fosse nelle mani dei capitalisti.F. Venturi, cit., II, pp. 652-653.

Il valore dell'utopia consiste nel fatto che essa è un ideale astratto, e «più astratto è un ideale, tanto più è logico. Costruendolo, l'uomo è guidato soltanto dalle leggi della logica pura. In esso non vi possono essere né contraddizioni, né illogismi. Tutto viene dedotto da un'idea, tutto è equilibrato e armonico».P. N. Tkačëv, cit., I, p. 415. Nel 1869 tradusse e pubblicò il libro di Ernst Becher Il problema operaio nel suo significato contemporaneo e i mezzi per risolverlo, corredandolo di note e aggiungendovi in appendice il progetto della «Banca del popolo» di Proudhon e lo statuto dell'Internazionale. In quelle note, che gli costarono una condanna a otto mesi di carcere, Tkačëv osservava che il valore dell'Internazionale socialista consisteva nell'aver riunito «tutti gli operai, acquistando così un'immensa forza di fatto», avvicinando «l'utopia astratta alla realtà effettiva».P. N. Tkačëv, cit., I, p. 407.

Restava da colmare «l'abisso» esistente «tra il vecchio e il nuovo ordine»,P. N. Tkačëv, cit., I, p. 411. e il passaggio dall'uno all'altro non poteva essere pacifico, come dimostrava la storia: «per distruggere il potere dei feudatari fu necessario il terrorismo del potere monarchico, per far cadere la monarchia di Luigi XVI fu indispensabile il terrorismo della borghesia».P. N. Tkačëv, cit., I, p. 428.

Gli intellettuali e la rivoluzione Si poneva così il problema politico del rovesciamento del sistema esistente. Questo compito non poteva essere assolto, secondo Tkačëv, dall'iniziativa spontanea dei contadini russi, la maggioranza della popolazione che però, «per la sua forma mentis e per il suo modo di vita si trovava vicina alle condizioni dei primitivi», ma poteva nascere dall'élite intellettuale russa, una minoranza «che stava all'avamposto dell'intelligencija europea».P. N. Tkačëv, cit., I, p. 277.