Heros ( hḗrōs; in italiano Eroe) è il termine greco antico con cui si indica, nella religione, nella mitologia e nella filosofia greca, un essere che si pone su un piano intermedio tra l'uomo e la divinitàCfr. ad esempio Giovanni Reale. Storia della filosofia greca e romana, vol.9. Milano, Bompiani, 2004, pag. 172.

Origine del termine L'origine del termine è incertaMarella Nappi 231. anche se è attestato già in Lineare B come 𐀴𐀪𐀮𐀬𐀁 (ti-ri-se-ro-e)Ad es. Tn 316, Pylos fr. 1204. ("tre volte eroe"Il miceneo ti-ri-se-ro-e viene inteso come "tre volte eroe", Trishéros. Cfr. Walter Burkert pag.386; Monique Gérard-Rousseaus pagg. 222-4; Bengt Hemberg, "Eranos" 52 (1954) pagg. 172-90., indica un grande eroe divinizzato; identificato anche con il dio TritopatorWalter Burkert pp. 386; Monique Gérard-Rosseaus pp. 222-4; Bengt Hemberg, "Eranos" 52 (1954) pp. 172-90.). Per gli studiosi moderni il termine ἥρως è comunque collegabile al sanscrito vedico vīrá (in devanāgarī devanāgarī वीर, sostantivo maschile nel significato di "condottiero" o "eroe") come al latino vir (uomo di valore) ma anche al gotico vair e all'anglosassone werTheodor Benfey. Sanskrit-English Dictionary: With References to the Best Edition of Sanskrit Author and Etymologies and Comparisons of Cognate Words Chiefly in Greek, Latin, Gothic and Anglo-Saxon, 1866. pag.885, dal protoindoeuropeo *wih-rós.

Per Pierre Chantraine il collegamento è invece con la radice, sempre indoeuropea, di *ser-, da cui il latino servare ("custodire") come ad indicare che allo hḗrōs viene celebrato il culto affinché egli offra protezione. Che il significato sia religioso è evidenziato, ad esempio, dallo stesso Pierre Chantraine.

Una etimologia certamente di fantasia fu proposta da Platone nel Cratilo:

Caratteristiche degli eroi

Con il termine (Héros, "Eroe") si indica nella religione greca un essere che si pone su un piano intermedio tra l'uomo e la divinitàCfr. ad esempio Giovanni Reale. Storia della filosofia greca e romana, vol.9. Milano, Bompiani, 2004, p. 172Cfr. Pindaro. Olimpiche II, 1-2. Ciò è evidente già nel periodo omerico dove tali "esseri" vengono appellati come (semidèi)Cfr. Iliade XII, 23 e Esiodo Opere 159. Platone conferma questa suddivisione aggiungendo anche la categoria dei DèmoniCfr. Platone. Cratilo 415b – già presenti in Esiodo, ma come stato di post mortem della generazione aurea e in qualità di tutori del genere umanoCosì sostiene lo scoliaste, cfr. 122a, ma è sconosciuto il motivo della scomparsa di questa prima generazione..

Esiodo ci dice che gli eroi sono la quarta generazione (dopo le stirpi dell'oro, dell'argento e del bronzo) subito prima dell'avvento degli uomini:

Gli eroi per quanto di natura eccezionale, sono simili e vicini agli uomini, nelle loro vene scorre sangue e non icore (ichór)Cfr. William K. C. Guthrie. I Greci e i loro dèi. Bologna, il Mulino, 1987, p.151 e non possiedono poteri soprannaturaliGiulio Guidorizzi. Il mito greco. Gli eroi. Mondadori, Milano, 2011, p. XII. E seppur nella cultura omerica, gli eroi sono coloro che nei poemi vengono cantati per le loro gesta, successivamente tale termine occorre ad indicare tutti coloro che, morti, dalla loro tomba (ἡρῷον hērōion) sono in grado di condizionare, positivamente o negativamente, la vita dei vivi e che per questo richiedono degli appropriati cultiWalter Burkert Op. cit., p. 386. Tale sviluppo è generato dalla convinzione che nei poemi omerici vengano cantati uomini con caratteristiche eccezionali rispetto ai mortali. Eroi non sono solo i "semidei" cantati da Omero ed Esiodo, ma anche personaggi, mitici o meno, alla cui tomba si presta un culto, come Giacinto, il giovine amato da Apollo al centro di un complesso rituale iniziatico o, per uscire dall'ambito strettamente "eroico", la vergine Ifinoe a cui sacrificano le fanciulle prima di maritarsiCfr. Ileana Chirassi Colombo. La religione in Grecia. Bari, Laterza, 1983, p. 52.

Come già ricordava Erwin RohdeCfr. nota 23, p. 132 di Psiche- Culto delle anime e fede nell'immortalità presso i Greci, Bari, Laterza, 2006 nel testo classico Psiche, l'associazione degli eroi alla nozione di "semidio" non inerisce a un loro presunto aspetto spirituale o alla natura di uomini glorificati, quanto piuttosto all'essere uomini figli di uomini e di dèi, dove la presenza di questa parentela occorreva per il loro innalzamento a un rango "divino". Esiodo collegava questa parentela al periodo in cui dèi e uomini convivevano, generando insieme la stirpe degli eroi che combatté a Tebe e a Troia. In occasione di quest'ultima guerra, il re degli dèi Zeus decise tuttavia di allontanare gli dèi dagli uominiCfr. Catalogo delle donne fr. 1 e 204 M.-W. Come evidenzia Cesare Cassanmagnago alla nota 111 del frammento 204 (p. 990), con la tragedia troiana, l'intenzione di Zeus potrebbe essere stata o quella di distruggere l'umanità del periodo del "ferro" per generarne una nuova, oppure quella di separare definitivamente gli uomini dagli dèi, allontanando questi ultimi anche dagli Eroi, loro figli, i quali verranno condotti nell'Isola dei beati. Cassanmagnago, come il Burkert (p. 388), propende per questa seconda lettura..

I primi documenti in nostro possesso che indicano un culto dedicato agli eroi corrispondono ad un frammento inerente a MimnermoAthen 4, 174A e a un testo di Porfirio che richiama una legge di Draconte:

Note

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