Con il termine cinesi d'oltremare o anche diaspora cinese (cinese semplificato: 海外华人; cinese tradizionale: 海外華人; pinyin: Hǎiwài Huárén) si intendono le persone di nascita o discendenza cinese che vivono fuori dalla Cina. In questo gruppo si possono far rientrare anche gli individui di parziale ascendenza cinese che vivono fuori dalla Cina.

Il termine "cinesi d'oltremare" può riferirsi in senso stretto a quelli di etnia han o, in senso più ampio, a tutti i 56 gruppi etnici riconosciuti della Cina, intesi come parte dei cosiddetti Zhonghua minzu (中华民族 cittadini di nazionalità cinese). Ad esempio, i membri della diaspora tibetana possono viaggiare in Cina con dei lasciapassare concessi a certi cinesi d'oltremare. Nel Sud-est asiatico e particolarmente in Malesia e Singapore, lo stato classifica i peranakan come cinesi, malgrado la loro parziale assimilazione nella cultura malese.

Come già detto, il concetto di cinesi d'oltremare è piuttosto elastico: soprattutto nel caso dei cinesi di etnia non han, si possono fissare dei criteri più o meno selettivi, che hanno in gran parte a che fare con l'atteggiamento delle persone stesse rispetto alla loro cultura d'origine. Questo può accadere se ci sono prove di discendenza da gruppi che vivono dentro o sono originari della Cina, se le persone conservano ancora la loro cultura, si identificano con la cultura cinese, o riconoscono la loro origine sebbene non siano classificate come cinesi di etnia han. In questo ambito più ristretto, i cinesi d'oltremare delle "minoranze etniche" ammontano a circa 7 milioni, ossia l'8,4% della popolazione totale all'estero.

Terminologia La lingua cinese ha vari termini equivalenti all'italiano "cinesi d'oltremare", che si riferisce ai cittadini cinesi residenti in paesi diversi dalla Cina: Huáqiáo (cinese semplificato: 华侨; cinese tradizionale: 華僑; pinyin: Huáqiáo) o Hoan-kheh in hokkien (cinese: 番客).

Huáyì (cinese semplificato: 华裔; cinese tradizionale: 華裔; Pe̍h-ōe-jī: Hôa-è) si riferisce ai cinesi etnici residenti fuori dalla Cina. Un altro termine spesso utilizzato è 海外华人 (Hǎiwài Huárén), una traduzione più letterale di Cinesi d'oltremare; è usata spesso dal governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) per riferirsi alle persone dei gruppi etnici cinesi che vivono fuori dalla RPC, indipendentemente dalla cittadinanza.

I cinesi d'oltremare di etnia han, come i cantonesi, gli hokkien o gli hakka, chiamano i cinesi d'oltremare 唐人 (Tángrén), pronunciato tòhng yàn in cantonese, Tn̂g-lâng in hokkien e tong nyin in hakka. Letteralmente, significa popolo Tang, un riferimento alla Cina della dinastia Tang quando questa stava dominando la Cina propriamente detta. È opportuno notare, comunque, che il termine è usato comunemente da Cantonesi, Hakka e Hokkien per riferirsi in modo colloquiale al popolo cinese, senza riferimenti particolari all'antica dinastia.

Storia

Il popolo cinese ha una lunga storia di immigrazione all'estero. Una delle migrazioni risale alla dinastia Ming, quando Zheng He (1371-1435) diventò l'ambasciatore dei Ming. Egli inviò alcune persone - alcune delle quali Cantonesi e Hokkien - a fare esplorazioni e commerci nel Mar Cinese Meridionale e nell'Oceano Indiano.

Ondate migratorie Le diverse ondate immigratorie portarono alla formazione di sottogruppi tra i cinesi d'oltremare come i nuovi e i vecchi immigranti nel Sud-Est Asiatico, in Nord America, Oceania, nei Caraibi, in America Latina, Sudafrica e Russia.

Nel XIX secolo l'età del colonialismo era al suo apice e incominciò la grande diaspora cinese. In molte colonie mancava un grande bacino di lavoratori. Nel frattempo, nelle province del Fujian e del Guangdong in Cina, si ebbe un'impennata dell'emigrazione come conseguenza della povertà e della rovina causate dalla rivolta dei Taiping.Henry K. Norton, The Story of California From the Earliest Days to the Present, 7ª ed., Chicago, A.C. McClurg & Co., 1924. Capitolo XXIV, pp. 283-296. L'impero Qing fu costretto a consentire ai suoi sudditi di lavorare oltremare sotto le potenze coloniali. Molti Hokkien scelsero di lavorare in Asia sud-orientale (dove avevano legami precedenti che risalivano all'era Ming), come anche i Cantonesi. La città di Taishan nella provincia del Guangdong fu il punto di origine di molti dei migranti spinti da motivi economici. Per i paesi del Nord America e dell'Australasia, erano necessarie grandi quantità di manodopera per i lavori pericolosi nelle miniere dell'oro e nella costruzione delle ferrovie. La diffusa carestia nel Guangdong costrinse molti Cantonesi a lavorare in questi paesi per migliorare le condizioni di vita dei loro familiari. Alcuni cinesi all'estero furono addirittura venduti in Sud America durante le Guerre tra i Clan Punti-Hakka (1855-1867) nel Delta del Fiume delle Perle nel Guangdong. Dopo la Seconda guerra mondiale molte persone dai Nuovi Territori di Hong Kong emigrarono nel Regno Unito (principalmente in Inghilterra) e nei Paesi Bassi per ottenere migliori condizioni di vita.

Dalla metà del XIX secolo in poi, l'emigrazione è stata diretta primariamente verso i paesi occidentali come gli Stati Uniti, il Canada, l'Australia, la Nuova Zelanda, il Brasile, e le nazioni dell'Europa Occidentale; come pure in Perù dove sono chiamati tusán, a Panama e in misura minore in Messico. Molti di questi emigranti che entravano nei paesi occidentali erano essi stessi cinesi d'oltremare o erano di Taiwan o di Hong Kong, particolarmente dagli anni 1950 agli anni 1980, un periodo durante il quale la RPC poneva severe restrizioni al movimento dei suoi cittadini. Nel 1984, la Gran Bretagna acconsentì a trasferire la sovranità di Hong Kong alla RPC; questo innescò un'altra ondata di migrazione verso il Regno Unito (principalmente in Inghilterra), l'Australia, il Canada, gli USA, l'America Latina e altre parti del mondo. La protesta di piazza Tiananmen del 1989 accelerò ulteriormente la migrazione. L'ondata si calmò dopo il trasferimento della sovranità di Hong Kong nel 1997. Inoltre, molti cittadini di Hong Kong conservano la cittadinanza o hanno visti validi di altri paesi, così all'occorrenza possono lasciare Hong Kong con breve preavviso. In effetti, dopo l'incidente di piazza Tiananmen, le file per i visti d'immigrazione aumentarono in ogni consolato di Hong Kong. Presenze cinesi recenti si sono sviluppate in Europa, dove ammontano a quasi un milione, e in Russia, dove ammontano a oltre 600.000, concentrati nell'Estremo Oriente Russo. I cinesi che emigrarono in Vietnam a partire dal XVIII secolo furono chiamati hoa.

Si stima che solo 26.700 persone della vecchia comunità cinese rimangano ora in Corea del Sud. Tuttavia, a partire dalla metà degli anni 2000, sulla scia dell'aumento generale dei residenti stranieri (passati da 536.627 nel 2006 a 1.106.884 nel 2011), l'immigrazione dalla Cina continentale è cresciuta: 624.994 persone di nazionalità cinese sono immigrate in Corea del Sud, comprese 443.566 di discendenza coreana.

In anni recenti, la Repubblica Popolare Cinese ha costruito legami sempre più forti con le nazioni africani. Fino all'agosto 2007, si stimava che ci fossero 750.000 cittadini cinesi che lavoravano o vivevano per periodi prolungati in diversi paesi africani. Secondo le stime, 200.000 cinesi etnici vivono in Sudafrica., allAfrica.com In un articolo del 2007 sul New York Times, il Direttore della Camera di Commercio del Ciad stimava un "afflusso di 40.000 cinesi negli anni a venire" in Ciad. Nel 2006 circa 40.000 cinesi vivevano in Namibia,, di Malia Politzer, Migration Information Source, agosto 2008 80.000 stimati in Zambia, irinnews.org, 23 novembre 2006 e 50.000 in Nigeria., China Daily, 30 agosto 2008 Circa 100.000 cinesi vivono e lavorano all'interno dell'Angola., Newsweek, 3 dicembre 2007 Nel 2009 35.000 lavoratori migranti cinesi vivevano in Algeria.. Reuters. 4 agosto 2009.

Vladivostok, il principale porto sul Pacifico e base navale della Russia, un tempo chiusa agli stranieri, a partire dal 2010 pullula di mercati, ristoranti e case commerciali cinesi. Gli esperti prevedono che i cinesi potranno diventare il gruppo etnico dominante nella regione dell'Estremo Oriente Russo fra 20 o 30 anni da ora. Altri esperti non prendono in considerazione tali storie, stimando i numeri dei cinesi in Russia in meno di mezzo milione, per la maggior parte operatori temporanei.

In Germania esiste una crescente comunità cinese, formata fino al 2010 da circa 76.000 persone." Si stima che tra 15.000 e 30.000 cinesi vivano in Austria," compresa un'importante comunità cinese a Vienna.

L'esperienza dei cinesi d'oltremare I cinesi di solito identificano una persona in base all'origine etnica invece che in base alla nazionalità. Purché la persona sia di discendenza cinese, essa è considerata cinese, e se vive fuori della Cina, è un cinese d'oltremare. Questa visione si basa sul fatto che, dal punto di vista etnico, la popolazione della RPC è alquanto omogenea, essendo formata per circa il 92% da cinesi han. Di conseguenza, la maggior parte degli abitanti della RPC a volte ha difficoltà a comprendere l'esperienza dei cinesi d'oltremare quale minoranza dei paesi ospitanti.

Discriminazione

I cinesi d'oltremare hanno talvolta sperimentato forme di ostilità e discriminazione.

Nei paesi con piccole minoranze cinesi, la disparità economica tra i cinesi (tradizionalmente molto intraprendenti e attivi negli affari), e le popolazioni locali meno agiate può essere notevole. Ad esempio, nel 1998, i cinesi costituivano appena l'1% della popolazione delle Filippine e il 3% della popolazione in Indonesia, ma gestivano il 40% dell'economia privata filippina e il 70% di quella indonesiana.Amy Chua, World on Fire, 2003, Doubleday, pp. 3 & 43. Il libro World on Fire, descrivendo i cinesi come una "minoranza dominante sul mercato", nota che "il dominio cinese sul mercato e l'intenso risentimento tra la maggioranza indigena è caratteristico virtualmente di ogni paese del Sud-est asiatico tranne la Thailandia e Singapore".Amy Chua, World on Fire, 2003, Doubleday, p. 61.

Questa asimmetria delle posizioni economiche ha alimentato sentimenti anticinesi tra le maggioranze più povere di quei paesi. A volte, gli atteggiamenti anticinesi diventano violenti, come nel cosiddetto incidente del 13 maggio 1969 in Malesia e nei tumulti di Giacarta del maggio 1998 in Indonesia, in cui morirono più di 2.000 persone, per la maggior parte rivoltosi bruciati vivi in un centro commerciale.. The Economist Newspaper Limited (25-08-2005). Richiede registrazione. Durante l'era coloniale, alcuni genocidi uccisero decine di migliaia di cinesi.

Durante i massacri indonesiani del 1965-66, in cui morirono più di 500.000 persone,, smh.com.au dei cinesi etnici furono uccisi e le loro proprietà saccheggiate e bruciate in conseguenza del razzismo anticinese, con il pretesto che Dipa "Amat" Aidit aveva portato il Partito Comunista Indonesiano più vicino alla Cina.Vickers (2005), p. 158 La legislazione anticinese era nella costituzione indonesiana fino al 1998.

Uno dei punti di maggiore frizione è l'apparente tendenza dei cinesi d'oltremare a chiudersi all'interno delle loro comunità. Per esempio, si crede che i tumulti razziali anticinesi di Kuala Lumpur del 13 maggio 1969 e quelli di Giacarta del maggio 1998 siano stati motivati da queste percezioni basate su pregiudizi razziali.. Michael Shari. Business Week. Nel 2006, i rivoltosi danneggiarono i negozi di proprietà di Cino-Tongani a Nukualofa. I migranti cinesi furono evacuati dalle Isole Salomone lacerate dai tumulti.Spiller, Penny: "", BBC News, venerdì, 21 aprile 2006, 18:57 GMT