Biografia Per linea materna era nipote del conte Bardo Bardi Magalotti. Bardo era nel circolo del cardinale Giulio Mazzarino alla corte di re Luigi XIV di Francia, e salì rapidamente le gerarchie dell'Armée royale française, tanto che nel 1671 fu incaricato dal Re di creare il Régiment Royal-Italien, in cui si arruolò lo stesso Albergotti come alfiere della colonnella.
Nel 1674, nel corso della guerra d'Olanda, Albergotti fu gravemente ferito durante l'assedio di Navagne (attuale Moelingen in Belgio); passò poi sotto il comando del Duca di Lussemburgo, a cui fu presentato dallo zio, con il quale combatté negli assedi di Valenciennes e di Cambrai del 1677. Albergotti divenne uno dei favoriti del Duca, entrando in confidenza con il principe Francesco Luigi di Borbone-Conti; attraverso il Grand Conti entrò nelle grazie di Mademoiselle de Choin, amante del Gran Delfino, che lo introdusse nella propria corte. Il 27 gennaio 1678 Albergotti fu promosso tenente colonnello del Régiment Royal-Italien.de Courcelles, "Dictionnaire des généraux français", tome 1, p. 8
Nel 1680 fu promosso colonnello e l'anno successivo ottenne la naturalizzazione francese. Nel 1684 partecipò alla campagna nelle Fiandre, prendendo parte all'assedio di Lussemburgo nel corso della guerra delle riunioni. Tornò ancora nelle Fiandre nel 1689, nel corso della guerra della Grande Alleanza, e partecipò alla battaglia di Walcourt. Fu promosso brigadiere il 1 marzo 1690, dopo che il Duca di Lussemburgo fu tornato nelle grazie del re e al comando dell'esercito francese; Albergotti rimase al suo servizio nelle Fiandre. Durante questa campagna si distinse nella vittoriosa battaglia di Fleurus (1690), fu ferito nell'assedio di Mons (1691), partecipò all'assedio di Namur (1692) e alla battaglia di Steenkerque (1692). Nel 1693 fu scelto dal Duca di Lussemburgo per portare al Re gli 80 stendardi conquistati ai nemici nella battaglia di Landen. Sebbene Luigi non fosse del tutto convinto, dietro pressione del Duca di Lussemburgo accettò di nominare Albergotti maresciallo di campo il 6 giugno 1694; nello stesso anno Albergotti combatté nelle Fiandre sotto il Gran Delfino.
Dopo la morte del Duca di Lussemburgo, nel 1695, Albergotti abbandonò il circolo del suo protettore e passò in quello dei suoi avversari, il Duca di Vendòme e il Duca del Maine; grazie a loro conobbe il Duca di Borgogna (secondogenito del Re) e Madame de Maintenon (sposa morganatica del Re). Nello stesso anno, sotto il comando del Duca di Villeroy, partecipò al bombardamento di Bruxelles che distrusse la città.
Trascorse la parte finale della sua carriera militare combattendo nella guerra di successione spagnola (1700-1714). Nel 1700 ricevette il comando del Régiment Royal-Monferrat, l'anno successivo fu mandato in Italia, dove prese parte alla battaglia di Chiari. Il 29 gennaio 1702 fu nominato luogotenente generale sotto Luigi Giuseppe di Borbone-Vendôme, detto Il Gran Vendôme. Partecipò alla difesa di Cremona, alla battaglia di Luzzara e alla conquista di Modena, Reggio e Correggio; l'anno successivo invase la zona di Bologna. Nel 1704 operò invece nel teatro piemontese, combattendo nell'assedio di Vercelli e in quello di Ivrea. Nel 1705, dopo la morte dello zio, ricevette il comando del Régiment Royal-Italien, che mantenne fino alla morte; nello stesso anno partecipò alla battaglia di Cassano. Nel 1706 partecipò alla battaglia di Calcinato; incaricato di inseguire Eugenio di Savoia, cadde in un agguato tesogli dal nemico, così quando gli fu ordinato di prendere Ferrara, procedette troppo cautamente e arrivò solo dopo che la città era caduta in mano agli imperiali. Nel corso della battaglia davanti a Torino, non impegnò in combattimento nessuno dei suoi quarantasei battaglioni, sebbene gli fosse stato chiesto aiuto da Filippo II di Borbone-Orléans, probabilmente dietro ordine del suo comandante diretto, Louis d'Aubusson de la Feuillade; per questo ricevette diverse critiche.Il principe Eugenio di Savoia, suo avversario, commentò "non so come sarebbero potute andare le cose, se Albergotti non fosse stato tanto sprovveduto da rimanere spettatore sulle alture dei Cappuccini con quaranta battaglioni". Eugenio di Savoia, Memoirs of Prince Eugene of Savoy, London, Henry Colburn, 1811, p. 100. Albergotti fu però in grado di coprire egregiamente la ritirata francese, con la quale era tuttavia contrario, e per questo non subì reprimende.
Fu poi inviato nelle Fiandre nel 1707, sotto il comando del maresciallo Claude Louis Hector de Villars; combatté e fu ferito nella battaglia di Malplaquet (1709). Nel 1710 difese con grande valore la piazzaforte di Douai contro forze nemiche soverchianti. La difesa di Douai fu condotta per 56 giorni contro le truppe del Duca di Malborough con notevole energia. Guidando i soldati in numerose sortite nei bastioni avanzati, organizzando micidiali contromine contro il nemico, galvanizzando le truppe per tutta la durata dell’assedio, Albergotti giunse a vendere le proprie stoviglie per poter pagare il vitto dei suoi uomini e restituì agli scabini, prima della capitolazione, i contributi finanziari che aveva loro richiesto e che non erano stati spesi. Portata all’estremo, dopo pesanti perdite, avendo perso ogni speranza di un soccorso esterno, la guarnigione capitolò il 26 giugno. Albergotti ottenne gli onori degli Alleati. La minaccia scritta, firmata da lui stesso e da tutti i suoi ufficiali, di far saltare in aria l’intera piazzaforte se questi ultimi non avessero soddisfatto la sua richiesta, li convinse facilmente. I soldati uscirono liberi con i loro ufficiali, le loro armi e i loro carri, alcuni dei quali, inviolabili, trasportavano la mappa in rilievo della città recentemente realizzata e che era di fatto un segreto militare. In riconoscimento della sua condotta nell'assedio, Albergotti ricevete il governatorato di Sarrelouis, e poi, dietro suggerimento di Villars, fu nominato dal Re cavaliere dell'Ordine dello Spirito Santo. Continuò a combattere nelle Fiandre, distinguendosi nella battaglia di Denain (1712), al termine della quale riuscì a bloccare le truppe del Principe Eugenio a Saint-Amand; nello stesso anno riuscì a riconquistare la fortezza di Douai in meno di due settimane. L'anno successivo partecipò alle prese delle fortezze di Mannheim, Landau e Friburgo.
A causa di un colpo apoplettico dovette ritirarsi a vita privata. Nel 1714 si recò in missione a Parma. Morì di un colpo apoplettico a Parigi, il 23 marzo 1717.
I resoconti ufficiali delle campagne militari in cui fu coinvolto descrivono Albergotti come un combattente coraggioso e degno di grande stima. Al contrario, vari autori del tempo lo dipingono come un uomo poco affidabile nei rapporti personali e poco abile nella conduzione delle operazioni belliche, richiamando numerosi insuccessi sul campo.
Giudizi Saint Simon, che non amava granché Albergotti, lo descrive così alla sua morte nel 1717: «Era un uomo alto e magro, dall’aria cupa, distratta e sprezzante, molto taciturno, con le orecchie ben tese e gli occhi altrettanto attenti. Oscuro nelle sue dissolutezze, molto avaro e avido di ricchezze; eccellente ufficiale generale per la visione e per l’esecuzione, ma molto pericoloso come generale d’armata e per coloro che servivano con lui. Il suo valore era freddo e tra i più provati e riconosciuti, con il quale tuttavia gli affronti più pubblici e ben assestati non gli costavano nulla da ripagare e da lasciar cadere completamente a favore della sua fortuna. (…) Divenne così tenente generale comandante dei corpi separati, cavaliere dell’ordine e governatore di Sarrelouis. Aveva inoltre una pensione di dodicimila lire. (…) Non era sposato e non fu rimpianto da nessuno. Suo nipote ottenne il suo reggimento reale italiano, che valeva molto, e Madame fece assegnare il governo di Sarrelouis al principe di Talmont.»Saint Simon, Mémoires, Tomo VI (1716-1718), Pléiade, NRF, Gallimard, 1986.
Il maresciallo de Villars, nelle sue Memorie, si mostra un po’ più sfumato rispetto al duca. Mentre aveva dato ordini per accelerare le operazioni di accerchiamento di Douai nel 1712, Albergotti obietta che l'assedio della piazzaforte sarebbe stato difficile perché pensava che il nemico sarebbe accorso in suo soccorso. Villars scrive: «La mia risposta fu vivace, e tale come doveva essere; fui persino tentato di togliergli il comando di quel quartiere. Ma, per evitare un disonore così grave a un ex tenente generale che aveva un difetto, ma che per il resto era molto coraggioso e che stimavo, mi accontentai di aggiungere ufficiali generali di fiducia e pregai il generale de Broglie, il cui quartier generale confinava con quello, di prestarvi particolare attenzione. »Petitot e Monmerqué, Raccolta di memorie relative alla storia di Francia, Volume LXIX, Maresciallo di Villars, Foucault Libraire, 1828, pagina 382.
Note
Bibliografia Elena Fasano Guarini, «ALBERGOTTI, Francesco Zanobi Filippo», Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 1 (1960)
Collegamenti esterni
Categoria:Generali francesi