La storia di Piazza Armerina ha inizio con la sua fondazione nel 1163, avvenuta da parte di Guglielmo II. Tuttavia la città voluta dal sovrano normanno sorgeva in sostituzione di un precedente villaggio distrutto dal predecessore Guglielmo I.

Origini Di una preesistenza nei pressi dell'attuale città di Piazza Armerina si ha notizia dagli scavi archeologici che misero in luce negli anni 1950 i resti di una imponente costruzione patrizia e ipotizzata quale villa campestre. Tuttavia già le foto aeree degli anni 1960foto da N. 09630 a N. 09645 dal S.M.A. Ministero della Difesa Aeronautica. Concessione N. 158 del 17 luglio 1963, missione 31 (CAT - 1 - 14) del 10 maggio 1963. ore 10:45, Aeroporto di Palermo. e le successive conferme avvenute a seguito degli scavi condotti dall'Università La Sapienza di Roma intorno al 2005 hanno permesso l'identificazione di un villaggio non lungi dall'edificio già noto.

Sulla base di ritrovamenti numismaticiDallo studio delle monete rinvenute in scavi clandestini su cui compare la legenda STI o STIA; cfr. E. Cammarata, Numismatica e Topografia antica, in «Demetra», 7, Palermo 1994, pp. 22 passim., da evidenze archeologicheCompresa quella che Paolo Orsi, unico che studiò il sito, identificò quale una acropoli; cfr. Dinu Adameșteanu, «L'ellenizzazione della Sicilia e il momento di Ducezio», in Kokalos, VIII, 1962, p. 190, il quale però vi identifica non senza difficoltà la Nomai di Ducezio. e sulla toponomastica dei luoghiIl nome Naone potrebbe avere origine dal greco ναό, ossia l'antico tempio di Hera, da cui l'attributo Heraia di Hybla; cfr. L. Villari, L'Ibla Sicana e il sito della Villa imperiale di Piazza Armerina, Roma 1995, p. 25., nonché dal confronto incrociato delle fontiThuc. VI/62-63; Steph. Bys, Ethnika, pp. 664 e ss., Nonno di Panopoli, Dionysiaca, XIII, 318; Strabo, VI/2, 4 e 6. si è dedotto che l'abitato presso il Monte Navone, errata dizione moderna di Monte Naone, poco distante dal palazzo patrizio, possa essere la Hybla GeleatisLitterio Villari, Hybla Deinceps Platia, Roma, 2000, p. 11, la Ibla dei Gelesi eretta in territorio sicano celebre - anche dopo la sua capitolazione avvenuta per mano del console Marcello nel 213 a.C.Liv. XXIV, 35. - per la produzione di un miele di squisita qualitàStrabo, VI/2, 2; Plinius, Nat. Hist., XI, 13, 1; Marziale, II, 46 e XI, 8; Columella, X, 170. La produzione di miele pare fosse storicamente ininterrotta fino al XIX secolo; cfr. P. Giusto De Pietra, Bagni di giovinezza siciliana, Vittoria 1932, p. 30.. Dal sito di Monte Naone dunque gli iblensi si dovettero spostare nella valle sottostante, bagnata dal fiume Gela e dove sorge la cosiddetta Villa del Casale. Il sito viene chiamato da Stefano BizantinoSt. Bys., cit. Hybla Elatton, ossia la Ibla minore, ovvero anche Hybla Elatson, ossia Ibla "fresca". L'abitato dovette sopravvivere alla Tarda Antichità, se i geografi Ravennate (VII secolo), Anastasio Seniore (VIII secolo) e Guido (IX secolo) riferiscono rispettivamente Hyle, gli Iblensi e HylenVedi per Ravennate e Guido J. Schnetz, Ravennatis Anonymi Cosmographia et Guidonis Geographia, Lipsia 1940, artt. 23 e 60 (pp. 100 e 127); per Anastasio vedi A. Seniore, «Epitome Chronicorum Casinensium», in R.I.S., II, Milano 1723, p. 352b., quest'ultima letta anche come Hyblen. La città di 'Ab.lâ appare quindi tra le ribelli alla conquista islamica nell'860In due manoscritti figurano i toponimi 'blâ e 'ylâ, quest'ultimo evidente trascrizione della Hyle di VII secolo; cfr. per la ribellione 'Ibn'al'Atir in M. Amari (a cura di), Biblioteca arabo-sicula, Torino, Loescher, 1880, tomo I, p. 381, ristampa Catania, 1982, Amari vi legge Ibla o Avola, sebbene riportato anche 'Aylâ.. Edrisi riporta infine una 'Iblâtasah o 'Iblâtanah (trascrizioni dal greco relative ai toponimi Ibla Elatson e Ibla Elatton) che dovette trovarsi presso il palazzo patrizio citato. Quest’area geografica interna della Sicilia fu conquistata dai Normanni nel 1076 e fondarono intorno al 1130 nel greco medioevale Platza e Platsa o nella lingua latina Placea o Placia, in seguito Platea o PlatiaS. Cusa, I diplomi greci ed arabi di Sicilia, II, Palermo 1882, p. 557; R. Lo Cascio, «Itinerario di guerre di Rambaldo di Vaqueiras in Sicilia», in Bollettino Centro Studi Filologici e Linguistici Siciliani, Palermo 1957, p. 139..

Platia Stando alle fonti nel 1076 il Gran Conte Ruggero I di Sicilia fece occupare militarmente le alture degli Erei dal distaccamento di normanni e di lombardi di Paternò e sorsero due principali comunità lombarde e normanne: Aidonis e Platia. Quest'ultima comprendeva forse nel suo territorio anche la già citata 'Iblâtasah e i casali di Riesi, Fundrò, Garsiliato, Mongiolino, comprendente l'area stretta tra le valli del fiume BraemiBraemi potrebbe essere una derivazione dal greco Hyblaeum, avvalorata dall'usanza di sostituire Br a Bl nel dialetto gallo-italico piazzese, come nell'esempio di Biagio altrove Blasi, mentre a Piazza Armerina Brasi. Dunque il processo etimologico sarebbe Hyblaeum, Blaeum, Braeum, Braemi; cfr. L. Villari, L'Ibla sicana..., p. 16., del fiume Tempio e del fiume Gela. Quest'ultimo era ancora detto in età islamica Nashr'al'Asl, ossia "fiume di mele" o "fiume delle api".

La città fu dunque eletta a capitale delle colonie lombarde di Sicilia (nobilissimum Lombardorum oppidum)Ugo Falcando, «Historia Sicula», in R.I.S. Milano 1725, v. VII, p. 293.. La comunità islamica venne trucidata dal conte di Butera Ruggero Sclavo, illegittimo di Simone Aleramico conte di Policastro, nel 1160 durante le sommosse contro Guglielmo I di Sicilia. La risposta di Guglielmo fu immediata: egli assediò Butera e Platia facendole incendiare e radere al suolo espugnandole definitivamente nel 1161. Due anni dopo, sul colle Mira venne edificata una nuova Platia da Guglielmo II, sua attuale sede.

Piazza nel Regno di Sicilia Dalla Dinastia Altavilla agli Angioini La città fondata nel 1163 aveva un impianto a lisca di pesce, ancora ben visibile nel quartiere Monte, che aveva come estremità la chiesa di San Martino di Tours, patrono della comunità normanna e lombarda, e quello che la tradizione vuole fosse un castello, sede dal XVII secolo del convento dell'ordine francescano. La città acquisisce una certa rilevanza con la conferma di demanialità sotto il re di Sicilia Federico II, il quale vi insidia nel 1234 la sede della Corte Nazionale (un tribunale per accogliere le querele dei cittadini siciliani contro malcostume, abusi e cattiva amministrazione)Riccardo Di San Germano, «Chronica», in R.S.I., Bologna 1937, p. 187., abolita dalla riforma durante la dominazione angioina, ed elegge due piazzesi nel fiore dei venti parlamentari siciliani di Foggia del 1240Luigi Genuardi, Parlamento Siciliano, in Atti delle Assemblee Costituzionali Italiane a cura della Real Accademia dei Lincei, vol. I, Bologna 1924, doc. 48, p. 46..

Dai Vespri al Viceregno Parte integrante del Regno di Sicilia sotto la Dinastia degli Aragona, la città si fa notare per la sua tenacia durante la Guerra del Vespro sotto il partito franceseMichele Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, Catania 1933-37, vol. III, p. 227 e ss. e sotto i due Martini appare ormai del tutto catalana e, sebbene perse i casali di Fundrò e di Mongiolino (l'uno concesso a Castrogiovanni, l'altro a Mineo), mantenne il controllo su Pietraperzia, Comicino, Riesi, Mazzarino, Imbaccari, Garsiliato-Niscemi. Ad essi si aggiunsero i casali di Aidone, Butera e Gela, ormai infeudateR. Gregorio, Bibliotheca Scriptorum qui res in Sicilia gestas sub Aragonum imperio retulere, Palermo 1792, vol II, dipl., p. 494..

Nel 1421 re Alfonso I di Sicilia infeuda col titolo di baronia le città di Noto, Acireale e Piazza al fratello Pietro e priva quest'ultima di vari privilegi vendendoli a diversi nobili e notabiliG. Luca Barberi, «Capibrevi», in Documenti per servire alla Storia di Sicilia, Palermo 1897, vol. I, p. 44.. Solo alla morte di Alfonso Piazza ri-ottenne la libertà demaniale, pagando per dodici anni il relativo tributo. Nel 1459 ottiene il Tribunale delle Appellazioni e nel 1482 concede al castellano di origine spagnola marchese de Cardines di Laino il feudo comunale di Spedalotto in cambio dell'esenzione dal pagamento delle cinque gabelle che egli detenevaLibro dei privilegi di Piazza, manoscritto consultabile presso la Biblioteca comunale di Piazza Armerina, p. 312.. Nel 1492 viene espulsa la comunità ebraica, la cui giudecca era situata nel quartiere Canali. Per la lealtà alla corona, nel 1517 Carlo V eleva Piazza a rango di Città, con privilegio concesso a Madelburgo il 2 settembre e ottiene tra le altre il privilegio del foro e di remissione delle cause civili, nonché diviene sede inquisitoriaLibro dei Privilegi..., pp. 254 e 282.. Nel 1513 e nel 1526 perde i diritti su Riesi, concessa dal re Ferdinando II a Eleonora de Castellar-Ventimiglia, e su Pietraperzia e Barrafranca, ceduta come marchesato a Matteo BarresiF. Sanmartino De Spucches, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni, vol. I p. 202 e vol. VI pp. 202 e 227, Palermo 1925., mentre già a fine XV secolo Mazzarino, Gela, Garsiliato, Aidone, Butera, Raddusa e Baccarato appaiono terre e comuni feudali, riuniti ancora però sotto la Comarca di Piazza. Nel 1539 Carlo V in una lettera indirizzata al Magistrato urbano definisce Piazza città OpulentissimaG. P. Chiarandà, Piazza città di Sicilia, Messina 1654, lib. II, cap. VIII. Tale titolo compare più volte negli atti di Carlo e del nipote Filippo. e nel 1593 la popolazione contava 16.644 abitantiC. A. Garufi, «Patti agrari e Comuni feudali di nuova fondazione in Sicilia», in Archivio Storico Siciliano, serie III, vol. I 1946, p. 116.. Nel 1628 Vespasiano Trigona ottiene il titolo di barone di Piazza e l'Ufficio del maestro Giurato per il Val di NotoF. Sanmartino, op. cit., vol. X, p.191. e per il XVII secolo diverse alte magistrature e tribunali vennero concessi alla cittàCfr. il Libro dei Privilegi... alle pp. 241, 594 e ss., 646, 678..

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