L'espressione rosa dei venti classica si riferisce alla nomenclatura e all'associazione dei venti nell'Antichità classica mediterranea (antica Grecia e Roma) con i punti delle direzioni geografiche, facilitando l'orientamento. L'antica rosa dei venti possedeva tipicamente dodici venti e perciò dodici punti di orientamento – a volte ridotti ad otto o aumentati a ventiquattro.
Concepita in origine come facente parte del settore della meteorologia, la rosa dei venti d'età classica aveva solo un timido rapporto con l'attuale navigazione. La rosa dei venti classica a 12 punte fu in seguito sostituita dalla moderna rosa dei venti (ad 8, 16 e a 32 punte), adottata dai marinai durante il Medioevo.
Origini Non si sa con esattezza quando o perché il senso umano di orientamento geografico venne associato ai venti.In un'indagine su un campione molto vasto di 127 lingue del mondo, Brown (1983) afferma che il 18% delle lingue non ha affatto punti cardinali e che solo il 64% possiede tutti e quattro i punti cardinali. Brown rintraccia quattro fonti principali per le direzioni cardinali: (1) caratteristiche specifiche dell'ambiente (es. punti di riferimento); (2) corpi celesti (soprattutto la posizione del sole); (3) caratteristiche atmosferiche (es. venti, temperatura); (4) applicazione di direzioni generiche alle direzioni cardinali (es. quartieri alti/centro della città = nord/sud). È probabile che per le popolazioni antiche sedentarie i punti di riferimento fisici locali (es. montagne, deserti, insediamenti) siano stati gli indicatori iniziali e più immediati di una direzione generica ("verso la costa", "verso le colline", "verso le terre di", ecc.). I fenomeni astronomici, in particolare la posizione del sole all'alba e all'imbrunire, venivano usati anche per indicare la direzione.Brown (1983) trova che i fenomeni di alba e tramonto rappresentino i punti cardinali di est ed ovest nel 45% delle 127 lingue del mondo presenti nella sua indagine – o meglio circa il 60% delle lingue che possiedono est ed ovest.
L'associazione della direzione geografica con il vento era una delle fonti.Brown (1983) sostiene che i venti rappresentino i punti cardinali nord e sud nel 19% delle lingue del mondo presenti nella sua indagine (o il 28% di quelle che hanno i concetti di nord e sud), ma allo stesso tempo sostiene che rappresentino le direzioni ovest ed est in meno del 2% delle lingue – il turco è una di queste poche. Furono probabilmente le popolazioni agricole, attente alla pioggia e alla temperatura per le loro colture, che notarono le differenze qualitative nei venti - alcuni erano umidi, altri secchi, alcuni caldi, altri freddi - e che queste dipendevano dalla direzione dalla quale soffiava il vento. Nomi direzionali locali cominciarono ad essere usati per riferirsi ai venti, anche assegnando allo stesso vento un nome proprio che non aveva nulla a che fare con la posizione dell'osservatore. Ciò fu particolarmente promosso dai marinai, che, lontani da punti di riferimento stabili quando si trovavano in mare, erano capaci comunque di riconoscere un particolare vento dalle sue qualità e si riferivano ad esso con un nome familiare.Brown (1983) pone enfasi sulla diffusione del metodo che associava i venti ai punti cardinali proprio quando la popolazione diveniva più mobile. Si veda anche Aczel (2001: p.40) Il passo finale fu l'uso del nome proprio dei venti per denotare le direzioni cardinali generiche della rosa dei venti. Ci sarebbe comunque voluto del tempo prima che questo sistema cominciasse a funzionare in maniera stabile.
Nella Bibbia
Nell'Antico Testamento c'è un riferimento frequente ai quattro punti cardinali.es. in Genesi 13:14, Gen. 28:14; Deuteronomio 3:27 I nomi delle direzioni sembrano essere associati con punti di riferimento fisici per gli antichi Ebrei che vivevano nella regione della Giudea, es. l'est è chiamato kedem, che deriva da "edom" ("rosso") e potrebbe essere un riferimento al colore dell'alba o alle scogliere di arenaria rossa della Terra di Edom ad est; il nord viene chiamato saphon, dal Monte Saphon al confine nord della Siria, il sud viene spesso detto negev, dal deserto del Negev a sud, e l'ovest è yam ("mare", per indicare il Mar Mediterraneo).D'Avezac (1874: p.10); Aczel (2001: p.39-40)Mounce, W.D. (2009) Mounce's Complete Expository Dictionary of Old and New Testament Words. Zondervan L'orientamento sembra essere ad est, nella direzione del sole nascente, col risultato che i termini kedem, saphon e negev vennero generalizzati per esprimere rispettivamente il lato "frontale", "sinistro" e "destro" di qualcosa.
L'associazione dei punti cardinali con i venti è implicata in molti passi dell'Antico Testamento.Emil G. Hirsch e Immanuel Benzinger, Winds, Jewish Encyclopedia, 1906 Ci si riferisce ai "quattro venti" in diversi passi della Bibbia.Geremia 49:36, Ezechiele, Daniele 8.8, 37: 9, Zaccaria 2: 6) Kedem (est) è usato di frequente come nome di un vento torrido che soffia dall'est.Genesi (41:6), Ezechiele 19:12. Ci sono diversi passaggi che si riferiscono al gruppo di persone con l'espressione "a tutti i venti".Ezechiele 5:10
Nel mondo greco Diversamente dagli israeliti, i primi greci mantennero i sistemi dei punti cardinali e dei venti separati e distinti, almeno per qualche tempo.d'Avezac (1874: p.11)
I fenomeni astronomici venivano usati per definire i quattro punti cardinali: arctos (ἄρκtος, "orso", l'Orsa Maggiore, per il nord), anatole (ὰνατολή, "alba" o eous "aurora", per l'est), mesembria (μεσημβρία, "mezzogiorno", per il sud) e dusis (δύσις, "tramonto" o hesperos, "sera", per l'ovest).D'Avezac (1874: 11); Brown (1948: p.144). Eraclito, in particolare, suggerische che un meridiano disegnato tra il nord (arctos) e il suo opposto potrebbe essere usato per dividere l'est dall'ovest.Eraclito, frammento 120: ἠοῦς καὶ ἑσπέρας τέρματα ἡ ἄρκτος καί ἀντίον τῆς ἄρκτου οὖρος αἰθρίου Διός (nella traduzione di Diels: "The limits of dawn and evening are the Bear and, opposite the Bear, the guardian of bright Zeus.") Omero aveva già parlato dei greci che navigavano usando l'Orsa Maggiore (o "Carro") per orientarsi.Iliade, 18: 489 (Gk, Eng), Odissea (5: 275) L'identificazione della Stella polare (nell'Orsa Minore) come il miglior indicatore del nord sembra essere emersa un po' più tardi (si dice che sia stato Talete a introdurre quest'uso, probabilmente appreso dai marinai fenici).A.v. Humboldt (1851: v.3, p.160)
Distinti da questi punti cardinali, gli antichi greci avevano quattro venti (anemoi). Si presume che le genti della Grecia primitiva concepissero solo due venti – i venti del nord, conosciuti come Anemoi Boreas (βoρέας), e i venti del sud, conosciuti come Notos (νόtος).Questo è ciò che afferma Trasialce di Taso, come riferito da Strabone (I.21). Si vede anche Gosselin (1805: xcviii). Questo non dovrebbe sorprendere, dato che Brown (1983) nota nella sua indagine sulle lingue del mondo, che i venti tendono ad essere molto più frequentemente associati ai punti cardinali nord e sud piuttosto che ovest ed est (i quali sono principalmente collegati col sole). Ma abbastanza presto furono aggiunti due ulteriori venti – lEuro (εΰρος) dall'est e lo Zefiro (ζέφυρος) dall'ovest.
L'etimologia dei nomi dei quattro venti greci più antichi è incerta. Tra le varie, incerte proposte c'è quella secondo cui Borea potrebbe derivare da "boros", una vecchia variante di "oros" (greco per "montagne", che si trovavano geograficamente a nord).E.T. Roe et al., curatori, (1907) New American Encyclopaedic Dictionary, p.574. Anche Isidoro di Siviglia (circa 620), nel suo Etymologia, collega "Borea" con "montagne" (Lat: p.480; Eng) Un'ipotesi alternativa è che potrebbe derivare da "boros", che significa "vorace".Valpy (1860: p.26) Un'altra ancora lo vedrebbe derivare dalla frase ὰπὸ της βoης ("dal boato"), un riferimento al suo violento e forte rumore.Aulo Gellio, Notti Attiche, Cap.22 p.146-7 Noto probabilmente viene da "notios" ("umido", un riferimento alle piogge calde e ai temporali portati dal sud).Valpy (1860: p.114) Euro e Zefiro sembrano derivare da "splendore" (cfr. Eos) e "oscurità" ("zophos") rispettivamente, senza dubbio un riferimento all'alba e al tramonto.C.R.Ward (1894) "Current Notes: Names of the Winds", American Meteorological Journal, Vol. 11, (p.67); Valpy (1860: p.52).
Omero
L'antico poeta greco Omero (circa 800 a.C.) si riferisce ai quattro venti con i loro nomi – Borea, Euro, Noto, Zefiro – nella sua Odissea,es. Omero, Odissea, L. 5, 295 e nell'''Iliade.Omero, Iliade: L. 2 (145), L. 9 (5), L. 11 (305), ecc. Comunque, in alcuni punti, Omero sembra implicare due ulteriori venti: un vento di nordovest ed uno di sudovest.es. un "vento di nord ed ovest che soffia dalla Tracia" (Iliade, L.9, 5) ed il sud e l'ovest insieme in Iliade L.11, 306, col paradossale "Argeste Noto", letto variamente come vento di nordovest-sud da alcuni interpreti, o semplicemente come un vento del sud che "scaccia le nuvole" da altri. Si veda D'Avezac (1874). Alcuni si sono basati su questo per ipotizzare che Omero potrebbe aver conosciuto otto venti.es. Gosselin (1805: xcviii). Comunque gli altri restano dubbiosi ed insistono sul fatto che Omero conoscesse una rosa dei venti di soli quattro punti.es. Falconer (1811:p.294), D'Avezac (1874: p.12)
Quando scrive, diversi secoli dopo, Strabone (circa 10 a.C.) nota che alcuni contemporanei assumevano l'ambiguità di Omero per implicare che il sistema omerico potesse già anticipare la distinzione tra estate e inverno più tardi resa famosa da Aristotele. Ciò si riferisce al fatto che "est" (alba) ed "ovest" (tramonto) non sono stabili sull'orizzonte, ma dipendono dalla stagione, cioè durante l'inverno il sole sorge e tramonta un po' più a sud che in estate. Di conseguenza il sistema omerico potrebbe aver avuto sei venti – Borea (N) e Noto (S) sull'asse del meridiano e gli altri quattro sulle diagonali: Zefiro (NO), Euro (NE), Apeliote (SE) ed Argeste (SO).Strabone, Geografia, L.1.2.21 p.44. (questa traduzione è fuorviante; si dovrebbe tradurre (come tradotto da I.G. Kidd (1999) in Posidonius, vol.3, Translations of the Fragments, Cambridge University Press, p.196.)
Strabone, citando Posidonio, nota che Omero a volte usava degli epiteti di attributi qualificativi per apporre i punti cardinali ai venti cardinali, es. dato che i venti occidentali portano pioggia, quando Omero dice la "Borea tempestosa" intende un vento diverso dalla "Borea rumorosa" (cioè un nord umido = NO, un nord rumoroso = N).Strabone, Geografia, L.1.2.21. Aczel (2001: p.42). Ciononostante, mentre sembra che Omero possa aver compreso che ci fossero più di quattro venti, egli non usò questi epiteti abbastanza sistematicamente da permetterci di concludere che anche lui concepisse una rosa dei venti a sei o otto punte.D'Avezac (1874: p.12) Altri scrittori classici, es. Plinio il Vecchio, furono categorici nel sostenere che Omero avesse menzionato solo quattro venti.Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, L. II, Cap.46 p.73)
Esiodo (circa 700 a.C.) nella sua Teogonia dà ai quattro venti una personificazione mitica e li rappresenta come dei, gli Ánemoi (Ἄνεμοι), i figli dei Titani Astreo (stelle) ed Eos (aurora). Ma Esiodo stesso si riferisce solo a tre venti con il nome – Borea, Noto e Zefiro – che lui chiama "buoni venti" e "figli del giorno" (generando un po' di confusione, dato che potrebbe essere letto come se fossero tutti venti orientali - e a questo punto è abbastanza curioso che tra di essi non sia stato menzionato l'Euro).Wood (1894: p.78-79); Esiodo sembra menzionare l'Argeste come quarto vento, si veda Teogonia, (379) e (870) Esiodo si riferisce ad altri "cattivi venti", ma non con i loro nomi.