San Pancrazio Parmense è una frazione di Parma, situata lungo la via Emilia ad ovest della città. Costituì un comune autonomo fino al 1943, quando fu sciolto e annesso al capoluogo di provincia. Oggi, con la denominazione ufficiale di San Pancrazio, è un quartiere di Parma, ormai integrato nel tessuto urbano cittadino, e comprende vari nuclei abitati sparsi nei dintorni.

Geografia fisica La località di San Pancrazio Parmense sorge a cavallo della via Emilia in posizione pianeggiante, a metà strada tra il fiume Taro e la città,.. dal cui centro cui dista 6,99 km.

I confine del quartiere sono determinati dal fiume Taro a ovest, dalla linea ferroviaria Milano-Bologna a nord, dalla linea ferroviaria Parma-La Spezia a sud-est e dal comune di Collecchio a sud-ovest.

Origini del nome La località deve il suo nome a san Pancrazio, martire cristiano del IV secolo, al quale fu intitolata tra il VI e il IX secolo in seguito alla traslazione di una sua reliquia nella pieve del villaggio.

Storia Le più antiche tracce della presenza umana nella zona di San Pancrazio sono databili all'età del rame, come dimostrato dal rinvenimento nel 1999 di una sepoltura maschile nei pressi della vicina Fraore.

A un periodo compreso all'incirca tra il 2300 a.C. e il 1650 a.C., durante l'età del bronzo antica e media, risalgono invece numerosi frammenti di ceramiche e tre vasi biconici, scoperti in piccole fosse nel sottosuolo di San Pancrazio; la presenza di tracce di carbone e di radici, residui di disboscamenti delle foreste diffuse nell'antichità, testimonia l'utilizzo della zona per le coltivazioni.

All'età del ferro sono poi databili le fornaci di bucchero rinvenute nel paese tra il 2006 e il 2009, forse connesse a un insediamento coevo situato nei pressi di Fraore e scoperto nel 1864.

In epoca romana, fu tracciata tra il 189 a.C. e il 187 a.C. la via Emilia tra Ariminum e Placentia, per volere del console Marco Emilio Lepido, che intendeva civilizzare la regione; il territorio compreso tra l'Appennino settentrionale e il fiume Po fu suddiviso in centurie, la cui trama ortogonale sopravvive qua e là in tutta la zona; nel 183 a.C. fu fondata la colonia di Parma, mentre l'agro parmense fu assegnato alla gens Pollia, calcolando per ogni colono otto iugeri..

Lungo la strada sorsero nel tempo varie stazioni di posta, con magazzini e stalle, con lo scopo di raccogliere le merci sia in arrivo da tutto il territorio romano sia in partenza dalle terre locali; attorno a esse, si svilupparono dei piccoli nuclei abitati, con basiliche e luoghi di culto, ove si concentrava la vita civile degli agricoltori, dei pastori e dei ricchi cittadini che possedevano ville nelle campagne. In tal modo, a metà strada tra Parma e il fiume Taro, nacque attorno a una basilica un agglomerato di case, che in epoca altomedievale sarebbe diventato il borgo di San Pancrazio. Dell'epoca si conservano una terracotta del II secolo, ornata con un rilievo raffigurante un tempietto, e parte di una statua del IV secolo. In seguito alla cristianizzazione dell'Impero romano, il tempio pagano fu trasformato in un luogo di culto cristiano.

Tra il VI e il IX secolo sulle rovine del tempio romano fu costruita una pieve, riutilizzando parte del materiale dell'antico edificio, tra cui alcune colonne coronate da capitelli corinzi. In seguito alla collocazione nel luogo di culto di una reliquia di san Pancrazio proveniente da Roma, la chiesa fu dedicata al santo martire e anche il borgo gli fu intitolato, facendo perdere memoria dell'originario toponimo.

La più antica testimonianza scritta dell'esistenza del villaggio risale al 3 marzo 941, quando Sancti Bancrasii fu nominata in un rogito di compravendita di alcuni terreni; la pieve, che rivestiva una notevole importanza all'interno della diocesi di Parma, fu invece menzionata per la prima volta nel 1002, in un atto relativo a un'adunanza del Capitolo della Cattedrale di Parma organizzata dal vescovo Sigefredo II.

A causa della vicinanza a Parma, la storia del borgo rimase da allora fortemente connessa a quella della città; nello stesso tempo, fu sempre correlata strettamente a quella della chiesa plebana, la cui importanza crebbe fino alla seconda metà del XIV secolo, quando il numero di cappelle poste alle due dipendenze salì a 19, con un vasto territorio amministrato compreso tra Viarolo, Fognano e Vigheffio. Si conservano varie testimonianze relative a concessioni di benefici e a controversie territoriali condotte dagli arcipreti, tra cui quella per il possesso della chiesa di Sant'Andrea di Fraore contro la badessa Guilla del monastero di Sant'Alessandro di Parma, che si risolse nel 1197 con una convenzione approvata dal papa Celestino III, e quella per i confini territoriali con la pieve di Castelnovo, che si concluse nel 1222 grazie al canonico della cattedrale Maestro Martino, nominato dal vescovo Obizzo Fieschi.

Nel 1266 il Comune di Parma, constatando la mancanza di difese in alcune località nei dintorni della città, tra cui San Pancrazio, ordinò ai loro abitanti di erigere nelle vicinanze delle rispettive chiese le necessarie strutture fortificate.. La casa detta il "Casermone", situata sulla via Emilia al margine occidentale del nucleo storico, era ancora identificata sulle mappe farnesiane come la "Rocca di San Pancrazio".

In epoca napoleonica, per effetto del decreto Nardon del 1806, fu istituito il nuovo comune (o mairie) di San Pancrazio, che dopo l'Unità d'Italia fu ribattezzato San Pancrazio Parmense, a causa dell'esistenza di comuni omonimi.

A quel periodo, compreso tra la fine del XVIII e la metà del XIX secolo, risale l'attività dei fratelli Amoretti, fabbri e incisori, che avviarono nel paese, a poca distanza dalla pieve, di cui don Andrea Amoretti era sacerdote, un'importante officina tipografica; Giacomo Amoretti fu nominato primo maire di San Pancrazio Parmense.

Nel 1866 il comune di San Martino Sinzano fu annesso a quello di Collecchio, ma parte del suo territorio fu assegnata ai comuni limitrofi di Parma e San Pancrazio Parmense, che guadagnò una porzione di territorio anche dal comune di Vigatto. Nel 1924, invece, fu San Pancrazio Parmense a cedere parte del territorio a vantaggio della città, per essere infine sciolto nel 1943 e assorbito da quello di Parma. San Pancrazio Parmense divenne dapprima delegazione, mentre nel 1979 fu unita a Golese e al Pablo nella III circoscrizione; nel 2002, con l'istituzione dei quartieri, San Pancrazio tornò autonoma, modificando i confini: perse il territorio a nord della ferrovia Milano-Bologna a vantaggio di Golese, ma guadagnò la zona della Crocetta a sud della linea ferroviaria.

Stemma

Lo stemma usato dal comune fu concesso con regio decreto del 19 febbraio 1934 e regie lettere patenti dell'11 marzo 1935; come d'obbligo all'epoca, fu inserito nello scudo il capo del Littorio.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Pieve di San Pancrazio Martire a San Pancrazio Parmense

Edificata originariamente su una preesistente basilica romana tra il VI e il IX secolo, la pieve di San Pancrazio Martire fu menzionata per la prima volta nel 1002; probabilmente ricostruita tra la fine dell'XI e l'inizio del XII secolo, fu abbassata sull'intero perimetro in seguito al terremoto del 1117; profondamente modificata tra la fine del XVI e e gli ultimi anni del XVIII secolo, fu ristrutturata tra il 1935 e il 1955, riportando internamente alla luce gli elementi romanici sopravvissuti sotto gli intonaci. Dotata di una facciata neoclassica, la chiesa conserva nell'aula gli originari pilastri alternati a colonne con capitelli d'epoca romana e medievale..

Chiesa e Ospedale di San Nicolò presso il Taro

Nei pressi del Ponte sul Taro, lungo la via Emilia, furono eretti in epoca medievale la chiesa e l'ospedale di San Nicolò, attestati nella bolla di papa Innocenzo II del 1141 tra le dipendenze della pieve di San Pancrazio. Secondo la ricostruzione di Affò, il complesso fu concesso dal vescovo Bernardo a un eremita proveniente da Nonantola, promotore della costruzione di un ponte in pietra sul Taro; attorno ad esso si formò l'ordine dei frati ospitalieri di Ponte Taro, legati alla regola degli ospitalieri di Altopascio e dediti all'assistenza dei pellegrini che percorrevano la via Francigena, alla cura degli infermi e alla manutenzione di strade e ponti. Dopo i gravi danni subiti dal ponte e dall'ospedale nel 1235 a causa di un'alluvione, l'opera fu ricostruita nel 1294; nel 1304 l'ospedale e le sue rendite passarono ai monaci cistercensi dell'abbazia di Fontevivo, con l'obbligo di mantenervi l'ospitalità per i frati ancora presenti.

Chiesa di San Terenziano a Fraore

Menzionata per la prima volta nel 1195, la chiesa romanica di Fraore fu elevata a sede parrocchiale entro il 1564; ampliata e ristrutturata in stile barocco nel 1730, fu arricchita nel 1733 della nuova facciata progettata da Pietro e Paolo Bettoli. Il tempio è dotato di due cappelle laterali..

Chiesa dell'Assunzione di Maria Vergine a Valera

Menzionata per la prima volta nel 979, la cappella medievale di Valera fu elevata a sede parrocchiale nel 1619; ampliata e modificata in stile neoclassico nella prima metà del XVIII secolo, fu profondamente ristrutturata nel 1952 e restaurata tra il 2003 e il 2005. Gli interni, arricchiti da sei cappelle laterali, sono decorati con affreschi sulle volte.

Pieve di San Geminiano a Vicofertile

Edificata originariamente nel IX secolo, la pieve di Vicofertile fu completamente ricostruita in stile romanico su un impianto a tre navate nel XIII; danneggiata nella prima metà del XIII secolo, fu successivamente risistemata e decorata nella facciata; profondamente modificata a partire dal 1680 in stile barocco, fu ristrutturata tra il 1909 e il 1927 riportando alla luce l'aspetto medievale, su progetto dell'architetto Lamberto Cusani, e restaurata nei primi anni 2000. La chiesa conserva ancora i capitelli scolpiti del XII-XIII secolo e il pregevole fonte battesimale medievale ornato con bassorilievi...

Chiesa di San Giovanni Evangelista a Vigolante

Menzionata per la prima volta nel 1230, la chiesa medievale fu ricostruita nel 1488 su finanziamento della famiglia Tagliaferri; ristrutturata in stile barocco agli inizi del XVIII secolo, fu dotata di una nuova facciata verso la metà dello stesso secolo. Il luogo di culto conserva alcune testimonianze dell'edificio romanico originario, tra cui l'alto basamento del campanile e varie pietre di reimpiego..

Architetture civili Casermone a San Pancrazio Parmense

Identificato sulle mappe farnesiane come la "Rocca di San Pancrazio", in origine l'edificio, situato lungo la via Emilia al margine nord-occidentale del centro abitato, era plausibilmente una casa fortificata facente parte del sistema di difesa diffusa richiesto nel 1266 dal Comune di Parma in prossimità delle chiese del contado; in tempi più moderni assunse il nome di "Casermone", probabilmente legato alla sua forma e dimensioni o al suo antico utilizzo. A cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, il basso fabbricato, appartenente alla famiglia Amoretti, ne ospitava la fonderia tipografica, successivamente spostata a Parma, mentre agli inizi del XX secolo fu sopraelevato e nel 1913 fu apposta sulla facciata una lapide commemorativa, restaurata nelle celebrazioni del 2013: «In questa casa / ebbero l'officina e l'abitazione / gli Amoretti / valentissimi fabbri ferrai meccanici / fonditori di caratteri da stampa / Don Andrea / degno allievo punzonista ed emulo / del sommo Bodoni / creava qui dal 1795 al 1807 / tipi di rara bellezza / maestro ai fratelli Giovanni Pietro Vittorino / Giacomo / loro zio paterno / primo podestà di questo Comune / dal 23 marzo 1806 / pur esso egregio artefice di punzoni / qui costruiva orologi di precisione mirabile / il Comune e i cittadini vollero ricordate queste glorie precipue di San Pancrazio / MCMXIII»..

Voltone a San Pancrazio Parmense