Faida del Gargano (ora Mafia garganica) è un'espressione che indica una serie di conflitti, che coinvolgono numerose famiglie mafiose della zona del Gargano. Nate inizialmente per questioni di abigeato e poi trasformatesi in lotta per il controllo del territorio e dei traffici illeciti: estorsione, riscossione del pizzo, riciclaggio di denaro, traffico di stupefacenti, contrabbando di sigarette, usura e omicidio.

Storia Litigi tra allevatori La faida iniziò il 30 dicembre 1978: nel corso di un litigio viene ucciso l'allevatore Lorenzo Ricucci (il figlio tredicenne, Salvatore, rimane ferito), accusato di abigeato dai Libergolisda archivio Raduano: “Il primo seme dell'odio tra le due famiglie di allevatori che da decenni si spartiscono il predominio illecito del territorio garganico, le famiglie Libergolis e Primosa Alfieri, fu sparso il 30 dicembre del 1978, quando fu ucciso Lorenzo Ricucci e ferito suo figlio Salvatore. La vittima, vicina a Raffaele Primosa, aveva appena avuto un litigio con la famiglia Libergolis per un pascolo abusivo di bestiame (...). Una storia che è un vero e proprio bollettino di guerra con un numero impressionante di sparatorie, ferimenti, denunce, omicidi (...), cruente vendette. Come nel settembre del 1992, quando i sicari si spostarono fino a Nova Milanese per uccidere il figlio di Raffaele Primosa, Nicolino. Fino ad allora soci in affari, da quel giorno le strade dei Libergolis e dei Primosa si sarebbero divise per sempre. Finanche il 2 novembre, giorno della commemorazione dei defunti, le strade del cimitero del paese sarebbero state percorse ora dai Libergolis ora dal clan avverso, ma in momenti rigorosamente separati e concordati di volta in volta, onde evitare che le due famiglie potessero incontrarsi. Negli anni la faida assunse proporzioni gigantesche, estendendosi fino a coinvolgere almeno venti famiglie e centinaia di persone (Archivio La Repubblica).. Un anno dopo Raffaele Primosa rimase paralizzato in seguito a uno scontro a fuoco e indicò Francesco Ciccillo Libergolis come responsabile. Nel dicembre 1980 arriva la vendetta dei Primosa-Alfieri: Giuseppe Libergolis, fratello di Francesco 'Ciccillo', è ammazzato con colpi di lupara.

Il 1º marzo del 1989 Peppino Alfieri fu ucciso, insieme al fratello Pietro Alfieri.

Il 2 marzo del 1992 il giovane minorenne Michele Alfieri, figlio di Peppino, uccise platealmente in una piazza di Monte Sant'Angelo, il boss Matteo Libergolis. Da quel marzo per circa due anni ci furono nella città dell'Arcangelo Michele circa 40 omicidi. Una vera e propria decimazione che azzerò quasi il clan Alfieri Primosa rivale della famiglia Libergolis. Successivamente il potere criminale dei Libergolis si estese su tutto il Gargano trovando nella famiglia Romito fedeli alleati.

Il 16 giugno 1995 Pasquale Libergolis, fratello di Francesco, cadde anche lui sotto i colpi di fucile dei suoi avversari, in un agguato a Monte Sant'AngeloUcciso «Ciccillo», il vecchio «padrino». Corriere della sera, Mezzogiorno. Cronaca. 27 ottobre 2009..

Il 13 gennaio 2010 lo stesso Michele Alfieri, a 35 anni, è stato uccisoFaida del Gargano, ucciso il figlio del boss, Michele Alfieri freddato a colpi di pistola. Corriere della sera, Mezzogiorno. Cronaca. 14 gennaio 2010..

Criminalità organizzata I Libergolis diventano il braccio armato del «clan dei Montanari», mentre i Romito si sarebbero occupati di gestire i proventi degli affari illeciti e i rapporti con gli ambienti economici e politici. Il clan controlla i traffici di stupefacenti a Manfredonia e a Monte Sant'Angelo.

La famiglia Mangini, che si stanziò a Manfredonia, acquistò la merce (la droga) "da fornitori di Cerignola" dopo aver giudicato "non ottimale" la merce dei fornitori montanari. Per questi contrasti nel mondo dello spaccio comincia una guerra tra i Mangini e il clan Libergolis: il 22 marzo 2000 Lorenzo Ferrandino, ventitreenne, viene ucciso. nel maggio del 2000 viene ucciso a Monte Sant'Angelo Pasquale Silvestri detto Babbo Natale o Apicanese. il 2 ottobre 2000 a Manfredonia Giuseppe Manzella, con la complicità di Matteo Ferrandino e Matteo Mangini tentò di uccidere Andrea Barbarino e Michele Santoro, affiliati al gruppo dei "Li Bergolis". il 29 ottobre 2000 Matteo Ferrandino, fratello di Lorenzo, viene ucciso. il 2 settembre 2001 Matteo Mangini, ventenne, cognato di Lorenzo Ferrandino, fu crivellato di colpi di pistola sotto i portici di via Gargano a Manfredonia, nei pressi di un bar. Per quest'ultimo omicidio Franco Libergolis fu condannato come mandante; un suo famigliare, Enzo Miucci, e un affiliato, Angelo Gioacchino Grillo, come esecutori materiali. Il 25 settembre 2003 Michele Santoro, trentenne, pluripregiudicato di Monte Sant'Angelo, viene ucciso in un podere di Siponto perché aveva deciso di non spartire più con i soci, come avveniva in passato i proventi delle estorsioni imposte agli imprenditori che lavoravano nella zona. L'omicidio Santoro fu deciso e compiuto dopo l'assegnazione dei "lucrosissimi appalti per la metanizzazione di Manfredonia e di tutto il territorio garganico".

Il 2 dicembre del 2003 in una masseria situata nelle campagne di San Giovanni Rotondo si svolse un summit di mafia cui presero parte tra gli altri i fratelli Franco e Mario Luciano Romito, i fratelli Franco e Armando Libergolis e i fratelli Lombardi. Sembrerebbe che i Romito abbiano lasciato i Carabinieri intercettare. Questo tradimento sarà la causa della guerra tra il clan Libergolis e i Romito.

Nella retata del 23 giugno 2004 denominata operazione «Iscaro-Saburo» si arrivò all'arresto di 99 persone presunte affiliate ai clan della faida del Gargano. Tra giugno e luglio 2008, 10 imputati furono scarcerati per scadenza dei termini (3 anni dal rinvio a giudizio).

Il 7 marzo 2009, la Corte d'Assise di Foggia emise la sentenza con 10 condanne di primo grado per omicidi, mafia, traffico di droga, estorsioni e armi. Furono successivamente confermate quasi per intero dalla Corte d'Assise d'Appello di Bari: 4 ergastoli a Franco Li Bergolis, Carmine Grimaldi di Cagnano Varano, 2 a Gennaro Giovanditto. 5 condanne per 89 anni di reclusione, tra cui 27 anni a Armando e a Matteo Libergolis. 14 assoluzioni, tra cui i Romito.

Subito dopo Franco Libergolis diventa latitante.

Clan Li Bergolis contro i Romito Il 21 aprile 2009, il boss Franco Romito, quarantatreenne, e il suo autista Giuseppe Trotta vennero ammazzati nella loro auto in via degli Eucalipti a Siponto.

Il 23 maggio 2009 Andrea Barbarino, ventottenne, ritenuto vicino al clan mafioso Libergolis, è stato ucciso davanti alla sua casa di Manfredonia. Era su una sedia a rotelle per le ferite riportate in un agguato compiuto nel 2003.

Il 18 settembre 2009 Mario Luciano Romito, fratello di Franco, sopravvive a un attentato dinamitardo mentre era in auto con suo fratello Ivan Romito, ex calciatore del Manfredonia calcio e dell'Andria.

Tra il 24 e il 25 settembre 2009 Gianfranco Campus è vittima di lupara bianca. I suoi resti verranno trovati un anno dopo dai carabinieri.

Il 26 ottobre 2009 viene assassinato Francesco "Ciccillo" Libergolis, sessantaseienne, con un colpo di lupara alla schiena e 6 colpi di rivoltella alla testaUna fucilata e sei colpi in faccia. Così è morto il boss Li Bergolis. Corriere della sera, Mezzogiorno. Cronaca. 28 ottobre 2009., per vendicare Franco RomitoLi Bergolis ucciso per vendicare Romito. Corriere della sera, Mezzogiorno. Cronaca. 29 ottobre 2009..

Il 27 giugno 2010 a Manfredonia ignoti, a bordo di un'auto, uccisero con colpi di arma da fuoco, l'innocente ventitreenne incensurato Michele Romito, figlio di Franco, e ferendo il quarantaduenne Mario Luciano, fratello di Franco.

Il 30 giugno 2010 Leonardo Clemente, trentaquattrenne figlio della sorella di 'Ciccill', pregiudicato, fu ucciso in un bar di via Gargano a Manfredonia, in risposta all'uccisione di Michele RomitoFaida del Gargano, ancora sangue. Sparatoria a Manfredonia: un morto. Corriere della sera, Mezzogiorno. Cronaca. 30 giugno 2010..

Il 27 agosto 2010 il sessantottenne Francesco Romito, alias 'Ciccill 'u mattinatese', muore in ospedale di diabete.

Il 26 settembre 2010 viene catturato a Monte Sant'Angelo il boss Franco Li Bergolis. Scarcerato per decorrenza dei termini, era latitante dal 7 marzo 2009, tra i 30 latitanti più pericolosi d'Italia. Già condannato all'ergastolo nell'ambito del maxi processo.

Nel novembre 2010 vengono rapiti e uccisi i fratelli Giovanni e Martino Piscopo, imprenditori di Vieste.

Il 13 maggio 2011 viene arrestato Giuseppe Pacilli, alias "Peppe U' Montanar", prima ex autista e uomo di fiducia del capo clan Francesco Libergolis, poi braccio operativo del successore Franco Libergolis, nipote di Francesco. Anche lui era tra i 30 latitanti più pericolosi d'Italia.

Il 22 agosto 2013, due allevatori, Giuseppe e Michele Padula, entrambi con precedenti, sono stati raggiunti da raffiche di proiettili. Giuseppe è morto con 4 colpi di lupara, due al braccio, uno alla schiena e uno alla faccia per sfigurarne il volto, simbolo della vendetta mafiosa. Michele invece per le ferite è morto in ospedale.

Nel luglio 2015 il Consiglio dei Ministri delibera lo scioglimento del Comune di Monte Sant'Angelo dopo l'accertamento di forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata. Il procedimento era stato avviato dal Prefetto di Foggia.

Il 21 marzo 2017 viene ucciso nella sua autovettura a Monte Sant'Angelo, Giuseppe Silvestri detto "l'Apicanese", figlio di Pasquale e vicino al clan Libergolis-Miucci.

Il 20 giugno 2017 vengono uccisi Nicola Ferrelli e suo zio Antonio Petrella. I killer avrebbero affiancato il Fiat Doblò bianco esplodendo alcuni proiettili. Ne è scaturito un breve inseguimento finito con lo schianto del furgoncino contro un palo, infine i killer sono scesi dal loro veicolo e hanno crivellato di proiettili i corpi dei due.

Il 9 agosto 2017 viene compiuta la strage di San Marco in Lamis dove nei pressi della stazione dismessa sulla provinciale di Apricena viene ucciso in un agguato dopo un breve inseguimento Mario Luciano Romito al terzo tentativo e il cognato Matteo De Palma. Insieme a loro vengono inseguiti e freddati due agricoltori, i fratelli Aurelio e Luigi Luciani a causa della loro presenza involontaria sul luogo.

Il 21 marzo 2018 rimane ferito in seguito a un agguato il boss Marco Raduano, scissionista della fazione Notarangelo e in contrasto con il clan Perna.

Il 17 ottobre 2018 vengono arrestati Giovanni Caterino e Luigi Palena, ritenuti responsabili della strage di San Marco in Lamis e vicini al clan Libergolis. Tramite una seconda investigazione è emersa la possibile implicazione di Saverio Tucci detto "Faccia d'Angelo" e già coinvolto nell'operazione Iscaro-Saburo come terzo partecipante al commando criminale a sua volta ucciso precedentemente nel mese di ottobre del 2017 ad Amsterdam da parte di un altro manfredoniano di nome Carlo Magno per questioni legate al traffico di stupefacenti.

Nel 2019 per la terza volta nel giorno del 21 marzo viene ucciso con un colpo di fucile calibro 12 il pregiudicato Francesco Pio Gentile detto "Rampino" di Mattinata, ritenuto dagli inquirenti elemento di spicco del clan e cugino dei fratelli Romito.

Il 18 aprile 2019 c'è una svolta nelle indagini sull'uccisione di Giuseppe Silvestri, avvenuta due anni prima, e vengono arrestati Matteo Lombardi e Antonio Zino, elementi importanti del clan Romito-Ricucci-Lombardi. L'ordinanza fa anche il punto sulle alleanze odierne che vedono il clan Libergolis unito ai Perna di Vieste mentre i Romito al clan Raduano.