Il biennio rosso è stato un periodo della storia d'Italia compreso fra il 1919 e il 1920, caratterizzato da una serie di lotte operaie e contadine che ebbero il loro culmine e la loro conclusione con l'occupazione delle fabbriche nel settembre 1920.. Nel corso del biennio rosso si verificarono soprattutto nell'Italia centro-settentrionale, mobilitazioni contadine, tumulti annonari, manifestazioni operaie, occupazioni di terreni e fabbriche con, in alcuni casi, tentativi di autogestione. Le agitazioni si estesero anche alle zone rurali e furono spesso accompagnate da scioperi, picchetti e scontri. Una parte della storiografia estende la locuzione ad altri paesi europei, interessati, nello stesso periodo, da moti analoghiAA. VV., Le rivoluzioni sconfitte, 1919/20, a cura di Eliana Bouchard, Rina Gagliardi, Gabriele Polo, supplemento a "il manifesto", Roma, s.d. (ma 1993), pp. 20-24..

L'espressione "biennio rosso" entrò nell'uso comune già nei primi anni venti, con accezione negativa; venne infatti utilizzata da pubblicisti di parte borghese per sottolineare il grande timore suscitato, nelle classi possidenti, dalle lotte operaie e contadine, e quindi per giustificare la reazione fascista che ne seguì. Negli anni settanta, il termine "biennio rosso", questa volta con connotazioni positive, venne ripreso da una parte della storiografia, politicamente impegnata a sinistra, che incentrò la sua attenzione sulle agitazioni del 1919-20, considerandole come uno dei momenti di più forte scontro di classe e come esperienza esemplare nella storia delle relazioni che intercorrono fra l'organizzazione della classe operaia e la spontaneità delle sue lotte.

Premesse

La crisi economica

L'economia italiana si trovava in una situazione di grave crisi, iniziata già durante la guerra e che si protrasse a lungo; infatti, nel biennio 1917-1918 il reddito nazionale netto era sceso drasticamente, e rimase, fino a tutto il 1923, ben al di sotto del livello d'anteguerra., mentre il tenore di vita delle classi popolari era, durante la guerra, nettamente peggiorato; secondo una statistica, fatto pari a 100 il livello medio dei salari reali nel 1913, questo indice era sceso a 64,6 nel 1918.. Nell'immediato dopoguerra si verificarono inoltre un ingentissimo aumento del debito pubblico., un forte aggravio del deficit della bilancia dei pagamenti., il crollo del valore della lira e un processo inflattivo che portò con sé la repentina diminuzione dei salari reali. Il peggioramento delle condizioni di vita delle classi popolari (già duramente provate dalla guerra) fu la causa immediata dell'ondata di scioperi e di agitazioni, iniziata nella primavera del 1919, alla quale non rimase estranea nessuna categoria di lavoratori, sia nelle città sia nelle campagne, compresi i pubblici dipendenti, cosicché l'anno 1919 totalizzò complessivamente in Italia oltre 1 800 scioperi economici e più di scioperanti.

Mentre gli operai scioperavano prevalentemente per ottenere aumenti salariali e miglioramenti delle condizioni di lavoro (la riduzione dell'orario di lavoro a otto ore giornaliere fu ottenuta, nelle grandi industrie, nell'aprile 1919)., gli scioperi nelle campagne, che coinvolsero nel 1919 più di lavoratori, ebbero obiettivi diversi a seconda delle categorie: i sindacati dei braccianti lottavano per ottenere il monopolio del collocamento e l'imponibile di manodopera, mentre mezzadri e salariati fissi cercarono di ottenere dalla proprietà terriera nuovi patti a loro più favorevoli; contemporaneamente si verificarono, soprattutto nel Lazio e nel meridione, importanti lotte per l'occupazione delle terre incolte da parte di braccianti agricoli, coloni e contadini piccoli proprietari..

I riflessi della rivoluzione russa

La Rivoluzione russa che nel marzo 1917 aveva portato alla costituzione del Governo Provvisorio Russo sotto la guida di Aleksandr Kerenskij aveva subito ottenuto il sostegno morale dei socialisti italiani e dellAvanti! che in essa intuivano già gli ulteriori sviluppi«I socialisti italiani e la classe operaia videro oltre, e quasi anticiparono quello che poi fu realmente lo sviluppo della rivoluzione di marzo, compresero che la lezione della Russia era qualcosa di nuovo.» .. LAvanti! il 19 marzo scrisse: «la bandiera rossa issata dal proletariato di Pietrogrado ha ben altro significato che un'adesione delle masse della Russia lavoratrice alla presente situazione creata dagli imperialismi di tutti i paesi».. La notizia degli avvenimenti russi giunse in Italia in un momento particolarmente difficile, sia sul fronte militare sia nel settore economico e già alla fine di aprile in parte ispirarono disordini soprattutto a Milano causati dalla carenza del riso.. I socialisti accentuarono la richiesta di arrivare alla pace ma aggiungendo anche espliciti inviti alla ribellione.. Ad agosto a Torino, in occasione della visita di una delegazione russa in Italia, vi furono manifestazioni di operai che accolsero i delegati al grido di "Viva Lenin" e che in poche settimane raggiunsero il culmine con la più violenta sommossa registrata in Italia durante la guerra.. I moti ebbero luogo fra il 22 e il 27 agosto e si chiusero con un bilancio di circa cinquanta morti fra i rivoltosi, circa dieci fra le forze dell'ordine e circa duecento feriti; vi furono un migliaio di arrestati; di essi, varie centinaia furono condannati alla reclusione in carcere.. La sommossa di Torino, indubbiamente spontanea in quanto causata dalla contingente mancanza di pane, era comunque frutto della intensa propaganda socialista. e della sconfitta del Regio Esercito nella battaglia di Caporetto aprì scenari che avrebbero favorito una rivoluzione in Italia.. L'esaltazione di Lenin e della Russia, che fece molta presa sulla classe operaia dell'epoca, fu soprattutto dovuta al direttore dellAvanti! Giacinto Menotti Serrati e la rivoluzione russa, presso i massimalisti, fu considerata "uno sbocco necessario della situazione italiana"., ma in realtà i dirigenti socialisti davanti a una massa in parte politicizzata non avevano idea di come dirigerla e dopo averla fomentata tentarono inutilmente di ricondurla alla legalità«Di fatto, l'iniziativa rivoluzionaria delle masse rimase del tutto abbandonata a se stessa, condannata a estinguersi come un fuoco di paglia, e i dirigenti socialisti, pur senza sconfessare l'azione popolare alla quale anzi concedevano il loro plauso sentimentale, si adoperarono per ricondurre le masse all'ordine.» .. Inoltre, il Partito Socialista nell'ultimo anno di guerra accentuò le proprie divisioni interne e anche alla sua sinistra nacque una corrente "intransigente rivoluzionaria" che scavalcò anche i massimalisti a sinistra mentre l'ala riformista di destra a seguito di Caporetto sentì il dovere di sostenere lo sforzo bellico contro l'invasione nemica.. Note sono le parole del leader riformista Filippo Turati al Parlamento: «L'onorevole Orlando ha detto: Al Monte Grappa è la Patria. A nome dei miei amici ripeto: Al Monte Grappa è la Patria»"Monte Grappa tu sei la mia Patria", su Storia illustrata n. 299, ottobre 1982, p. 13.. La Rivoluzione d'ottobre in Russia in ogni caso rafforzò la corrente massimalista, ma soprattutto quella intransigente del Partito Socialista che aveva i suoi principali centri a Roma, Torino, Milano, Napoli e Firenze e di cui divenne la vera e propria avanguardia..

Il Congresso di Roma del settembre 1918 sancì ufficialmente la nuova linea politica del Partito Socialista che avrebbe dovuto «esplicarsi esclusivamente sul terreno della lotta di classe» e ricorrere all'espulsione dal partito per chi «renda omaggio alle istituzioni monarchiche, partecipi od indulga a manifestazioni patriottiche o di solidarietà nazionale»..

Alla fine della prima guerra mondiale e per buona parte del 1919 il peso dei socialisti intransigenti si manifestò più apertamente guadagnando sempre più posizioni. A Torino il PSI locale era guidato da Giovanni Boero, leader locale degli intransigenti, a Napoli divenne una figura di spicco Amadeo Bordiga, che fondò il suo settimanale Il Soviet, a Roma era intransigente la federazione giovanile.. Su posizioni estreme era anche il settimanale La Difesa di Firenze, città che il 9 febbraio 1919 vide la vittoria del gruppo intransigente all'interno della federazione socialista, così come a Milano l'11 marzo, nonostante che sindaco della città fosse il socialista moderato Emilio Caldara.. Il prevalere degli intransigenti all'interno del Partito Socialista comportò una radicalizzazione delle posizioni e parole come "Repubblica socialista" e "Dittatura del proletariato" furono sempre più spesso usate«la bandiera che si agita ripete la formula dei deliberati della direzione del partito, "Repubblica socialista" e "Dittatura del proletariato.» .. Le tesi di Lenin sulle guerre, viste solo come lotte tra imperialismi destinate infine a rinforzare esclusivamente le forze della reazione, evidenziano come lo scontro a questo punto per i socialisti potesse essere solo tra conservazione e rivoluzione.. Un ruolo di rilievo nel radicalizzare le mobilitazioni popolari lo ebbe anche il rientro in Italia (dicembre 1919) dell'agitatore anarchico Errico Malatesta (salutato dalle folle come il "Lenin italiano")., la nascita a Milano, nel febbraio 1920, del quotidiano anarchico Umanità Nova, da lui diretto, e la nascita dell'Unione anarchica italiana; ; ..

La reazione antisocialista

La radicalizzazione delle posizioni politiche socialiste polemiche con la guerra appena conclusa giocava inoltre a favore delle organizzazioni nazionaliste che si ersero a difesa della vittoria e a custodi dell'ordine.. L'antisocialismo dei nazionalisti, ribattezzato antibolscevismo, che seppur avesse radici più lontane, trovò nuova linfa nell'ostilità dimostrata dai socialisti nei confronti della "Vittoria" di una Patria definita come un'"inganno borghese". rendendo presso i nazionalisti il concetto di patriottismo indissolubilmente legato a quello di antisocialismo. Per tutto il 1918 e fino alla seconda metà di febbraio del 1919, a parte sporadiche polemiche antisocialiste, non vi fu un'effettiva contrapposizione. Le cose iniziarono a cambiare il 16 febbraio 1919, dopo che un imponente corteo socialista svoltosi a Milano sfilò ordinato per il centro cittadino: le forze interventiste reagirono chiamando all'unità di tutti i gruppi nazionalisti e Mussolini su Il Popolo d'Italia pubblicò un duro articolo intitolato «Contro la bestia ritornante… ».. Tuttavia, ancora nel marzo 1919, proprio il «Popolo d'Italia» annunziava compiaciuto che a Dalmine "2000 operai avevano occupato lo stabilimento ... issando il tricolore"Giacomo Matteotti, Il fascismo della prima ora. Pagine estratte dal "Popolo d'Italia", Tipografica Italiana, 1924, p. 297: «proprio sotto la dirigenza di capi e di organizzazioni fasciste, si è avuto in Italia il primo esperimento di occupazione delle fabbriche»..

Le manifestazioni socialiste cominciarono a moltiplicarsi e alla polemica contro la guerra si aggiunse quella contro i "combattenti" e sempre più presente divenne l'esaltazione di Lenin e del bolscevismo.. Tutto ciò, unitamente alla violenza verbale dei giornali socialisti e dellAvanti!, con dichiarazioni di guerra allo "Stato borghese" mischiate all'esaltazione della Rivoluzione d'ottobre, metteva in allarme gli organi dello Stato..

La contrapposizione tra socialisti e interventisti scoppiò violenta a Milano il 15 aprile 1919 dopo una giornata di scontri, che culminò nell'assalto squadrista allAvanti! tra manifestanti del Partito Socialista e contromanifestanti, arditi, futuristi e i sansepolcristi dei neocostituiti Fasci italiani di combattimento che si fecero notare per la prima volta a livello nazionale..