La profilazione razziale o etnica è la pratica per cui alcune forze dell'ordine decidono come comportarsi verso i civili, durante lo svolgimento delle loro attività, tenendo in considerazione fattori come razza, etnia, nazionalità, religione o lingua, senza che vi sia una giustificazione oggettiva o ragionevole. La pratica è controversa e la sua illegalità è al centro di numerosi dibattiti nazionali e internazionali.

Definizione Il concetto di profilazione razziale o etnica è stato definito in diversi modi: La Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI) la definisce come «l'utilizzo, da parte degli agenti delle forze dell’ordine, quando procedono a operazioni di sorveglianza, controllo o indagine, di elementi quali la razza, il colore della pelle, la lingua, la religione, la nazionalità, o l’origine nazionale e etnica, senza alcuna giustificazione oggettiva o ragionevole». «Ogni azione di polizia che si basi sulla razza, l'etnia o l'origine nazionale di un individuo, piuttosto che sul suo comportamento oppure su informazioni che portino a identificarlo come coinvolto in attività criminali». «Il mantenimento dell'ordine è distorto da fattori razziali quando le forze dell'ordine considerano impropriamente la razza o l'etnia nel decidere come e contro quali soggetti agire». «Usare la razza quale elemento chiave nel decidere se effettuare il fermo di un conducente» «Nella letteratura attuale si possono distinguere chiaramente almeno due definizioni del concetto di 'profilazione razziale': una definizione in senso stretto e una in senso lato [...] in senso stretto, la profilazione razziale si verifica quando le forze dell'ordine usano quotidianamente la razza come elemento che, sommato ad altri fattori, ne porta i rappresentanti a sospettare di un individuo e a reagire nei suoi confronti». «Uso, da parte delle forze dell'ordine, della razza o dell'etnia di un individuo nella formulazione di un ragionevole sospetto che porti a fermarlo, interrogarlo o arrestarlo, a meno che l'aspetto etnico o razziale non appartengano alla descrizione identificativa di un sospetto specifico per un crimine specifico».

Giustificazioni Coloro che sostengono la profilazione razziale di solito stabiliscono alcune condizioni affinché sia giustificata, in genere l'equità, la fondatezza delle prove e la nonviolenzaLever, Annabelle (2016). "Race and Racial Profiling". In Zack (ed.). Oxford Handbook of the Philosophy of Race (1st ed.). OUP. pp. 425–435. ISBN 978-0190236953.. Generalmente sostengono che, se queste condizioni sono soddisfatte, può essere uno strumento efficace per la prevenzione della criminalità perché consente alle forze dell'ordine di concentrare i propri sforzi su gruppi che, secondo le statistiche, sono più propensi a commettere crimini.

Mathias Risse e Richard Zeckhauser (accademici di Harvard) forniscono un'analisi consequenzialista della profilazione razziale, soppesando i benefici e i costi. Concludono che la profilazione razziale è moralmente ammissibile perché i danni arrecati ai soggetti sottoposti a ricerca sono inferiori ai potenziali benefici per la società in termini di sicurezza. Inoltre, anche i soggetti (innocenti) ne traggono beneficio perché vivranno in un ambiente complessivamente più sicuro.

Risse e Zeckhauser concludono che le obiezioni alla profilazione razziale non sono radicate nella pratica in sé, ma nell'ingiustizia di fondo nelle varie società. Invece di vietare la profilazione razziale, sostengono, si dovrebbero compiere sforzi per porre rimedio alla disuguaglianza razziale.

Critica Le critiche alla profilazione razziale possono essere divise in obiezioni alla profilazione in generale e obiezioni specifiche contro i profili sulla razza. Per quanto riguarda le prime, alcuni sostengono che trarre inferenze basate su dati puramente demografici sia inegualitario, e altri che tali inferenze demografiche siano intellettualmente inaffidabili. Per quanto riguarda le seconde, alcuni oppositori della profilazione razziale affermano che coloro che la sostengono sottovalutano i danni collettivi e non riescono a riconoscere come la pratica possa esacerbare il razzismoMogensen, Andreas (2019). "Racial Profiling and Cumulative Injustice". Philosophy and Phenomenological Research: 452–77..

Adam Omar Hosein (professore associato di diritto presso la Northeastern University) sostiene che la profilazione razziale può essere ammissibile in determinati casi, ma talvolta le circostanze la rendono ingiusta. I costi della profilazione razziale per le comunità nere negli Stati Uniti sono molto più elevati di quanto sostenuto da Risse e Zeckhauer. La profilazione razziale può indurre gli individui presi di mira a presumere di avere uno status politico inferiore, il che può portare a un'alienazione dallo Stato. Ciò può far sì che la profilazione razziale si trasformi in una profezia che si autodempie quando un individuo è più propenso a commettere un crimine perché percepito come criminale.

Hosein sottolinea anche un problema epistemico. Le argomentazioni a favore della profilazione razziale si basano sulla premessa che esista una correlazione tra l'appartenenza a uno specifico gruppo razziale e la commissione di determinati crimini. Tuttavia, qualora tale correlazione esistesse, si basa su dati distorti da precedenti profilazioni razziali. Poiché un numero maggiore di soggetti appartenenti a un determinato gruppo razziale è stato preso di mira, in questo gruppo sono stati registrati più crimini. È quindi epistemicamente ingiustificato presumere che questo gruppo commetta più crimini. La profilazione razziale si interseca con la profilazione di genere. Alcuni sostengono che la profilazione degli uomini contribuisca alle differenze di genere nella criminalità.

Nel mondo

Oceania

Australia In Australia ci sono stati numerosi casi, dati e discussioni pubbliche significative sulla profilazione razziale, specialmente in relazione alle comunità aborigene e delle Isole dello Stretto di Torres e al sistema di giustizia penale. Le controversie riguardano il modo in cui la polizia e altri organi di Stato interagiscono con queste comunità, incluse fermate e perquisizioni sproporzionate basate su percezioni razziali e disparità nei tassi di incarcerazione..

Nuova Zelanda In Nuova Zelanda esistono discussioni, ricerche e dati che indicano forme di profilazione razziale o disparità etniche nel comportamento delle forze dell’ordine e nel sistema di giustizia penale, soprattutto nei confronti dei māori (popolazione indigena) e delle comunità Pasifika (dall’area del Pacifico). Questi elementi sono ampiamente documentati nei media, nelle ricerche accademiche e nelle analisi di politiche pubbliche.

Oriente

Cina Il governo cinese è stato descritto dal New York Times come impegnato nella profilazione razziale dei musulmani uiguri nella provincia dello Xinjiang, utilizzando tecnologie di riconoscimento facciale e altri strumenti di sorveglianza per monitorare e controllare questa minoranza etnica.

Giappone In Giappone sono emerse segnalazioni di casi di profilazione da parte della polizia nei confronti di residenti stranieri, inclusi controlli basati sull’aspetto fisico piuttosto che su sospetti concreti. Alcuni stranieri hanno avviato cause legali sostenendo di essere stati fermati ripetutamente senza motivo.

Sri Lanka In Sri Lanka i Tamil provenienti dalle province settentrionali ed orientali devono registrarsi con la polizia e portare certificati di residenza; chi non lo fa può essere arrestato. Nel 2007 molti Tamil furono espulsi da Colombo, cosa che attirò critiche internazionali e accuse di discriminazione etnica.

Europa

Orientale In Europa dell’Est e nella parte orientale del continente europeo esistono documentazioni affidabili su discriminazioni etniche, profili di polizia discriminatori e disparità nel sistema di giustizia che colpiscono in modo sproporzionato gruppi minoritari (in particolare la popolazione rom/romanì, spesso etichettata con stereotipi e soggetta ad antiziganismo). In molti casi questi fenomeni includono elementi di profilazione etnica/razziale, uso discriminatorio delle forze dell’ordine e disparità nell’accesso alla giustizia.

Germania In Germania ci sono state decisioni giudiziarie riguardo all’uso del colore della pelle o dell’origine non tedesca come criterio per i controlli di identificazione; una corte superiore ha poi dichiarato tali pratiche illegali. Organizzazioni per i diritti civili distinguono tra profili basati su comportamenti criminali (legittimi) e profilazione etnica (non legittima). Rapporti del governo e delle Nazioni Unite hanno evidenziato un aumento degli attacchi contro gruppi migranti.

Italia Già nell'ottobre 2024 un report dell'ECRI, l'organismo contro il razzismo dell'organizzazione di Strasburgo, aveva denunciato pratiche di profilazione razziale sistematica anche da parte della polizia italiana, in particolare verso cittadini stranieri o percepiti come tali, come evidenziata da “numerosi resoconti” di controlli mirati verso cittadini di etnia Rom e persone di origine africana. Il report evidenzia infatti la mancanza di una raccolta sistematica di dati e l’assenza di meccanismi efficaci di controllo esterno sulla polizia. La reazione del governo Meloni fu durissima: la presidente del Consiglio liquidò le accuse come "ingiurie" verso "donne e uomini in divisa che meritano rispetto", mentre Salvini, Piantedosi, Delmastro e Nordio si allinearono accusando l'ECRI e il Consiglio d'Europa di attacchi infondati e addirittura proponendo, nel caso della Lega, il taglio dei fondi. Il 29 maggio 2025 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Quirinale il capo della Polizia. prefetto Vittorio Pisani, per riconfermare la stima e la fiducia dello Stato nelle Forze dell'ordine, “la cui azione si ispira allo spirito democratico e ai valori della Costituzione”, a seguito di un ulteriore Rapporto del Consiglio d'Europa che solleva dubbi su ipotesi di razzismo nell'operato delle forze dell'ordine italiane. Come ha riferito il presidente della Commissione del Consiglio d’Europa Bertil Cottier, la raccomandazione indirizzata all’Italia e al governo di Roma è stata quella di condurre uno studio indipendente sulla profilazione razziale per valutare la situazione reale. “Agenti di polizia fermano le persone basandosi sul colore della loro pelle, o sulla loro presunta identità o religione violando così i valori europei” ha aggiunto Tena Simonovic Einwalter, vicepresidente della Commissione intolleranza e razzismo.

Spagna In Spagna sono state documentate pratiche di profilazione razziale da parte delle forze di polizia, con “persone di colore” fermate molto più spesso rispetto alle persone bianche. Organismi internazionali, come il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale, hanno chiesto al governo spagnolo di adottare misure efficaci contro tali pratiche.

Francia In Francia esistono numerose ricerche, casi giudiziari e denunce che documentano pratiche di “profilazione razziale” da parte delle forze dell’ordine, soprattutto nei cosiddetti controlli di identità e fermo per strada nei confronti di persone percepite come di origine africana o nord-africana. Regno Unito Nel Regno Unito questioni legate alla profilazione razziale includono tensioni storiche e contemporanee tra la polizia e le comunità razzializzate. Statistiche su fermate e perquisizioni mostrano un uso sproporzionato di tali poteri contro persone nate fuori dal Regno Unito e persone di colore, con dibattiti pubblici sul ruolo delle istituzioni e sull’esistenza di razzismo istituzionale.

Svizzera