Stato preunitario dell'Italia centro-settentrionale, il Ducato di Lucca occupava una parte delle odierne province di Lucca, Massa e Carrara e Pistoia. Ne facevano parte la valle del Serchio, con porzione della Garfagnana (attuali territori di Minucciano, Castiglione di Garfagnana, quasi interamente Gallicano e parte di Fosciandora), Coreglia Antelminelli, Pescaglia, Bagni di Lucca, Borgo a Mozzano, la Versilia meridionale (Massarosa, Viareggio e Camaiore), parte della riviera apuana (attuale comune di Montignoso) e la pianura lucchese (attuali comuni di Lucca, Capannori, Porcari, Villa Basilica e parte di quelli di Altopascio e Pescia).Repubblica.., p. 65
Geografia Il Ducato comprendeva una breve pianura litoranea che iniziava a sud dalla località Torre del Lago (oggi Torre del Lago Puccini) e terminava a nord in località Secco (nell'attuale Lido di Camaiore). Un altro breve tratto di pianura costiera corrispondeva all'exclave di Montignoso e si trovava qualche chilometro più a nord, incuneato tra la vicaria granducale di Pietrasanta e il ducato di Massa (inglobato dal 1829 negli Stati Estensi). Alle spalle della pianura litoranea si trovavano le colline di Massarosa e Camaiore e, a nord della stessa città di Camaiore, facevano parte del Ducato le Alpi Apuane meridionali, con i monti Prana e Piglione. Più a nord, nel territorio di Montignoso, era parte del Ducato il versante nord occidentale della cresta montuosa che va dal Castello Aghinolfi ai monti Folgorito e Carchio. La pianura più estesa del Ducato era quella della Lucchesia, delimitata a sud dal Monte Pisano, sul cui spartiacque correva il confine con il Granducato di Toscana. Nella valle del Serchio lo Stato lucchese comprendeva anche la parte inferiore e media della Val di Lima e lo spartiacque appenninico tra questa valle e il Monte Giovo (con l'Alpe delle Tre Potenze e il monte Rondinaio), nonché la piccola exclave di Gallicano. A nord del torrente Ania erano nel ducato il territorio delle Tre Terre (Riana, Lupinaia e Treppignana), con un altro tratto di versante appenninico, e le due exclave di Castiglione (con la foce delle Radici e San Pellegrino in Alpe) e Minucciano (che comprendeva alcune delle maggiori vette apuane, tra cui i monti Pisanino, Cavallo e Pizzo d'Uccello, e si protendeva fin nella Lunigiana).
Storia L'istituzione del Ducato di Lucca fu disposta nel 1815 per statuizione del Congresso di Vienna, che affidò il nuovo stato all'infanta Maria Luisa di Borbone-Spagna (Borbone-Parma da coniugata), ex regina d'Etruria, a suo figlio Carlo Lodovico e ai loro discendenti, con diritto di reversione a favore del Granducato di Toscana in caso di loro estinzione o trasferimento in altro Stato.Art. 102, ibidem, pp. 61-62. Il Congresso aveva infatti deciso, come per le altre repubbliche italiane spazzate via da Napoleone, di non restaurare la vecchia Repubblica di Lucca, ma di mantenere transitoriamente in vita lo Stato lucchese, erigendolo in ducato e affidandolo ai Borboni di Parma, estromessi a loro volta dalla propria precedente sede per consentire un'idonea sistemazione per «l'imperatrice» Maria Luigia d'Asburgo-Lorena, moglie separata di Napoleone.Art. 99, ibidem, p. 59. La soluzione fu aspramente contestata con vive proteste dall'infanta Maria Luisa, che chiedeva la restaurazione della propria famiglia nella ben più appetibile sede di Parma. La situazione creata dal drastico rifiuto dell'infanta portò alla stipula dell'atto addizionale di Parigi del 1817, in cui si precisava che, alla morte dell'ex imperatrice Maria Luigia, il ducato padano sarebbe tornato ai Borbone-Parma, e quindi il Ducato di Lucca sarebbe stato incamerato dal Granducato di Toscana, con alcune compensazioni territoriali in favore anche del Ducato di Modena e Reggio.Trattato conchiuso a Parigi il 10 giugno 1817 tra le Corti d'Austria, di Spagna, di Francia, della Gran Bretagna, di Prussia e di Russia, il quale, in esecuzione dell'art 99 dellAtto Finale del congresso, determina la reversione dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, ibidem, p. 74 e ss.Verdile, p. 14 Conseguentemente, in data 22 novembre 1817, l'ambasciatore spagnolo a Torino, Eusebio Bardají Azara, prese possesso del ducato in nome dell'infanta, che fece il suo ingresso trionfale a Lucca con il figlio il 7 dicembre successivo.
Il governo di Maria Luisa La duchessa Maria Luisa era un'assolutista convinta e profondamente cattolica. La politica restauratrice della sovrana si mosse quindi secondo le linee essenziali di rendere alla Chiesa tutta l'importanza che aveva perso durante il dominio francese e di sovrintendere personalmente all'attività dei suoi ministri. Con puntiglio Maria Luisa volle riconsegnare alla Chiesa lucchese i beni che i governi precedenti avevano confiscato e, in taluni casi, l'arcivescovo di Lucca Filippo Sardi finì per moderare l'ardore della duchessa. Il Palazzo Ducale, rimanendo inalterato l'aspetto esterno, subì notevoli lavori interni, che lo resero sfarzoso ed adeguato al cerimoniale di corte che ricalcava quello spagnolo. La sovrana, però, non volle introdurre misure di polizia troppo severe e favorì con grande larghezza di vedute la pubblica istruzione, riformando l'Università di Lucca e dotandola di nuove strutture (teatro anatomico, gabinetti di fisica, chimica e farmacologia, specola astronomica, orto botanico). Nel campo delle infrastrutture, molto importante fu la costruzione della carrozzabile Lucca–Modena attraverso la Foce a Giovo. Maria Luisa morì nel 1824 e il figlio assunse piena sovranità con il nome di Carlo Lodovico.Giovannini, p. 242
Il governo di Carlo Lodovico
Il giovane duca decise di intraprendere una politica basata sul miglioramento delle vie di comunicazione e sull'incremento della formazione superiore. Come già la madre, ebbe a cuore lo sviluppo della città di Viareggio e del suo porto. Emerse in questi anni la figura dell'architetto Lorenzo Nottolini, che interpretò le volontà dei regnanti in modo da conferire alla città e al suo territorio molto del suo attuale carattere. Carlo Lodovico di Borbone promosse Bagni di Lucca non solo come centro termale, ma anche come ritrovo dell'aristocrazia e dell'alta borghesia di tutta Europa. Fu proprio in questo periodo che nacque il Casinò dei giochi di Bagni di Lucca, uno dei primi casinò europei.
Dal punto di vista politico, almeno fino al 1835, il monarca mostrò una certa apertura, tanto da permettere a molti liberali altrove perseguitati di rifugiarsi nel Ducato. Anche in materia religiosa Carlo Lodovico mostrò notevole disinvoltura. Tra le altre cose, autorizzò la costruzione, a Bagni di Lucca, di una chiesa protestante anglicana. Questo lo portò ad uno scontro con l'arcivescovo e la Santa Sede, che si risolse dando all'edificio, progettato da Giuseppe Pardini, l'aspetto di un palazzo. In un certo periodo si vociferò di una segreta conversione del duca al protestantesimo, cosa scandalosissima per un Borbone. La tesi di una segreta conversione del duca di Lucca è oggi accettata dalla gran parte degli storici. Il duca però spendeva cifre ben superiori all'assegno personale che gli era conferito in virtù degli accordi internazionali che avevano istituito il ducato e la grave condizione delle finanze del regnante finì per mettere in crisi l'equilibrio interno dello StatoLucarelli, pp. 42-47.
La fine del Ducato e l'abolizione della pena di morte Nel 1847 la situazione si aggravò ulteriormente. Nel Ducato di Lucca le forze liberali moderate iniziarono a fare al duca pressanti richieste di riforme. Nel mese di settembre Carlo Lodovico fu costretto a concedere la libertà di stampa e la guardia civica. Subito dopo, il monarca fuggì a Massa (città del Ducato di Modena e Reggio). In realtà, erano già in corso trattative segrete con i governi del duca di Modena e Reggio e del granduca di Toscana; questo portò a una convenzione, datata 4 ottobre e ratificata il 7, con la quale Carlo Lodovico rinunciava al trono di Lucca in favore del granduca di Toscana Leopoldo II, mentre, dando corso al trattato di Firenze del 1844, i territori lucchesi di Montignoso, Gallicano, Minucciano e Castiglione di Garfagnana venivano ceduti a Modena. La Toscana cedeva poi a Modena le sue exclave lunigianesi, ad esclusione di quella di Pontremoli, che sarebbe passata a Parma.
Carlo Lodovico abdicò il 5 ottobre, mantenendo transitoriamente, con carattere onorifico, per sé e per suo figlio Ferdinando Carlo rispettivamente i titoli di Duca e Principe di Lucca, finché non fosse effettivamente asceso al trono parmenseDe Feo, p. 187 e ss. I testi dell'atto di abdicazione e dell'immediatamente successivo proclama ai lucchesi sono riportati tra gli "Allegati" in ; passò dunque a fare vita privata, ma, improvvisamente, Maria Luigia d'Asburgo-Lorena, duchessa di Parma, morì all'età di 56 anni il 17 dicembre 1847 e Carlo Lodovico divenne duca di Parma, in attuazione dell'art. 102 dell'Atto addizionale dei deliberati del Congresso di Vienna stipulato a Parigi il 6 giugno 1817.Giovannini, p. 243.
L'annessione alla Toscana fu accolta con diffidenza o avversata da gran parte della popolazione dello Stato. I nobili erano legati alle lunghissime tradizioni di autonomia e indipendenza che risalivano alla vecchia repubblica, i borghesi ebbero più danni che vantaggi dalla mutazione del sistema economico, mentre il popolo finì per pagare il prezzo dell'uniformarsi dei due Stati e, in particolare, della conversione della moneta lucchese in quella toscana, avvenuta nel 1856 (fino a quell'anno si ebbe una doppia circolazione). Solo una minoranza di liberali e intellettuali accolse di buon grado la fine dell'indipendenza, vedendo in questo un passaggio verso la prossima costituzione di uno Stato nazionale italiano.
Egualmente, secondo Pasquale Stanislao Mancini, non pare affatto che fosse accolta con favore unanime l'inopinata legge, datata 11 ottobre 1847, con la quale il granduca Leopoldo II aveva proclamato l'abolizione della pena capitale nel suo nuovo ducato, facendone così l'unico luogo al mondo in cui tale previsione fosse in vigore. La pena di morte infatti, dopo essere stata abolita una prima volta nel granducato di Toscana nel 1786, era stata ripristinata nel 1790, ma rimaneva una misura profondamente invisa all'opinione pubblica del paese ed era stata effettivamente praticata dalle autorità lorenesi con eccezionale parsimonia (due soli casi nell'ultimo trentennio, nel 1820 e 1830, dopodiché si era applicata una moratoria). A Lucca invece c'era una maggiore assuefazione alle esecuzioni capitali (solo nel 1845 ne erano state effettuate cinque in sol colpo sul prato antistante la Porta San Donato, con largo afflusso di pubblico da tutto il contadoSi trattava di cinque persone accusate di ladroneccio in combutta, cui il duca, come di consueto, aveva negato la grazia (per una sesta, di età avanzata, la pena era stata commutata nell'ergastolo): c'era probabilmente da parte di Carlo Lodovico la volontà di assicurare in via di principio il rispetto delle sentenze dei tribunali, più che un disprezzo per la sorte degli esseri umani, dato che poi non lesinava affatto amnistie e riduzioni di pena nei confronti dei carcerati, quando ci fossero indizi di un loro iniziato recupero (Sardi, p. 47 e ss.).), ragion per cui la misura fu accolta anche con un certo allarme. La corte di cassazione fiorentina, per parte sua, con sentenza in data 25 febbraio 1848, per ovvi motivi di omogeneità giuridica, si affrettò ad estendere l'efficacia della disposizione a tutto il restante territorio del Granducato.
Palazzi e regge ducali