Dalla morte del padre, nel 1793, fu considerato re di Francia e di Navarra con il nome di Luigi XVII dai monarchici francesi e dalle corti europee, anche se di fatto si trovava ancora imprigionato dai repubblicani. Per questa considerazione lo zio assunse successivamente il nome di Luigi XVIII. Non regnò mai effettivamente né venne mai incoronato ufficialmente. Morì all'età di dieci anni, nel 1795, a causa delle dure condizioni di prigionia cui era stato sottoposto per oltre due anni.

Biografia Nascita e battesimo

Luigi Carlo di Francia nacque nel 1785 alla reggia di Versailles, terzo figlio (secondo maschio) di Luigi XVI, re di Francia, e dell'arciduchessa Maria Antonietta d'Austria, sua moglie. Suo padre era figlio del Delfino di Francia, Luigi Ferdinando di Borbone-Francia, ed era nipote del re Luigi XV, mentre sua madre era figlia dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria, nonché sorella degli imperatori Giuseppe II e Leopoldo II del Sacro Romano Impero.

Alla nascita ottenne il titolo di cortesia e l'appannaggio di duca di Normandia. Venne battezzato lo stesso giorno della sua nascita nella cappella del castello di Versailles da Louis René Édouard de Rohan, grande elemosiniere di Francia, alla presenza di Honoré Nicolas Brocquevielle, parroco della chiesa di Notre-Dame di Versailles: suo padrino fu Luigi Stanislao Saverio di Borbone-Francia, futuro Luigi XVIII, mentre la sua madrina fu Maria Carolina d'Asburgo-Lorena, regina delle Due Sicilie, rappresentata in loco da Elisabetta, sorella di suo padre.Philippe Conrad, Louis XVII: l'énigme du roi perdu, Du May, 1988, p. 14

Già quando si seppe che sua madre la regina era rimasta incinta alcune malelingue iniziarono a dire che il bambino non era figlio del sovrano, bensì di Hans Axel von Fersen, aristocratico svedese e presunto amante della regina di Francia. Altri fecero notare a nascita avvenuta l'evidente somiglianza che il piccolo aveva con il conte di Artois, fratello del re, fatto che avrebbe al contrario confermato la paternità di casa Borbone.Bernard Vincent, Louis XVI, Gallimard Folio Biographies, pag. 197-198. Da allora iniziarono comunque a circolare una serie di pamphlet contro Maria Antonietta e contro la legittimità della successione al trono, rafforzando le posizioni politiche del conte di Provenza e del conte di Artois, che vennero da alcune fazioni dichiarati legittimi successori di Luigi XV al posto del giovane principe.É. Lever, Maria Antonietta - L'ultima regina, Milano 2007, p. 195.

Infanzia

Vivace e in salute – a differenza del fratello maggiore, il delfino Luigi Giuseppe, affetto da tubercolosi ossea – Luigi Carlo fu molto amato dalla madre, che lo soprannominò «mon chou d'amour». In quanto secondogenito il giovane Luigi non venne preparato per la successione al trono né venne per lui disposta un'educazione improntata a questo scopo, almeno agli albori della sua vita. Al suo servizio si trovava un gruppo di persone deputate alla sua cura: la marchesa de Tourzel fu sua governante, mentre Jean-Baptiste Cléry fu suo valletto. La figura che più di ogni altre ebbe un ruolo rilevante nell'infanzia e nella prima giovinezza del Delfino fu la sua balia, Agathe de Rambaud, di cui lo storico Alain Decaux disse:

Alla reggia di Versailles, dove visse i primi anni in spensieratezza, data la sua naturale passione per il giardinaggio, il giovane Delfino ottenne che gli fosse predisposto un piccolo orto personale presso la terrazza a sud, dove si dilettava in particolare nella coltivazione di fiori.Philippe Conrad, Louis XVII. L'énigme du roi perdu, Du May, 1988, p. 17

Alla morte del fratello maggiore, avvenuta il 4 giugno 1789, Luigi Carlo divenne il nuovo Delfino di Francia. Gli anni della sua infanzia furono segnati dai molti eventi che coinvolsero la famiglia reale negli anni della Rivoluzione francese: nell'ottobre del 1789 lasciò la reggia di Versailles, dov'era nato e cresciuto, per trasferirsi nel vecchio palazzo delle Tuileries, dove visse con la sua famiglia sino all'agosto del 1792. Era ovviamente presente alla tentata fuga della famiglia reale, nel giugno del 1791, bloccata dai rivoluzionari a Varennes.

Prigionia al Tempio Successione disputata e testimonianza contro Maria Antonietta

Il 10 agosto del 1792, un mese prima dell'abolizione della monarchia, Luigi Carlo venne trasferito insieme alla sua famiglia dapprima al convento dei Foglianti di Rue Saint-Honoré e dal 12 agosto nella prigione della Torre del Tempio, un antico edificio medievale costruito dai Templari, mentre Luigi XVI venne separato dal resto dei componenti per essere processato nel dicembre di quello stesso anno. Dopo la morte del padre, ghigliottinato il 21 gennaio 1793, il Delfino fu riconosciuto dai monarchici espatriati come nuovo re, con il nome di Luigi XVII. Il conte di Provenza (il futuro Luigi XVIII), fratello del defunto monarca, che si trovava all'epoca in Germania dove era fuggito dopo la rivoluzione, si autoproclamò reggente per il nipote, riconoscendolo sovrano con il nome di Luigi XVII e iniziando con altri aristocratici, come il cavaliere de Jarjayes, il barone Jean-Pierre de Batz e la britannica lady Charlotte Atkyns a progettare un metodo per far evadere il giovane principe dalla prigionia. In nome di Luigi XVII agì il fronte monarchico durante l'assedio di Tolone del maggio-dicembre del 1793, segno che la sua figura continuava ad avere una rilevanza importante per i filo-monarchici. Per maggiore sicurezza, quindi, il 3 luglio dello stesso anno, il bambino fu separato a sua volta dalla madre per essere affidato alle cure di Antoine Simon, un ciabattino analfabeta, con lo scopo di educarlo da repubblicano.Cortesi, Luigi XVII - Il bambino ucciso dal Terrore, p. 24.

Il ciabattino era un rivoluzionario giacobino, cui fu assegnato il compito di plagiare il bambino e condurlo a rappresentare l'elemento finale della decadenza della monarchia francese, così che potesse divenire inviso persino all'aristocrazia: gli ambasciatori britannico e spagnolo riportarono ai rispettivi sovrani dei racconti avuti dai loro informatori, secondo i quali il bambino sarebbe stato stuprato da delle prostitute con l'intento di infettarlo con malattie veneree e gettare ulteriore discredito sulla regina.Nagel, Susan (2009) Marie-Thérèse: the fate of Marie Antoinette's daughter, Londra, Bloomsbury Publishing, p. 137. ISBN 978-0-7475-9666-0. Malgrado questo, altre testimonianze riportano come Simon fosse invece pieno di cure premurose nei confronti del giovane principe, che comunque aveva (a detta di sua sorella Maria Teresa) imparato molte canzoni rivoluzionarie dell'epoca. Il vero obiettivo della prigionia di Luigi XVII e della sua mancata uccisione da parte dei rivoluzionari rimaneva infatti quello di colpire sua madre Maria Antonietta e in tutti i modi i rivoluzionari cercarono di convincerlo a testimoniare contro la madre al suo processo per alto tradimento, anche con la forza.Cortesi, pp. 24-25. Il 6 ottobre, Luigi Carlo venne costretto a firmare una falsa dichiarazione in cui di suo pugno accusava la madre e la zia, Madame Élisabeth, di averlo iniziato a pratiche masturbatorie e incestuose.Cortesi, p. 26. L'autore Philippe Delorme riporta che Luigi Carlo, giocando, si era procurato un rigonfiamento al testicolo sinistro, per cui la regina gli aveva dovuto mettere dell'unguento prescritto dal medico, e su questo resoconto Hébert inventò poi l'accusa di incesto.

Al processo, l'accusa, presentata da Jacques-René Hébert, destò grande scalpore tra il pubblico: la regina Maria Antonietta si difese con dignità, lasciando intendere che suo figlio era stato evidentemente costretto a rendere quelle dichiarazioni e facendo appello alle madri presenti in aula e ottenendo il sostegno delle popolane, inizialmente venute per offenderla.

Malattia del Principe e possibile candidatura al trono

Tuttavia l'utilità del bambino venne dimenticata dopo la morte di Maria Antonietta, ritenuta colpevole e ghigliottinata il 16 ottobre del 1793. Simons, il suo tutore, lasciò la Torre del Tempio il 19 gennaio 1794 e il bambino fu visitato da un medico e dichiarato in ottima salute. Due giorni dopo la camera dove era tenuto Luigi Carlo nel Tempio venne blindata, lasciando aperta soltanto una piccola fessura nella porta per passare il cibo al prigioniero; tutti si disinteressarono delle sue condizioni di vita e di salute.Cortesi, p. 30. La prigionia in quel luogo malsano gli provocò una forte febbre che, unita alla malnutrizione patita e all'impossibilità di difendersi dai parassiti, minarono irreversibilmente la salute del bambino.Ferranti scrisse: «Egli vegetava in una sudiceria ripugnante. Le sue braccia, le sue cosce e le gambe eransi singolarmente allungate a spese del busto e del corpo. Tre tumori, ai quali nessuno prestava attenzione, gli si erano formati, uno al ginocchio, l'altro al polso, un terzo nella cavità esistente tra il braccio e l'avambraccio. Ne usciva un umore acre e purulento che corrodeva le carni; una specie di scabbia gli aveva coperto il collo, e i capelli biondo-castani avevano, per così dire, messo radice nella cavità putride che l'umore aveva formato. Oltre di che la nuca, fino all'origine dei capelli, appariva coperta di una rogna inveterata, divenuta anche più dolorosa poiché il disgraziato fanciullo, per un impulso naturale, vi portava continuamente le dita, scorticandosi, facendo sanguinare le carni, con le unghie divenute lunghissime». (Cortesi, pp. 31-32).

Robespierre si recò in visita a sua sorella Maria Teresa l'11 maggio di quell'anno, ma nessuno osò entrare nella stanza dove era tenuto il principe per i successivi sei mesi e cioè sino a quando Barras non lo visitò il 9 termidoro (27 luglio 1794), descrivendo le sofferenze del fanciullo, ma concludendo che al momento non vi era una soluzione alternativa per tenere in prigionia l'ex principe, e dispose pertanto di farlo perlomeno lavare e rivestire con abiti puliti. Anche la stanza dove era tenuto prigioniero venne fatta pulire e il principe ricevette la visita di Jean Jacques Christophe Laurent (1770–1807), un creolo vicino a Josephine de Beauharnais, che venne posto al suo servizio sino al 19 dicembre 1794, quando ricevette la visita di tre commissari della Commissione di Sicurezza Generale - Jean Baptiste Harmand de la Meuse, Jean Baptiste Charles Mathieu e Jean Reverchon —, i quali non riportarono nulla di questo incontro.