Atri è un comune italiano di abitanti della provincia di Teramo in Abruzzo, situato nel comprensorio delle Terre del Cerrano.
Già capitale dell'omonimo ducato, è un importante centro storico e artistico dell'Abruzzo. Per un breve periodo alla fine degli anni venti del secolo scorso, furono uniti ad Atri i comuni confinanti di Pineto e Silvi Marina.
Geografia fisica La città sorge su tre colli (Maralto, Muralto e Colle di Mezzo) che si affacciano sul mare Adriatico, verso il quale digradano, e su diverse formazioni di calanchi, dal 1995 tutelati dalla riserva naturale dei Calanchi di Atri.
Il centro storico di Atri è sito a breve distanza dalle spiagge di Cerrano, dove sorge la cinquecentesca Torre del Cerrano nell'area dell'antico porto di Atri, nel ventunesimo secolo nel territorio di Pineto.
Storia
Preistoria
Non è dato per certo, come sostiene qualcunoAnton Ludovico Antinori, Annali degli Abruzzi, Vol. I, p. 3, che siano stati gli Illiri, provenienti dalla Dalmazia, durante le migrazioni tra il X e il IX secolo a.C., a dare il nome alla città, la cui forma più antica, Hatria, potrebbe derivare da Hatranus o Hadranus, divinità illirica - sicula. Con le ultime scoperte archeologiche è dato per certo che la parte centrale dell'Italia era abitata dagli Osci - Oschi- Sabelli - Sabini - Safin, già dal IX millennio a.C., in grotta nella parte montana e sui terrazzi fluviali dell'Aterno, Vomano, Tordino e Tronto: culture- Bertoniana, di Catignano, del Casarino e di Ripoli. Praticavano la pastorizia transumante già dal tardo neolitico, quando il Mare Adriatico era in fase di formazione, all'inizio dello scioglimento delle acque dell'ultima glaciazione Würm, iniziato all'incirca 11.000 anni fa.
Il peso della moneta è quello italico (come pure le misure) adottato prima del secolo IV a.C., diverso da quello greco, sia antico che classico adottato da Roma dal IV secolo a.C. al II secolo a.C. circa e da quello romano dal sec. II a.C. fino alla caduta dell'Impero. Secondo alcuni storici, da Atri derivò il nome del mare AdriaticoPaolo_Diacono, Historia_Langobardorum, libro secondo, cap. 19, "Post Flamminiam duodecima Picenus occurrit, habens ab austro Appenninos montes, ex altera vero parte Adriaticum mare. Haec usque ad fluvium Piscariam pertendit. In qua sunt civitates Firmus, Asculus et Pinnis et iam vetustate consumpta Adria, quae Adriatico pelago nomen dedit." (la citazione è consultabile su Intratext a ), secondo altri il toponimo deriva invece da Adria,Lorenzo Braccesi, Grecità adriatica, edito da L'Erma di Bretschneider, 2001 (la citazione è consultabile su Google ricerca libri a pagina 12) nella attuale provincia di Rovigo. Atri diede i natali alla famiglia italica, trasferitasi in Spagna, dalla quale nacquero (in Spagna) l'imperatore Adriano e l'imperatore Traiano.
Età romana Atri ebbe una florida attività commerciale con gli Etruschi, Umbri e con la Grecia verso la quale esportava vino e olio; i più interessanti monili etruschi o forse italici (v. anche museo archeologico nazionale di Campli o museo Paludi di Celano) qui rinvenuti sono conservati al British Museum di Londra. Faceva parte, con Teramo e Campli, del popolo dei Pretuzi che formarono la lega italica assieme ai vestini, marrucini, frentani, peligni, marsi, cerecini, sanniti, piceni ecc., tutte genti italiche, confederate contro Roma. Il suo importante porto le permise di vantare una temuta flotta e di avere contatti commerciali floridi con la Grecia, nonostante le navi venissero spesso attaccate dai pirati Illirici (v.anche Roma si interessò per proteggere Atri dai pirati). Divenuta colonia latina nel 290 a.C., HadriaNelli elaborazioni del testo di Tolomeo più vecchi c'è scritto "Hadria" (Scarperia (Ulm), latino, 1482 e Rusacelli (Venezia), italiano, 1599, Libro terzo, p. 40), ma in due elaborazioni più filologiche ottocenteschi (Nobbe, 1843, p. 150 e Müller, 1888, p. 351) il nome è scritto con spirito lene, "Ἀδρία". continuò comunque a battere la sua moneta. Si distinse in battaglia accumulando premi e privilegi.
Nel periodo imperiale la città continuò ad essere un centro importante, diede origine alla famiglia dell'imperatore Adriano, che la riteneva sua seconda patria ed in essa ricoprì la carica di quinquennale a vita e di curator muneris pubblici. Dalla stessa famiglia, italica, trasferitasi in Spagna nacque anche l'imperatore Traiano, suo consanguineo.
L'Ager Hadrianus si estendeva a nord dal fiume Tordino, comprendeva il Vomano, e finiva a sud fino al fiume Saline, dove aveva inizio il territorio dei Vestini, mentre il confine occidentale coincideva con le pendici del Gran Sasso.
Medioevo Nel Basso Medioevo a causa delle invasioni dei barbari e poi dei pirati Illirici, dei Saraceni, degli Ungari, ecc. fu soggetta a un lungo periodo di decadenza e di abbandono. Fino al XIII secolo si hanno scarse notizie della città che, sotto i Longobardi, faceva parte del Ducato di Spoleto e nel XII secolo era feudo principale dei Conti d'Apruzio.
Nel 1082 Trasmondo, Conte di Penne, concede il Castello di Atri al Monastero di Farfa. Durante la dominazione normanna nel Catalogus Baronum a metà secolo XII, con 10 milites, insieme a San Flaviano era tra i principali feudi dei conti di Aprutio.
Il comune atriano Atri, per prima tra le città del Regno, si schierò dalla parte guelfa. Nel 1251 papa Innocenzo IV istituì la Diocesi e concesse autonomia comunale, con territorio corrispondente a quello dell'antico agro coloniale romano. L'anno successivo la Diocesi di Atri fu unita "ad invicem" a quella di Penne.
Nel 1305 fu completata la maestosa cattedrale, monumento nazionale, dedicata a Santa Maria Assunta e celebre per il pregevole ciclo di affreschi quattrocenteschi dell'artista abruzzese Andrea De Litio.
Nel 1384 si verificò un terremoto che scosse anche Teramo.
Gli Acquaviva e il ducato
Nel 1393, Atri fu venduta per 35.000 ducati al conte di San Flaviano Antonio Acquaviva, che fu il primo di 19 duchi, i quali dal 1455 ottennero per matrimonio la contea di Conversano, e Atri divenne capitale del ducato.
La famiglia Acquaviva, dalla fine del XV secolo, aggiunse al proprio cognome l'appellativo d'Aragona con diploma regio del 1479 e fu autorizzato a fregiarsi delle insegne araldiche degli Aragona quale segno perpetuo di riconoscimento ricevuto da Andrea Matteo III Acquaviva da parte del re di Napoli Ferdinando I, per il coraggio mostrato da suo padre Giulio Antonio Acquaviva nella battaglia di Otranto del 1480 contro i turchi, che avevano assediato quella città e sterminato il suo popolo in nome della fede musulmana.
Nel 1563 (18 settembre) si verificò un terremoto che provocò la caduta del frontespizio della porta maggiore della cattedrale (cfr. Sorricchio);
Fra Sei e Settecento i duchi Acquaviva confermano una particolare sensibilità per la letteratura e le arti.
Nel 1757 Atri tornò sotto il dominio diretto del Regno di Napoli, fino al momento in cui entrò a fare parte del Regno d'Italia.
Il 10 giugno 1884 il terremoto che abbracciò tutto il versante adriatico creò conseguenze alle costruzioni di Atri come pure di Penne e Città Sant'Angelo.
La seconda guerra mondiale
Nei primi anni della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e 1943, Atri fu uno dei comuni dell'Abruzzo ad essere designato dalle autorità fasciste come luogo di internamento civile per profughi ebrei stranieri presenti in Italia. Gli internati furono 15, uno dei gruppi più numerosi nella provincia di Teramo. Dopo l'8 settembre 1943, nonostante la presenza nella zona di truppe tedesche, tutti gli ex-internati riuscirono a sfuggire alla cattura e alle deportazioni, fino alla Liberazione nel giugno 1944. Solo uno di essi, che abbandonato il paese si era rifugiato a Fiume, sarà lì arrestato e condotto alla morte ad Auschwitz.
Simboli
Lo stemma comunale si presenta come uno scudo a cartoccio.
Il lambello è segno distintivo della fazione guelfa: si disegna come una trangla scorciata che non tocca i bordi dello scudo e con i pendenti patenti solitamente nel numero di tre ma nel caso dello stemma municipale di Atri, il lambello è a quattro pendenti. I tre gigli d'oro devono essere posti nel primo campo della partizione divisi e in corrispondenza dei tre spazi tra i pendenti del lambello a 4 pendenti. La banda è una pezza onorevole anch'essa simbolo di parte guelfa e in questo caso si tratta di una banda centrata, ossia arcuata, caricata dalla parola «HATRIA» di nero. Il mareggiato nel 2º campo rappresenta il mare.
Il gonfalone è un drappo di bianco.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Duomo di Atri
Il duomo di Atri, monumento nazionale, fu costruito tra il XIII e XIV secolo. Nel 1335, sul lato sud, fu edificata la chiesa di Santa Reparata, modificata nel Cinquecento. La facciata presenta un portale, un rosone e una nicchia con una statua della Madonna con bambino di Raimondo del Poggio e Rainaldo d'Atri; sul lato sud si aprono tre portali del XIV secolo che presentano affreschi dello stesso periodo. Il campanile, sul lato nord, è alto 57 metri. La prima parte della torre campanaria, in pietra, fu iniziata nel Duecento fino alla cella campanaria e completato in mattoni, con la cuspide ottagonale, da Antonio da Lodi (1502). L'interno è a tre navate.
Nella navata sinistra, vi è una serie di affreschi di vari artisti, tra cui Giacomo d'Atri, il Maestro di Offida, Andrea De Litio, del Trecento-Quattrocento tra i quali un affresco del trasporto della Santa Casa, del 1460, opera di Andrea de Litio. Vi è anche un battistero rinascimentale del 1503, opera di Paolo de Garviis e la Cappella Arlini (1618), con una tela di scuola napoletana dello stesso periodo. La navata destra è decorata da una serie di affreschi.
Chiesa di Santa Reparata
Venne eretta nel 1355 e poi ristrutturata in stile barocco alla fine tra il XVII e il XVIII secolo da Gian Battista Gianni.
Chiesa di Sant'Agostino (Auditorium Civico)
Venne eretta probabilmente nel XIII secolo e modificata nel XIV secolo ma dedicata ai Santi Giacomo e Caterina. Venne poi modificata ancora e dedicata a Sant'Agostino. La chiesa ha una facciata con portale decorato con santi e motivi vegetali.
Chiesa di San Francesco d'Assisi
Situata lungo Corso Elio Adriano, a metà strada tra il Duomo e il Palazzo Ducale, la chiesa di San Francesco è uno dei più antichi conventi francescani visto che fu fondata nel 1226 su iniziativa di Filippo Longo, discepolo di Francesco d'Assisi. La grandiosa costruzione gotica, crollata a seguito di un terremoto nel 1690, è sostituita dal nuovo edificio barocco inaugurato verso il 1715, su progetti di Giovan Battista Gianni: la facciata ad ali inflesse, schema che sarà frequentemente ripetuto in varie chiese abruzzesi successive, è preceduta dalla scalinata a doppia rampa (1776) che è un unicum in Abruzzo. L'interno ad una navata è ornato da otto cappelle laterali decorate, nel corso del XVIII secolo, da artisti lombardi (Gianni) e napoletani (Giuseppe Sammartino: di lui, che si occupò anche della decorazione del presbiterio, spiccano i fastosi cappelloni di San Francesco e Sant'Antonio). Sul retro della chiesa, oltre che sui muri esterni laterali, si conservano i resti della chiesa medievale, oltre allArco dei Francescani (collegamento tra la chiesa e il convento), edificato nel XIV secolo sul sito di una porta del circuito murario altomedievale; è sede della Caritas cittadina.
Chiesa di San Liberatore
Questa cappella votiva, che si trova in piazza dei Duchi Acquaviva, nei pressi del palazzo ducale, doveva già esistere nel XV secolo e doveva essere la cappella degli Acquaviva, dove il Beato Rodolfo Acquaviva amava pregare. Venne ristrutturata dopo la prima guerra mondiale in memoria dei Caduti atriani; perciò rimane poco dell'antica chiesa.